giorgia meloni merz macron starmer trump salvini vannacci friedrich donald emmanuel keir matteo roberto

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI CONFERMA DI POSSEDERE TUTTE LE VIRTU' DEL CAMALEONTE, ANCHE LE PIU' SFACCIATE: DA QUANTO TEMPO NON PRONUNCIA PIU' IL NOME DI TRUMP? SE VIENE ESCLUSA DAL TAVOLO DELLE DECISIONI DA MACRON E MERZ, PER RIPICCA FA LA ORBAN IN GONNELLA E DICE NO ALL'ABOLIZIONE DEL DIRITTO DI VETO NELLE DECISIONI DEL CONSIGLIO EUROPEO – PERO' A FAR VORTICARE GLI OTOLITI GIÀ FRAGILI DELLA DUCETTA E' LA TENUTA DI FORZA ITALIA E LEGA SULLA LEGGE ELETTORALE: COSTRETTA A CEDERE A SALVINI (ACCISE) E A DARGLI PURE UNA MANO PER NON VEDERE LA LEGA SMANTELLATA DA VANNACCI – DIFFICILE CHE SI AVVERI IL “GIORGIA'S DREAM"” DI ELEZIONI ANTICIPATE A PRIMAVERA, MA SENZA ELECTION DAY INSIEME ALLE AMMINISTRATIVE NELLE CINQUE GRANDI CITTÀ GOVERNATE DAL CENTROSINISTRA (ROMA, MILANO, NAPOLI, TORINO, BOLOGNA): MATTARELLA HA FATTO SAPERE ALLA FU "GIORGIA DEI DUE MONDI" CHE NON CI PENSA PROPRIO DI SPEZZARE IN DUE IL VOTO: SAREBBE UN DOPPIO, INUTILE, COSTO PER UN PAESE CHE ARRANCA TRA BOLLETTE ALLE STELLE E INFLAZIONE - E IL PALLINO DELLO SCIOGLIMENTO ANTICIPATO DELLE CAMERE E', PER ORA, IN MANO AL CAPO DELLO STATO...

DAGOREPORT

FRIEDRICH MERZ - VOLODYMYR ZELENSKY - KEIR STARMER - EMMANUEL MACRON

Giorgia Meloni conferma di possedere le virtù del camaleonte, anche le più sfacciate. Da quanto tempo l’ex “pontiera” non  si riempie la bocca della parola Trump? Ora, il massimo che si concede è: “Ci vogliono gli Stati Uniti”.

 

E quanto si sarà incazzata di essere stata esclusa dal tavolo dei Volenterosi Macron, Merz e Starmer, che hanno rispolverato il formato E3 (Francia, Germania, Regno Unito) per invitare Zelensky a Londra?

 

Il presidente ucraino, da parte sua, non ha alzato un dito per far aggiungere un posto a tavola per la fu "Giorgia dei Due Mondi": ci ha messo un po' ma finalmente ha capito che trattasi di un leader "tutta chiacchiere e distintivo'' con accompagnamento di occhioni e smorfie.

 

Un tipino inaffidabile che ancora spera di ritornare nelle grazie del Demente della Casa Bianca. Una "profumiera" a capo di un governo, in compagnia di un putiniano chiamato Matteo Salvini, che figura, tra i 27 stati dell’Ue, al diciottesimo posto per contributi sulla base del prodotto interno lordo. In quattro anni di conflitto, tra aiuti finanziari, umanitari e militari, il governo Meloni ha stanziato soltanto lo 0,23% del suo Pil: 15,6 miliardi. 

 

giorgia meloni donald trump

Essendo intelligente e scaltra, la Meloni, per rimbalzare il documento congiunto di Francia e Germania che propone l’ingresso nell’Ue dell’Ucraina, mica si è opposta direttamente, ma si è attaccata ai paesi dei Balcani che hanno fatto richiesta prima di Kiev.

