1. SOTTO A CHI SPADELLA! DOMANI, SFIDA FINALE DEL FORMAT DI MAGGIOR SUCCESSO DI SKY 2. SE UNA VOLTA I DIVI ERANO ATTORI O CALCIATORI, OGGI I PIÙ FIGHI DI TUTTI SONO I CUOCHI 3. SCRIVONO LIBRI, APRONO DECINE DI RISTORANTI, CONDUCONO PROGRAMMI TV E REALITY SHOW, DILAGANO SULLE COPERTINE DEI SETTIMANALI, GUADAGNANDO MILIONI DI EURO 4. MASTERCHEF VIP: DA JAMIE OLIVER (L’AUTORE PIÙ PAGATO IN GRAN BRETAGNA DOPO J.K. ROWLING) AI NOSTRANI CRACCO, BASTIANICH, BRUNO BARBIERI E GUALTIERO MARCHESI

1. MASTERCHEF, DOMANI SERA SFIDA FINALE
(ANSA) - ''Ci sono una decina di programmi di cucina: Masterchef e' diventato il format per quel genere, con una fedelta' di pubblico che ha toccato l'85% e un aumento di spettatori dalla prima all'ultima puntata del 90%''. Lo ha detto il direttore di produzioni originali Sky, Nils Hartmann, presentando la puntata finale di Masterchef che andra' in onda domani sera. Dei 18 concorrenti in gara sono arrivati in finale Andrea Marconetti, Maurizio Rosazza Prin e Tiziana Stefanelli.

2. CUOCO DI CARTA
Foto di Sandro Pizzi per Dagospia

Sexy e spietato, il cuoco più amato della tivù dei talent show è sbarcato a Roma. Tra i giudici di MasterChef, il programma di culto in onda su Sky, Carlo Cracco ha incontrato alla Arion Prati fan e appassionati dei fornelli per presentare e firmare il suo nuovo libro, ‘'Se vuoi fare il figo usa lo scalogno''. Tecnica ed esperienza concentrate in sessanta ricette: "Spesso i libri di cucina sono scritti da donne per donne, il mio è un approccio diverso parlo a tutti. Il titolo fa riferimento al pudore di molti nell'ammettere che non amano la cipolla, sembra quasi sia un difetto. E invece diventa un motivo per trovare una degna alternativa, il soffritto con lo scalogno è più dolce".

Sul successo della celebre trasmissione, di cui è protagonista insieme a Bruno Barbieri e Joe Bastianich, è strasicuro: "Il pubblico apprezza la serietà, quella etichettata come severità. Certo, c'è anche lo spettacolo ma in questo caso la cucina non rappresenta la parte televisiva di colore, come al solito, è la storia dei concorrenti, tutto è assolutamente reale".

Un rigore "necessario perché diamo sempre l'opportunità di capire gli errori", che non perdona la mancanza di rispetto: "E' quella sia verso gli ingredienti che gli ospiti, preparando da mangiare si dona qualcosa, è un atto importante. Per questo sono fondamentali prima il palato, poi il cuore".

3. CELEBRITA' IN CUCINA
Emanuele Coen per "l'Espresso"

Per entrare nel mondo dei celebrity chef 2.0 basta seguire l'agenda di Jamie Oliver. La settimana comincia con il lancio del suo "Food Tube", il nuovo canale su YouTube dedicato al cibo. Piatto forte: affettare il maggior numero di peperoncini in trenta secondi ed entrare nel Guinness dei primati.

Superata la sfida, lo chef britannico innamorato dell'Italia si divide fra show tv, presentazioni di libri, consulenze e conferenze internazionali, decine di ristoranti da Sydney a San Pietroburgo. All'orizzonte c'è il Food Revolution Day, il 19 maggio: oltre 600 eventi in 400 città e 45 Paesi, dall'Alaska alla Sierra Leone, in nome del cibo "vero" e sano.

Obiettivo: far capire a tutti, soprattutto agli americani, che l'obesità è un crimine contro l'umanità. A 37 anni, Oliver dispone di un patrimonio netto di 175 milioni di euro, secondo la classifica dei nababbi stilata ogni anno dal "Sunday Times". È lui l'imprenditore del settore più ricco e anche l'autore più pagato del Regno Unito dopo J.K. Rowling, l'inventrice di Harry Potter.

