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AMERICAN COPS: STORIE DI POLIZIOTTI AMERICANI - “L'UNIFORME NON CI PUÒ DARE LA LICENZA DI UCCIDERE. MA DÀ LA LICENZA DI ESSERE UCCISI. QUANDO UNO DI NOI UCCIDE UN NERO, ANDIAMO IN PRIMA PAGINA. QUANDO UN NERO UCCIDE UNO DI NOI, NON GLIENE FREGA NIENTE A NESSUNO”

Vittorio Zucconi per "la Repubblica" pubblicato da “Il Foglio del lunedì”

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Il detective del New Jersey che mi parla sotto l' obbligo legale dell' anonimato per tutti i 750mila agenti di polizia americani in servizio racconta il mondo visto dall' altra parte del muro: «Quando uno di noi in servizio uccide un uomo di colore, andiamo in prima pagina. Quando un uomo di colore uccide uno di noi, facciamo il funerale con le cornamuse, la vedova in nero, gli orfani con l' abito della festa e la bandiera e non gliene frega niente a nessuno».
 

Conosco questo cop, questo piedipiatti come si dice nello slang americano, da anni. I suoi figli giocano a basket e baseball con i miei nipoti nei sobborghi ovest di New York.

 

La moglie cucina lasagne e melanzane alla parmesan come vuole la loro origine italiana e la sua storia potrebbe essere ripetuta da uomini e donne, bianchi, neri, bruni, asiatici, irlandesi, italiani, latinos che lavorano con il "badge" di metallo in tasca e la pistola d' ordinanza alla cintola o nella fondina sotto l' ascella se in borghese, in tutte le 18mila organizzazioni di pubblica sicurezza Coast to Coast. «L' uniforme non ci può dare la licenza di uccidere. Ma dà la licenza di essere uccisi».
 

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Nella tavolozza di colori e umori acri che il pennello della «Guerra in Bianco e Nero» sta dipingendo sulla tela americana, appare l' immagine dell' insanabile ambiguità che nelle democrazie sempre circonda il lavoro della polizia.

 

La visione del Cruiser, del barcone dipinto in bianco e blu o bianco e nero secondo le scelte delle contee, degli sceriffi, delle polizie metropolitane, che scivola silenzioso nella strade di notte o che arriva, ululando con «l' albero di natale», le luci rotanti accese, nella propria strada, scatena sentimenti opposti: il sollievo di chi si sente minacciato da quella sagoma scura che si aggira attorno alla casa, il terrore di quella sagoma scura che sa di potere essere fatto secco senza avere fatto altro che essere una sagoma scura.
 

La percezione del ruolo della polizia cambia secondo il luogo dove ti trovi e secondo il colore della pelle. Lo stesso Cruiser, la stessa autopattuglia che «protegge e serve» nelle strade di Beverly Hills a Los Angeles, di Georgetown a Washington, di Times Square a Manhattan, è accolto come un' astronave di predator alieni nelle mean street, nelle strade malvagie di East Los Angeles, di Detroit, del Bronx, dei Projects, i casermoni popolari di Chicago.
 

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Nessun regolamento, nessuna sensibilizzazione, nessuna predica di capi o presidenti può cambiare la semplice, letale realtà che una poliziotta, lei stessa di pelle nera, raccontò all' Atlantic: «La reazione ti uccide, l' azione ti salva». Tradotto: se aspetti che quel sospetto cerchi di strapparti l' arma della fondina o estragga una delle 330 milioni di pistole che circolano è troppo tardi.
 

Quella violenza che ormai nugoli di smartphone riprendono e che le mini cam installate sulle autopattuglia o indossate dagli agenti riprendono è la prova visiva di forze di polizia che sembrano più dedite ad abbattere che a proteggere. Mentre per loro le conseguenze legali degli omicidi in servizio, oscenamente evidenti, restano marginali. Soltanto tre casi su 100 di poliziotti accusati di avere ammazzato un sospetto, di avere usato excessive force, finiscono davanti a un giudice, incriminati. Per gli altri, l' impunità, la complicità, la comprensione di una magistratura che di quegli stessi cop ha bisogno per fare il lavoro d' indagine, è garantita.
 

Una camionetta dalla polizia a Baton Rouge Una camionetta dalla polizia a Baton Rouge

Ma ciò che a noi, cittadini, sembra una guerra contro un solo nemico, «l' uomo nero», il predator come fu definito da Bill Clinton negli Anni '90 stanziando miliardi per reclutare 180mila nuovi agenti in tutti gli Stati Uniti, alla «sottile linea blu», ai poliziotti, sembra l' iniquità strumentale di una sinistra che non ha mai superato l' equazione fra cop e pig, questurino e maiale, scolpita negli Anni '60, non solo negli Usa, dalle retorica ideologica. Eppure le statistiche compilate dallo Fbi raccontano di una guerra con molte più sfumature di grigio.