 

Pur avendo disertato, per ripicca con il duo Macron e Merz che non se la filano, l’incontro di tre giorni fa a Tivat, in Montenegro, la Thatcher della Garbatella, che ha un rapporto consolidato con il premier albanese Edi Rama, che nel 2023 la ospitò per le vacanze nel suo Paese, ha fatto notare come sia inopportuno concedere una corsia preferenziale a Kiev, quando Albania e Montenegro hanno chiesto da anni di far parte dell’Unione.

 

meloni orban a atreju 2019

Per capire quanto gli otoliti di Giorgia Meloni abbiano ripreso a vorticare per l’isolamento forzoso a cui è costretta, basta osservare il suo comportamento con la questione del diritto di veto al Consiglio europeo: malgrado non ci sia più Viktor Orban tra i piedi, a opporsi a qualsiasi decisione importante, Meloni non ha ancora accettato di dare il suo via libera alla rimozione dell’unanimità nelle decisioni prese dai capi di Stato e di Governo dei 27.

 

Per cambiare le regole sull’unanimità, infatti, serve l’unanimità: il veto è uno dei fattori che frena qualsiasi riforma e innovazione a Bruxelles (non a caso tutti coloro che hanno a cuore l’Europa, da Draghi a Prodi, ne chiedono da tempo il superamento), concedendo ai paesi più piccoli un potere di ricatto su tutti gli altri 27. Ma il no alla rimozione del veto resta per Meloni l'unica arma per metterlo in quel posto a Macron e Merz. Così imparano a non invitarmi, tiè!

 

matteo salvini e giorgia meloni - presentazione piano casa - foto lapresse

Ma le maggiori difficoltà per Meloni, però, non sono tra le aule grigie degli europalazzi, piuttosto tra quelle affrescate di Roma.

 

In barba allo sconquasso economico mondiale, all’inflazione crescente e alle risorse energetiche appese allo Stretto di Hormuz, infatti, nemmeno la sua liaison con Trump, ha avuto effetti penalizzanti nei sondaggi, che danno FdI sempre tra il 27 e 29%.

 

Dati che non possono che far gongolare la Ducetta, che però è angosciata dal mantenimento dell’equilibrio tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, i tre partiti dell’alleanza di governo, in vista delle politiche del prossimo anno.

 

roberto vannacci - parlamento europeo

I rapporti sono sempre più tesi, a partire dalla riforma della legge elettorale che, a colpi di maggioranza, Meloni vuole far passare entro novembre.

 

Fino al giorno dell’approvazione delle nuove norme, Giorgia Meloni ha capito che dovrà concedere qualche carotina a uno scalpitante Matteo Salvini (vedi le accise e lo stop al "voucher energia" di Urso), avendo bisogno dei voti della Lega per farla approvare.

 

Anzi: Meloni si trova nella condizione di dover rafforzare e “puntellare” il fu Truce del Papeete, alle prese con Vannacci che gli sta smontando il partito.

 

ignazio la russa maurizio lupi mariastella gelmini - congresso di noi moderati

Sebbene ripeta a tutti che si voterà alla scadenza della legislatura, a ottobre 2027, la “Statista della Sgarbatella” in realtà sogna di bruciare i tempi e anticipare l’apertura delle urne a primavera, perché teme i contraccolpi economici da qui a un anno.

 

È invece contrarissima ad andare a elezioni in autunno: promettere “L’età dell’oro” a ottobre e un mese dopo firmare una legge finanziaria lacrime e sangue da inviare agli ‘’aguzzini’’ di Bruxelles per l’approvazione, è troppo persino per una Camaleonte come Meloni. (Nel 2022, presentò una finanziaria in sostanza fatta da Draghi. Ora il discorso è diverso).

 

GIORGIA MELONI E CARLO CALENDA - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

Allo stesso tempo la premier, che punta al voto politico ad aprile-maggio, è contraria all’election-day con le amministrative di primavera, che chiameranno alle urne gli elettori di cinque città governate attualmente da giunte di centro-sinistra (Roma, Milano, Bologna, Torino, Napoli).

