IL GIALLO DI BREMBATE/2 - IL PROCURATORE DI BERGAMO, DETTORI: “POSSIAMO ANDARE A GIUDIZIO IMMEDIATO. IL DNA? ERA SUGLI SLIP, CREDIAMO O NON CREDIAMO ALLA SCIENZA?”

 

1 - PROCURATORE BERGAMO DETTORI A RADIO 24: “CREDO SI POSSO ANDARE A GIUDIZIO IMMEDIATO. IL DNA? ERA SUGLI SLIP, CREDIAMO O NON CREDIAMO ALLA SCIENZA?” -

Da “la Zanzara” - Radio24

 

il procuratore capo di busto arsizio francesco dettoriil procuratore capo di busto arsizio francesco dettori

“Credo che si possa tranquillamente andare a giudizio immediato”. Così il procuratore di Bergamo Francesco Dettori ospite di ‘24 Mattino’ su Radio 24 parla del caso Yara Gambirasio. “La decisione di richiederlo spetta al pm Ruggeri, ma ritengo di sì, che si possa fare il giudizio immediato. Dopo tanti anni, se si riesce ad arrivare a un giudizio dibattimentale il più rapido possibile significa anche dare un giusto conto del funzionamento della macchina della giustizia”. 

 

Sulla prova ‘principe’, quella del dna, Dettori ha affermato che: “La nostra è una certezza processuale basata su prove scientifiche praticamente prive di errore. Questa prova è stata stabilita in un contesto oggettivo molto ben specifico.

 

Non si possono fare correlazioni con altri casi come quello di via Poma, sono casi diversi. Basti pensare a dove il liquido biologico si trovava, cioè sugli slip della adolescente in prossimità di una lacerazione degli slip stessi, e poi l’ulteriore contesto che lascio a voi valutare come le sevizie subite con un coltello. Tra l’altro poi colui che è stato identificato non ha niente a che fare con l’ambiente di normale e comune frequenza della ragazza”.

 

FRANCESCO DETTORIFRANCESCO DETTORI

Comunque Dettori ha detto “è diritto del Bossetti professarsi innocente, fa parte della dinamica processuale. Ma la nostra è una verità scientifica. Allora, crediamo o non crediamo alla scienza? L’esattezza la danno in percentuale quasi totale. Poi si possono fare tutte le perizie del caso, se dovesse essere disposto un accertamento i margini ci sono per poterlo fare”.

 

Dettori è tornato sulle polemiche sui costi dell’inchiesta, già definite nei giorni scorsi ‘aride e stupide’: “L’espressione che ho usato non la ricordo, ma perbacco rimango allibito. L’opinione pubblica ha esaltato questo caso accusando le forze dell’ordine e la magistratura di muoversi con lentezza. Risultato: esattamente il contrario. Per fare indagini del genere bisogna spendere soldi, è assurdo che si facciano queste affermazioni.

 

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Il bene supremo è la vita umana, non credo si possa badare a spese. Quanti soldi pubblici vengono sprecati? In questo caso credo siano stati ben spesi. Pare che un giornalista abbia indicato i 15mila accertamenti del dna come episodio da portare all’attenzione del Csm per un’eventuale responsabilità disciplinare, questo ovviamente prima del risultato della scorsa settimana. Io su queste cose non posso che essere polemico”.

 

Dettori ha detto anche che la cosa che meno gli è piaciuta in tutti questi anni è “l’aggressione fatta alla collega Ruggeri. Sono state dette una serie di inesattezze, per non parlare di altri termini. La dottoressa Ruggeri ha lavorato benissimo, in modo professionale, come si doveva lavorare, come il Ris e lo Sco. Come tutti. Meglio di così non si poteva lavorare.

 

In una trasmissione tv addirittura si è affermato che il terreno dove era stato trovato il cadavere era stato sequestrato, poi dissequestrato, poi si erano accorti che dovevano fare ancora gli accertamenti e l’hanno risequestrato. Una cosa più idiota di questa non l’avevo mai sentita. E la Ruggeri mi disse ‘ma Francesco stai scherzando? Il terreno l’abbiamo passato al vaglio centimetro per centimetro e solo dopo dissequestrato’. Ebbene, questi sono i mezzi di comunicazione di massa”.

bossetti arrestato bossetti arrestato

 

Infine Dettori alla domanda del conduttore Alessandro Milan se fosse vero di un errore, commesso due anni fa, quando il dna di Ester Arzuffi fu prelevato ma comparato in laboratorio non a quello di “Ignoto 1” bensì a quello della madre di Yara, ha concluso a Radio 24: “Questo non mi risulta, in tutta onestà. Però tra migliaia di dna, ne sono stati controllati 15mila, può capitare qualche refuso. L’importante è rettificare. Ma questo non lo conosco, non mi risulta”.

