regeni renzi al sisi egitto

DICIAMOCELA TUTTA: PROBABILMENTE GIULIO REGENI E’ STATO UCCISO DA APPARATI DI STATO EGIZIANI. FORSE LA COLPA È DEI SERVIZI SEGRETI, FORSE DEI MAZZIERI AL LORO SERVIZIO - QUELLO CHE CONTA È CHE LA VERITÀ NON VERRÀ MAI A GALLA E L’INCHIESTA CONGIUNTA DI ROMA E DEL CAIRO NON PORTERÀ A NULLA. BALLANO TROPPI MILIARDI DI AFFARI TRA I DUE PAESI

VIGNETTA GIANNELLI - AL SISI COLLABORA SUL CASO REGENIVIGNETTA GIANNELLI - AL SISI COLLABORA SUL CASO REGENI

1 - LE MANI LEGATE DI ROMA SUL CASO REGENI È L’EGITTO A DECIDERE COSA CONDIVIDERE

Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”

 

Tra Italia e Egitto non c’è un trattato di cooperazione giudiziaria. Il poco che è accaduto finora nei rapporti fra magistrati è solo frutto delle rispettive buone volontà, come quello che potrà accadere in futuro. Spirito di collaborazione, e niente altro.

 

Questa sconsolata ma realistica premessa è necessaria per farsi un’idea di che cosa ci si può legittimamente attendere dalla doppia inchiesta — egiziana e italiana — sul sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni. Due indagini che in realtà sono una sola, di cui restano titolari gli inquirenti del Cairo; la Procura di Roma può offrire l’aiuto eventualmente richiesto e giudicare i risultati.

 

giulio regeni paola regenigiulio regeni paola regeni

Su di essa confida il premier Matteo Renzi, quando chiede che «abbia accesso a tutte le carte» e ribadisce che «noi ci fermeremo soltanto quando avremo trovato la verità». Che non può essere nessuna delle tante vagheggiate finora, compresa l’ultima messinscena dalla quale sembra che anche gli egiziani intendano fare marcia indietro: i cinque presunti criminali comuni uccisi e asseritamente trovati in possesso del passaporto e di altri documenti di Regeni. Martedì prossimo, giorno fissato per l’incontro tra gli investigatori dei due Paesi sollecitato da una lettera del ministro dell’Interno Alfano, proprio a partire da quell’episodio si potrà capire quanto le autorità del Cairo facciano sul serio.

PASSAPORTO DI GIULIO REGENI PASSAPORTO DI GIULIO REGENI

 

IL NUOVO DEPISTAGGIO

Al di là della incredibile, prima ricostruzione dei fatti, la storia dei morti ammazzati collegati al giovane ricercatore assassinato ha aperto un nuovo filone investigativo: la ricomparsa dei documenti d’identità di Giulio, che verosimilmente sono stati messi a bella posta accanto ai cadaveri, o nelle loro abitazioni, in un goffo tentativo di depistaggio. Da chi? E perché? La tv locale Dream ha trasmesso l’intervista allo zio di una delle vittime, secondo il quale il nipote fu prelevato dalla polizia e poi ucciso, con colpi sparati quasi a bruciapelo: ci sono riscontri a queste affermazioni? O smentite attendibili?

 

REGENIREGENI

Se gli elementi che i poliziotti egiziani porteranno a Roma la prossima settimana daranno qualche pur generica indicazione per rispondere a queste domande, vorrà dire che la dichiarata disponibilità a cercare la verità è quantomeno credibile (che poi arrivi a qualche risultato è un’altra storia); se viceversa le risposte del Cairo ignoreranno questo capitolo dell’indagine, limitandosi a fornire le informazioni richieste ormai due mesi fa, sarà lecito dubitare delle reali intenzioni egiziane.

' PER REGENI (ANSA)' PER REGENI (ANSA)

 

Il rientro in Italia del team investigativo composto da poliziotti del Servizio centrale operativo e carabinieri del Ros (uno o due componenti sono comunque rimasti al Cairo, per ogni evenienza) serve a preparare al meglio l’incontro di martedì. Che difficilmente si rivelerà «il giorno della verità», ma potrà fornire qualche dettaglio in più.

