berlusconi cover - silvio sul lettino (in paradiso)

DAL LETTONE DI PUTIN AL…LETTINO! SESSO, POTERE, SOLDI E DONNE: UN LIBRO DELLO PSICHIATRA MODENESE LUCIANO CASOLARI ANALIZZA L’ANIMA DEL CAVALIERE TRATTANDOLO COME UN CASO CLINICO DA MANUALE - “LA RELAZIONE SENTIMENTALE E SESSUALE PER LUI NON ERA FINALIZZATA A INCONTRARE UNA PERSONA DA AMARE MA UNICAMENTE A SODDISFARE UNO SPIRITO NARCISISTA” - IL FU SIRE DI ARCORE APPARE COME UN'ANIMA CHE NON RIESCE A STACCARSI DA TRE IDOLI: SOLDI, VISIBILITÀ, GIOVINEZZA. E CONFESSA LA SUA SOLITUDINE: "SEMPRE CIRCONDATO DA GENTE, MA SENZA UN VERO AMICO" –  IL “BUNGA BUNGA”, IL POTERE COME AFRODIASIACO, E LO SFORZO DI "APPARIRE DIVERSO DA CIÒ CHE ERA" PER NASCONDERE "UN COMPLESSO DI INFERIORITÀ": “È DIFFICILE INDOSSARE TUTTI I GIORNI UNA MASCHERA E..."

 

 

Dagonews

BERLUSCONI COVER - Silvio sul lettino (in Paradiso) - LUCIANO CASOLARI

Silvio Berlusconi non finisce mai. Neanche da morto. In “Silvio va in Paradiso. Psicoanalisi di un arcitaliano” (Aliberti), lo psichiatra modenese Luciano Casolari si prende la briga che mezza Italia avrebbe sempre voluto spiare dal buco della serratura: cosa succede quando l’anima del Cavaliere finisce sul lettino dello psicoanalista?

 

Il dispositivo è semplice (e velenoso): dodici sedute “nell’aldilà” tra un’anima ribattezzata “B.” e un terapeuta di provincia neutrale, che non lo odia ma nemmeno lo idolatra.

 

Il menù è il seguente:

 

Bulimia di vita: donne in serie, notti infinite, bisogno patologico di applausi e adorazione;

 

Narcisismo a dosi industriali: la paura furiosa di essere “uno dei tanti”, di invecchiare, di diventare anonimo;

 

Bunga Bunga & co.: sesso come moneta di scambio, potere come afrodisiaco, barzellette come arma di distrazione di massa;

SILVIO BERLUSCONI E LE DONNE

 

Tv commerciale e pubblicità: il laboratorio dove si costruisce un popolo di eterni adolescenti, perennemente insoddisfatti e quindi perfetti consumatori / elettori.

 

Casolari non fa l’agiografia del “Divo Silvio”: lo tratta come un caso clinico da manuale. B. appare come un’anima che non riesce a staccarsi da tre idoli: soldi, visibilità, giovinezza. Confessa la sua solitudine (“sempre circondato da gente, ma senza un vero amico”), la dipendenza da yes-men e ragazze-ornamento, la paura fisica della vecchiaia e della fine.

 

silvio berlusconi con il figlio pier silvio caro presidente, ti racconto

A complicare il quadro, nel libro compaiono anche un Diavolo – che spiega che il vero inferno di B. è l’anonimato totale, senza riflettori – e un Angelo che prova a tirarlo su ricordando il “bravo padre di famiglia” dietro il personaggio da jet-set. In mezzo, una domanda scomoda: quanto di Berlusconi c’è in ciascun “arcitaliano”?

 

Il bersaglio, in filigrana, è il berlusconismo come malattia collettiva:

 

trent’anni di tv commerciale che hanno sdoganato machismo, denaro facile, furbizia elevata a virtù;

 

politica ridotta a spettacolo e tifo da stadio;

la scorciatoia eretta a modello educativo nazionale.