 

poliziotti uccisi a baton rouge poliziotti uccisi a baton rouge

Nel 2015 più bianchi che neri sono stati uccisi dagli agenti: il 50% delle vittime erano bianchi, il 26% di colore. E la maggioranza degli uccisi portava un' arma. Non è neppure vero che siano poliziotti bianchi a sparare più disinvoltamente: gli agenti di colore, secondo una ricerca del Ministero della Giustizia del 2015, fanno fuoco 3 volte più facilmente dei colleghi bianchi. Gli agenti uccidono e sono uccisi: più di 100 all' anno cadono, 56 già nei primi sei mesi di questo 2016.
 

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«Nelle Accademie di Polizia dove anch' io insegno - mi racconta il detective che spera di diventare tenente l' anno prossimo e andare in pensione a 45 anni con 20 di anzianità perché «non ne può più» - addestriamo le reclute a sparare sempre al bersaglio grosso, al torace, perché mirare alle gambe espone soltanto al rischio di essere sparati senza colpire niente». Ma in queste Accademie, dove decenni di sforzi non sempre vigorosi dovrebbero produrre più agenti di colore, il reclutamento è difficile. La paga è buona, superiore alla media.
 

Fra straordinari e anzianità, un agente di 35 anni porta a casa 7080mila dollari lordi annui, più di un operaio o vigile del fuoco e la pensione è pari allo stipendio. Ma migliaia di giovani afroamericani che vorrebbero arruolarsi sono respinti perché nel loro curriculum spuntano macchie, arresti per possesso di marijuana, reati minori da ragazzi, ma sufficienti per squalificarli.

 

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E la percentuale di cop con la pelle scura è inchiodata al 12 per cento della Forza. Simile alla percentuale della popolazione afroamericana, ma sproporzionata rispetto ai reati, che sono concentrati nella fascia di popolazione di colore - fino al 46% dei crimini - dove la presenza costante di «fratelli» con lo stesso volto sarebbe indispensabile. La Forza non è con loro.
 

La percezione è tutto. Il rapporto fra cittadini e poliziotti supera le statistiche, i casi clamorosi e imperdonabili, come gli ultimi che hanno spezzato i nervi scossi di Micah, reduce dall' Afghanistan, è soggettivo, ma si traduce nei fatti oggettivi. «Se la polizia è vista come nemica, la tratterai come nemica e lei ti risponderà come una forza d' occupazione in territorio ostile», spiega lo studio condotto dalla Fondazione Marshall. E se la polizia si sente sola, abbandonata in pasto alla voracità sensazionalista dei media e alla collera delle vittime, il risultato è quello che vediamo: l' inasprimento di uomini e donne armati che si sentono soli e assediati.
 

AFROAMERICANO UCCISO DALLA POLIZIA IN LOUISIANAAFROAMERICANO UCCISO DALLA POLIZIA IN LOUISIANA

Percezione, fatti, sangue, odio e diserzione politica, nel cocktail micidiale al quale imbonitori elettorali si abbeverano per strappare voti spaventati. «Ci sentiamo soli nelle strade», dice il mio detective mentre guardiamo i nostri bambini contendersi un rimbalzo.

 

«Abbiamo più paura noi di quelli che dovremmo spaventare. Un capitano nella mia stazione ci dice, scherzando solo un po', di non immobilizzare e ammanettare più sospetti, ma di dare a loro le manette perché si leghino i polsi da soli».
 

il capo della polizia di dallas david brownil capo della polizia di dallas david brown

Un pubblico illuso dal facile mantra della «certezza della pena» e della «tolleranza zero» ha scaricato sui giudici, sui penitenziari e sui 750mila agenti compiti di assistenza, di salute mentale, di prevenzione e interpretazione psichiatrica che a loro non spetterebbero. Ignorando che la polizia è per una società quello che i pneumatici sono per le automobili, il punto di contatto fra il veicolo e l' asfalto della realtà, le chiede di essere tutto, pilota e strada.

ieshia evans pacifica con la poliziaieshia evans pacifica con la polizia

 

«Sono entrato nella polizia del New Jersey vent' anni or sono per ripulire la mia contea dai bad guys, dai delinquenti, come vedevo fare nei telefilm e scopro di essere diventato io il cattivo dello show.

 

Ora conto solo i giorni che mi dividono dalla pensione». La partita di basket fra i bambini è finita e mi saluta con un regalo per rabbonirmi: un tesserino del «Fraterno Ordine» degli amici della polizia che mi eviterà una futura contravvenzione per eccesso di velocità. Un piccolo privilegio, accanto a uno molto più grande: nessun cop mi sparerà mai. Sono bianco.

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