 

2 - YARA, AL PRESUNTO KILLER TREMA IL CUORE

Stefano Filippi per ‘Il Giornale’

 

L’uomo dagli occhi di ghiaccio mostra segnali di cedimento. Nel carcere di Bergamo finora Massimo Giuseppe Bossetti è apparso tranquillo, certo del fatto suo, padrone di una situazione che avrebbe gettato nella disperazione chiunque altro.

 

massimo giuseppe bossettimassimo giuseppe bossetti

«Una persona normalissima, padre di tre bambini, mentre quando pensiamo a un omicida pensiamo a una persona feroce», ha detto ieri durante la messa domenicale il parroco di Brembate, don Corinno Scotti, augurandosi che non sia lui il killer di Yara.
 

I primi giorni Bossetti ha taciuto davanti al pm Letizia Ruggeri. Forse voleva capire quali elementi avesse contro di lui, oltre al Dna. Giovedì invece ha risposto al gip Ezia Maccora cercando di allontanare i sospetti. Ma forse il muratore accusato di aver ammazzato brutalmente Yara Gambirasio è stato tradito dall'eccesso di sicurezza. Perché la versione verbalizzata presenta lati oscuri.
 

Sabato Massimo Bossetti ha avuto un malore in carcere. Un episodio improvviso di tachicardia. Il personale medico del carcere bergamasco ha sottoposto l'uomo ad accertamenti. Non è stata una crisi cardiaca grave, il 118 non è stato fatto intervenire e il detenuto non è stato trasferito in una struttura sanitaria. I medici tuttavia hanno consigliato di spostare il meno possibile Bossetti.
 

Lo stress per le accuse. Il rigido isolamento in cella. La scoperta che il suo vero papà non è quello che l'ha cresciuto. Le preoccupazioni per i tre figli piccoli e la moglie che non lavora. Il malore è frutto di tutto ciò. Ma forse anche delle crepe nella sua ricostruzione. Sono tre le circostanze fornite dal presunto killer nell'interrogatorio di garanzia che hanno acceso l'interesse degli investigatori, ora in caccia di nuovi riscontri.
 

BossettiBossetti

Bossetti ha parlato di Giuseppe Guerinoni. «Quando venne fuori quella storia chiesi a mia madre se lo conosceva», ha ammesso il muratore di Mapello riferendosi al momento in cui si diffuse la notizia che l'autista morto nel 1999 era il padre biologico di «Ignoto 1». Perché rivolgersi alla mamma? Massimo sospettava qualcosa del loro legame clandestino? O addirittura ne era a conoscenza e cominciò a temere che gli inquirenti potessero prima o poi arrivare a lui?
 

C'è poi il giallo del percorso casa-lavoro. Bossetti ha detto che quando Yara sparì lavorava in un cantiere di Palazzago, località una decina di chilometri a nord da casa Bossetti a Piana di Mapello.
 

yara yara

«Il 26 novembre 2010, dopo aver lavorato nel cantiere di Palazzago, sono tornato subito a casa, percorrendo il tragitto abituale, che mi porta a passare anche davanti al centro sportivo di Brembate Sopra»: queste le parole messe a verbale. Il centro sportivo è l'ultimo luogo dove è stata vista Yara. Ma il tragitto più breve tra i due paesi, quello che ogni pendolare percorrerebbe, non passa da Brembate Sopra. Perché allora Bossetti allungò il tragitto e i tempi di percorrenza? E come mai ha sentito il bisogno di confermare la sua presenza nel paese dei Gambirasio?
 

Yara GambirasioYara Gambirasio

Nel tentativo di fugare ogni sospetto, il muratore ha messo a verbale altri dettagli: «Ricordo che cosa feci quella sera perché passando di fronte al centro sportivo vidi furgoni con grosse parabole e ne fui attratto».

 

Questo particolare è palesemente falso. La scomparsa di Yara fu segnalata dalla mamma Maura Panarese alle 19,30 di venerdì 26 novembre 2010 con una telefonata alla centrale operativa dei carabinieri di Bergamo. Il brigadiere che prese la chiamata ricorda di aver consigliato alla donna di rivolgersi alla caserma di Ponte San Pietro per la denuncia. Le ricerche scattarono sabato mattina. Impossibile che le postazioni mobili delle tv fossero a Brembate già venerdì mentre Bossetti rincasava dal lavoro.

 

 

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