"SECCHIAMO QUESTI VECCHI" - LE INTERCETTAZIONI CHE INCHIODANO IL 27ENNE LUCA SPADA, L'AUTISTA DI AMBULANZE ACCUSATO DI AVER UCCISO SEI ANZIANI, DECEDUTI DOPO ESSERE STATI TRASPORTATI DA AMBULANZE DELLA CROCE ROSSA DI FORLIMPOPOLI, MENTRE LUI ERA IN SERVIZIO - L'AUTOPSIA SU UNA DI LORO, L'85ENNE DEANNA MAMBELLI, CERTIFICA CHE L'ANZIANA E' MORTA DOPO CHE LE E' STATA INIETTATA ARIA NELLE VENE - "SPADINO" COLLABORAVA CON UN’AGENZIA DI POMPE FUNEBRI, E AL TITOLARE DICEVA: "SONO A LAVORARE, HO APPENA FATTO UN MORTO" E LUI RISPONDEVA: "HAI DATO IL BIGLIETTO?" - NELL'AGENZIA "SPADINO" ERA DI CASA E C’ERA UNA DIVISA CON IL SUO NOME - LE ALTRE INTERCETTAZIONI DI SPADA: "DIO BONO MA PERCHÉ DOVETE SALVARE TUTTI? OGNI TANTO QUALCUNO DEVE MORIRE" - "È VECCHIA, OBESA E CON TANTE PATOLOGIE. GIUSTAMENTE DEVE MORIRE" - "QUESTA È TROPPO ANZIANA, PUÒ MORIRE..."
SEI GLI OMICIDI DI ANZIANI CONTESTATI ALL'AUTISTA DI AMBULANZE
(ANSA) - BOLOGNA, 13 APR - Sono cinque le aggravanti che la Procura di Forlì contesta a Luca Spada, l'autista di ambulanze in carcere da sabato con l'accusa di aver ucciso l'85enne Deanna Mambelli, alla quale l'indagato avrebbe iniettato aria con catetere venoso, il 25 novembre 2025.
I pm imputano a Spada gli omicidi di sei anziani e di aver agito approfittando della minorata difesa delle vittime, con violazione dei doveri di incaricato di pubblico servizio, in danno di ricoverati e di aver utilizzato un mezzo insidioso. Per l'omicidio della 85enne, oggetto della misura, i pm indicano anche la premeditazione, ipotesi che la gip Ilaria Rosati però non ravvisa.
LUCA SPADA MENTRE VIENE ARRESTATO
Secondo i pm la programmazione del delitto sarebbe dimostrata dal messaggio inviato da Spada a un collega il 17 novembre: "Bisogna che mercoledì 26 facciamo una lunga assieme così secchiamo qualcuno e siamo perfetto". Un proposito, per l'accusa, a cui sarebbe stato dato seguito un giorno prima del previsto.
Ma per la gip si tratta di elementi che non denotano in maniera univoca una scelta programmata (peraltro realizzata, appunto, in data diversa) ma che sono del tutto compatibili sia con il maturare estemporaneo del proposito omicidiario, che con una mera preordinazione del delitto (che è cosa diversa dalla premeditazione).
1 - LE FRASI SHOCK DELL’AUTISTA "IO SPONSOR DI VIAGGI SERENI SECCHIAMO QUESTI VECCHI"
Estratto dell'articolo di Caterina Giusberti per “la Repubblica”
“Chiamami codice 4», si vantava Spadino l'8 luglio 2025 col suo collega di ambulanza, I.R.C. Pochi mesi e diverse morti più tardi, il 17 novembre, progettava: «Mercoledì 26 facciamo la lunga insieme così secchiamo qualcuno». E il 21 novembre, quasi infastidito: «Dio bono ma perché dovete salvare tutti? Ogni tanto qualcuno deve morire».
