soccorsi di save the children

SUONA IL GONG PER LE ONG - NELLA RELAZIONE CONCLUSIVA DELLA PROCURA DI TRAPANI CI SONO I TRUCCHETTI E GLI ACCORDI DEI "TALEBANI DELL'ACCOGLIENZA" CON I TRAFFICANTI - SEGNALAZIONI AGLI SCAFISTI, APPUNTAMENTI IN MARE, INTESE PREORDINATE - LA CAPO SQUADRA DI "SAVE THE CHILDREN", INTERCETTATA, SCRIVEVA: "HAHA! ERO TENTATA DI PARLARE CON LE IMBARCAZIONI DI TRAFFICANTI E DIRGLI DI NON INVIARE COSÌ TANTI MIGRANTI IN UNA SOLA VOLTA..."

1 - TRUCCHI E COLLUSIONI CON I TRAFFICANTI, LA MAXI INCHIESTA CHE INCHIODA LE ONG

Fausto Biloslavo per "il Giornale"

 

ocean viking la nuova nave di sos mediterranee medici senza frontiere 5

Contatti e accordi con i trafficanti di uomini, appuntamenti in mare mascherati da soccorsi, segnalazione agli scafisti sulle posizioni delle navi, gommoni trainati dalle acque libiche, riconsegna di barchini, motori fuoribordo o di giubbotti di salvataggio per fare arrivare nuovi migranti.

 

La poderosa inchiesta della procura di Trapani, durata 4 anni, ha scoperto un «costante modus operandi» dei talebani dell'accoglienza tedeschi di Jugend Rettet e di grandi Ong come Medici senza frontiere e Save the children per portare i migranti in Italia.

 

MIGRANTI SULLA NAVE DI SAVE THE CHILDREN

Gli inquirenti, nelle 653 pagine dell'informativa finale sull'inchiesta, scrivono che «le numerose condotte di cui con la presente indagine si intende dimostrare l'illegalità, sono state messe in atto» dai 24 indagati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e altro «con un costante modus operandi caratterizzato da connotati ricorrenti e quasi sempre coincidenti».

 

Un sistema descritto nei dettagli, che in parte, ma in maniera meno plateale esiste ancora oggi con le Ong rimaste in mare. Il modus operandi è diviso in varie fasi. «Talvolta la nave (degli umanitari, nda) era a conoscenza dell'avvenuta partenza di unità nautiche (gommoni o barchini, nda) con migranti a bordo - si legge nelle carte - o talvolta intratteneva contatti di vario tipo (con i trafficanti, nda) anche al mero fine di indicare la propria presenza in zone di mare prossime al limite delle acque territoriali libiche».

 

ocean viking la nuova nave di sos mediterranee medici senza frontiere 4

Veri e propri appuntamenti come nel caso di Vos Hestia, la nave noleggiata da Save the children, che nel luglio 2017 si piazzava «in acque internazionali antistanti le coste libiche, accogliendo a bordo numerosi migranti alla costante presenza di trafficanti che li avevano scortati mediante varie imbarcazioni e che sorvegliavano le operazioni finalizzate al trasbordo».

 

Non solo: i «trafficanti al termine delle operazioni rientravano verso la Libia con le unità precedentemente impiegate per trasportare i migranti, rendendo così possibile il reimpiego dei mezzi per successivi trasporti. In tal modo procedendo ad una vera e propria consegna concordata di migranti».

 

SAVE THE CHILDREN E I MIGRANTI

E nel 2017, quando sono sbarcati 119.310 migranti in Italia, «talvolta gli equipaggi delle navi in uso alle Ong trainavano le unità con i migranti a bordo dalle acque territoriali libiche fino alle acque internazionali».

 

Il 23 maggio 2017 il comandante Marco Amato e Cristina Gillian Moyes team leader di Save The Children «disponevano l'ingresso di due battelli di servizio (gommoni veloci, nda) della nave stessa all'interno delle acque territoriali libiche al fine di trainare verso l'alto mare un gommone con a bordo dei migranti () imbarcando 120 migranti sulla Vos Hestia».

 

MIGRANTI SCAFISTI ONG

Il 26 giugno dello stesso anno sempre Vos Hestia accoglieva «a bordo circa 1.066 migranti alla costante presenza di più imbarcazioni di piccole dimensioni con varie persone a bordo che gestivano e controllavano l'andamento delle operazioni anche restituendo ai soccorritori i giubbotti di salvataggio dapprima forniti ai migranti».

 

L'inchiesta ha scoperto «contatti e comunicazioni intraprese dagli indagati con i trafficanti di esseri umani, che manifestano connotati atti a delineare un complessivo accordo preordinato tra trafficanti e Ong.

 

MIGRANTI SCAFISTI ONG

Di fatto, secondo le emergenze investigative, si costituivano i presupposti per un pressoché regolare svolgimento del traghettamento dei migranti dalle coste libiche di provenienza verso le navi Ong pronte ad attenderli».

 

Il 18 giugno 2017 gli umanitari tedeschi di Jugend Rettet «si incontravano in acque internazionali con trafficanti libici a bordo delle rispettive imbarcazioni, quindi facevano momentaneo ritorno presso la motonave Juventa (mentre i trafficanti si dirigevano verso le acque libiche), e, da ultimo, si incontravano nuovamente con i trafficanti, che questa volta scortavano un'imbarcazione con a bordo dei migranti che venivano poi trasbordati sulla motonave».

 

migranti nel canale di sicilia 5

E come se non bastasse «al termine delle operazioni i trafficanti prelevavano dall'imbarcazione utilizzata dai migranti il motore e facevano ritorno in acque libiche. In tal modo procedendo ad una vera e propria consegna concordata di complessivi 264 migranti».