 

Per esempio: l’identità certa e i contatti telefonici delle persone indicate come coinvolte nel sequestro di Giulio, per verificare se davvero qualcuno di loro è stato nei pressi dell’abitazione del ragazzo il giorno del rapimento, o del luogo in cui è stato ritrovato il cadavere, una settimana dopo. E ancora: come si sono mossi e con quali persone hanno parlato nei giorni della scomparsa di Regeni.

REGENIREGENI

 

NUOVE RICHIESTE

Anche l’elenco delle telefonate fatte e ricevute da Giulio nelle ultime settimane della sua esistenza (non solo degli ultimi tre giorni, già fornito) è atteso dagli investigatori italiani; così come quelle del coinquilino che, secondo alcune testimonianze, avrebbe parlato di visite della polizia locale a Regeni prima della sua sparizione: l’uomo è già stato interrogato al Cairo, ma su questo punto non gli sono state fatte domande. E sempre a proposito di tabulati, bisognerà vedere se gli egiziani porteranno dei semplici numeri di telefono oppure anche dei nomi, e magari i risultati di accertamenti già svolti sul loro conto; sarà un’altra prova delle loro reali intenzioni.

 

manifestazione per giulio regeni manifestazione per giulio regeni

Ieri la Procura generale del Cairo ha annunciato la creazione di un pool di magistrati dei vari distretti interessati dalle indagini, e ha confermato l’intesa raggiunta con Roma per «scambiare le informazioni fino ad arrivare agli autori di questo caso e a portarli davanti a un tribunale penale per essere puniti per quello che hanno commesso». Renzi si affida all’esperienza e alla professionalità del procuratore Pignatone.

 

Il quale per adesso, insieme al sostituto Colaiocco, non può che attendere di conoscere quello che i colleghi egiziani intenderanno condividere. E magari proporre un protocollo bilaterale che permetta a poliziotti e carabinieri di partecipare alle attività d’indagine più e meglio di come hanno fatto finora. Ma è indispensabile, per l’appunto, la disponibilità del Cairo.

 

IL NODO POLITICO

I TUTOR INGLESI DI REGENI PROTESTANO CONTRO AL SISII TUTOR INGLESI DI REGENI PROTESTANO CONTRO AL SISI

Ecco perché il nodo resta politico, prima che giudiziario. È ciò che sostiene il senatore Luigi Manconi, che affianca la famiglia Regeni come ha fatto in passato con i familiari di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva e altri morti in stato di detenzione. In quei casi però, la magistratura aveva in mano le redini delle indagini; qui no. «I margini dell’azione penale italiana sono strettissimi — spiega Manconi —, perciò bisogna agire politicamente per costringere l’Egitto a dare sostanza alla propria azione penale».

 

2 - «HO ACCAREZZATO GIULIO E GLI HO DATO L’ULTIMO BACIO» COSÌ MAMMA PAOLA HA INIZIATO LA SUA BATTAGLIA

Giusi Fasano per il “Corriere della Sera”

 

giulio regeni     giulio regeni

Una donna davanti al «dolore necessario», come dice lei. Una prova di forza fra le sue emozioni e l’oscenità della morte. Paola poteva scegliere di non farlo e invece no, «se non l’avessi guardato in faccia mi sarei sentita una vigliacca come mamma». Non poteva non salutare un’ultima volta Giulio, il figlio adorato e perduto per sempre. «Siamo andati io e Claudio, l’abbiamo baciato e accarezzato». Riconosciuto, anche se «quel viso piccolo piccolo non era più lui», a parte «la punta del naso».

 

giulio regeni paz zarategiulio regeni paz zarate

Se sei condannata a sopravvivere alla morte di tuo figlio, se nessuno ti sa spiegare chi e perché l’ha ucciso, è facile che essere te stessa diventi essere «la madre di..». Lei no. Lei è Paola, prima di essere la madre di Giulio.

 

Paola. Una combattente, con le parole gentili per dichiarare guerra alle menzogne, con un dettaglio che da solo racconta la storia intera, con il suo «blocco del pianto» che «chissà perché, poi... proprio io che mi sono commossa mille volte per una canzone o il disegno di uno dei miei bambini a scuola».

