donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

DAGOREPORT

VIGNETTA ELLEKAPPA - NETANYAHU TIENE AL GUINZAGLIO TRUMP

Più che al disordine mondiale, ormai siamo giunti al disordine mentale di gran parte dei leader oggi al comando. Otto miliardi di persone sono appese alle turbe psichiche di Donald Trump e del suo burattinaio, Benjamin Netanyahu.

 

Il presidente degli Stati Uniti è in evidente e totale difficoltà di fronte alla guerra in Iran, scatenata il 28 febbraio dal premier israeliano, e non sa dove sbattere il ciuffo per trovare una via di uscita.

 

Il Nerone della Casa Bianca è in balia del suo partner in crime israeliano, che, forse grazie a qualche bollente ''Epstein file'' nel cassetto, l’ha trascinato in una guerra folle e in aperto conflitto con gli interessi americani (vedi l'incazzatura del mondo Maga culminata con le dimissioni del capo del terrorismo Joe Kent, seguace del vicepresidente JD Vance).

 

La babilonia politica negli Usa è tale che Israele può procedere con la sua strategia, impunita, senza temere ripercussioni: è a Tel Aviv che si decide il futuro del conflitto, non a Washington, capitale della prima potenza mondiale che, giorno dopo giorno, rischia di perdere la sua egemonia di fronte all'avanzare del Dragone cinese.

 

benjamin netanyahu e donald trump nello studio ovale

Dunque: al via di Netanyahu, è partita la decapitazione del regime iraniano. Facciamoli fuori tutti, sulla base della celebre e inflazionata citazione talmudica: “Se qualcuno viene per ucciderti, alzati e uccidilo per primo”.

 

Solo che ammazzare i leader politici e militari iraniani è una cazzata perché rischia di incattivire ancora di più il regime teocratico di Teheran e di portare il mondo sull’orlo del baratro di una violenza politico-religiosa ingestibile, pronta al martirio e quindi molto rischiosa.

 

Come ben scrive oggi Andrea Nicastro sul “Corriere della Sera”, riportando l’opinione di vari esperti: “’La decapitazione dei vertici rischia di produrre un regime più ferito, ma più paranoico e pericoloso’, dice Karim Sadjadpour del Carnegie Endowment for International Peace.

 

ALI LARIJANI E ALI KHAMENEI

Uno dei più ascoltati analisti sull’Iran, Vali Nasr, è sulla stessa linea: eliminare i vertici porta a maggior radicalizzazione. Altri pensano che l’idea stessa della guerra sia sbagliata”.

 

I precedenti storici, anche recenti, sono lì a dimostrare che la tattica degli omicidi mirati produce più caos di quello che vuole contenere.

 

Continua Nicastro: “L’esempio di Gaza è illuminante. L’Idf, le Forze di Difesa Israeliane, hanno avuto il tempo di eliminare tutti i capi conosciuti di Hamas. Li aveva a pochi chilometri, imprigionati in uno spazio ridotto, sotto l’occhio dei droni, a portata di antenne di intercettazione digitale. Li trovava e li uccideva.

 

PALAZZI DISTRUTTI DALLE BOMBE A TEHERAN - FOTO LAPRESSE

Le condizioni per applicare questa stessa tattica in Iran sono diverse. Il Paese è enorme, la distanza per andare a colpire supera i 1.700 chilometri. ‘Ma anche se le condizioni tattiche fossero uguali — dice Zehavi — potevamo sperare, ma non aspettarci di far cadere il regime dal cielo. A Gaza, infatti, sono morti i capi, ma Hamas governa ancora oggi’.

 

Stessa esperienza nella battaglia a Hezbollah. Dopo 4 mesi di bombardamenti, dopo il trucco dei ''pager'' esplosivi, dopo l’omicidio mirato del leader Hassan Nasrallah e di tutta la prima fila di comandanti, Hezbollah è ancora vivo e combatte”.

 

MOHAMMED BIN SALMAN CON DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA

 

Il punto di non ritorno è stata l’uccisione di Ali Larijani, capo della sicurezza che aveva preso le redini del comando dopo l'ayatollah Khamenei, aveva l'obiettivo di non far "scappare" Trump dalla guerra all'Iran.

 

A Washington, infatti, la notizia è arrivata tra capo e collo. Il 17 marzo, infatti, Netanyahu ha autorizzato IDF e Mossad (che a Teheran ha ben due mila infiltrati) a eliminare leader di alto livello di Iran e Hezbollah senza ulteriore approvazione politica, così da velocizzare le operazioni basate sui dati dell'intelligence. Una scelta che la Casa Bianca ha subito, senza essere informata, a riprova che è “Bibi” a guidare le operazioni.

