IL SERIAL KILLER DELLE PROSTITUTE! LA DOPPIA VITA DI MAURIZIO MINGHELLA, IL “TRAVOLTINO DELLA VALPOCEVERA” CHE HA UCCISO 10 DONNE ATTUALMENTE DETENUTO A PAVIA IN REGIME DI 41BIS - IL 18 APRILE DEL 1978 UCCIDE A GENOVA LA PROSTITUTA EROINOMANE ANNA PAGANO, VENT'ANNI, FRACASSANDOLE LA TESTA E SEVIZIANDOLA CON UNA PENNA A SFERA CONFICCATA NELL'ANO; IN UN MALDESTRO TENTATIVO DI DEPISTARE LE INDAGINI, CON LA STESSA BIRO INCIDE SUL CORPO DELLA VITTIMA LE PAROLE "BRIGATE ROSSE” – L’ELEMENTO CHE ACCOMUNA CINQUE SUE VITTIME: TUTTE AVEVANO IL CICLO MESTRUALE QUANDO SONO STATE AMMAZZATE. IN SEGUITO MINGHELLA CONFESSERÀ DI ESSERE OSSESSIONATO DAL SANGUE MESTRUALE, CHE AVREBBE SCATENATO IN LUI IMPULSI OMICIDI IRRESISTIBILI – IL LIBRO
Da “Manuale dei serial killer italiani”, di Matteo Curtoni, Elisabetta Montanari e Maura Parolini, ed. Mimesis
Modo di uccidere: strangolamento, percosse
Vittime accertate: 10
Periodo di attività: 1978, 1997-2001
Territorio d’azione: Provincia di Genova; provincia di Torino
Maurizio Minghella nasce il 16 luglio 1958 a Genova. A causa di un'asfissia neonatale subita durante il parto, parla e cammina tardi rispetto ai coetanei. Ha sei anni quando il padre abbandona la famiglia, lasciando la madre a crescere cinque figli da sola. Il nuovo compagno della donna è un violento e un alcolizzato che non risparmia le percosse nemmeno ai bambini, e Maurizio sviluppa un odio profondo nei suoi confronti.
Con un quoziente intellettivo al limite della disabilità intellettiva, a dodici anni è ancora in prima elementare e non riesce ad andare oltre la seconda; è manesco, prende i compagni per il collo e tappa il naso o la bocca dei malcapitati per impedire loro di gridare e chiedere aiuto mentre li tormenta.
Fa piccoli lavoretti come piastrellista e nelle numerose officine della zona, ma ben presto si dedica al furto di moto e auto (predilige quelle di piccola cilindrata, le uniche che sa guidare).
Sono gli anni dei Bee Gees e della Febbre del sabato sera, e Minghella, assiduo frequentatore di balere e discoteche, viene soprannominato "il Travoltino della Valpolcevera". Sulla pista da ballo ama mostrarsi con ragazze sempre diverse, spesso prostitute, e sulle strade della valle si mette in mostra correndo in sella o al volante di veicoli rubati.
Si appassiona al pugilato ma viene cacciato dalla palestra in cui si allena perché picchia troppo forte.
Traumatica per lui è la morte del fratello Carlo, avvenuta in un incidente. E un evento che lascia una profonda ferita nella sua psiche, e segna l'inizio di una morbosa attrazione per i cadaveri, specialmente quelli di persone giovani. Riformato dal servizio di leva per disturbi della personalità, a diciannove anni sposa "per scommessa" la quindicenne Rosa Manfredi, della quale è patologicamente geloso. La loro unione non dura a lungo: lui frequenta prostitute, lei ha un aborto spontaneo per un'overdose di psicofarmaci e ben presto muore per un'altra overdose. Ancora un terremoto per la già fragile psiche dell'uomo.
