TOH, CHI SI RIVEDE, L’AYATOLLAH! TRA IRAN E STATI UNITI SEMBRA SIA IN CORSO UN GIOCO DELLE PARTI, MA IN BALLO C’È LA STABILITÀ MONDIALE – ALI KHAMENEI È RIAPPARSO IN PUBBLICO E, COME PREVEDIBILE, HA ACCUSATO LO ZIO SAM E ISRAELE PER LE PROTESTE SCOPPIATE NEL PAESE: “LE INTELLIGENCE AMERICANA E SIONISTA HANNO ADDESTRATO I LEADER DEI RIVOLTOSI ALL'ESTERO” – LA GUIDA SUPEREMA PROVOCA TRUMP: “È RESPONSABILE DELLE VITTIME” – IL DIPARTIMENTO DI STATO USA MINACCIA TEHERAN: “NON SCHERZATE CON DONALD, TUTTE LE OPZIONI SUL TAVOLO” – IL BLOCCO DI INTERNET IN IRAN POTREBBE DURARE FINO A MARZO... – VIDEO
1. LA GUIDA SUPREMA DELL’IRAN: “IN MIGLIAIA UCCISI NELLE PROTESTE DA AMICI DI USA E ISRAELE”
Estratto dell’articolo da www.repubblica.it
"Riteniamo il presidente degli Stati Uniti colpevole delle vittime, dei danni e della diffamazione che ha inflitto alla nazione iraniana". La Guida suprema dell'Iran, Ali Khamenei, è apparsa in pubblico in occasione della festività islamica dell’Eid al-Mab'ath e ha accusato gli Stati Uniti per le proteste scoppiate nel Paese, definendole “un caos americano”.
Secondo Khamenei, l'ultima rivolta anti-iraniana è stata diversa in quanto il presidente degli Stati Uniti è intervenuto personalmente: "L'obiettivo degli Stati Uniti è quello di inghiottire l'Iran, è stata una rivolta americana e il popolo l'ha repressa. L'intelligence americana e sionista ha addestrato i leader dei rivoltosi all'estero".
Dalla fine di dicembre in migliaia sono scesi in piazza contro il regime. Le proteste, innescate dalla svalutazione della moneta iraniana e dall’aumento dei prezzi, sono state represse con violenza: le Ong denunciano almeno 3.090 morti confermate, 3.882 casi in fase di revisione, 2.055 feriti gravi e 22.123 arresti, nel mezzo di un blocco di Internet a livello nazionale ormai alla sua seconda settimana.
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Khamenei ha poi assicurato che “non porteremo il Paese verso la guerra, ma non lasceremo nemmeno impuniti i criminali interni e internazionali”.
"Abbiamo ricevuto notizie secondo cui la Repubblica Islamica starebbe preparando opzioni per colpire le basi americane. Come ha ripetutamente sottolineato il presidente Trump, tutte le opzioni restano sul tavolo e, se il regime della Repubblica Islamica attaccasse le risorse americane, la Repubblica Islamica 'si troverebbe ad affrontare una forza molto, molto potente'.
Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo: non scherzate con il presidente Trump", ha pubblicato poco dopo il Dipartimento di Stato Usa su X in lingua farsi.
Dall'Iran filtra pochissima informazione: il blocco a internet è considerato uno dei più gravi della storia, più lungo perfino dello shutdown imposto in Egitto nel 2011 durante le proteste di piazza Tahrir. Un portavoce del governo ha dichiarato ai media iraniani che l'accesso alla rete internazionale resterà chiuso almeno fino a Nowruz, il capodanno persiano del 20 marzo.
Washington ha ventilato l’ipotesi di un intervento a tutela dei manifestanti. Ma per diversi media statunitensi, le pressioni provenienti dal Golfo e da Israele avrebbero indotto Trump a rinviare un possibile attacco militare. […]
2. WEB SPENTO FINO A MARZO GLI AYATOLLAH BARRICATI ISOLANO IL POPOLO IRANIANO
Estratto dell’articolo di Gabriella Colarusso per “la Repubblica”http://www.repubblica.it
Dopo oltre 180 ore di blackout, una censura senza precedenti nella storia dell'Iran, il governo ha fatto sapere che non intende ripristinare internet almeno fino a Nowruz, il capodanno persiano che cade intorno al 20 marzo.
Gli iraniani restano al buio, e potrebbe essere così ancora a lungo.
Un report di Filterwatch rivela l'esistenza di un progetto statale riservato che punta a «trasformare l'infrastruttura Internet del Paese in una Internet da caserma» in cui «l'accesso al mondo esterno è concesso solo a coloro che dispongono di un'autorizzazione di sicurezza tramite una rigida "Lista Bianca"».
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Il progetto dà la misura della crisi in atto nel Paese. Le organizzazioni umanitarie continuano a fatica ad aggiornare il bilancio delle vittime della repressione seguita alle più grandi proteste anti-sistema dal movimento Donna Vita, Libertà: sono oltre 3.500 i morti, dice Iran Human Rights, denunciando oltre 20mila arresti e il rischio di nuove esecuzioni.
Durante la preghiera del venerdì, un noto ayatollah ultraradicale, Ahmad Khatami, ha chiesto la pena di morte per i manifestanti. Khatami non è uno qualunque: è stato nominato da Khamenei, e fa parte dell'Assemblea degli Esperti e del Consiglio dei Guardiani, i due organi di governo più potenti insieme all'ufficio della Guida.
L'ayatollah ha descritto i manifestanti come «maggiordomi» di Netanyahu e «soldati di Trump». Il governo iraniano accusa Israele e Stati Uniti di aver infiltrato "terroristi" nelle proteste per portare avanti una cospirazione contro l'Iran.
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Nel giro di due giorni, Trump ha anche parlato per ben due volte con Netanyahu e a Washington è arrivato anche il capo del Mossad David Barnea.
Gli americani, secondo Axios, valutano le opzioni per un possibile attacco militare, il cui obiettivo però appare ancora poco chiaro, ma provano anche a giocare la carta negoziale. L'inviato speciale Steve Witkoff ha messo sul tavolo le richieste di Washington: stop all'arricchimento dell'uranio, via le scorte di uranio arricchito dal Paese, ridimensionamento del programma missilistico e niente più finanziamenti alle milizie regionali.
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Nella partita si inserisce anche l'alleato di Khamenei, Vladimir Putin, che ha parlato al telefono con Netanyahu e poi con il presidente iraniano Pezeshkian. Mosca vuole scongiurare a tutti i costi un cambio di regime a Teheran, che è l'alleato prezioso nella guerra in Ucraina e nell'asse anti-americano che il Cremlino prova da anni a costruire.
È già da qualche mese, come ha rivelato il sito Amwaj, che Mosca fa da mediatrice tra Israele e l'Iran per evitare errori di valutazione che potrebbero portare uno dei due attori a uno strike preventivo e dunque a una nuova guerra.