macron netanyahu trump

DAGOREPORT - MACRON SARÀ UN GALLETTO BORIOSO, MA SA COME CONDURRE AL SUCCESSO UN VERTICE INTERNAZIONALE, TRA I PIU' DIFFICILI E CRUCIALI - AL G7 DI EVIAN, IL PRIMO TROFEO E' STATA LA PRESENZA DI TRUMP (È BASTATO TRATTARLO COME UN “RE SOLE”) - MA IL PIU' GRANDE RISULTATO RAGGIUNTO È STATA L'APPOGGIO DI TRUMP SULLA QUESTIONE UCRAINA CHE IL TYCOON VUOLE CHIUDERE PRIMA DELLE MIDTERM DI NOVEMBRE, DOVE RISCHIA DI PERDERE CAMERA E SENATO - IL TRUMPONE E' CONVINTO CHE, INCORONANDOSI NOBEL PER LA PACE PER LA FINE DELLA GUERRA IN IRAN E DEL CONFLITTO RUSSO-UCRAINO, RICONQUISTERA' IL CONSENSO PERDUTO – L’ENORME NON DETTO È CHE IL MERITO DELLA “SVOLTA” TRA USA E TEHERAN NON È SUO MA, VIA PAKISTAN, DELLA CINA (CHE LO STESSO TRUMP HA RINGRAZIATO: “XI JINPING È STATO UN VERO GENTILUOMO”) - MENTRE PUTIN NON VEDE L'ORA DI FINIRE LA GUERRA, TRUMP TEME LE MATTANE MISSILISTICHE DI NETANYAHU: L'UNICA VIA PER DISINNESCARLO E' LA SUA SCONFITTA ALLE ELEZIONI DI OTTOBRE...

DAGOREPORT

donald trump mark carney emmanuel macron g7 evian, francia foto lapresse

Emmanuel Macron sarà un galletto antipatico, borioso, snob, ma da buon francese sa come organizzare un vertice internazionale, tra i più difficili e cruciali della storia.

 

Al G7 di Evian il primo trofeo è stata la presenza, nel corso del tempo messa più volte in dubbio, di Donald Trump.

 

E' bastato apparecchiare un pizzico di grandeur, una spruzzata di panorami tres chic e una di kitsch dorato per titillare i sogni di Trump, novello Re Sole.

 

Il G7 di Evian è stato un successo, forse uno degli ultimi per il presidente già soprannominato “Jupiter” (Giove), che il prossimo anno lascerà l’Eliseo nelle mani, se i sondaggi hanno ragione, del galletto coccodè del sovranismo d’oltralpe, Jordan Bardella (Marine Le Pen permettendo).

giorgia meloni e donald trump al g7 di evian.

 

Un successo, innanzitutto, è stato essere riuscito a tenere Trump per tre giorni in Francia, organizzando uno sfarzoso ricevimento alla Reggia di Versailles.

 

Come un “boss” (come si è autodefinito arrivando nella sala del summit, in un video diventato virale), adora gli arredi dorati in stile Casamonica-deluxe, e si sente un monarca a tutti gli effetti.

 

Essere trattato come tale lo esalta, e lo mette in una buona disposizione d’animo.

 

emmanuel macron giorgia meloni g7 evian foto lapresse

 

 

Di buon umore per aver raggiunto l’accordo travagliatissimo con l’Iran, Trump si è addirittura mostrato disponibile ad ascoltare Volodymyr Zelensky, a cui a febbraio 2025 aveva organizzato un agguato alla Casa Bianca: insieme al suo vice-buzzurro, JD Vance, aggredì verbalmente il presidente ucraino accusandolo di essere un ingrato “che non ha le carte”.

 

donald trump emmanuel macron - g7 evian

 

 

In un anno e mezzo, però, Kiev le carte le ha ottenute eccome: la sua formidabile industria militare è in grado di realizzare missili e droni che colpiscono nel profondo il territorio russo.

 

Ora che Zelensky ha il coltello dalla parte del manico, e ha dimostrato di poter tenere testa a Putin anche senza l’aiuto americano, la musica cambia.

 

Il Trumpone si è quindi – miracolo macroniano – riallineato ai leader europei e ha sottoscritto l’impegno collettivo a sostenere l’Ucraina con nuove forniture di armi, e ha aperto alla reintroduzione di sanzioni a gas e petrolio russo.

 

BENJAMIN NETANYAHU BURATTINAIO DI DONALD TRUMP

Un’apertura per niente scontata, considerando le affinità elettive di Trump con Putin.

 

Il Disturbato della Casa Bianca ha bisogno di accelerare sul dossier pace in Ucraina, come ha fatto con quello iraniano, per arrivare alle elezioni di midterm, a novembre, con due coccarde al petto da sventolare ai suoi elettori.

 

Per l’Ucraina, il guaio sono però le promesse che lui stesso ha fatto a Putin.

 

Nel meeting di Ferragosto 2025 ad Anchorage, in Alaska, è stato proprio Trump a promettere a “Mad Vlad” che l’Ucraina alla fine avrebbe acconsentito a cedere l’intero Donbass alla Russia.

 

xi jinping donald trump vladimir putin

Evidentemente preso dall’emozione di fronte al suo idolo, il tycoon si allargò un po’ troppo con promesse che ora gli si ritorcono contro.

 

È evidente che regalare intere regioni a Mosca, in un momento peraltro sfavorevole sul piano militare (la situazione è in stallo da mesi, e l’Ucraina sta riguadagnando posizioni), è inaccettabile per Zelensky.

 

donald trump emmanuel macron

 

 

 

Come dimostra la questione Iran, però, a Trump non interessano i contenuti degli accordi, ma solo firmarli.