Ci sono i soldi e il conto dei morti da tenere, preciso, i bigliettini da visita dell'agenzia funebre da consegnare. Ma c'è soprattutto qualcosa di distaccato e crudele, nel modo in cui l'autista 27enne Luca Spada parlava degli anziani. Dei vecchi, anzi. Quei vecchi «che soffrono troppo, e giustamente devono morire», come dice in un altro frangente. Al collega che gli invia una foto di anziani lui replica: «Lì bisogna che faccio da sponsor in quelle serate (...) per dei viaggi sereni».
Sono pesanti, le intercettazioni raccolte dagli investigatori su Luca Spada, alcune delle quali riportate nell'ordinanza firmata dalla giudice Ilaria Rosati, che ha disposto sabato la custodia cautelare in carcere per Spadino. La procura guidata da Enrico Cieri lo accusa dell'omicidio volontario di almeno sei anziani, uccisi attraverso delle iniezioni di aria durante il trasporto in ambulanza.
Ma l'ordinanza di arresto ha riconosciuto «gravi indizi di colpevolezza» solo per l'ultima morta, la 85enne Deanna Mambelli, sulla quale è stata disposta l'autopsia che ne certifica la morte per «embolia gassosa» dovuta a «introduzione esogena di aria, tramite il catetere venoso periferico già in sede nell'arto superiore». Quasi tutti gli anziani morti avevano già un accesso venoso al braccio, quindi per Spada è stato facile, secondo la tesi della Procura, iniettare loro aria con una siringa.
Per avere i dettagli del tariffario di Spadino bisogna risalire a un messaggio più vecchio, del 2021: «Lavoro con P. e in più io di mio vado a fare i servizi per 7/8 agenzie. Se sei bravo fai dieci funerali a settimana più o meno per fare circa 7000 euro al mese (...) viaggi a 200 euro a trasporto, se fai i trasporti per conto di altre onoranze funebri». È vero che nessuno dei funerali delle morti per cui è indagato Spada è stato eseguito dall'agenzia funebre Romagna di Meldola, con cui lui collaborava.
Però quello che emerge dalle carte è un sistema del caro estinto molto più ampio, dove appunto le collaborazioni potevano non essere con una sola agenzia e dove il mercato era rigidamente ripartito.
«Sì ma non era dei tuoi questo, lascia stare, non ci facevi neanche un euro», replicava il collega I.R.C. a Spadino. Che in un altro passaggio riferiva: «È cambiata la caposala di Forlimpopoli è una mia carissima amica», «lì la camera mortuaria pensano sia di Fornasari (altra agenzia funebre, ndr) per quello avvisano sempre loro». In un altro scambio, il collega I.R.C gli dice: «Se questo riesci a portarlo a casa è un operaio di Roma, sono big money».
Non si capisce cosa sia successo, nell'ultimo periodo. Forse s'era fatto prendere la mano, forse si sentiva troppo sicuro. Fatto sta che tanti, in Croce Rossa, avevano iniziato ad accorgersene. Nell'ultimo caso, quello di Deanna, la collega che era con lui per esempio si stupisce dal fatto che Spada avesse alluso subito al fatto che l'anziana respirasse male.
«E lì — racconta la testimone E.F. intercettata al telefono — sono rimasta un po' sorpresa perché a me non sembrava che respirasse male. e sta donna ha risposto: mavalà adesso respiro magari bene, ho respirato anche peggio». Poi sono saliti in ambulanza e Spadino, racconta ancora E.F., l'ha chiamata poco dopo, dicendole di fermarsi perché la signora stava male. Poi l'ha rimandata davanti, richiamandola indietro poco più tardi. «Lui ha sempre detto che non è per gli accanimenti, nell'arco di tempo che io sono andata davanti che ha fatto? Ha chiuso l'ossigeno? Cos'ha combinato non te lo so dire».
Certo alla fine aveva capito di essere spiato, Spadino. Al punto che «ha preso un grosso cacciavite e ha cercato di forzare questo vano», in cerca di telecamere, e che «mentre cercava le lenzuola in ambulanza aveva questo grosso cacciavite in mano».
