nichel alemanno raggi

SOLO A ROMA QUESTE STORIE MERAVIGLIOSE - CAMPIDOGLIO TRUFFATO: UN ROCCHETTO DI NICHEL DATO IN GARANZIA DI UN CREDITO, CHE DOVEVA VALERE 55 MILIONI E INVECE SONO 40MILA EURO. UNA TRUFFA DEGNA DI TOTÒ, CON FINALE TRISTISSIMO: ORA IL COMUNE, CHE HA SPESO 200MILA EURO PER CUSTODIRE IL ''TESORO'', DEVE TAPPARE UN ALTRO BUCO FINANZIARIO

 

Lorenzo De Cicco per ''Il Messaggero''

 

rocchetto di nichel del comune di roma

Una colossale fregatura, un pacco da 55 milioni di euro, regolarmente iscritto nel bilancio del Comune di Roma e invece non valeva nemmeno un centesimo di quella roboante cifra. Un po' Totò truffa, un po' Pacco, doppio pacco e contropaccotto. Il pacco in questione ha le fattezze di un rocchetto di nichel, un filo sottilissimo che srotolato supererebbe i 200 chilometri, spacciato a questo punto si può dire per «materiale preziosissimo» e rifilato all' amministrazione della Capitale nel 2011, al posto del cash, per ripagare un vecchio credito.

 

Solo che al posto di avere nel forziere una pregiatissima fibra, il Campidoglio ora scopre di avere in mano un materiale di scarsissimo valore. 40mila euro al massimo. Bazzecole in confronto al clamoroso prezzo stimato al momento della cessione, con tanto di certificato di qualità firmato da una società svizzera.

 

rocchetto di nichel

Carta straccia, alla prova dei fatti. E della serie oltre al danno la beffa, il Comune, in questi anni, ha pure speso la bellezza di 200mila euro per far sorvegliare un tesoro che valeva poco o nulla, con tanto di guardie giurate per scortarlo e proteggerlo. Ora si rischia perfino il danno erariale, oltre al fatto che quei soldi, inseriti nelle manovre finanziarie da anni, creano una discreta falla nei conti capitolini.

 

LO SCAMBIO

La storia comincia più di vent' anni fa, 1997, quando il Comune di Roma decide di espropriare un grande terreno agricolo per costruirci un deposito di bus. I proprietari dell' appezzamento chiesero un indennizzo di 65 miliardi di lire. Ricorso accolto sia in primo grado che in appello, ma giudicato illegittimo dalla Cassazione nel 2005. Prima che si arrivasse al ribaltamento in terzo grado, i proprietari avevano ceduto il credito a un' altra società, che faceva capo al finanziere G. C., detto il marchese.

 

le aste deserte per il rocchetto di nichel

Il quale con un decreto ingiuntivo, nel 2004, era riuscito a incassare la somma dal Campidoglio. Somma che però, dopo la sentenza del Palazzaccio, avrebbe dovuto essere restituita per intero.

 

E cos' è il genio? Fantasia, intuizione e velocità d' esecuzione.

Ecco allora la pensata: trovandosi in difficoltà finanziarie, la società offrì al Comune una partita di nichel wire «in garanzia». Insomma il famoso nastro da 200 chilometri, presentandolo appunto come preziosissimo, tanto che le sue quotazioni, a sentire il Campidoglio, erano rapidamente schizzate dai «36 milioni» iniziali fino a «55.644.344,00 euro».

 

Così si legge nelle carte dell' asta, poi fallita sei volte di fila, con cui il Comune ha provato a piazzare il lotto al miglior offerente, dopo avere ottenuto la «specifica attestazione» di un notaio. Già il fallimento ripetuto della vendita avrebbe dovuto insospettire, ma tant' è.

nichel alemanno raggi

 

A metà del 2018, in gran segreto, è intervenuta la Guardia di Finanza. Il nucleo di Polizia economico-finanziaria di Vicenza, su mandato della Procura vicentina, ha messo il nichel sotto sequestro. In Veneto stavano già indagando sul crac di una società del marchese C., che aveva venduto un altro filo di nichel a un' azienda di Montecchio Precalcino. Dopo una perizia, si è scoperto che quel cavo non valeva 15 milioni, come stimato all' inizio, ma poco più di 20 mila euro.

 

Ed è scattato il campanello d' allarme: vuoi vedere che anche il filo affibbiato al Comune di Roma era un bidone? Risposta: sì.

Lo ha accertato una nuova, recente perizia. Di cui in Campidoglio sembrano non sapere nulla, se è vero che ancora il 30 gennaio scorso il Comune ha rinnovato un appalto da 57mila euro per «la custodia» del tesoro farlocco, addirittura «fino al 2021».

 

L' ALLARME

alemanno

Già nell' aprile del 2018, i revisori dei conti avevano messo in guardia la giunta di Virginia Raggi. E nel rilasciare il parere alla variazione di bilancio, avevano invitato i grillini a «impegnare le somme derivanti dalla vendita del nichel successivamente alla effettiva vendita». Cioè a non considerare i soldi in cassa, prima di averli. E invece...

 

Agli inquilini del Campidoglio ora non resta che ingoiare il rospo e provare a tappare l' ennesima falla nei conti. Col disincanto di chi sperava di avere fatto un affarone e invece si ritrova frodato e senza un cent. Ma come dice Patrick Jane, alias Simon Bake, nella serie The Mentalist, «il segreto di una buona truffa è far sempre sentire la vittima come se avesse il controllo».

virginia raggi (4)NICHEL

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