 

paola regenipaola regeni

Eccola, Paola, la madre di un ragazzo «che poteva dare una mano al mondo» e che invece è tornato a casa in una bara. Di lei sappiamo poco, l’abbiamo sentita parlare per la prima volta soltanto due giorni fa, con la sua conferenza stampa in Senato, eppure ci sembra di conoscerla da sempre. Si chiama empatia, questa signora con la sciarpetta gialla in onore di Amnesty International e i toni pacati sa come entrare in sintonia con gli altri.

 

Come ha fatto per una vita con i bambini nelle scuole statali infantili, a cominciare dalla Scuola Collodi di Monfalcone, la città dov’è nata e ha vissuto prima di trasferirsi con suo marito Claudio a Fiumicello, 15 chilometri più in là e in mezzo il fiume Isonzo.

 

giulio regeni    giulio regeni

La maestra Paola ha sempre avuto pazienza da vendere e curiosità per gli esperimenti educativi che tenessero conto di creatività e relazioni umane, la sua vera grande passione. Ha lavorato come formatrice in Friuli e in Slovenia per l’apprendimento della lingua italiana e per capire perché i bambini l’hanno sempre adorata basterebbe questa sua convinzione: «Chi l’ha detto che per imparare bisogna essere sempre seri? Che non si può apprendere con divertimento?». Se lo chiedeva in una vecchia intervista su un progetto che riguardava la metodologia e le relazioni affettive.

LA SALMA DI GIULIO REGENILA SALMA DI GIULIO REGENI

 

L’avevano interpellata come «teacher di eccellenza» e chiunque abbia avuto a che fare con lei come insegnante giura che lo fosse davvero. Quando lavorava, certo, ma anche adesso che è in pensione e che in realtà si dà da fare il doppio: per i bambini e l’insegnamento precoce dell’inglese, per organizzare corsi o iniziative culturali nel suo Comune, per l’associazione Voci di Donne che si occupa di impegno civile, per la realizzazione di un asilo nido, perfino per il direttivo della società di pattinaggio locale.

 

REGENIREGENI

Fare, fare, fare. E cercare sempre le parole e le azioni migliori che si può. Paola ha provato a farlo anche con la politica, candidandosi in una lista civica di sinistra negli ultimi due appuntamenti per le elezioni amministrative. Non puntava certo a una poltrona ma voleva partecipare alla stesura del programma, aiutare i consiglieri eletti a realizzare progetti anche piccoli ma di qualità: ecco, a questo ha sempre puntato l’insegnante visionaria di Fiumicello che tutti conoscono.

 

In questi mesi senza più Giulio, in queste settimane di vita vissuta a caccia di una verità mai stata all’orizzonte, Paola non ha arretrato di un passo sulla sua prima regola di vita: l’apertura al mondo, sempre. «Nonostante tutto non dirò mai che sarebbe stato meglio non lasciarlo andare» le hanno sentito ripetere gli amici più cari, orgogliosa più che mai degli studi di suo figlio, delle tante lingue che Giulio aveva imparato viaggiando, arabo compreso.

GIULIO REGENIGIULIO REGENI

 

Paola era ammirata dall’attitudine di quel ragazzo per le relazioni umane e l’idealismo. E per Giulio quelle qualità sono state necessarie per arrivare al Collegio del Mondo Unito (nella sede del New Messico), scuola esclusiva per ragazzi che arrivano da tutto il mondo e che prima di essere studenti sono talenti selezionati, mossi dal desiderio di sviluppare relazioni e ricerche sociali, politiche, sindacali.

Le stesse che ha coltivato nel tempo sua madre, donna dall’energia contagiosa. Forte anche mentre pensa alle ultime ore del suo Giulio, quando immagina lui davanti alla certezza «che una porta non si sarebbe più aperta». Un pensiero che «mi fa male, mi tormenta giorno e notte».

 

GIULIO REGENI E AMICIGIULIO REGENI E AMICIGIULIO REGENI CON LA FAMIGLIAGIULIO REGENI CON LA FAMIGLIA

 

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