VELENI E SOSPETTI: LA CAMPAGNA DI NORDIO CONTRO LE TOGHE – IL GUARDASIGILLI HA EVOCATO “LA GIUSTIZIA A OROLOGERIA” PER LA NOTIFICA DELL'AVVISO DI CONCLUSIONE DELLE INDAGINI AL SUO CAPO SEGRETRIA, GIUSI BARTOLOZZI, PER IL CASO ALMASRI – UN ATTO CHE, TECNICAMENTE, NON POTEVA PIÙ RESTARE FERMO SULLE SCRIVANIE, MA CHE VIENE USATO DALLA MAGGIORANZA PER ATTACCARE LA MAGISTRATURA – NEI CORRIDOI DELLE PROCURE ITALIANE GIRA UNA DOMANDA INSISTENTE: “CHE FACCIAMO IN VISTA DEL REFERENDUM?” - DALL’INDAGINE SU PARAGON A QUELLA SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, FINO ALLE INCHIESTE SULLA SANTANCHÉ: SONO MOLTI I FASCICOLI “SCOTTANTI” CHE ASPETTANO DI ESSERE DEFINITI, MA IN QUESTO CLIMA AVVELENATO…
Estratto dell’articolo di Giuliano Foschini per “la Repubblica”
carlo nordio e giusi bartolozzi
Nelle procure italiane gira una domanda che nessuno mette per iscritto ma che tutti ripetono nei corridoi: «Che facciamo in vista del referendum?». Era un dubbio che in tanti avevano da giorni, ma che ieri si è amplificato dopo l'attacco del ministro della Giustizia Carlo Nordio contro la procura di Roma sul «tempismo» che ha portato alla notifica di un atto che, tecnicamente, non poteva più restare fermo sulle scrivanie.
Dopo la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini a Giusi Bartolozzi, la maggioranza ha parlato di strumentalizzazione politica. [...]
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI
La contestazione è arrivata, contestualmente, da più voci. Il viceministro Francesco Paolo Sisto ha parlato di «tempismo quanto meno discutibile, per non dire sospetto», evocando «un clima avvelenato» e lamentando che neppure la campagna referendaria sia rimasta «al riparo». Sulla stessa linea Enrico Costa: «Dalla campagna referendaria nelle procure, alle procure nella campagna referendaria», ha detto, mentre dalla maggioranza arrivavano dichiarazioni sulla stessa linea.
Il punto è semplice: se per il prossimo mese ogni inchiesta che tocca politica, istituzioni e finanza diventa oggetto di accuse, come si devono comportare i pm? È un tema che si pone anche in occasione delle elezioni politiche, ma questa volta è diverso perché, almeno nel racconto che si è fatto, questa consultazione viene descritta come uno scontro tra due poteri, quello esecutivo e quello giudiziario.
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A Roma sono aperti gli accertamenti sul Garante per la protezione dei dati personali, quelli su "squadra Fiore" e l'indagine che coinvolge Paragon, con possibili riflessi istituzionali: fascicoli che si trovano a snodi cruciali. A Milano restano le inchieste che riguardano la ministra Daniela Santanchè.
E sempre a Milano c'è il capitolo finanziario: la scalata a Mediobanca e, a cascata, il possibile controllo di Generali oggetto giovedì di un'audizione in parlamento del procuratore Marcello Viola. E ancora: a Genova ci sono sviluppi e strascichi dell'inchiesta sul presunto capo italiano di Hamas, Mohammad Hannoun, che intratteneva rapporti con esponenti politici e che è al centro di una durissima campagna da parte del centrodestra.
A Prato l'inchiesta sul presunto ricatto a luci rosse all'ex consigliere di Fratelli d'Italia Cocci, con altri esponenti del partito coinvolti, è pronta a una svolta. E lo potrebbe essere il fascicolo in cui sono stati acquisiti elenchi riconducibili alla massoneria.
Sono procedimenti diversi, in fasi diverse. Ma hanno un elemento in comune: ogni atto rischia di essere letto come una mossa politica. «È un problema molto serio», attacca il consigliere del Csm Ernesto Carbone. «Nordio e la Bartolozzi sono due magistrati e avrebbero dovuto saperlo prima di fare un intervento di questo tipo.
Dovrebbero conoscere e capire meglio di altri il funzionamento e i tempi della giustizia. La riforma per fortuna non è ancora passata, non cominciamo a fare pressioni sui magistrati per indirizzare le indagini».