Alla vigilia del 1978, la "bestia" come la definirà lui stesso nei verbali di interrogatorio dopo l'arresto, è ormai pronta a scatenarsi.
il cartello trovato sulla schiena di anna pagano, uccisa da maurizio minghella nel 1978
Il 18 aprile di quell'anno Minghella uccide a Genova la prostituta eroinomane Anna Pagano, vent'anni, fracassandole la testa e seviziandola con una penna a sfera conficcata nell'ano; in un maldestro tentativo di depistare le indagini, con la stessa biro incide sul corpo della vittima le parole "Brigate Rosse", poi lo nasconde vicino a Trensasco. L'8 luglio, con le stesse modalità, l'uomo uccide Giuseppina Lerardi, ventitré anni, e ne abbandona il cadavere in un'auto rubata nei pressi del raccordo autostradale di Genova Ovest.
Il 18 luglio è la volta di Maria Catena "Tina" Alba, di soli quattordici anni: Minghella la violenta, la sodomizza, e, nel goffo tentativo di inscenare un suicidio, la strangola legandola con una garrota a un albero a Valbrevenna. Il 22 agosto, dopo una notte in discoteca, uccide Maria Strambelli, commessa barese di ventuno anni, il cui corpo viene rinvenuto tre giorni dopo nella periferia genovese.
La sua ultima vittima del 1978 è Wanda Scerra, diciannove anni, scomparsa il 28 novembre e ritrovata strangolata e violentata nella scarpata della ferrovia Genova-Milano. C'è un elemento che accomuna le cinque donne: tutte avevano il ciclo mestruale quando sono state uccise.
In seguito Minghella confesserà di essere ossessionato dal sangue mestruale, che avrebbe scatenato in lui impulsi omicidi irresistibili. L'uomo viene arrestato pochi giorni dopo l'omicidio di Scerra. Il 3 aprile 1981 la Corte d'Assise di Genova lo condanna all'ergastolo per i cinque omicidi, da scontare a Porto Azzurro.
Nel 1995, a trentasette anni, ottiene la semilibertà, viene trasferito alle Vallette di Torino ed entra nella comunità di don Ciotti dove lavora come falegname.
La "bestia" si è finalmente placata? Tutt'altro. Due anni dopo, infatti, a San Salvario, Minghella strangola nella sua abitazione Loredana Maccario, cinquantatré anni. Il 24 maggio 1997 picchia, violenta e strangola con il laccio di una tuta da ginnastica la ventisettenne Fatima H'Didou a Caselette, lasciando un preservativo con tracce spermatiche.
Il 14 febbraio 1998 uccide con una sciarpa la ventinovenne Floreta Islami a Rivoli. Il 30 gennaio 1999, a Torino, strangola con un foulard Cosima "Gina" Guido, sessantasette anni, nel suo appartamento: la sistema vestita sul letto, lasciando sulle scale dei fazzoletti di carta con tracce del suo DNA. L'ultima è Florentina "Tina" Motoc, ragazza madre moldava di vent'anni (secondo la maggior parte delle fonti): tra il 16 e il 17 febbraio 2001, Minghella la sottopone a feroci sevizie, la percuote al volto e al capo fino a provocarne la morte, e tenta di bruciarne il corpo. Tracce di DNA, impronte, e orari compatibili con la semilibertà lo inchiodano senza ombra di dubbio.
Arrestato il 7 marzo 2001 per rapina a una prostituta, a casa sua vengono trovati i cellulari delle vittime. Tenta più volte di evadere: nel 2001 dalla lavanderia delle Vallette, nel 2003 dal pronto soccorso di Biella, ma viene riarrestato in stazione. Minghella è condannato all'ergastolo per l'omicidio Motoc e a trent'anni per quelli di Guido e H'Didou. Nel 2017 sarà condannato a trent'anni anche per il delitto Islami, sentenza confermata definitivamente nel 2020. Attualmente è detenuto nel carcere di Pavia in regime di 41 bis
manuale dei serial killer italiani. di matteo curtoni, elisabetta montanari e maura parolini
maria strambelli
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MAURIZIO MINGHELLA, IL KILLER DELLE PROSTITUTE
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