attilio fontana roberto speranza

ROSSI DI RABBIA – DA DOMENICA LA LOMBARDIA TORNA ARANCIONE CON UNA SETTIMANA DI ANTICIPO, MA ANCORA L'ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ E LA REGIONE SCAZZANO SCARICANDO SULL’ALTRO IL PASTICCIO SUI DATI. MA COSA È SUCCESSO? IL PROBLEMA È CHE IL NUMERO DI CASI INDICATI DALLA REGIONE SU CUI VIENE CALCOLATO L'RT È SOVRASTIMATO: VENGONO CONTATI PIÙ INFETTI E CENTINAIA DI GUARITI VENGONO ANCORA CONTEGGIATI COME POSITIVI. TUTTA COLPA DI UN CAMPO CHE NESSUNO SI ERA MAI POSTO IL PROBLEMA DI COMPILARE…

1. Lombardia arancione da domani Lo scontro sull'Rt sbagliato

Stefania Chiale per "Il Corriere della Sera"

 

LETIZIA MORATTI E ATTILIO FONTANA

Con un indice di contagio Rt sceso a 0.82, inferiore rispetto ad altre 18 regioni d'Italia, la Lombardia da domani torna in zona arancione. Il ministro della Salute Roberto Speranza firmerà l'ordinanza che attesta il passaggio cromatico, finora vincolato allo scadere del 31 gennaio o alla sentenza del Tar del Lazio a cui la Regione si era rivolta. E invece il cambiamento, con una settimana di anticipo rispetto a quanto previsto dalle normative, è stato motivato dai nuovi dati emersi dal monitoraggio settimanale della Cabina di regia e dalla rettifica, da parte della Regione Lombardia, dei valori che l'avevano spedita in zona rossa.

 

tamponi drive in a milano 1

Rettifica certificata dall'Istituto superiore di sanità, e smentita da Palazzo Lombardia, alla fine di una giornata di accuse, contro accuse e polemiche. Perché il riassunto delle ultime 24 ore ruota attorno alla discussione sui «dati sbagliati». Non quelli contestati dalla Regione e oggetto del ricorso al Tar del Lazio, ma quelli che la stessa Lombardia avrebbe trasmesso al ministero della Sanità la settimana scorsa e che avrebbero portato la Regione in zona rossa.

 

Nella giornata che attesta il cambio cromatico, lo scontro è sulla responsabilità degli ultimi sette giorni in rosso. In mezzo, la relazione dell'Iss, che sarà la base della nuova ordinanza del ministro Speranza: certifica che a motivare lo spostamento in arancione è stata una rettifica di dati della Regione in data 20 gennaio (esattamente un giorno dopo la deposizione del ricorso al Tar del Lazio), e che «rende necessaria una rivalutazione del monitoraggio».

ATTILIO FONTANA

 

Rettifica mai avvenuta, ribatte la Regione: «Solo un necessario aggiornamento di un "campo del tracciato". Azione, condivisa con l'Iss, resasi necessaria a fronte di un'anomalia dell'algoritmo utilizzato dall'Iss per l'estrazione dei dati per il calcolo dell'Rt». In tarda serata la matassa non sembrava ancora sbrogliata: era stato convocato nuovamente il Comitato tecnico scientifico nazionale tra le polemiche divampate in giornata.

 

Ad accenderle, la richiesta a Palazzo Lombardia di trasmettere al ministero della Salute i nuovi dati ammettendo di aver sbagliato il calcolo dell'Rt nell'ultimo monitoraggio. Versione respinta da Milano: «Abbiamo sempre fornito informazioni corrette. A Roma devono smetterla di calunniare la Lombardia per coprire le proprie mancanze», ribatte il presidente Attilio Fontana. Mentre le opposizioni chiedono che «chi ha sbagliato, ora paghi».

 

coronavirus fase due bar riaprono a milano 8

2. Ecco dov' è l'errore: migliaia di guariti sono stati conteggiati come ancora positivi

Simona Ravizza per "Il Corriere della Sera"

 

Un numero, e proprio il più importante per l'ingresso in zona rossa, in controtendenza rispetto agli altri indicatori. Da una parte una forte crescita, dall'altra numeri stabili. In Regione Lombardia la domanda rimane nell'aria per giorni: com' è possibile che abbiamo un Rt - l'indice che calcola la diffusione del virus - a 1,4, mentre più o meno per lo stesso periodo l'Rt sui ricoveri in ospedale è sotto soglia (0,93), i casi assoluti fermi a 13 mila e rotti, lo stesso i contagi ogni 100 mila abitanti (a quota 133)? Il fatto che il dato dell'Rt preso in considerazione dal ministero della Salute sia vecchio stavolta non basta a spiegare la situazione.