 

Il guaio è che Tel Aviv ha tutto l’interesse a creare ulteriore destabilizzazione: con le sue mosse, il regime iraniano non potrà che radicalizzarsi ancora di più, ingaggiando la guerra totale che Netanyahu e i suoi falchi auspicano per risolvere la questione Iran una volta per tutte.

iran il complesso residenziale dove era nascosto ali khamenei 3

Perché, ricorda ancora Nicastro, “a differenza che a Washington, in Israele il cambio di regime non è mai stato il principale obiettivo per la guerra preventiva. L’obiettivo di Israele e degli israeliani è aumentare la propria sicurezza”.

 

A differenza del massacro di Gaza, però, la situazione è molto più grave: l’Iran ha un territorio esteso, un regime ramificato che, come un’idra, ha almeno due-tre teste da tirare fuori per ognuna che viene decapitata.

 

Sta dimostrando di poter rispondere con una strategia mirata, e ha a disposizione migliaia di missili e droni.

 

Con le sue armi, non colpisce più soltanto Israele (che è ben protetta dai suoi Iron Dome, Fionda di Davide e Arrow), ma ha preso di mira i fragili stati del Golfo, impreparatissimi alla guerra: hanno passato gli ultimi anni a riconvertire le proprie economie in una gigantesca Montecarlo del deserto pronta ad accogliere non solo turisti ma criminali, escort e evasori fiscali, contando sulla protezione perenne degli Stati Uniti.

 

trump netanyahu

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: lo stretto di Hormuz bloccato e minato, i traffici mondiali in tilt, il prezzo della benzina che schizza in alto in tutto il mondo, interrompendo filiere, produzioni, commerci.

 

Nel frattempo, gli Stati uniti perdono alleati: dopo i no indignati degli Stati europei, anche il Giappone è pronto a rispondere picche a una collaborazione per garantire il transito delle petroliere da quel disastrato specchio d’acqua di Hormuz.

 

La premier, Sanae Takaichi, oggi alla Casa Bianca spiegherà a Trump che il sì di Tokyo a entrare nel conflitto non vale più, nemmeno indirettamente (il Giappone peraltro è il Paese che più dipende dalle importazioni energetiche attraverso lo Stretto: il 90%).

 

È vincolata non soltanto dalla Costituzione pacifista giapponese, ma anche da un’opinione pubblica che si oppone massicciamente a questa guerra.

 

DUBAI SOTTO ATTACCO

Presto, comunque, le conseguenze saranno insostenibili anche negli Stati Uniti: pur avendo raggiunto la completa autonomia energetica, essendo inseriti in un contesto globale, di cui sono peraltro il fulcro, gli Usa stessi rischiano di assistere a una recrudescenza dell’inflazione, intollerabile in un anno elettorale (a novembre si vota per le elezioni di metà mandato).

 

E visti i sondaggi che lo danno sconfitto sia al Congresso che al Senato, Trump non può permettersi di far incazzare ancora di più i cittadini già molto titubanti (la guerra in Iran è la più impopolare degli ultimi 70 anni, con un supporto che varia dal 27 al 44%).

 

DAN SHAPIRO

Alla fine, Trump che farà? Come dice Dan Shapiro, ex ambasciatore Usa a Gerusalemme e grande amico di Israele, citato ancora da Nicastro, “Trump deve dichiarare vittoria e andare a casa”. Del resto, è quello che ha già fatto: a giugno 2025, disse che il programma nucleare iraniano era distrutto e il regime indebolito.

 

Nemmeno otto mesi dopo, su pressione israeliana, è tornato a bombardare, e oltre che colpire le infrastrutture strategiche di Teheran, ha distrutto ogni possibilità di negoziato, incarognito il regime, devastato per sempre il modello dei paesi del Golfo e di conseguenza, l’ordine mondiale basato sul petrodollaro.

donald trump tahnoon bin zayed al nahyan BENJAMIN NETANYAHU - MEME BY EDOARDO BARALDI stretto di hormuzla nave mayuree naree colpita dalle mine iraniane 2DONALD TRUMP - PETROLIO donald trump e mohammed bin salman alla casa bianca foto lapresse 8BENJAMIN NETANYAHU AL CONFINE CON GAZAla nave mayuree naree colpita dalle mine iraniane 5ALI LARIJANI XI JINPING I BOMBARDAMENTI AMERICANI IN IRAN NEI PRIMI DIECI GIORNI DI GUERRA benjamin netanyahu e donald trump nello studio ovaleali larijaniAli Larijanibenjamin netanyahu e donald trump presentano il piano di pace per il medio orienteiran il complesso residenziale dove era nascosto ali khamenei STRETTO DI HORMUZ

 

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