 

silvio berlusconi 4

Nel finale, l’anima di B. ammette di essere stata narcisista e bugiarda e decide di chiedere a San Pietro il Purgatorio a fiamma alta. Pentimento vero o ultimo numero da imbonitore per fregarci tutti ancora una volta? Casolari stesso non ne è sicuro. Ma intanto, sul lettino dell’aldilà, il Cavaliere si lascia vivisezionare come non era mai successo in vita.

 

SILVIO VA IN PARADISO 

Estratto da “Silvio va in paradiso” di Luciano Casolari, ed. Aliberti

 

Dopo la prima nottata con il sogno (o incubo) di una così strana seduta, al risveglio ero sollevato. Tornavo al tran tran della mia vita, che è piacevole. Tornavo alle mie sedute con pazienti reali, mia moglie, due figli ormai fuori casa, le nuore e i due nipotini.

 

silvio berlusconi giornalisti

Tutto ok. Eppure, in alcuni momenti, mi tornava in mente la seduta notturna. La curiosità si era impadronita di me. Al tempo stesso pensavo che non fosse bene cedere alla lusinga di cimentarmi nell’analisi di un personaggio così celebre e divisivo.

 

Mi è capitato alcune volte di avere in cura pazienti molto rinomati e influenti. Indubbiamente avevano stimolato la mia vanità di medico e psicologo. Questo sentimento, tuttavia, può divenire un ostacolo alla cura perché interferisce con le decisioni che devono essere prese e con il dipanarsi delle emozioni.

 

Anche in questo caso prevaleva forse la vanagloria di cimentarmi in un’analisi tanto bizzarra? Era una notte tranquilla, senza malesseri, con l’aria condizionata che faceva silenziosamente il suo lavoro. Tutto filava liscio. Ma l’anima si ripresentò. Come la prima volta si sdraiò sulla chaise longue. «Dottore, ricorderà che ci siamo detti che oggi avremmo parlato di donne». Il tono della voce era ridanciano, come se stessimo fra amici a raccontare storielle sconce.

 

SILVIO BERLUSCONI PUTIN E LETTONE

«Modestamente, io sono un esperto in campo femminile. Mi vanto di aver avuto nella vita un numero a dir poco elevato di relazioni con donne bellissime! Fin da giovane, era senz’altro il mio fascino ad attirarle.

 

Come molti della mia generazione avevo il desiderio di conquistare quante più donne possibile. Lei avrà letto sui giornali che fino all’ultimo giorno della mia vita ho sempre avuto al mio fianco delle donne da coccolare e far sentire importanti. Avrei un resoconto di particolari piccanti da esporle! Ad esempio, vuole che le spieghi cosa succedeva nel lettone di Putin?»

 

Chiaramente il paziente cercava di coinvolgermi, come un compagno da bar, nelle sue fantasie e nei suoi ricordi per ottenere la mia benevolenza e in questo modo eludere il vero nodo dell’argomento. Per questo lo riportai sui binari. «Lei può parlarmi di ciò che vuole, deve sentirsi libero. Mi pare però che stia sfuggendo di fronte alle emozioni per concentrarsi invece su numeri o particolari che secondo la sua immaginazione dovrebbero interessarmi».

silvio berlusconi

Il paziente sembrò piccato. «Credevo di farle piacere. Mi sono informato. Ho saputo che lei ha sempre vissuto con la stessa donna, conosciuta da giovane. Ma dottore, avrà pure anche lei le sue fantasie, i suoi desideri nascosti! Io posso soddisfare le sue domande».

 

Continuava a difendersi dall’esprimere le proprie emozioni. Rimasi a lungo in silenzio, mentre lui sembrava sempre più a disagio sul lettino. Si muoveva nervosamente. A un tratto sbottò. «Insomma! Io vengo qui per fare analisi, non per stare in silenzio! Va bene, procederò come mi pare».