 

La “pace” in Medio Oriente, infatti, è una sconfitta su tutti i fronti per gli Stati Uniti, e per i loro alleati israeliani.

 

Gli Usa hanno ceduto a tutte le richieste dei pasdaran, pur di chiudere la guerra iniziata improvvidamente il 28 febbraio con il blitz su Teheran che uccise Ali Khamenei.

 

VIGNETTA ELLEKAPPA - NETANYAHU TIENE AL GUINZAGLIO TRUMP

In cambio di una vaga promessa sul ritiro del programma nucleare militare (simile a quelle, mai mantenute, degli anni di Obama), gli ayatollah ottengono il potere di controllo sullo stretto di Hormuz, tanti soldi e una rinnovata centralità politica.

 

A questo si aggiunge il mancato disarmo delle milizie che il regime foraggia in giro per il Medio Oriente, in particolare di Hezbollah, il “partito di Dio” libanese che potrà continuare a lanciare missili contro Israele e rappresentare una spina nel fianco di Netanyahu.

 

A proposito di Netanyahu, Trump ha ormai capito che l'unica via per evitare le sue mattane militari è disinnescare il suo potere: in vista del voto di MidTerm, “Bibi” è un personaggio tossico, inaffidabile, che a suon di bombe e massacri lo trascina nell'abisso.

 

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

Soluzione: lavorare per la sconfitta di Netanyahu alle elezione politiche di ottobre che, sondaggi alla mano, danno, per ora, perdente. E "Bibi", si sa, è molto affezionato al detto: finché c'è guerra c'è speranza...

 

Fatto fuori Netanyahu, siglata una pace complicata ma che conviene a tutti, con il prezzo della benzina che rientra a valori accettabili, Trump è convinto di risollevare le sue sorti in casa e potersela giocare:

 

“La gente dimentica chi ha iniziato la guerra, ricorda solo chi l’ha vinta”, è la tesi che frulla nella cofana dipinta del tycoon.

 

DONALD TRUMP E BENJAMIN NETANYAHU ALLA CASA BIANCA

Certo, la vittoria è solo nella sua testa e non nei fatti, ma l’ex licenziatore di “The Apprentice” è convinto di manipolare la “narrazione” e rivendersi come moderno Giulio Cesare.

 

L’enorme non detto è che il merito della “svolta” che ha portato alla firma del memorandum tra Usa e Teheran non è suo, ma della Cina (che lo stesso Trump ha ringraziato: “Xi Jinping è stato un vero gentiluomo”).

 

Via Pakistan, ormai una specie di protettorato del regime comunista, è stata Pechino a mediare sottobanco e convincere l’ala dura dei Pasdaran ad accettare l’accordo.

 

In cambio della garanzia dei Paesi del Golfo (Emirati e Qatar in testa) di riempire d’oro Teheran, e a quella dello stesso Xi Jinping di continuare a rifornire Khamenei di componenti e tecnologia militare, e di acquistare il petrolio iraniano sottocosto…

 

TRUMP MOJTABA KHAMENEI USA IRAN

Tutto bene è quel che finisce bene per Trump? Mica tanto: la trattativa con l’Iran sarà lunga, molto lunga e complicata; Netanyahu fino a ottobre resterà in carica e potrebbe sabotare da un momento all’altro la pace bombardando il Libano. E sul dossier ucraino, il tycoon deve ancora trovare un modo per far credere sia a Zelensky che a Putin di dichiarare vittoria…

 

 

Ps. C’è un altro fattore che Trump non considera. È vero che Netanyahu è uno dei maggiori ostacoli alla pace, ma è altrettanto vero che un governo con un altro premier e un'altra maggioranza non cambierebbe lo slancio militare dello stato ebraico. L’opinione pubblica israeliana, sulla questione Libano, è infatti molto compatta. 

volodymyr zelensky donald trump g7 evian, francia foto lapresse

 

E lo è molto più che sul dossier Gaza. Se i bombardamenti indiscriminati nella Striscia, nel corso degli anni, hanno sollevato una delicata questione morale tra i giornali e nell’animo della popolazione, con i razzi di Hezbollah e dell’Iran la questione è diversa.

 

Ci sono 60mila residenti del nord di Israele sfollati per i lanci di missili, che non possono tornare nelle loro case, e raccolgono la solidarietà di  gran parte della popolazione .

 

IL MONDO SULL ORLO DEL BARATRO - VIGNETTA BY ALTAN

Sono tutti delusi da Netanyahu, ma non perché fa la guerra, piuttosto perché non la fa abbastanza.

 

Lo stesso Yair Lapid, volto “buono” della politica israeliana, ha condannato “Bibi” per non aver colpito abbastanza duramente il Libano e le zone dove si nascondono i miliziani, burattini del regime iraniano, e ha definito l’accordo Usa-Iran “un disastro”…

xi jinping kim jong un 3xi jinping kim jong un 4marco rubio volodymyr zelensky donald trump g7 evian, francia foto lapresse xi jinping e vladimir putin a pechino - foto lapressexi jinping e vladimir putin a pechino - foto lapresseyair lapid benny gantz benny gantz yair lapid

donald trump - stretto doi hormuz

giorgia meloni emmanuel macron g7 evian foto lapresse

hezbollah 3hezbollah 2 volodymyr zelensky donald trump g7 evian, francia foto lapresse

le faccette di putin davanti alle domande dei giornalisti americani anchorage, alaska. vladimir putin donald trump anchorage alaska 3 foto lapresse emmanuel macron al thani g7 evian, francia foto lapresse soldati usa in ginocchio stendono il tappeto rosso davanti all aereo di putin - anchorage, alaska donald trump al sisi emmanuel macron g7 evian, francia foto lapresse

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