Nel corso dei mesi il cerchio si stringe e lui inizia a chiamare i colleghi con insistenza, a fare pressione, parlando di «chiacchiere», nei suoi confronti. Per questo la giudice parla di «condotte di inquinamento probatorio». [...]
2 - LA COMPAGNA E LA DOMANDA CRUDELE "MA OGGI HAI FATTO DUE MORTI? BRAVO"
Estratto dell'articolo di C.G. per “la Repubblica”
C'è ovviamente anche la compagna Elena, tra le persone che Spadino chiama più spesso, nelle settimane in cui non sa di essere intercettato. La donna, che lavora a uno dei due chioschi di piadina di famiglia, non è indagata. Però si mostra ben consapevole di quello che faceva il compagno, diventato padre da pochi mesi (eroe dell'alluvione e soccorritore volontario da quando aveva quattordici anni, solo per citare due delle definizioni più ricorrenti che lui dava di sé stesso), quando indossava la divisa della Croce Rossa.
Agli atti degli inquirenti c'è una telefonata del 31 ottobre, alle 8.35 di mattina: dura poco più di due minuti. Spadino chiama Elena e lei gli chiede candidamente: «Stai facendo secco un altro vecchio?». Al che lui replica: «No sono qui con R. che dobbiamo prendere una vecchia per Ravenna. Un'Alibabà per Ravenna dobbiamo prendere».
Il giorno dopo si sentono di nuovo a fine giornata. «Tutto ok? Hai lavorato?», gli chiede lei. E lui: «Sì, G. oggi ha fatto due morti». Lei si compiace: «Hai fatto due morti? Bravo». «No, io no. G. ho detto», puntualizza Spadino. E la compagna insiste: «Ah, bene, gli hai lasciato il biglietto da visita?» (intendendo presumibilmente quello dell'agenzia funebre ndr). Al che Spadino precisa, seccato: «No, li ha fatti lui, non li ho mica fatti io».
Un'altra volta, il 2 novembre Spada scrive ad Elena di essere impegnato «con un cadavere a Meldola da portare a Forlì». In un altro passaggio delle intercettazioni che la riguardano Elena gli chiede: «Hai montato una lapide?». E Spada risponde di aver appena finito. Ma non è tutto. Perché con la compagna, scrive la gip, l'indagato «fa chiaramente riferimento ai contatti lavorativi intrattenuti con i titolari di agenzie funebri». [...]
3 - “IN TASCA UNA SIRINGA E IL BISTURI” COSÌ LE COLLEGHE DI SPADINO HANNO DATO IL VIA ALL'INCHIESTA
Estratto dell'articolo di C.G. per “la Repubblica”
Non si sa chi sia stato a fare partire l'indagine (nell'ordinanza del gip si parla di fonte confidenziale) ma sicuramente le informazioni di M.S.V. sono state di grande importanza per gli investigatori. Lei è una giovane dipendente della Croce Rossa di Forlì. È lei a prendere nota delle date, a elencare i morti e controllare chi era in turno quel giorno, a frugare nelle tasche di Spadino e trovare quello che non avrebbe dovuto esserci: una siringa, dei tappini per l'accesso venoso, un bisturi.
È sempre lei a testimoniare che «in almeno sei occasioni, tutte riferite al trasporto di pazienti che venivano prelevati da una struttura ospedaliera per essere accompagnati in analoga sistemazione, tali persone sono decedute durante il trasporto». Cita casi precisi e registra: «In tutti questi turni era di servizio Spada Luca quale unico dipendente sempre presente a questi fatti, unitamente a un altro soccorritore che mi risulta essere sempre diverso».
Riguardo una delle morte imputate a Spada, quella di un'anziana di 97 anni dice che «se ne è parlato in Cri perché è la madre di A.A., persona a noi conosciuta». È sempre lei che, insospettita dall'ennesima morte mentre Spadino era in turno il 12 settembre, decide di controllargli le tasche della giacca. E ci trova «un bisturi privo del suo involucro e una siringa priva di ago e del suo involucro».
