STORIE DI ORDINARIA MALASANITA' - LA VICENDA DI UNA DONNA CHE, NEL 1971, VENNE OPERATA "PER FINTA" ALL'OSPEDALE SAN MARTINO DI GENOVA: ALL'EPOCA I MEDICI AVREBBERO DOVUTO CORREGGERE UN DIFETTO CARDIACO, MA SI LIMITARONO AD APRIRE E CHIUDERE IL TORACE DELLA DONNA, SENZA TOCCARE IL CUORE - OGGI, LA DONNA HA 72 ANNI E POTREBBE INCASSARE UN MAXI RISARCIMENTO DA DUE MILIONI DI EURO, MA LA SUA VITA E' STATA ROVINATA A CAUSA DEI PROBLEMI CARDIACI DI CUI HA SOFFERTO...
Estratto dell'articolo di Giulia Mietta per www.lastampa.it
«A mamma non abbiamo ancora detto nulla, è debole di cuore». Quello che la figlia, con delicatezza, proverà a spiegare alla madre Francesca (nome di fantasia), 72 anni, è che presto potrebbe ricevere un risarcimento di due milioni di euro per un intervento al cuore che, secondo le cartelle cliniche, aveva subito nel 1971 all’ospedale San Martino di Genova: quell’operazione, che avrebbe dovuto correggere un difetto cardiaco congenito, non fu mai effettuata.
«L’equipe medica aprì e richiuse senza praticare alcuna incisione dell’atrio, lasciando solo una cicatrice sul petto», ha chiarito il medico legale Stefano Alice, consulente dell’avvocato Riccardo Bernardini, che ha seguito la donna e la sua famiglia nella causa vinta presso il tribunale civile del capoluogo ligure.
Pochi giorni fa il giudice Pasquale Grasso ha condannato la sanità ligure a pagare 859mila euro più interessi (stimati in oltre un milione), per avere costretto Francesca a un’esistenza da invalida non effettuando un’operazione di routine: «Una soluzione alla portata di un centro cardiochirurgico nel 1971, in tutto il mondo occidentale e verosimilmente nel Nord Italia», si legge nella sentenza.
«Abbiamo scoperto che mia madre non era mai stata operata in occasione di un intervento che si è reso necessario nel 2019 - racconta la figlia - i medici della clinica di Rapallo dove è stata ricoverata hanno preso in mano il referto di cinquant’anni prima, quello in cui il San Martino dichiarava la paziente operata e guarita, e si sono resi conto che le informazioni non corrispondevano».
La figlia aggiunge: «Per tutta la vita, anche da giovane, mia madre ha sofferto di palpitazioni e crisi, è stata curata male su presupposti falsati, ha perso il suo lavoro perché in quanto persona teoricamente sana aveva esaurito i giorni di malattia, ha vissuto limitazioni fisiche e psicologiche». Condizioni cui fa riferimento, ancora, la sentenza: «Se la signora avesse realmente ricevuto l’intervento dato per eseguito... non avrebbe sofferto dei seguenti eventi avversi e terapie conseguenti».
Lo stato di salute di Francesca, con il tempo, è ulteriormente peggiorato a causa di tre ictus, l’ultimo dei quali molto recente. Tanto che oggi la notizia del maxi risarcimento costituisce per la donna un rischio per la salute più che un reale sollievo. L’attuale direzione del San Martino, in una nota, sottolinea di essere «estranea al fatto in questione».
Non tanto perché i medici che (non) effettuarono l’operazione nel frattempo sono deceduti ma perché sarà la gestione liquidatoria dell’azienda sanitaria di allora, sciolta nel 1995, a dover pagare o decidere se fare ricorso. «Non credo succederà, la sentenza è tranchante» dice l’avvocato Riccardo Bernardini. [...]




