regeni al sisi

AL SISI CI NEGA LA VERITÀ SU REGENI E LA PROCURA DI ROMA E’ COSTRETTA ALLO STRAPPO METTENDO SOTTO INCHIESTA 5 FUNZIONARI DEI SERVIZI SEGRETI EGIZIANI - NELLA RIUNIONE DI DUE GIORNI FA I MAGISTRATI DEL CAIRO HANNO RIBADITO CHE GLI ELEMENTI RACCOLTI NON SONO SUFFICIENTI PER CELEBRARE UN PROCESSO, GIUSTIFICANDO COSI’ IL PROPRIO IMMOBILISMO…

Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”

 

AL SISI

Ufficialmente, il decimo summit tra inquirenti italiani e egiziani impegnati nell' inchiesta sul rapimento e l' omicidio di Giulio Regeni è servito a «riaffermare la determinazione a proseguire le indagini e incontrarsi nuovamente nel quadro della cooperazione giudiziaria, sino a quando non si arriverà a risultati definitivi nell' individuazione dei colpevoli». Come da rituale comunicato congiunto.

 

Tuttavia la decisione della Procura della Repubblica di Roma di iscrivere sul registro degli indagati i nomi di alcuni ufficiali della polizia e dei servizi segreti locali per il reato di sequestro di persona, comunicata dal pubblico ministero Sergio Colaiocco ai colleghi del Cairo, sancisce l'insoddisfazione per i risultati raggiunti finora dalla magistratura egiziana. E il fallimento della via diplomatica all'accertamento della verità sulla morte del ricercatore friulano, scomparso il 25 gennaio 2016 e ritrovato cadavere una settimana più tardi.

Giulio Regeni

 

Tutti i tentativi della politica italiana ai suoi più alti livelli di convincere il presidente egiziano Al Sisi a imprimere una svolta alle indagini - le ultime rassicurazioni fornite al premier Conte risalgono al 13 novembre scorso - si sono rivelati inutili. Gli ultimi elementi di novità sono datati agosto 2017, dopo i quali il governo di Roma decise di rispedire al Cairo l'ambasciatore ritirato l'anno precedente. Da allora non è cambiato niente, e la riprova s'è avuta l' altro ieri.

 

PASSAPORTO DI GIULIO REGENI

All'ordine del giorno dell'incontro tra magistrati al Cairo c'era la risposta al quesito posto dalla Procura di Roma sui «buchi» rilevati a maggio nei nastri delle telecamere della stazione della metropolitana in cui Regeni entrò la sera in cui è sparito. Proprio negli orari d'interesse. Era un accertamento richiesto a maggio, ma gli egiziani l'hanno trasmesso ai tecnici della società russa incaricata solo il 23 novembre, una settimana fa. E la risposta dice, in estrema sintesi, che sono cose che capitano.

 

giulio regeni paola regeni

Troppo poco per non provocare uno strappo che il procuratore Giuseppe Pignatone ha giudicato inevitabile. Nel 2017 lui e il sostituto Colaiocco avevano affidato ai poliziotti del Servizio centrale operativo e ai carabinieri del Ros l'analisi dei tabulati telefonici e delle testimonianze ricevute dall'Egitto, attraverso la sovrapposizione dei movimenti di alcuni funzionari della Sicurezza egiziana con quelli di Regeni.

renzi al sisi

 

Ne è scaturita un' informativa in cui si evidenzia il forte sospetto che il ricercatore sia stato sorvegliato e seguito da almeno cinque uomini della National Security (individuati con nome e cognome: il maggiore Magdi Abdlaal Sharig, il capitano Osan Helmy e altri tre), fino al 22 gennaio. E che avrebbero ricominciato il 25, data della scomparsa.

L'informativa degli investigatori italiani è stata consegnata agli egiziani, perché prendessero atto dei risultati e procedessero a ulteriori indagini. Fino all'eventuale incriminazione dei sospettati.

manifestazione per giulio regeni

 

Ma dopo un anno non è cambiato nulla, e nella riunione di due giorni fa i magistrati locali hanno ribadito che gli elementi raccolti non sono sufficienti per celebrare un processo. Affermazione plausibile, ma non sufficiente a giustificare il sostanziale immobilismo degli ultimi dodici mesi. Di qui la decisione dei pm romani di inquisire autonomamente quei cinque nomi secondo le regole del codice italiano, per provare a svolgere ulteriori verifiche che certo da qui non sono agevoli. Ma non c'è alternativa.

giulio regeni

 

Il ruolo della Procura di Roma, in questa vicenda, è sempre stato di stimolo e super-visione su un'indagine condotta necessariamente dalle autorità egiziane; sia perché ne sono titolari in prima battuta, sia perché solo loro hanno gli strumenti tecnici e giuridici per agire nel proprio Paese. Oggi si può dire che quel controllo ha portato a un giudizio di insufficienza, quanto meno nella determinazione a raggiungere il risultato di accertare come si sono svolti i fatti. E la riposta giudiziaria assume inevitabilmente anche una valenza politica.

GIULIO REGENI CON LA FAMIGLIA

 

Dai giorni del sequestro, delle torture e dell'omicidio di Giulio Regeni in Italia si sono susseguiti tre governi, guidati da Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Giuseppe Conte.

Tutti - come pure altri rappresentanti istituzionali, da ultimo il presidente della Camera Roberto Fico - hanno sempre affermato di aver chiesto e ottenuto garanzie sull'impegno dell'Egitto a scoprire la verità. Promesse vane, secondo ciò che ha potuto certificare la magistratura. In attesa che la parola torni alla politica e alla diplomazia.

Giulio Regeni

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