SPAZZANAPOLI! - SUI 300 NETTURBINI DI NAPOLI, 117 NON POSSONO SPAZZARE PERCHÉ INABILI TOTALI O PARZIALI, NON POSSONO STARE IN PIEDI PIÙ DI TRE ORE E NON POSSONO SOLLEVARE PIÙ DI 15 CHILI (E ALLORA MONNEZZA SIA!)

Marco Demarco per il "Corriere della Sera"

«Napoli è sporca e noi siamo insoddisfatti dello spazzamento».
A dirlo non è Maurizio Marinella, il signore delle cravatte, o Edvige Nasti, la pasionaria in tacchi a spillo della protesta borghese.

Questa volta a lamentarsi è il vicesindaco Tommaso Sodano, l'autore de «La peste», il libro che segnò la rottura con Antonio Bassolino al tempo dell'ultima emergenza rifiuti, nel 2010, quando i cumuli di immondizia arrivavano ai primi piani dei palazzi e i turisti passeggiavano con le mascherine anti-puzza incollate alla faccia. Quella vergogna è archiviata, dice Sodano al Corriere del Mezzogiorno, ma nel primo pomeriggio, quando i netturbini già riposano, strade e piazze sono quelle che sono: un ricettacolo di carte sporche e di poltiglia inguardabile, di imballaggi abbandonati e sacchetti di plastica in balia del maestrale. Non proprio una hall di albergo.

Eppure, a ben vedere, la domanda da porsi non è come mai Napoli sia così sporca, ma semmai perché non è sporca come Baku, Dacca, Mumbai o Almaty, cioè come le città più sporche del mondo. A spazzarne le strade, infatti, ci sono, sulla carta, trecento addetti. Ma di questi, 117 sono gli inabili totali o parziali, quelli che non possono stare in piedi più di tre ore; o che non possono sollevare più di 15 chili, quando un cestino ricolmo di rifiuti ne pesa almeno venti; o che a furia di spazzare non hanno più l'uso della spalla.

Ne restano 183, uno per ogni 5.241 abitanti, turisti e pendolari esclusi, vale a dire una scopa ogni 650 mila metri quadrati, pari a più di 65 campi di calcio da passare e ripassare. Roba che neanche Insigne o Higuain, allenatissimi, riuscirebbero a fare.

Ma il fatto è che Lorenzo il Magnifico ha 22 anni e il Pipita 26, mentre i Gennaro Esposito e i Pasquale Musella che ogni giorno indossano la casacca della società comunale per l'igiene ambientale, ne hanno 58. Questa è l'età media di tutta l'azienda, il che vuol dire che ci sono anche 386 dipendenti tra i 61 e i 65 anni e altri sessantotto oltre i 65 anni. Gli under 30 in organico, invece, sono soltanto tre.

Villa Arzilla, insomma, altro che Asia, con tanto di accento sulla "i" per non confondere con altri mondi. Milano di spazzini ne ha anche meno: 96, per la precisione. Con una differenza, però. La rossonera Amsa, sul suo sito, vanta 1.289 automezzi, di cui 529 «per l'igiene del suolo e altri servizi stradali». L'azzurra Asia, invece, di spazzatrici ne ha sette, non una di più. Ed ecco perché in città è più facile avvistare un Ufo che uno di quei camion con le scope roteanti davanti e di lato. Tanto per farsi un'idea, Roma ne ha 250, Firenze 89.

«A conti fatti, qui si fanno miracoli!» si compiace Raffaele Del Giudice, presidente dell'azienda napoletana, subentrato a quel Raphael Rossi che il sindaco de Magistris presentò come il maggiore esperto del settore. Rossi se ne andò sbattendo la porta quando il Comune gli impose di assorbire i lavoratori delle ditte esterne. Contando anche quelli, oggi l'Asia ha 2.381 dipendenti.

L'azienda di Milano 3.339 più 4 mila delle ditte esterne. Quella di Roma 7.843 più 3.600. Quelle di Palermo, Catania e Castellammare di Stabia sono passate per il fallimento. E i dati dell'assenteismo? Forse è qui che si nasconde il trucco? Possibile che nella città dove i falsi invalidi guidano lo scooter e giocano a calcetto tutti, o quasi, lavorino? Così pare. L'ad Daniele Fortini, che di recente ha lasciato l'Asia per andare a dirigere la giallorossa Amo Roma, dice che nella capitale l'assenteismo si aggira intorno all'8%, «come se ogni giorno in Italia si contassero 6 milioni di ammalati: una epidemia».

A Napoli sono invece al di sotto della media, questo almeno assicura Del Giudice. Possibile? «Sì, per almeno due ragioni» spiega. «La prima è aziendale. Da anni ormai usiamo il lettore biometrico al posto dei tornelli o degli orologi marcatempo: appoggi la mano e la macchina ti riconosce; è a prova di privacy, perché c'è una gestione dei dati concordata con il sindacato. La seconda è ambientale. Sul totale dei dipendenti ne ho 1.125, quasi la metà, che hanno impegnato una parte dello stipendio per pagare i mutui: tutta gente che non può non lavorare. E sa cosa?».

Prego. «Ci sono operai malati di artrosi che non possono salire e scendere dai camion, come dovrebbero, fino a 120 volte a turno. E allora seguono l'automezzo a piedi. Pur di non andare in malattia». Eppure, mesi fa, fece il giro dei social la foto di un netturbino Asia sdraiato a prendere il sole col ventaglio riflettente. L'impressione era proprio di uno che se la godeva. «Quello - spiega Del Giudice - lo abbiamo licenziato».

 

 

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