 

Iniziò a raccontarmi per filo e per segno avventure erotiche in cui emergeva una sorta di grandiosità, in quanto era riuscito a conquistare tante donne con l’aiuto del carisma, del suo atteggiamento simpatico e del denaro.

 

Questo racconto, a dir la verità, era un poco noioso e ripetitivo. L’erotismo d’altronde è come il sale nella minestra. In piccole dosi esalta il gusto, ma se si eccede diventa sgradevole.

 

silvio berlusconi con spilla di forza italia

Ricordo che quando avevo sedici anni con alcuni amici decidemmo, per goliardia, di andare a vedere un film vietato ai minori. Raccontammo di essere maggiorenni e il gestore del cinema finse di crederci per intascare il denaro. Dopo dieci minuti di rappresentazione ci guardammo in faccia e uscimmo, tutti insieme, per andare a mangiare un gelato. Il bello non era vedere il film erotico, ma raccontare agli amici la nostra bravata.

 

E dopo i diciotto anni non cercammo nemmeno più film di quel tipo, dato che non c’era più il fascino del proibito. Ora l’accesso alla pornografia per i giovani è molto precoce, attraverso internet e gli smartphone.

francesca pascale silvio berlusconi

 

Questo tende a provocare un’assuefazione, con conseguente perdita della libido nelle relazioni reali. Come psicoterapeuti stiamo assistendo a numerosi problemi della sfera erotica in ragazzi e ragazze molto giovani che hanno avuto un contatto troppo prolungato con la pornografia. Dopo una ventina di minuti in cui il paziente si impegnava a raccontare le sue avventure lo interruppi.

 

«Mi ha parlato di tanti particolari. Ma non dei suoi sentimenti. Di quello che lei provava, o di quello che prova tuttora. Forse le emozioni riguardo alle donne le fanno paura? E perché si avvicinava sempre a donne più giovani, a volte minorenni (come hanno riportato alcuni giornali) o comunque molto distanti dalla sua età?»

 

silvio berlusconi con spilletta tricolore

«Lei è un giudice? No di certo! Deve sapere che sono tutte illazioni e maldicenze per incastrarmi. A dir la verità è vero, mi piacevano le donne giovani. Ma non stavo certo a chiedere la carta d’identità! Quando ero ragazzo, essere “ganzi” voleva dire conquistare tante donne, soprattutto quelle irraggiungibili. Ci piccavamo di riuscire nelle avventure più proibite e difficili. La ragazza minorenne era proibita per definizione, è normale che attirasse l’attenzione…»

 

Mi stava comunicando chiaramente come, per lui, la relazione sentimentale e sessuale non fosse finalizzata a incontrare una persona da amare, con cui completarsi, ma unicamente a soddisfare uno spirito narcisista. Mi sono capitati diversi pazienti simili, soprattutto di sesso maschile. Ma negli ultimi decenni ho avuto in cura anche alcune donne che sono solite passare da un’avventura a un’altra per riuscire a soddisfare il proprio ego.

 

michaela biancofiore mara carfagna silvio berlusconi foto di bacco

Ricordo un signore piuttosto facoltoso che, man mano che invecchiava, cercava ragazze via via più giovani, affinché la somma degli anni rimanesse simile. Non gli importava che si mettessero con lui solo per i soldi, tanto a sua volta le usava come oggetti. Le trattava bene, come si usa fare con un’automobile costosa appena comprata, ma non si lasciava andare a sentimenti.