 

L’election-day, la Ducetta, è possibile solo nel caso di poter strappare al centrosinistra Roma e Milano, i due comuni più importanti d’Italia.

 

Con il candidato ciellino Maurizio Lupi, scelto dal gran puparo La Russa, potrebbe giocarsela alla grande a Milano, ma la Madunnina non basta.

 

Occorre espugnare anche la Città Eterna, che è ancora sottosopra sul nome del candidato prescelto da via della Scrofa.

 

sergio mattarella saluta giorgia meloni altare della patria 2 giugno 2026 foto lapresse

Tutto sta girando intorno dati dei sondaggi: Calenda poteva farcela a battere Gualtieri, ma ha giurato che con la destra non ci andrà mai, l’autocandidato Rampelli viene dato sconfitto per 5 punti: vale la pena lasciare la vicepresidenza della Camera per fare il capo dell’opposizione in Campidoglio?

 

C’è poi da considerare un altro ostacolo, il più grande, tra Meloni e le elezioni anticipate: Sergio Mattarella.

 

Il Quirinale, con la crisi energetica che morde i risparmi degli italiani, l’inflazione che aumenta e i soldi che scarseggiano, potrebbe facilmente tirare in ballo la questione dei costi per “sconsigliare” due tornate elettorali differenti. E per sciogliere le Camere, il pallino ce l'ha in mano, per ora, Sergione Mattarella... 

 

fabio rampelli e arianna meloni

vertice a londra – friedrich merz volodymyr zelensky keir starmer emmanuel macron

giorgia meloni e sergio mattarella a modena foto lapressegiovanni donzelli giorgia meloni carlo calenda (4)giorgia meloni ignazio la russa sergio mattarella parata 2 giugno foto lapresse

GIORGIA MELONI CAMALEONTE - VIGNETTA BY MANNELLI

L ARTICOLO DI POLITICO SU GIORGIA MELONI CAMALEONTE

Ultimi Dagoreport

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…

francesco guccini con angela signorini e la figlia teresa

DAGOREPORT - E’ ACCADUTO RARAMENTE CHE FRANCESCO GUCCINI ABBIA CANTATO LA SUA VITA SENTIMENTALE MA QUANDO È ACCADUTO, HA DATO VITA A UNA DEI BRANI PIÙ INTENSI E STRAZIANTI DELLA STORIA DELLA CANZONE ITALIANA - ACCADDE NEL 1996, CON “QUATTRO STRACCI”, IN CUI IL RISERVATISSIMO GUCCINI DI COLPO LASCIA TUTTI BASITI METTENDO DAVVERO IN PIAZZA GLI STRACCI DELLA SUA LUNGA STORIA CON ANGELA SIGNORINI, DA CUI EBBE NEL 1978 L'UNICA FIGLIA, TERESA - DOPO AVERLA INCHIODATA COME UNA SIGNORA "CASTA CHE SOGNA D'ESSER PUTTANA / QUANDO SEI DENTRO VUOI ESSER FUORI / CERCANDO SEMPRE I PASSATI AMORI / ED HAI ANNULLATO TUTTI FUORI CHE TE”, IL DOLORE DI GUCCINI PER L'ABBANDONO DEFLAGRA IN RABBIA SPREZZANTE: "OGNUNO VADA DOVE VUOL ANDARE, OGNUNO INVECCHI COME GLI PARE, MA NON RACCONTARE A ME COS'È LA LIBERTÀ. LA LIBERTÀ DELLE TUE POSIZIONI YOGA, DI ERBE, DI PSICHE E DI OMEOPATIA; DI MANUALI CONTRO LE FRUSTRAZIONI, LE INIBIZIONI CHE PROVAVI QUI A CASA MIA…’’ - VIDEO

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO