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"UNA VOLTA HO SOTTOMESSO SESSUALMENTE UN MONACO NOVIZIO SOLO CON LA VOCE" - IL RACCONTO A "VOGUE" DI UNA DONNA CHE, GRAZIE AL SEXTING, HA FULMINATO SULLA VIA DELLA GNOCCA UN RELIGIOSO: "STAVO ANDANDO AL LAVORO, MA LUI ERA CONVINTO CHE FOSSI IN CAMERA DA LETTO E INDOSSASSI I TACCHI A SPILLO. LUI DOVEVA PRESENZIARE A SETTE FUNZIONI RELIGIOSE AL GIORNO, E HO DOVUTO INCASTRARE LA CHIAMATA MENTRE ERO IN GIRO. PER LA STRADA HO GRIDATO 'STRIZZATI I CAPEZZOLI PIÙ FORTE CHE PUOI!' E HO FINTO L'ORGASMO A..."

Estratto dell’articolo di Olivia Petter per www.vogue.it

 

SEXTING

Le relazioni a distanza, si sa, si reggono su tre pilastri fondamentali: una comunicazione impeccabile (in teoria), crisi esistenziali intermittenti (nella realtà) e, ça va sans dire, sesso al telefono. O, meglio ancora, in questi tempi iperconnessi, sesso via FaceTime. Da fare, possibilmente, spesso. […]

 

Fingere di raggiungere l'orgasmo è una cosa che la maggior parte delle donne ha fatto almeno una volta nella vita, e per fortuna se ne parla sempre di più. Ma c’è un altro aspetto che tende a venire passato sotto silenzio: anche il sesso virtuale viene spesso “recitato”. Quante volte ci è capitato di inviare messaggi hot mentre preparavamo la cena o piegavamo il bucato?

 

Uno studio su 155 studenti universitari ha rivelato che quasi la metà dei cosiddetti “sexter attivi” ha mentito al partner durante il “sexting” (neologismo sincratico formato da “sex” + “texting”). Il predetto studio ha peraltro evidenziato che le donne sono più propense a farlo rispetto agli uomini. Un classico.

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Paradossalmente, mentire al telefono può essere più difficile che farlo in presenza. Non è possibile usare gesti e sguardi per rafforzare la narrazione e distogliere l'attenzione del nostro interlocutore dal tono della voce, che, quando non si dice la verità, risulta eccessivamente controllato e ricco di pause. Mentire al telefono richiede, in effetti, doti attoriali di un certo livello:

 

bisogna emettere i suoni giusti, pronunciare le frasi giuste, rispondere nei tempi giusti… anche se si è in cucina alle sette del mattino e si sta cercando di non far bruciare le uova strapazzate. Si può improvvisare un po’ di sexting tra un'email e l’altra, mentre si innaffiano le piante o si cercano le ricevute per il commercialista. In fondo, il bello del sesso virtuale è proprio questo: si può fare ovunque. E forse è proprio per questo che così spesso si finge.

 

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«Una volta, ho sottomesso un monaco novizio solo con la voce», mi racconta un’amica con nonchalance. «Ero in sneakers e stavo andando al lavoro, ma lui era convinto che fossi in camera da letto e indossassi i tacchi a spillo». La scelta del sesso telefonico era, come spesso accade, una questione di logistica: «Lui doveva presenziare a sette funzioni religiose al giorno, quindi dovevamo incastrarci nei pochi momenti in cui poteva parlare senza essere sentito.

 

L’unica finestra libera era quella che corrispondeva al mio tragitto verso l'ufficio. Eravamo abbastanza in confidenza da poter pronunciare in mezzo alla strada frasi come “Strizzati i capezzoli più forte che puoi!”, ma fingere l’orgasmo a una fermata dell'autobus è stato un po’ più imbarazzante. Per fortuna, non c’era nessuno».

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Immagino che, in momenti come questi, simulare l'orgasmo possa essere quasi eccitante, regalando una sensazione di controllo e supremazia che, probabilmente, sarebbe impossibile provare nel sesso reale. Ma non è così per tutti: in alcune persone, fingere il piacere sessuale al telefono genera sensi di colpa.

 

«L'ho fatto una volta con il mio adorabile fidanzato, quando lui era in Giappone», mi confessa un'amica. «Sapevo che non sarei mai riuscita ad arrivare all'orgasmo, ma sentivo che lui ne aveva davvero bisogno. Quindi ho solo finto. Ma sono ancora tormentata dai sensi di colpa».

 

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Se si analizzano le ragioni per cui le persone fingono l'orgasmo al telefono, si scopre che non sono poi così diverse da quelle che le spingono a simularlo quando fanno sesso sul serio. La psicoterapeuta Naomi Magnus indica le più tipiche: «Un’intimità percepita come doverosa, ansia da prestazione sessuale, paura di deludere il partner, modelli culturali distorti…».

 

Con una fondamentale differenza, tuttavia. Per chi vive una relazione a distanza, il sesso telefonico è spesso l’unico momento di intimità vera. Le aspettative salgono, e la finzione, se reiterata, può ferire il partner e risultare dannosa per il rapporto.

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«Fingere regolarmente può finire per creare una dissonanza tra ciò che si prova davvero e ciò che si esprime», avverte Magnus. «Nel tempo, può portare a distacco emotivo, calo dell’autostima e, spesso, a un senso di isolamento per entrambi i partner: chi finge si sente distante, mentre chi è dall’altra parte percepisce, anche solo a livello inconscio, l’assenza di sincerità. Quando l’intimità è finta, la comunicazione si logora. E con lei, tutta la relazione».

 

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Come uscirne? Il primo passo è cercare di comunicare apertamente con il partner, spiegandogli perché ci si è sentiti spinti a fingere. «Provate a esprimere i vostri sentimenti con delicatezza, facendo sapere al partner che a costituire il problema non sono necessariamente i suoi desideri, ma le sue aspettative di rendimento», suggerisce Magnus. «Quando la comunicazione è davvero aperta, si crea un terreno fertile per il rispetto dei confini emotivi e fisici. E questo è ciò che tiene viva una relazione, anche — o forse soprattutto — a distanza». […]

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