incidente giuseppe lenoci

GLI STAGE PEGGIO DEL COVID: UN ALTRO STUDENTE HA PERSO LA VITA DURANTE UN TIROCINIO DELL’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO – GIUSEPPE LENOCI AVEVA 16 ANNI E IERI MATTINA ERA A BORDO DI UN FURGONCINO DELLA DITTA DI FERMO DOVE FACEVA UNO STAGE. IL VEICOLO È SBANDATO ED È FINITO FUORI STRADA - IL CALCIO E IL SOGNO DI IMPARARE UN MESTIERE PER INIZIARE A GUADAGNARE IL PRIMA POSSIBILE - NEANCHE UN MESE FA L’INCIDENTE MORTALE A LORENZO PARELLI, A UDINE, CHE HA SCATENATO LA PROTESTA DEGLI STUDENTI

1 - SI SCHIANTA IL FURGONE DELLA DITTA MUORE A 16 ANNI DURANTE LO STAGE

Riccardo Bruno per il “Corriere della Sera”

giuseppe lenoci

 

Ancona, un altro studente perde la vita sul lavoro. La protesta degli studenti: «Ora basta»

A giugno Giuseppe Lenoci si sarebbe diplomato come operaio specializzato in termoidraulica. Era ancora uno studente, aveva 16 anni, è l'ultima vittima del lavoro, ancora un ragazzo che muore durante uno stage.

 

Era accaduto neanche un mese fa con Lorenzo Parelli a Udine, una morte che aveva scosso, indignato e mobilitato gli studenti. È successo di nuovo. Giuseppe Lenoci ieri mattina era a bordo di un furgoncino della ditta di termoidraulica di Fermo dove stava cercando di mettere in pratica quello che studiava.

 

Era accanto al guidatore, un 37enne che, per cause ancora ignote, a Serra de' Conti, in provincia di Ancona, ha perso il controllo del mezzo. Che è sbandato, è uscito dalla carreggiata e ha finito la sua corsa contro un albero. Per Giuseppe non c'è stato niente da fare, i soccorritori hanno faticato a estrarre il corpo senza vita tra le lamiere.

incidente giuseppe lenoci

 

L'altro operaio è stato sbalzato fuori per diversi metri, trasportato in gravi condizioni in elicottero all'ospedale regionale di Torrette. La giovane vittima frequentava l'ultimo anno di un corso di accompagnamento al lavoro al centro di formazione professionale Artigianelli di Fermo.

 

Era originario di Monte Urano. Moira Canigola, la sindaca della cittadina del Fermano, fa fatica a trovare le parole: «Conosco la famiglia, persone perbene che tirano avanti con sacrifici. È una tragedia infinita, perdere un ragazzo in queste circostanze è sconvolgente». Padre Sante Pessot è il direttore dell'Istituto degli Artigianelli di Fermo: «È una disgrazia che ci colpisce profondamente, come comunità e come scuola.

 

Abbiamo perso, in questo tragico incidente stradale, un "figlio" anche noi». Il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi, appresa la notizia, ha lasciato in anticipo un convegno e, dopo aver espresso «il più profondo dolore e vicinanza alla famiglia», ha promesso interventi sulle norme che regolano gli stage.

 

giuseppe lenoci

«La sicurezza sul lavoro deve essere sempre garantita, a maggior ragione quando sono coinvolti dei ragazzi in formazione». E dopo il confronto avviato con il ministro del Lavoro ritiene «urgente ritrovarci anche insieme alle Regioni per un iter che porti a una maggiore sicurezza in tutti i percorsi di formazione dove sono previsti contatti dei nostri giovani con il mondo del lavoro».

 

Come è avvenuto dopo la tragedia di Udine, e ancora di più dopo questo nuovo caso, durissima è stata la reazione delle organizzazioni studentesche. «Ci chiediamo quanti altri studenti e giovani debbano morire prima che l'idea di un sistema unicamente volto al profitto e allo sfruttamento cambi, una volta per tutte» afferma Luca Redolfi, coordinatore nazionale dell'Unione degli studenti.

incidente giuseppe lenoci

 

E Tommaso Biancuzzi della Rete degli studenti: «Non è possibile morire di lavoro a 16 anni, questo evidentemente ci deve far interrogare profondamente non solo sul rapporto fra scuola e lavoro, ma anche su quanto ci sia urgenza in questo Paese di risolvere il problema della sicurezza sul lavoro». Mentre l'Opposizione studentesca d'alternativa (Osa) ha già annunciato blitz «sotto gli Uffici scolastici regionali per richiedere l'abolizione immediata dei Pcto» i percorsi di alternanza scuola-lavoro.

 

2 - I SOGNI DI GIUSEPPE, DIVENTARE CALCIATORE E IMPARARE IN FRETTA UN MESTIERE «CERCAVA IL RISCATTO»

Riccardo Bruno per il “Corriere della Sera”

 

BURIMEC - LA FABBRICA DOVE E' MORTO LORENZO PARELLI

Giuseppe aveva fretta di imparare un mestiere, iniziare a lavorare e guadagnare quella sicurezza economica che finora gli era mancata. E forse sognava ancora di diventare un calciatore famoso, lui che aveva mostrato di avere talento con il pallone ai piedi e fiuto del gol.

 

«Aveva fatto anche qualche provino, con il Sassuolo e con la Sangiorgese, una squadra legata al Milan» ricorda Luigi Sciamanna, che è stato il responsabile della scuola calcio dell'Asd Campiglione-Monturano dove ha sempre giocato Giuseppe Lenoci, il sedicenne morto ieri mattina durante uno stage di accompagnamento al lavoro.

LORENZO PARELLI

 

Sciamanna è stato molto di più di un allenatore, quasi un secondo padre per lui e per tutti quei ragazzini che prendono a calci un pallone sperando di cambiare rotta alla loro vita. Non è una famiglia agiata quella di Giuseppe. Il padre va avanti con contratti a tempo determinato nelle aziende calzaturiere della zona del Fermano o dove c'è bisogno, anche la madre arrotonda facendo saltuariamente servizi di pulizia.

 

Due figli, Giuseppe e un fratellino di qualche anno più piccolo, anche lui appassionato di calcio. «Giuseppe è sempre stato un tipo introverso, taciturno, ma un bravissimo ragazzo - ricorda il suo ex allenatore -. Giocava con il ruolo di attaccante, era battagliero, un po' più alto dei suoi coetanei, così in area faceva valere il suo fisico. Si allenava con serietà e impegno, sempre rispettoso degli avversari, mai un litigio in campo. Era di animo buono, per questo si faceva volere bene da tutti».

 

incidente giuseppe lenoci 1

Negli ultimi anni la sua crescita come calciatore era rallentata, come spesso capita a questa età aveva dovuto ridimensionare i sogni di gloria. Sciamanna ha cambiato società, non era più il suo allenatore, ma non aveva perso di vista Giuseppe, sapeva che si era iscritto a un corso professionale a Fermo.

 

«Quando mi hanno chiamato per dirmi cos' era successo stentavo a crederci. È una tragedia, non solo per la sua famiglia». Ha tanti ricordi di quel ragazzino di poche parole e di grande volontà. «Me ne viene in mente uno in particolare - dice Sciamanna -. Non aveva gli occhiali anti-urto, così lo portammo dall'ottico e gli comprammo delle lenti a contatto. Non potrò mai dimenticare l'espressione che fece una volta che se li mise. Era veramente soddisfatto e non tanto perché quelle lenti l'avrebbero aiutato a giocare meglio. Era felice perché si era sentito aiutato».

 

 

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