laura rampini

LE ALI ALLE RUOTE - IL CORAGGIO DI LAURA RAMPINI, 47ENNE UMBRA, CHE E' DIVENTATA LA PRIMA PARACADUTISTA PARAPLEGICA AL MONDO – PER IL LANCIO ARRIVA CON LA CARROZZINA FIN DOVE È CONSENTITO E POI VOLTEGGIA NELL'ARIA FELICE: PER ATTERRARE HA UNA CARRUCOLA CHE LE CONSENTE DI PLANARE SEDUTA SENZA FARSI MALE – DALL’EMOZIONE DEL PRIMO VOLO NE SONO SEGUITI PIÙ DI 160… - VIDEO

 

Brunella Bolloli per “Libero quotidiano”

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Il suo motto è: «Non posso fare tutto, ma voglio fare tutto ciò che posso», rivisitazione di quel "volere è potere" che a volte si scontra con la realtà, altre la sbriciola con la forza di un panzer nel corpo esile di una donna di 47 anni, prima paracadutista paraplegica al mondo.

 

Lei si chiama Laura Rampini, è nata a Sigillo, meta privilegiata per gli appassionati del volo libero, sognava di volare da quando era piccina e con il naso all' insù vedeva passare gli alianti sopra la casa, ma per i suoi genitori era troppo pericoloso e quel sogno è rimasto nel cassetto a lungo.

 

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Il destino le ha regalato un' infanzia serena e spensierata, era paffuta e amante della natura («mi chiamavano Heidi», ricorda). Sposa a 19 anni, a 22 è diventata mamma del suo primo figlio, Luca, e si stava apprestando ad ampliare la sua attività di commerciante nel settore dell' abbigliamento, quando la sua vita è stata letteralmente travolta.

 

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Quel giorno, era il gennaio del '95, Laura era in macchina con la sorella 18enne con cui stava andando a comprare un registratore di cassa per il nuovo negozio. Viaggiavano a 40 all' ora quando un' auto che proveniva in direzione opposta è come impazzita e le ha prese in pieno.

 

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Dopo una settimana di coma, al risveglio il responso dei medici per Laura è stato una doccia gelata: lesione irreversibile al midollo. In una parola: paraplegia. Addio all' uso delle gambe. Addio all' esistenza da ventenne ricca di progetti, alle farfalle nello stomaco e al cielo azzurro anche se è nero e piove. «Fino a quel giorno vedevo la vita a colori, improvvisamente il sole si è spento», racconta.

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MESI IN OSPEDALE A 22 anni è entrata nel tunnel dei ricoveri ospedalieri, nel girone infernale delle unità spinali; si è fatta mesi di riabilitazione senza nemmeno riuscire ad alzarsi dal letto, ha avuto per compagni di reparto tanti malati, giovani e vecchi, poco alla volta ha dovuto imparare a convivere con un corpo che dal tronco in giù non rispondeva più ai suoi comandi, si era addormentato per sempre, mentre la sua mente lucida capiva che non poteva lasciarsi andare così. Il primo giorno che è riuscita a scendere dal letto, Laura ha realizzato di non poter mai più fare a meno della carrozzina. Ma non se n' è vergognata.

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«La mia si vede, ma chi non ha una carrozzina nel cuore?». la stessa frase che dice tuttora quando ogni santa mattina va a parlare negli ospedali di tutta Italia dove la chiamano per aiutare, con una parola e l' esempio, chi soffre e non ha la sua stessa determinazione per andare avanti. «Ognuno di noi vive una condizione di difficoltà. Il mio è un messaggio di speranza per tutti. Io cerco di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno».

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Ad ogni interlocutore che ha davanti, questa atleta della volontà non nasconde che all' inizio è stata durissima. A causa dei prolungati ricoveri, quando tornava a casa, in Umbria, suo figlio non la riconosceva. Anzi, aveva quasi paura di lei e Laura soffriva come un cane.

 

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«Mi vedeva sulla carrozzina, così ingombrante e "strana", non potevo giocarci assieme, non potevo correre con lui, metterlo a dormire, non mi trovava al mattino a svegliarlo. Ho dovuto lasciarlo tanto tempo alla nonna e per lui era lei la mamma, mentre io ero un' estranea. Morivo dentro». Finché, una sera, davanti a una pizza comprata a domicilio, il muro è crollato: Luca ha allungato le braccine verso Laura e l' ha chiamata finalmente «mamma». «Quella sera nessuno di noi ha più mangiato dall' emozione».

 

A quel punto, pur con un handicap grave, Laura Rampini ha deciso di riaprire quel cassetto rimasto chiuso per troppo tempo. Appena ha potuto, di nascosto dai familiari, per non farli preoccupare, ha preso lezioni di volo: agli inizi si lanciava in tandem con l' istruttore, ma poi quella condizione le andava stretta e quindi si è fatta insegnare le mosse giuste per farcela da sola.

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Per atterrare ha una carrucola che le consente di planare seduta senza farsi male e dovete vederle (in Rete ci sono) le immagini di questa tostissima morettina con la tuta da paracadutista che arriva con la sedie a rotelle fin dove è consentito e poi volteggia nell' aria felice come una bambina e coraggiosa come una leonessa. Dal primo volo ne sono seguiti altri cento, e poi 150, 164 e Laura con la sua grinta ha fatto sì che altri disabili provassero la stessa adrenalina.

 

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le barriere A Milano si è allenata nell' Aero Gravity, il simulatore di caduta libera più grande del mondo e sulla sua vita ha scritto il libro "Nessuna barriera tra me e il cielo", che è un inno alla tenacia e ai limiti che si possono superare, come il cortometraggio da lei ispirato "Normabili" «sulla normalità della disabilità». Se ne parlerà domani, ad Alessandria, nel corso della serata organizzata da Zonta Club per celebrare la sua socia più illustre: Amelia Earhart, aviatrice statunitense, la prima ad avere sorvolato l' Atlantico. Una donna avventurosa, la ragazza dei record.

 

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Anche Laura Rampini ha battuto tanti record: ha due figli, è pilota, la passione per la cucina, tanti amici e un' associazione con cui fa del bene. È in carrozzina, sì, ma non si sente in gabbia. È libera di volare.

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