NAZISTI CON LA PENSIONE A STELLE E STRISCE – CACCIATI DAGLI USA NEGLI ANNI SETTANTA, IN GIRO PER IL MONDO CI SONO ANCORA 4 EX NAZISTI CHE INCASSANO UN ASSEGNO MENSILE AMERICANO

Paolo Mastrolilli per “la Stampa”

 

Un lampione con la svastica del 1940Un lampione con la svastica del 1940

Ogni mese Jakob Denzinger riceve un assegno dal governo americano, nel villaggio croato dove vive. Circa 1500 dollari, frutto del suo duro lavoro, quando aveva fondato una compagnia di materiali plastici ad Akron, in Ohio. L’unico problema è che prima di cominciare la sua seconda vita negli Stati Uniti, da cui deriva questa pensione, Jakob era una SS del feroce reparto Totenkopf, e durante la guerra aveva prestato servizio nei campi di sterminio di Mauthausen, Sachsenhausen e Auschwitz. Uno di diverse decine di colleghi che avevano seguito lo stesso percorso, secondo un’inchiesta sconvolgente pubblicata dall’Associated Press.


Dopo la guerra centinaia di ex nazisti scapparono all’estero, e circa 10.000 riuscirono a rifugiarsi negli Stati Uniti. Alcuni, come Denzinger, nascosero il loro passato; altri, come lo scienziato specializzato nella costruzione di missili V-2 Arthur Rudolph, vennero accolti di proposito, perché con le loro capacità potevano aiutare lo sviluppo dei programmi militari americani. Rudolph, ad esempio, collaborò alla missione della Nasa per andare sulla Luna, e per questo ricevette anche una prestigiosa onorificenza.

 

campo di concentramento di sobibor 5campo di concentramento di sobibor 5

 In silenzio, gli ex nazisti avevano trovato lavoro, costruito famiglie, e ottenuto la cittadinanza. Verso la fine degli anni Settanta, però, queste pratiche erano diventate troppo note ed imbarazzanti per il governo americano, e così il dipartimento alla Giustizia creò un ufficio apposito, chiamato Osi, che aveva il compito di trovare gli ex nazisti e cacciarli. Dal punto di vista legale non era un’operazione facile, perché queste persone in genere avevano commesso i loro reati all’estero, contro cittadini non americani.

 

Gli Usa dunque non avevano basi solide per incriminarli e processarli. L’unico appiglio era che avevano mentito quando erano immigrati, e ciò consentiva di espellerli o estradarli verso Paesi interessati a processarli. Anche questa, però, era una prassi lunga e complicata, perché nessuno voleva riprendersi i criminali di guerra, a partire dalla Germania, e l’espulsione poteva richiedere anni. Allora, pur di risolvere il problema, l’Osi escogitò una via d’uscita diversa: quella volontaria. In sostanza i suoi agenti si presentavano agli ex nazisti, e li avvertivano che stavano per avviare la procedura per togliere loro la cittadinanza americana e cacciarli. Questo processo avrebbe richiesto tempo, ma si sarebbe concluso con la perdita di tutti i benefici. In alternativa, l’Osi offriva agli ex criminali di conservare la pensione, in cambio della loro uscita volontaria dagli Stati Uniti.

ZINGARI NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO ZINGARI NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO


Molti accettarono questa soluzione, e in alcuni casi furono spediti all’estero senza che i Paesi dove arrivavano fossero informati in anticipo. Una pratica chiamata «nazi dumping», come nel caso proprio di Rudolph e Martin Bartesch, aguzzino di Mauthausen, che nel 1987 atterrò inatteso e indesiderato a Vienna. Le proteste internazionali costrinsero gli Usa a rivedere questa pratica, ma finora nessuna legge ha chiuso la falla che consente agli ex nazisti di continuare a ricevere la pensione americana, una volta usciti dal Paese. In totale almeno 66 l’hanno presa e 4 sono ancora vivi, come Denzinger. Suo figlio Thomas abita negli Usa, e ha commentato così lo scandalo: «Quei soldi mio padre li ha guadagnati lavorando e versando i contributi. Ci paga sopra anche il 30% di tasse, e quindi ha tutto il diritto di riceverli».

UN VISITATORE AL CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI AUSCHWITZ UN VISITATORE AL CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI AUSCHWITZ

 

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