La punta dell'iceberg di un fenomeno globale: i celebrity chef costruiscono un impero commerciale attorno al proprio personaggio, ma alcuni non si accontentano e si atteggiano a maître à penser, diventano ambasciatori di progetti umanitari, attivisti per l'educazione alimentare.

GUERRA IN TV. La guerra fra i divi dei fornelli si combatte anche con le frecciate rilanciate dai tabloid. «Se pretendi di insegnare agli americani come mangiar sano, almeno tu devi essere in forma», ha detto di recente Gordon Ramsay riferendosi a un collega in sovrappeso.

Ma è la tv a fare la differenza. Il biondo cuoco scozzese è la star rude e sprezzante di "MasterChef Usa" e "Hell's kitchen", gli show che trainano anche i suoi libri. Che vendono centinaia di migliaia di copie e in Italia hanno fatto la fortuna di un piccolo editore, Guido Tommasi, che in 12 mesi ha sfornato quattro volumi di mister Ramsay, tra cui "Un sano appetito", finora 35 mila copie.

Un'eredità, quella del cattivo in divisa bianca, che Antonino Cannavacciuolo è pronto a raccogliere: in queste settimane registra "Cucine da incubo Italia", versione italiana (da maggio su FoxLife) del celebre "Kitchen Nightmares" con Ramsay. Il 37enne chef napoletano, che tra l'hotel ristorante Villa Crespi, sul lago d'Orta (due stelle Michelin), Locanda del Pilone e Laqua Resort ha un giro d'affari di 3,4 milioni di euro e 50 collaboratori, avrà il compito di risollevare le sorti di ristoranti sull'orlo del fallimento a causa della cattiva gestione.

«Anche io, se le cose non girano, mi incazzo», premette Cannavacciuolo, che però aggiunge: «È finita l'epoca dello chef padre-padrone, vince la squadra. Ci vogliono armonia, passione e sacrificio: anche nel Napoli di Maradona c'erano Bagni, De Napoli e Bruscolotti che recuperavano palla. Lui in difesa non tornava mai».

Fatto sta che un tempo per intervistare un cuoco bastava bussare in cucina, oggi tocca scavalcare un muro di addetti stampa, pierre e agenti. È il caso di Carlo Cracco, giudice-sex simbol di "MasterChef" e proprietario del ristorante Cracco a Milano (due stelle Michelin), in questi giorni sul palco del Teatro Ariston per il Festival di Sanremo, tra i personaggi (c'è anche Benedetta Parodi) che proclamano i vincitori delle varie categorie.

Consulente del Ristorante Trussardi alla Scala, firma i menù della business e first class di Singapore Airlines e ha scritto il libro "Se vuoi fare il figo usa lo scalogno" (Rizzoli), undici edizioni e oltre 90 mila copie vendute in pochi mesi. Lo stesso editore di "Restaurant man", memoir di Joe Bastianich, che insieme a Bruno Barbieri completa la giuria del talent show culinario.

Una multinazionale, Bastianich: figlio di Lidia, una delle chef più note negli Stati Uniti, possiede una trentina di ristoranti di cui 20 sparsi per l'America (in estate aprirà il primo in Italia, a Cividale del Friuli, in una delle sue tre aziende vinicole nella Penisola), 3 mila dipendenti e un fatturato di 250 milioni di dollari. L'ultimo exploit è Eataly a New York, in società con sua madre, l'amico chef Mario Batali e Oscar Farinetti: 80 milioni di fatturato nel primo anno.

«È andata al di là di ogni previsione. Ora stiamo per aprire un altro Eataly a Chicago, poi sarà la volta di Los Angeles, Città del Messico e San Paolo», annuncia Bastianich. Per conto suo, la nuova frontiera è la Cina: due ristoranti già aperti a Hong Kong e altri due in programma a Shanghai. E il sogno di quotare il suo gruppo a Wall Street.