 

Soffriva naturalmente di solitudine pur condividendo, almeno formalmente, la vita con un’altra persona. Interloquii per cercare di comprendere meglio e permettere anche a lui di capire sé stesso. «Vorrei che approfondisse un frammento di cui mi ha parlato, balzato all’onore della cronaca nel 2010, che lei ha definito “Bunga Bunga”…»

 

Si mise a ridere. «Il termine Bunga Bunga è stato utilizzato per de- scrivere le cene eleganti in cui invitavo amici e donne allegre! Forse, in verità, alcune erano prostitute…

 

spilla silvio berlusconi

Ma lei lo sa da dove viene questo appellativo? Da una barzelletta! Senta qui. Un aereo precipita nell’Africa e si salvano solo due steward e il comandante, ma sono catturati da una tribù indigena. Vengono immediata- mente legati e il capo tribù si avvicina al primo steward e dice:

 

Scegli! O la morte o il Bumba Bumba! Lo stuart: Vabbè, preferisco il Bumba Bumba. E duecento africani lo sodomizzano. Allora il capo tribù si avvicina al secondo steward e gli fa la stessa domanda, lo stuart risponde che preferisce il Bumba Bumba.

 

E mille africani fanno lo stesso (si era sparsa la voce nelle tribù vicine, eh eh). Il capo tribù si avvicina, infine, al comandante e chiede: morte o Bumba Bumba? Il comandante: io sono il capitano dell’aereo, devo portare onore alla mia patria, quindi scelgo la morte! Il capo tribù rimane molto colpito e afferma: ti fa onore quello che hai detto… Però prima un po’ di Bumba Bumba!»

 

Di nuovo scoppiò a ridere.

silvio berlusconi

«A quell’epoca raccontavo questa storiella sostituendo i capi dell’allora centrosinistra agli steward e al comandante! Faceva molto ridere, perché loro apparivano come tanti bacchettoni fuori dal tempo, che non capivano la modernità. Era per questa loro incapacità di stare al passo coi tempi che le elezioni andavano diversamente da come si aspettavano, non trova? Niente di cattivo… Solo una storiella».

 

Dentro di me prevaleva il medico. Riflettevo su come la barzelletta non fosse particolarmente divertente, perché mancava l’elemento dell’arguzia e dello svelamento di qualcosa di recondito. Era il desiderio da parte dei primitivi di praticare la sodomia, indi- pendentemente dalla risposta alla domanda.

 

Un secondo desiderio nascosto, inconscio, che emerge dalla storiella è quello di trovare una valida giustificazione per essere sodomizzato e non provare sensi di colpa perché costretto. L’idea, infine, che a compiere l’attività sessuale siano uomini primitivi fa balenare l’immagine dell’infanzia (la nostra età primitiva) in cui non vi sono tabù o vergogne. Si tratta di una barzelletta profondamente omofoba, in quanto descrive certe pratiche, non come espressione d’amore e reciproco dono di piacere, ma come atti di sopraffazione e dileggio.

silvio berlusconi in videocracy

 

Se proviamo ad analizzarla ancora meglio, scopriamo che è messo in ridicolo il senso dell’onore del comandante. Si afferma che non ha senso voler proclamare le proprie convinzioni morali o etiche, perché “così fan tutti”. Cioè tutti sono deboli e posti in condizioni estreme, accettano qualsiasi cosa. O se per caso si ribellano, è perché sono sciocchi.

 

Per estensione potremmo dire che tutti, in determinate condizioni, ruberebbero, si prostituirebbero, mentirebbero. Forse ucciderebbero. Mi rivolsi all’anima. «Si tratta di una storiella che vuole sdoganare gli istinti più sgradevoli dell’essere umano, ridicolizzando l’onore, i principi e le convinzioni morali o religiose.

 

silvio berlusconi mike bongiorno

Chi la racconta con insistenza e la fa sua, chi ne ride a crepapelle, manifesta un forte senso d’inferiorità, un’omosessualità nascosta e una visione negativa dei propri valori di vita che compensa col pensiero inconscio: “Anche gli altri in fondo sono come me! Mal comune mezzo gaudio”. Il confine fra lecito e illecito, fra legale o illegale, fra morale e immorale sparisce, per offrire un momento di disinibizione in cui si può fare tutto. Anzi “si deve” provare tutto.

