DAGOREPORT- “AVEVO UN SOLO MODO PER DIRE CHE NON ERO D’ACCORDO. ANDARMENE...”, SCRIVE EROICAMENTE PAOLO MEREGHETTI SUL ‘’CORRIERE DELLA SERA’’, E MARCO GIUSTI LO UCCELLA: ''SE NON FOSSE SCOPPIATO IL BUBBONE SUL FINANZIAMENTO NEGATO AL DOCU-FILM SU GIULIO REGENI, IL CRITICO CINEMATOGRAFICO DEL PRIMO QUOTIDIANO ITALIANO SI SAREBBE DIMESSO DALLA COMMISSIONE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, IN MANO ALL'EGEMONIA CULTURAL GIULI-VA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI? - ECCO: TE LO DOVREMMO CHIEDERE NOI PERCHÉ (CAZZO!) HAI ACCETTATO DI ANDARE ALLA CORTE DI SANGIULIANO E GIULI, COMPENSATO CON 20 MILA EURO ALL’ANNO? E DOPO QUASI DUE ANNI DI "EIA EIA BACCALA'" SVEGLIARSI E ARRIVARE ALLA CONCLUSIONE CHE ERA UNA SCELTA SBAGLIATA? E PER FINANZIARE POI QUALE CAPOLAVORO? E INFINE ACCORGERSI CHE IL CONTRIBUTO NEGATO AL DOCU-FILM SULL'ASSASSINIO DI REGENI, VIENE INVECE ELARGITO AD ALTRI DOCUMENTARI COME ‘’ALFREDO, IL RE DELLE FETTUCCINE’’…
Marco Giusti per Dagospia
“Come mai uno come me accetta di partecipare a una commissione nominata da un governo da cui si sente lontano?”, si chiede (non) candidamente Paolo Mereghetti sulle pagine del ‘’Corriere della Sera’’, di cui da anni svolge il ruolo di riverito critico cinematografico. ‘’Uno come me… un governo da cui si sente lontano…’’. Vorrei anche vedere.
Ora. A parte che Mereghetti è anche recidivo, perché già nel 2018, ai tempi di Franceschini ministro della Cultura, faceva parte del gruppo degli esperti, peraltro allora non pagati fino allo sbarco di Sangiuliano al Collegio Romano (20 mila euro all’anno), a fianco di Daria Bignardi, Marina Cicogna, Enrico Magrelli, Pupi Avati; ecco: te lo dovremmo chiedere noi perché (cazzo) hai accettato di farlo con Sangiuliano e Giuli?
Lo ripeto: con Sangiuliano prima e Giuli dopo. Come fai ad arrivarci quasi due anni dopo che era una scelta sbagliata…
Soldi? Piccolo potere alla Goffredo Fofi, gran dispensatore di poltrone a festival, centri sperimentali? E per produrre poi cosa? Basta guardare i titoli…
Certo, c’è un minimo di vanagloria nel pensarsi in grado di poter salvare le sorti del cinema italiano decidendo di promuovere il finanziamento a questo e quello...
La domanda (e il problema) rimane sempre quella: come si fa a accettare un invito con quella compagnia, tra un Sangiuliano che definì Dante Alighieri il "fondatore del pensiero di destra" in Italia e un Giuli scaricato al suo posto con tanto di aquila tatuata sul petto e stivali pronti per il “passo dell’oca”, in mezzo al duo cinematografaro del "Foglio", Mancuso-Dall’Olio, sodali appunto dell’ex militante evoliano del gruppo di estrema destra “Meridiano Zero” e del fascio-musulmano Buttafuoco.
giulio regeni - tutto il male del mondo
Sì, proprio quelli che avrebbero dovuto dare il via a una nuova egemonia culturale della destra. Eia Eia baccalà…
E il primo passo che si inventano, a scorrere i titoli della stagione, vecchia e nuova, è sempre quello di avallare documentari e biopic che abbiano dentro Gabriele D’Annunzio, in versione scopatore-pisciatore-in mutande-senza, quando poi l’unico film buono sul tema D’Annunzio, “Fiume o morte” di Igor Bezinovic, premiato agli EFA come miglior documentario, gira proprio da un’altra parte e azzera qualsiasi orgoglio italiano.