Un ritrovamento che, mette a verbale, la lascia «esterrefatta poiché non è assolutamente usuale che un soccorritore abbia al seguito un bisturi e/o una siringa». Così inizia a farsi strada l'ipotesi più tremenda, che Spadino possa aver iniettato dell'aria a questi anziani già fragili. Per i quali quindi bastava un bolo di aria molto piccolo. Dopo il primo controllo ne fa un altro, insieme a un'altra collega, «e all'esito riscontrava sempre la presenza della siringa», mette nero su bianco la gip.
Siamo alle ultime settimane in cui Spada è al lavoro, quelle prima della morte di Deanna Mambelli. Un pezzo della Croce Rossa di Forlimpopoli ha capito benissimo che qualcosa non andava. Che quelle morti erano troppe. Anche F.D., la collega che aiuta M.S.V. a frugare nelle tasche di Spadino, precisa che quei decessi «erano un po' troppi per quella che era la nostra media». È proprio quest'ultima testimone a dare anche i dettagli della siringa trovata nelle tasche dell'imputato.
[...] Un altro collega (M.V.) racconta di aver visto nella tasca di Spada anche «una piccola lampadina e dei tappini che solitamente l'infermiere e non l'autista applica all'accesso venoso del paziente». [...]
4 - LE FRASI CHOC DELL’AUTISTA DI AMBULANZE «OBESA E VECCHIA: È GIUSTO CHE MUOIA»
Estratto dell'articolo di Alfio Sciacca per il “Corriere della Sera”
«È vecchia, obesa e con tante patologie. Giustamente deve morire». Così parlava di una paziente ultranovantenne. Come un «angelo della morte» Luca Spada, «Spadino», emetteva sentenze definitive per gli anziani che avevano la sfortuna di capitare sull’ambulanza della Croce Rossa di Forlimpopoli quando lui era in servizio.
Nell’ordinanza con cui la Procura di Forlì ne ha chiesto l’arresto, ci sono conversazioni che rappresentano un vero e proprio campionario dell’orrore. Scambi di battute con la compagna o con altri operatori della Croce Rossa intercalate da continui sghignazzi e risate. E spesso la discussione si chiudeva allo stesso modo: «... questa è troppo anziana, può morire». [...]
Argomentazioni che lasciano supporre che Spada potesse avere interessi di natura economica nel provocare il decesso degli anziani, collaborando stabilmente con un’agenzia di pompe funebri del suo paese, Meldola. In tal senso appare eloquente la chiusa della conversazione col collega: «A Meldola — sentenzia Spada — devono morire anche quelli di Forlì».
[...] «Sono a lavorare ho appena fatto un morto». E il titolare: «Hai dato il biglietto?!!». Ma ad inchiodare Spada ci sarebbe anche la testimonianze di una collega che parla dei presidi sanitari dei quali faceva uso in ambulanza. [...]
Alla luce di tutto ciò, chiosa il gip, «esiste il pericolo concreto che l’indagato commetta delitti della stessa specie è desumibile, oltre che dalla gravità intrinseca dei fatti, dalle modalità dell’azione delittuosa dimostrative di una significativa capacità criminale». Le indagini vanno avanti per approfondire il movente e verificare se aveva dei complici, anche se al momento non ci sono altri indagati, mentre l’agenzia di pompe funebri di Meldola ribadisce che «era solo un collaboratore occasionalmente».
Eppure nella sede dell’agenzia Spadino era di casa e c’era una divisa con il suo nome, che i carabinieri hanno sequestrato. Poteva infatti capitare che nella stessa giornata lasciasse la tuta della Croce Rossa per indossare l’abito nero da necroforo, trasportando bare o assistendo al servizio funebre. [...]













