CHE DESTINO AMARO: UNA VITA A LAVORARE PER RITROVARSI NELLA MISERIA - ENTRO IL 2050 CI SARANNO 7,7 MILIONI DI LAVORATORI IN MENO E CHI ANDRÀ IN PENSIONE NEL 2060, CON 38 ANNI DI CONTRIBUTI VERSATI, PRENDERÀ UN ASSEGNO CHE IN MEDIA SARÀ PARI AL 64,8% DELL’ULTIMO STIPENDIO, RISPETTO ALL’81,5% DI OGGI – E L’ITALIA SI TROVA PURE IN UNA SITUAZIONE PARADOSSALE: È PRIMA NELL’UE PER SPESA PREVIDENZIALE, MA TERZULTIMA PER LE RETRIBUZIONI. E AVERE LAVORATORI POVERI OGGI VUOL DIRE AVERE PENSIONATI ALLA FAME DOMANI…
Estratto dell’articolo di Enrico Marro per il “Corriere della Sera”
Prima ci si renderà conto che, nonostante tutte le riforme fatte, il sistema previdenziale non è in sicurezza e meglio sarà.
Basta leggere il focus Censis-Confcooperative […] Il declino demografico dell’Italia mina le fondamenta del sistema: entro il 2050 ci saranno 7,7 milioni di lavoratori in meno e chi andrà in pensione nel 2060, con 38 anni di contributi versati, prenderà un assegno che in media sarà pari al 64,8% dell’ultimo stipendio, rispetto all’81,5% di oggi.
«Un taglio di 17 punti percentuali a parità di anni lavorati, una vera ipoteca sul futuro», dice Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative.
Si prospetta dunque un impoverimento delle pensioni conseguenza non solo del passaggio dal metodo di calcolo retributivo a quello contributivo, ma di «una crescente diffusione della povertà lavorativa».
L’Italia si trova così nella situazione paradossale di essere la «prima nell’Unione europea per spesa previdenziale», ma la «terzultima per retribuzioni», 25esima su 28 Stati membri per incidenza dei salari sul Pil: appena il 28,9% contro il 44,9% della Germania, il 38% della Francia e il 37,1% della Spagna. […]
E avere lavoratori poveri oggi - in Italia sono 2,4 milioni - significa avere pensionati poveri domani .
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