 

migranti nel canale di sicilia 4

Secondo gli inquirenti esisteva «un tacito accordo» con i trafficanti, che coinvolgeva anche nave Vos Hestia e Vos Prudence di Msf. «Nell'indagine sono emersi chiari elementi circa il fatto che i trafficanti di esseri umani presenti in Libia e implicati nella relativa tratta verso l'Italia avevano l'abitudine (nota alle Ong presenti a bordo delle navi) di mantenere sotto controllo i siti web specializzati e gli strumenti Ais (sistema automatico di identificazione satellitare, nda) atti a rilevare la presenza in mare delle navi».

 

Così i trafficanti, come fanno ancora oggi, lanciavano i gommoni verso le imbarcazioni con la certezza che i migranti sarebbero stati recuperati e portati in Italia.

 

2 - LE INTERCETTAZIONI CHOC: "NON MANDATECI PIÙ COSÌ TANTE PERSONE…"

Fausto Biloslavo per "il Giornale"

 

Gillian Moyes di save the children

«Haha! La lezione appresa è che non si devono prendere 1.000 persone. Ero fortemente tentata di parlare con le imbarcazioni di trafficanti e dirgli di non inviare così tanti (migranti) in una sola volta».

 

Il commento scherzoso è di Gillian Moyes, capo squadra di Save the children a bordo di nave Vos Hestia di fronte alla Libia. Il messaggio WhatsApp del 28 giugno 2017, ore 12.06, prova, come tanti altri, «la piena consapevolezza che i piccoli barchini presenti (a volte definiti pescatori) altro non erano che trafficanti».

 

soccorsi di save the children

Nella 653 pagine riassuntive dell'inchiesta di Trapani ci sono anche le chat delle Ong (centinaia di messaggi), che descrivono pure la collusione della Guardia costiera libica di allora con i trafficanti di uomini. Foto, immagini, video, documenti, intercettazioni in gran parte di un agente sotto copertura a bordo di una delle navi delle Ong, ma realizzati anche dagli stessi «umanitari» con le loro go pro.

 

Il 5 maggio 2017 alle 9.17, Paolo Alfonso Rino Russo, uno dei 24 indagati, comandante pro tempore di Vos Hestia, non sa di essere intercettato: «Vedi i motoscafi? Vanno vicini ai gommoni, si avvicinano e vanno via, forse prendono gli scafisti. Procedono velocemente, ma se guardi la costa è piena, in questa direzione è piena».

 

SAVE THE CHILDREN E I MIGRANTI

Un altro indagato, il comandante Marco Amato, il 25 maggio 2017 alle 16.05, parla intercettato in plancia di un barchino dei migranti «nelle acque territoriali (libiche, nda) lo abbiamo tirato fuori».

 

E un suo collaboratore, Matteo, lo consiglia: «È meglio che non scrivi che siamo stati nelle acque territoriali».

 

Le Ong del mare fornivano informazioni false al Centro di soccorso di Roma e imponevano l'omertà con la polizia. Allegato alle carte dell'inchiesta c'è un documento con intestazione Save the children «dal quale emerge la linea di condotta assunta dalla Ong consistente nel non fornire alle Autorità informazioni utili per il riconoscimento dei trafficanti».

 

I SOCCORSI DELLA IUVENTA INTERCETTANO LA NAVE DEI MIGRANTI

I talebani dell'accoglienza, come fanno almeno in parte ancora oggi, fornivano informazioni palesemente false per farsi incaricare dalla Guardia costiera italiana del soccorso dei migranti e coprivano gli scafisti.

 

Ignazino Arena, comandante pro tempore di Vos Prudence e Stephan Van Diest, team leader a bordo di Msf, nel luglio 2017, durante uno dei tanti eventi documentati dall'inchiesta, «davano corso a ulteriori operazioni in mare che permettevano il recupero di 930 migranti, tra cui almeno uno scafista la cui presenza non veniva riferita alle autorità. In tale frangente ponevano in essere anche manovre tali da occultare alla nave Diciotti della Guardia Costiera Italiana - coordinatrice dei soccorsi - la presenza di un barchino carico di migranti al fine di effettuare essa stessa tale recupero come in effetti accaduto».

 

IUVENTA

Le foto allegate alle carte dell'inchiesta non lasciano dubbi, come il fermo immagine di un video che riprende uno dei gommoni di nave Juventa. Gli umanitari sono «intenti a distribuire giubbotti di salvataggio ai migranti a bordo di un gommone. Al minuto 11.45 si affianca un barchino di trafficanti che interagisce col personale di Juventa» annotano gli inquirenti.

 

Nel fotogramma di un altro video si vede una barca in vetro resina con tre libici a bordo. «Il trafficante con la felpa azzurra, che rivolge saluti al personale sul Rhib (gommone di Vos Hestia/Save the children, nda) è transitato successivamente sul barcone dei migranti».

 

IUVENTA

Un altro scafista al timone di un gommone carico di migranti «era coadiuvato dagli operatori dell'organizzazione (Save the children, nda) nella distribuzione dei giubbotti salvagente».

 

Trapani ha identificato, Abdulsalem Suleiman Dabbashi e Nasser al Fituri, del potente clan di miliziani e trafficanti Dabbashi di Sabrata, immortalati mentre si avvicinano sotto bordo a una nave delle Ong.

 

«Dai dispositivi di intercettazione ambientale installati sula plancia della Vos Hestia si comprendeva - riportano le carte - che i soggetti descritti si erano avvicinati preannunciando l'arrivo di altre unità con migranti a bordo».

 

Secondo la procura di Trapani le grandi Ong puntavano, come oggi, a una «maggiore visibilità pubblica e mediatica, con conseguente incremento della partecipazione - anche economica - dei propri sostenitori dato il costante impiego della nave nei numerosi eventi di soccorso».

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