toto spaghetti

TORNIAMO A MAGNA’ INSIEME: SENZA CONVIVIALITÀ SIAMO ITALIANI A METÀ - MARINO NIOLA: “DA NOI MANGIARE IN COMPAGNIA È PIÙ IMPORTANTE CHE MANGIARE. IL CIBO È UN RITUALE DI SOCIALIZZAZIONE, UN FATTORE DI COESIONE, UN LINGUAGGIO DEI SENTIMENTI. E NON È SOLO UNA QUESTIONE GASTRONOMICA MA DI IDENTITÀ. QUELLO CHE DESIDERIAMO È RIDIVENTARE NOI STESSI, DI METTERCI IN CORPO L'EMBLEMA DELLA RINASCITA. PERFINO QUEL CINICO DI OSCAR WILDE DICEVA ‘A TAVOLA PERDONEREI TUTTI, ANCHE I MIEI PARENTI’”

MARINO NIOLA 2

Marino Niola per “la Repubblica”

 

Il coronavirus ha messo in fuori gioco i cuochi. Che adesso tornano in campo per riprendersi la partita dopo più di due mesi in panchina. E noi facciamo tutti il tifo per loro. Perché senza la convivialità siamo italiani a metà. Infatti da noi mangiare in compagnia è ancor più importante che mangiare. E in questo siamo i degni eredi di Epicuro.

Il grande pensatore greco, che fece del piacere una filosofia, diceva sempre che prima di cercare qualcosa da mangiare e da bere bisogna trovare qualcuno con cui farlo.

 

È esattamente quel che facciamo noi quando ci mettiamo a tavola in compagnia. E trasformiamo il cibo in un moltiplicatore di condivisione, un rituale di socializzazione, un fattore di coesione, un linguaggio dei sentimenti, un lessico famigliare che conserva affetti, ricordi, momenti importanti, persone care.

 

pizza con gli amici 1

Non a caso la nostra memoria ha nella tavola il suo luogo d' incubazione. E spesso anche la storia con la esse maiuscola. Diceva Cavour, grande statista e grande gourmet, che «procura più amici la mensa che la mente». Perché nella sua attività di diplomatico aveva visto i conflitti più aspri addolcirsi davanti a un piatto prelibato.

 

E le controversie più accese sfumare con un buon bicchiere. In questi giorni di lockdown siamo andati in crisi d' astinenza da megatavolate. Abbiamo rimpianto perfino le precettazioni gastronomiche d' ordinanza, come i pranzi matrimoniali, tutti rinviati a data da destinarsi. E abbiamo capito perché perfino un cinicone come Oscar Wilde diceva «a tavola perdonerei tutti, anche i miei parenti».

 

pasto in compagnia

E adesso siamo sui blocchi di partenza, pronti a riprenderci il diritto alla convivialità negata. E a riappropriarci dei nostri spazi vitali come le piazze, i lungomare, i centri storici, dove si nutrono insieme il corpo e l' anima. Perché non è solo una questione gastronomica. Qui non si parla di specialità ma di identità. Quello che desideriamo non è semplicemente di mangiare, ma di ridiventare noi stessi, di metterci in corpo l' emblema della rinascita. Una comunione laica, insomma. Ovviamente dovremo accontentarci di una convivialità razionata. Condizionata da regole sanitarie prudenti e stringenti. Dovremo tenere le distanze dagli altri avventori.

 

Potremo "gettare la maschera" solo quando saremo seduti al nostro tavolo. E visto che gli assembramenti rimangono il più grave dei pericoli dovremo rinunciare alla compagnia allegra e caciarona. Di fatto la nostra sarà una libertà vigilata, ma pur sempre ritrovata.

E in ogni caso preferibile agli arresti domiciliari ai quali siamo stati condannati in questi mesi. Durante i quali però uno score gastronomico lo abbiamo portato a casa. Perché abbiamo incrementato le nostre competenze culinarie.

 

pasto in compagnia 1

Abbiamo tutti ripassato le ricette di famiglia e ci siamo improvvisati master chef. Abbiamo redistribuito le mansioni gastronomiche tra i generi e le generazioni in maniera più equa. Insomma, abbiamo ravvivato i fuochi domestici che dall' alba dei tempi sono il simbolo della vita che continua, della famiglia che si perpetua. Ora tocca ai ristoranti che nella modernità sono diventati i custodi di quel fuoco pubblico che, dalle origini della civiltà occidentale, è il centro ideale della vita collettiva, l' emblema della polis.

pasto in compagnia 2

Ad Atene erano le sacerdotesse di Hestia, dea del focolare, a vegliare perché non si spegnesse mai. A Roma questo compito vitale spettava alle Vestali.

Oggi tocca ai ristoratori che, più prosaicamente, mantengono vivo il calore della comunità. Che adesso ci attende come una terra promessa, come una patria dell' anima nella quale vogliamo rimpatriare. Con una bella rimpatriata.

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