 

Tutte le esperienze sessuali sono lecite, o addirittura si devono praticare. Se c’è un limite morale, legale o religioso deve essere infranto. La ricerca di una sessualità che, per queste caratteristiche, possiamo definire perversa, è ricercata attivamente. Alla base scopriamo allora una mancanza della vera gioia che la vita intima e la sessualità matura possono donare».

 

Mi ero troppo scaldato. Forse avevo esagerato. Deve essere il paziente a capire cosa nasconde un certo aspetto della propria vita, non lo psicoterapeuta che fa una lezioncina. Dissi fra me e me che avevo commesso un errore grossolano. A mia discolpa cito il fatto di aver riletto poco tempo prima una ricerca pubblicata il 24 agosto 2011 nel portale italiano UniversiNet.it che mi aveva colpito negativamente.

 

silvio berlusconi

In questa indagine condotta su un campione di oltre sedicimila ragazzi di tutta Italia che stavano preparando i test di ammissione all’Università, emergeva che il cinquantasette per cento delle ragazze e il trentanove dei ragazzi sarebbero stati disposti a offrire prestazioni sessuali ai professori pur di superare gli esami.

 

Alla domanda: «Secondo te è più importante studiare o trovare una raccomandazione?» solo il dodici per cento, contro l’ottantotto, rispondeva studiare. Questi dati non sono statisticamente corretti, il campione non è idoneo e sono esiti viziati dalla voglia dei giovani di fare i cinici o, come si dice, spararla grossa.

 

silvio berlusconi corna

Ma rimaneva in me il forte dubbio che la cultura del Bunga Bunga si fosse ormai imposta nell’immaginario collettivo. Il paziente era rima- sto colpito dalla veemenza della mia esternazione e con fare cortese mi disse: «Dottore non si scaldi! Era solo una barzelletta. Lei ci ricama troppo sopra. Si immedesima per caso nel comandante?» Si mise nuovamente a ridere fragorosamente, poi continuò più serio.

 

«Certo non volevo essere omofobo. Nelle mie televisioni i gay abbondano e anzi, mi compiaccio di aver contribuito a sdoganare l’accettazione dell’omosessualità. La televisione di Stato, prima dell’avvento dei miei canali, era bigotta. Per noi è stato facilissimo far fortuna e attirare i telespettatori che non vedevano l’ora di vedere qualche ragazza seminuda, e poter scherzare un po’ sul sesso».

 

KARIMA EL MAHROUG RUBY RUBACUORI SILVIO BERLUSCONI

Era arrivato il termine della seduta. «In questo colloquio ha premesso che avrebbe parlato di donne, ma ho notato che non ha fatto alcun accenno a sua mamma. Immagino sia stata una donna importante per lei». Pareva colpito. Gli si inumidirono gli occhi. «La mamma è un’altra cosa». Calò un lungo silenzio. «Una madre ti ama per come sei, anche se hai difetti o manchevolezze. Le altre donne, invece, pretendono che tu sia spiritoso, gentile, ossequioso. Che tu sia sempre perfetto». Mi stava informando di essersi sempre dovuto sforzare di apparire diverso da ciò che era, per cui cercai di entrare in empatia. «È difficile indossare tutti i giorni una maschera e non essere sé stessi. La capisco».

karima el mahroug a porta a porta 6

 

Avevo centrato il problema. «È così… Forse soltanto una delle mie mogli mi ha veramente capito, e accettato, per come sono in realtà. Perché, vede dottore, visto che oramai siamo in confidenza… A lei posso dirlo. Mi sono sempre sentito in qualche modo inferiore… Al di sotto… Mi sono dovuto nascondere sotto a un sorriso di superiorità, per essere certo che nessuno lo capisse». Conclusi la seduta dicendogli che mi pareva che in quell’incontro avessimo fatto un buon lavoro e che, nella seduta successiva, saremmo potuti ripartire dall’ultimo aspetto trattato: il senso di inferiorità. 

silvio berlusconi

 

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