 

fontana

Il dilemma viene sciolto alla fine con una lunga telefonata. Al cellulare ci sono l'epidemiologo Stefano Merler della Fondazione Bruno Kessler di Trento (che fa i conti per il ministero della Salute e l'Istituto superiore di sanità) e l'epidemiologo Danilo Cereda dell'assessorato alla Sanità della Lombardia (autore dei report di Regione Lombardia sui contagi). Il problema è che il numero di casi indicati dalla Regione su cui viene calcolato dall'Istituto superiore di sanità l'Rt è sovrastimato. Vengono contati più infetti di quelli che realmente ci sono. Sembra paradossale, ma è la verità: tra i casi ci sono anche centinaia di guariti. Sono soprattutto coloro che dal 12 ottobre, in base alle nuove norme del ministero, possono interrompere l'isolamento tra i 10 e i 21 giorni dalla comparsa dei sintomi senza più il doppio tampone negativo.

 

tamponi drive in a milano 2

Tutti loro nei report compilati da Cereda compaiono come persone con «inizio sintomi», ma senza la descrizione dello stato clinico (asintomatico, paucisintomatico, sintomi). Se il campo non è compilato, in assenza di informazioni, quando guariscono, non vengono depennati. In sintesi: entrano nel conteggio, ma non escono mai. Perché Regione Lombardia non mette la descrizione dei sintomi? «Quel campo non è obbligatorio, è sbagliato forzarlo», spiegano dagli uffici della Prevenzione di Regione Lombardia: «L'informazione la forniamo nel momento in cui i medici ce la segnalano».

 

ATTILIO FONTANA

Per riuscire a superare il problema negli ultimi giorni la direzione generale di Regione Lombardia decide di compilare quel campo. In accordo con l'Istituto superiore di sanità. Perché soltanto adesso? La giustificazione: «Nessuno mai prima ci ha detto che altrimenti i guariti non sarebbero stati conteggiati». Nell'allegato tecnico che accompagna il ricorso di Regione Lombardia al Tar, integrato nelle ultime ore, l'assessorato alla Sanità scrive: «Finora la sovrastima dell'Rt ( che si trascina dal 12 ottobre, ndr ) è stata mascherata dal fenomeno più rilevante in termini numerici dell'aumento dei casi della seconda ondata (oltre 300 mila) - sottolinea la Lombardia -. Pertanto tale fenomeno si è osservato solo adesso evidenziando in tal modo la sovrastima del Rt».

 

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Insomma: finora mai nessuno della Regione s' è accorto della questione. Sulla responsabilità della situazione assurda, la relazione dell'Istituto superiore di sanità di ieri, è netta: «Il 20 gennaio 2021, la Regione Lombardia ha inviato come di consueto l'aggiornamento del suo database - si legge nel documento -. Si constata una rettifica dei dati relativi anche alla settimana 4-10 gennaio 2020 (quella decisiva per la zona rossa, ndr ), che riguarda il numero di casi in cui viene riportata una "data di inizio sintomi" (...) per cui viene data una indicazione di stato clinico laddove prima era assente».

 

attilio fontana meme

Insomma: la Lombardia compila il campo che fino a questo momento è rimasto vuoto. I cambiamenti riducono in modo significativo il numero di casi inclusi nel calcolo dell'Rt. Per il periodo 15-30 dicembre la Lombardia passa da 14.180 casi dichiarati a soli 4.918. Risultato: «I dati forniti dalla Lombardia cambiano il numero di soggetti sintomatici notificati dalla stessa Regione. Alla luce della rettifica si rende necessaria una rivalutazione» della zona rossa. Ma è possibile che, a quasi un anno dallo scoppio dell'epidemia, in Lombardia ci siano ancora problemi sulla trasmissione di dati cruciali per la vita dei cittadini?

coronavirus - sanificazione in stazione centrale a milanotamponi drive in a milano 3coronavirus bicicletta milanotamponi drive in a milano

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