CHEF SENZA RISTORANTE. Sul magico pianeta degli chef catodici c'è chi possiede trenta ristoranti e chi nessuno. Come Benedetta Parodi, diva del programma "I menu di Benedetta", in onda tutti i giorni su La7. Il suo libro "Mettiamoci a cucinare" (Rizzoli) ha venduto finora quasi mezzo milione di copie, che si aggiungono al milione e mezzo di "Cotto e mangiato" e alle 850 mila di "Benvenuti nella mia cucina", entrambi per Vallardi.

«In tempi di crisi, il successo dei libri di cucina si può spiegare con il fatto che la gente tende a uscire di meno ma non rinuncia alla buona tavola, quindi cucina e sperimenta ricette a casa. È un po' come se si dicesse: "Una cena al ristorante di Cracco non me la posso permettere, invito lui a casa a suggerirmi un paio dei suoi piatti"», ragiona Luca Ussia, responsabile editoriale della varia Rizzoli, che pubblica Bastianich, Cracco e Parodi. La quale, malgrado la notorietà, esclude di aprire un locale tutto suo. «Ho tre figli, non voglio sottrarre tempo alla famiglia. Adoro il mio lavoro ma non mi ritengo una chef», sintetizza Parodi.

Chi invece accarezza l'idea di aprire un ristorante è Alessandro Borghese, 36 anni, che dopo aver lavorato come cuoco sulle navi da crociera e in cucina a Londra, Parigi e New York, si è fatto strada in tv con programmi di successo. Oggi va in onda con il cooking show "Ale contro tutti" (SkyUno Hd) e "Cortesie per gli ospiti" (Real Time), ma il vero business fa capo alla società Il lusso della semplicità, con cui organizza catering per eventi dal Giappone agli Stati Uniti, matrimoni e consulenze, con un fatturato di oltre un milione di euro all'anno. «Sto meditando di aprire un ristorante, forse a Milano. Finora ho voluto diversificare le mie attività per riuscire a viaggiare; quando ti metti in proprio ti aspettano 16-18 ore di lavoro al giorno».

MARCHESI E DUCASSE. Chi ha viaggiato, e molto, è Gualtiero Marchesi. Il gran maestro dei cuochi italiani aprì il ristorante a proprio nome in via Bonvesin de la Riva nel 1977, dopo aver lavorato al fianco dei più importanti chef francesi. E nel 1985 fu il primo italiano a ricevere le tre stelle della guida Michelin. Oggi Marchesi, classe 1930, dirige un'organizzazione multiforme con lo slancio di un quarantenne.

Oltre ai ristoranti Il Marchesino, a Milano, e Gualtiero Marchesi nell'Albereta, a Erbusco in Franciacorta, è a capo de La Marchesiana, l'azienda di famiglia proprietaria dei marchi cui afferiscono attività editoriale, master, consulenze a grandi hotel e aziende, attività di ricerca in campo gastronomico, merchandising di piatti e posate, nonché la Fondazione Marchesi.

Per un giro d'affari di sei milioni di euro all'anno, cui il maestro affianca il ruolo di rettore di Alma, la scuola internazionale di cucina italiana nella Reggia di Colorno, vicino a Parma, con centinaia di giovani cuochi e pasticceri provenienti da ogni parte del mondo per specializzarsi. La formazione, con la Scuola di cucina a Parigi e la Scuola nazionale di pasticceria a Yssingeaux, nell'Alta Loira, è anche uno dei cardini di Alain Ducasse Entreprise, la holding del celebre chef francese, attiva da Londra a Hong Kong: venti ristoranti, tre hotel di charme e lusso, una casa editrice, 1.800 dipendenti. Una macchina che fattura 68 milioni di euro.

 

CRACCO E BENEDETTA PARODIJOE BASTIANICH E LA MADRE CRACCO E CICCAGLIONI ALLA LIBRERIA ARION CARLO CRACCO jpegCARLO CRACCO SULLA COPERTINA DI GQ JAMIE OLIVER CARLO CRACCO SU GQ CARLO CRACCO SU GQ VINO E SESSOCARLO CRACCO ALLA LIBRERIA ARION CIBO E SESSOJAMIE OLIVER I GIUDICI MASTERCHEFCARLO CRACCO ALLA LIBRERIA ARION I GIUDICI MASTERCHEF

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