vladimir putin volodymyr zelensky

“NON HO BISOGNO DELLE BOIATE STORICHE DI PUTIN” – ZELENSKY S’È ROTTO IL CAZZO DI ABBOZZARE: “NON HO BISOGNO DI SPRECARE TEMPO SU QUESTIONI STORICHE, SULLE RAGIONI PER CUI E' INIZIATO TUTTO QUESTO, SU PIETRO IL GRANDE” – “NON STIAMO RITARDANDO NULLA MA CIÒ NON SIGNIFICA CHE IO ACCETTERÒ TUTTO O ACCETTERÒ DI RITIRARMI DAL MIO TERRITORIO. I RUSSI HANNO DECISO CHE VOGLIONO UN NUOVO ZAR. DEVONO RICONOSCERE DI AVER INIZIATO QUESTA GUERRA” – “NON HO TEMPO PER LE STRONZATE”. E COME LUI, NON HANNO TEMPO GLI UCRAINI, ORMAI DISILLUSI, CHE NON CREDONO AI NEGOZIATI FARLOCCHI ORGANIZZATI DA TRUMP…

volodymyr zelensky a davos

UCRAINA: ZELENSKY, LE BOIATE STORICHE DI PUTIN NON MI SERVONO

(AGI) - Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, in un'intervista con Piers Morgan, ha affermato di "non aver bisogno di tutte quelle boiate storiche" menzionate dall'omologo russo, Vladimir Putin, per giustificare l'invasione del suo Paese.

 

"Non ho bisogno di sprecare tempo su questioni storiche, le ragioni su cui ha iniziato tutto questo, Pietro il Grande...", ha proseguito Zelensky, che respinto le accuse di trascinare i negoziati.

 

vladimir putin anniversario vittoria di stalingrado

"Non stiamo ritardando nulla ma cio' non significa che io accettero' tutto o semplicemente accettero' di ritirarmi dal mio territorio, per giunta dal territorio che al momento controllo", ha proseguito il leader di Kiev, "non possiamo semplicemente ritirarci. E' incredibile. Come e' possibile? E' il nostro territorio".

 

"I russi hanno deciso che vogliono un nuovo zar. Devono riconoscere di aver iniziato questa guerra. Le scuse contano, nel modo in cui la Germania ha affrontato il proprio passato", ha proseguito Zelensky che, a proposito della richiesta di elezioni, ha affermato che i russi "non vogliono le elezioni, vogliono sostituirmi".

 

"Non siamo la Russia. Non puoi semplicemente ordinare un'elezione in una settimana", ha aggiunto il presidente ucraino, "se il cessate il fuoco porta una vera pace, possiamo discutere di elezioni".

 

UCRAINA: ZELENSKY, RUSSIA PERDE 30-35MILA SOLDATI AL MESE

(LaPresse) - "I russi hanno cercato di vendere al loro pubblico 'passi positivi', ma non ci sono riusciti. Anche il loro pubblico – la parte nazionalista e radicalizzata della società russa – non si fida del governo e di Putin. Perché vede che non ci sono passi positivi sul campo di battaglia.

volodymyr zelensky e donald trump a mar a lago foto lapresse 1

 

La Russia ora perde 30.000-35.000 soldati al mese, uccisi o gravemente feriti. In realtà stanno perdendo 156 persone per occupare un chilometro del nostro territorio. E noi abbiamo anche le nostre mosse offensive, e allora loro perdono". Lo ha scritto su X il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.

 

IL FRONTE PIÙ SOTTOVALUTATO DELLA GUERRA IN UCRAINA SONO LE COMMERCIANTI DI PRYVOZ

Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”

 

soldati ucraini a pokrovsk

Il 23 luglio scorso faceva caldo a Odessa. Era  piena estate, il cielo senza nubi prometteva lunghe giornate al mare e nottate all’aria aperta fino all’ora del coprifuoco. Il caldo e l’assenza di nuvole d’estate sono però l’equivalente delle temperature sottozero d’inverno: le condizioni ideali per cui i russi sanno che un attacco può fare più danni del solito.

La notte fra il 23 e il 24 luglio, uno sciame di droni mandati da Mosca è entrato nello spazio aereo di Odessa. L’obiettivo principale erano le infrastrutture energetiche, per disabilitare l’uso dell’aria condizionata, ma un drone ha colpito anche una parte del mercato Pryvoz, l’ala chiamata “Passaggio della frutta”, dove per secoli hanno esposto la mercanzia generazioni di fruttivendoli. I segni dell’impatto sono ancora visibili.

