samathur li kin kan

ARTIFICIALE SENZA INTELLIGENZA - SAMATHUR LI KIN-KAN, MILIARDARIO DI HONG KONG, PERDE 20 MILIONI DI DOLLARI IN BORSA E FA CAUSA ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CHE HA GESTITO IL SISTEMA DI TRADING CHE DOVEVA GARANTIRE UNA PERFORMANCE NOTEVOLE MA CHE SI È TRAMUTATO IN UN BAGNO DI SANGUE – MA VISTO CHE NON SI PUÒ PORTARE IN TRIBUNALE UN ROBOT…

Antonio Dini per "www.lastampa.it"

 

samathur li kin kan 1

Venti milioni di dollari volatilizzati. Chi è responsabile della perdita in Borsa? Doveva essere in investimento “sicuro” e si è tramutato in una perdita secca. E un miliardario di Hong Kong decide di portare in tribunale l’intelligenza artificiale che ha gestito il sistema di trading ad altissima velocità che doveva portare anche una performance notevole ma che si è tramutato invece in un bagno di sangue. Il supercomputer, insomma, ha sbagliato.

 

Ovviamente non si può portare in tribunale un’intelligenza artificiale , almeno non in questo secolo, anche se va detto che nel ventesimo secolo lo scrittore di fantascienza Isaac Asimov aveva lavorato a lungo sul tema dell’intelligenza artificiale e dei suoi diritti e doveri, coniando tra le altre cose le tre leggi della robotica.

intelligenza artificiale in borsa 9

 

Invece, Samathur Li Kin-kan, il miliardario figlio di miliardario (il padre è uno dei maggiori investitori in Shaftesbury, la società immobiliare che a Londra possiede la maggior parte di Chinatown, Covent Garden e Carnaby Street), ha deciso di fare causa all’agente che gli ha venduto il sistema di intelligenza artificiale, cioè Raffaele Costa, britannico, che ha lavorato nel trading per Man Group e Glg Partners.

 

intelligenza artificiale in borsa 8

È la prima volta che si va in un tribunale a causa di investimenti persi non per errore del trader ma per un sistema di intelligenza artificiale che ha fatto malissimo il suo lavoro. Essendo l’intelligenza artificiale irrilevante da un punto di vista giuridico, la causa è contro l’agente che l’ha venduta.

samathur li kin kan 2

 

Ma mette per la prima volta chiaramente sotto la luce dei riflettori il problema: se i sistemi di AI sono delle black box, ovvero dei meccanismi automatici che non sappiamo quale meccanismo adoperino per arrivare al risultato previsto (o in questo caso solo auspicato), di chi è la responsabilità?

 

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Le intelligenze artificiali vengono infatti costruite per risolvere un determinato tipo di problema ma il modo con il quale riescono a farlo è basato sull’”addestramento”, che porta a una conseguenza profondamente diversa rispetto a quella del software tradizionale: mentre in quest’ultimo c’è un algoritmo precisamente configurato analizzando il quale si capisce come e perché qualcosa è andato storto, la black box dell’intelligenza artificiale arriva a conclusioni autonome che non sono prevedibili a priori. Sarà a questo punto il giudice a dire di chi è la responsabilità.

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