Ma vorrei che faceste il conto di quanti film italiani abbiamo prodotto durante il governo Meloni che trattano in piccolo o in grande il Vate del Vittoriale. Insomma, vorrei dire, senza far troppa polemica, che non è che ti salvi uscendone adesso, sbattendo la porta. Troppo facile. Il problema è che già a scorrere i nomi degli esperti scelti da Giuli ti veniva il mal di testa prossimo al coccolone.
Leggo: ‘’Commissione produzione: Valerio Caprara, critico ‘’Il Mattino’’; Tiziana Carpinteri, avvocato diritto cinematografico; Giacomo Ciammaglichella, avvocato diritto cinematografico; Benedetta Cicogna, organizzatrice culturale; Pasqualino Damiani, docente Roma Tre; Selma Jean Dell’Olio, regista; Benedetta Fiorini, ex deputata XVIII legislatura Lega Salvini, cda dell’Enac; Giorgio Gandola, giornalista de “La Verità”; Mariarosa Mancuso, “il Foglio”; Pier Luigi Manieri, giornalista; Fabio Melelli, docente di cinema italiano; Ginella Vocca, MedFilm Festival; Stefano Zecchi, filosofo, saggista”.
Anche se molti non li conosco proprio, altri sono avvocati, ma tutti “amici di”. Magari con la pecetta “organizzatrice culturale”.
Non è che le altre commissioni, quelle di sinistra, che ricordo vagamente, fossero tanto meglio o avessero dato gran risultati, lo so benissimo, ma qui ci sono delle perle.
Ma per scappare a gambe levate a me bastavano i nomi di Stefano Zecchi, Dall’Olio-Mancuso ma anche Benedetta Cicogna che ha ereditato il posto della buonanima di Marina che la adottò, per non parlare, in un’altra sezione, di Gigi Marzullo che diventa esperto di cinema e può finanziare festival e rassegne.
manuela arcuri giancarlo giannini tradita
E non si sta meglio a leggere la sceneggiature di film che sono stati ritenuti meritevoli di sovvenzioni con chiara “italianità” del progetto (ma come se fa… ridateci il fascistone di Cinecittà, era Mussolini, Luigi Freddi). Qui il mal di testa raddoppia.
Il biopic su Gigi D’Alessio (1 milione), “Tradita” con Manuela Arcuri (800 mila), il documentario su ‘’Alfredo, il re delle fettuccine’’ (139 mila), “Dio ride” di Giovanni Veronesi (1 milione), “Il tempo delle mele cotte” con Maurizio Battista (400 mila), il biopic su Giovanni Guareschi, per non parlare di ‘’Tony Pappalardo Investigation’’ di Pingitore, che molto apprezzo per i film comici con Pippo Franco e Bombolo, ma che ha ormai 91 anni.
Già nessuno va al cinema a vedere i nostri film, Zalone escluso, perché dovrebbe andare a vedere i film scelti da Ciammaglichella, Zecchi, Mancuso, Fiorini, Vocca e Mereghetti?
La cosa esplode, ovvio, sul documentario su Giulio Regeni diretto da Simone Manetti che non ha avuto sovvenzioni dal ministero della Cultura (si fa per dire), benché sia stato già prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci, e ha avuto anche dei premi, credo. E ovviamente diventa un caso politico.
Non è il solito film di Virzì o Archibugi che deve essere sovvenzionato, come lo erano un tempo i film di Citto Maselli.
I soldi tolti al documentario su Giulio Regeni e dati ad ‘’Alfredo, il re delle fettuccine’’ della regista Susy Laude, fanno effetto.
Mereghetti cita anche le sovvenzioni negate ai film di Andò, Albanese, Bertolucci, che poi sarebbe il film che sta girando Andrea Pallaoro partendo dall’ultima sceneggiatura scritta da Bertolucci malato, assieme a Ludovica Rampoldi e Ilaria Bernardini.
Ma è su quel titolo che lui e Massimo Galimberti, uscito con lui dalla commissione, si impuntano. “Avevo un solo modo per dire che non ero d’accordo. Andarmene”, scrive eroicamente Mereghetti.
Ma se il caso non fosse scoppiato, si sarebbe dimesso dalla Commissione ministeriale? Ah, saperlo…
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