 

il mercato di pryvoz a odessa foto micol flammini 4

Pryvoz ha riaperto subito e oggi è il listino dell’economia dell’Ucraina e dei danni della guerra alla vita di chi fa la spesa. 

 

[…] Un chilo di mele costa sulle 60 grivne, poco più di un euro. I mandarini 100, quasi due euro. I melograni 200, poco meno di quattro euro.

 

Attorno ai fruttivendoli si snodano banchi che vendono vestiti, coltelli, carne e soprattutto pesce: un chilo di alici 190 grivne, 3,71 euro; il salmone 600, quasi dodici euro; i gamberi 630, circa tredici euro. I venditori sono i primi osservatori dell’economia del paese e sanno che il loro comportamento è in grado di influenzarla: l’attacco russo a Pryvoz serviva a fermare i venditori, quindi a indebolire l’economia.

 

Ogni angolo è un piccolo fronte e questo mercato è un fronte indaffarato, popolato soprattutto da donne. Un gineceo di signore che ha visto tanto, dimostrano tutte molto più dei loro anni e non parlano volentieri della guerra. Si mettono a disposizione per qualsiasi curiosità sulle tipologie di mele o sui pesci del mare di Odessa, ma quando si sentono chiedere del conflitto rispondono: “Grazie della domanda, ma per questo non ho tempo, non chiederlo a me”.

 

BOMBARDAMENTI RUSSI SUL PORTO DI ODESSA

Non vogliono esprimere giudizi, non hanno tempo. Qualcuno preferisce non esporsi, qualcuno non ama il presidente Zelensky, tutti soprattutto detestano Vladimir Putin.

 

Qualcuno si apre, come Vika, che non è interessata a parlare di negoziati con i russi, vuole parlare della sua di guerra: “Ho mio marito e mio figlio al fronte. Mio figlio è tornato per una breve licenza ed è ripartito oggi, combatte nella regione di Kharkiv. Non so se finirà presto, ma sono sicura che finirà con la nostra vittoria”.

 

Vika non sa dire cosa intende per vittoria, ma spiega la vittoria personale della sua guerra: “Sogno il giorno in cui mio marito e mio figlio torneranno a casa, passerà la notte e so che dormiremo bene perché loro sono lì, al mio fianco, per restare”.

 

Mentre sogna, Vika si commuove, si accende una sigaretta fina e continua a piangere, scusandosi. Fra le lacrime vuole essere lasciata sola e dice: “Ora penso a vendere” e inizia a piegare magliette già piegate, tiene lo sguardo basso, rinchiude le lacrime. Anche lei ha poco tempo, sistema i cartellini dei prezzi: lei rimane a Pryvoz, suo figlio è ripartito per il fronte, suo marito si è offerto volontario. Nessuno dei tre ha tempo.

BOMBARDAMENTI RUSSI SUL PORTO DI ODESSA

 

L’Ucraina tutta è un paese che non ha tempo e le parole che Volodymyr Zelensky ha pronunciato dopo essere stato avvisato dai suoi negoziatori che ancora una volta, durante i colloqui, gli emissari di Mosca avevano bloccato i lavori per lunghe digressioni sulle ragioni storiche del conflitto, ha risposto: “Noi qui non abbiamo tempo per queste stronzate”.

 

E le signore di Pryvoz con i loro scialli in testa pensano la stessa cosa: non c’è tempo per le stronzate.  Ieri l’agenzia Ap ha pubblicato un’intervista con l’ex capo delle Forze armate ucraino Valeri Zaluzhny. Le dichiarazioni sono pesanti, Zaluzhny accusa Zelensky di aver fatto fallire la controffensiva del 2023 per non aver messo a disposizione il numero sufficiente di risorse a riconquistare la regione di Zaporizhzhia e arrivare fino al Mare di Azov.

 

Ancora prima i rapporti con il presidente non erano affatto sereni, tanto che, racconta il generale, nel settembre del 2022 i servizi di sicurezza dello Sbu avevano effettuato una visita “intimidatoria” nel suo ufficio. Zaluzhny racconta fatti gravi, sono anni che la politica ucraina è attraversata da divisioni esplosive, per affrontarle però ora non ha tempo.

il mercato di pryvoz a odessa foto micol flammini 1il mercato di pryvoz a odessa foto micol flammini 2bombardamento russo a odessabombardamenti su odessa 1xi jinping donald trump vladimir putin VALERY GERASIMOV VISITA I SOLDATI RUSSI IN UCRAINA il mercato di pryvoz a odessa foto micol flammini 3

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...