“SEMBRAVA IL TITANIC” - IL SUONO DELLA SIRENA NEL CUORE DELLA NOTTE E POI IL PANICO, IL RACCONTO DEI NAUFRAGHI: “CI SIAMO MESSI A CORRERE PER I CORRIDOI, HO SENTITO CHE L’INCENDIO ERA SCOPPIATO DA UN CAMION NEL GARAGE MA SI È SUBITO PROPAGATO’’

Carmine Festa per “la Stampa

 

norman atlantic operazione di salvataggio 9norman atlantic operazione di salvataggio 9

La sirena dell’allarme antincendio che li ha buttati tutti giù dal letto ha suonato alle 4,30 del mattino, quando il porto di Ancona – dove il traghetto Norman Atlantic era atteso per le 17 di ieri - era ancora lontano. Nel cuore della notte e in mare aperto tra la Grecia e l’Albania, quel traghetto «sembrava il Titanic», come dice in un inglese stentato una ragazza greca ricoverata all’ospedale Perrino di Brindisi. Nel letto accanto c’è sua sorella. Entrambe hanno piccole ferite perché si sono lanciate dalla scialuppa e sono finite in mare. 

Niente di grave, ma lo choc appena vissuto è impresso sulle loro facce. Quella sirena non la dimenticherà mai un’altra ragazzina italiana, 12 anni, di Molfetta in provincia di Bari. Era a bordo perché suo padre Michele è direttore di macchina su quel traghetto. Con tutta la famiglia tornava in Italia dopo aver festeggiato insieme il Natale: «Ci siamo messi a correre per i corridoi, ho sentito dire che l’incendio era scoppiato da un camion nel garage e poi si è propagato per tutta la nave». Ieri sera è stata ricoverata nel reparto di pediatria dell’ospedale di Copertino.

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Nel suo letto, in una stanza chiamata «cucciolo» per darle subito un senso di cure e di coccole, la ragazzina sembra tranquilla. Ma il suo volto improvvisamente appare attraversato dalla preoccupazione: non riesce a parlare con il resto della sua famiglia. Ha saputo che sono tutti in salvo su un mercantile, ma vorrebbe sentirli. Così come vorrebbe parlare con suo padre che sul Norman Atlantic è rimasto. Nella stanza c’è, nel letto accanto al suo, un’altra ragazzina. E’ greca ed ha un anno in più di lei. Resta in silenzio mentre i suoi occhi rivivono le scene del naufragio. Fino a tarda sera erano ventidue i passeggeri del traghetto ricoverati negli ospedali salentini di Galatina, Copertino, Scorrano e Lecce, oltre che al «Perrino» di Brindisi. 

I passeggeri tratti in salvo con gli elicotteri e portati in Puglia stanno tutti bene. Tra loro, bimbi molto piccoli e diverse donne, tra cui una cittadina siriana incinta e madre di due bambini che riesce a dire solo «fuoco, fuoco!», parole coperte dal pianto dei suoi piccoli.

 

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Dopo la prima visita all’infermeria del 61esimo Stormo all’aeroporto di Galatina, è stata ricoverata per controlli nel reparto di Ginecologia dell’ospedale cittadino. Chi riesce a parlare, racconta l’orrore sul ponte, tra scarpe che fondevano e fumi irrespirabili. «Eravamo vicino alla reception del traghetto – ha raccontato alla tv greca Mega Channel uno dei passeggeri tratti in salvo – dal pavimento sotto i nostri piedi saliva un calore che ha fuso le suole delle nostre scarpe».

 

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Scampati a quell’inferno che ora raccontano. Altri si esprimono a gesti; come una giovane donna medicata a Copertino che, quando le chiedono di raccontare ciò che ha vissuto, mima con le mani la paura e il fuoco. Un «racconto» che si trasforma in un ampio gesto delle braccia che si allargano verso i soccorritori: un abbraccio liberatorio per il pericolo scampato mentre la mente torna lì, sul ponte del traghetto, dove ci sono ancora centinaia di persone in difficoltà. 
 

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Tra i naufraghi salvati nel pomeriggio di ieri dagli elicotteri del «SAR», Search and Rescue, di Gioia del Colle ci sono alcuni bambini. I più piccoli hanno 2 e 3 anni. Li hanno tirati su con i cestelli, strappandoli al traghetto in fiamme. Imbracati con la loro mamma o con i fratelli più grandi, sono arrivati in elicottero negli ospedali salentini che li hanno presi in cura. Stanno bene e vengono tenuti sotto controllo da équipe mediche pronte all’emergenza. Nessuno può dire con certezza quanti naufraghi verranno trasportati qui.

 

Le operazioni di soccorso sono coordinate dalla Prefettura di Lecce e affidate al responsabile del «118», Maurizio Scardia: «Siamo pronti ad affrontare la situazione», spiega. La sua speranza è di accogliere tutti sulla terraferma salentina, lasciandosi alle spalle l’orrore vissuto in mare. Iniziato con il suono di una sirena nel cuore della notte.

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