deborah compagnoni

“BRIGNONE MI EMOZIONA FINO ALLE LACRIME, INSEGNA A RIALZARSI QUANDO TUTTO CROLLA” – DEBORAH COMPAGNONI, LEGGENDA DELLO SCI, CHE HA VINTO TRE ORI IN TRE EDIZIONI CONSECUTIVE DEI GIOCHI INVERNALI, PARLA DELLA SQUADRA AZZURRA CHE SI PREPARA A MILANO-CORTINA: "FRANZONI E’ IL GHEDINA DI QUESTA EPOCA, DIVENTERÀ ANCORA PIÙ FORTE. TRA LE DONNE CI SONO OLTRE A FEDERICA BRIGNONE, SOFIA GOGGIA, MARTA BASSINO CHE TORNERÀ, E ARRIVANO NUOVE LEVE COME GIADA D'ANTONIO, CHE NON BISOGNA PRESSARE - E POI I RICORDI DI ALBERTVILLE '92 (“NON VOLEVO NEMMENO ANDARCI. NON VOLEVO AVERE QUESTO PESO”), TOMBA E GLI ANNI NOVANTA PER LO SCI "IRRIPETIBILI"...

 

Mattia Chiusano per “la Repubblica” - Estratti

 

Deborah Compagnoni, quanto si è emozionata rivedendo Federica Brignone in Coppa del mondo?

«Fino alle lacrime, ma non ero sola, Come fai a non piangere di fronte a una dimostrazione del genere?».

 

Tre ore olimpici individuali consecutivi, senza farli pesare.

deborah compagnoni

Deborah Compagnoni, regina dello sci femminile ma anche dello sport italiano, perché solo Valentina Vezzali ha eguagliato quel che ha fatto lei tra Albertville 1992, Lillehammer 1994 e Nagano 1998.L'alter ego pacato e sorridente di Alberto Tomba, col quale condividerà la fase più calda della cerimonie inaugurale di Milano Cortina. La ragazza della porta accanto che non scivola mai nell'enfasi per raccontare un'epoca unica, irraggiungibile.

 

 

 

Quale messaggio sta portando Brignone alle Olimpiadi?

«Lei sta dicendo ai giovani, a chi si fa male: "Anche se ti sembra che il mondo ti sia cascato addosso quando tutto sembrava perfetto, ti puoi risollevare". Era nel clou della sua carriera, aveva vinto la Coppa del mondo, i Mondiali, era all'ultima gara della stagione e si è fatta veramente male. Eppure si è risollevata in meno di un anno.

 

Quando Federica dice "non sono così sicura ma parto lo stesso" è tutto vero: non può avere certezze senza confronti diretti. Ora deve solo andare avanti così, finora ha fatto il percorso perfetto, e a Cortina troverà un bel gigante».

 

 

deborah compagnoni

 

Lei lo vinse nel '97 quando era ancora nel calendario della Coppa: cosa si aspetta?

«La pista di Cortina è una delle più belle del circuito. Per le discese e i superG, ovvio, ma pure quel pendio su cui vinsi, in gran parte sulla massima pendenza, che si sposta un po' a destra un po' a sinistra, è impegnativo e intenso per atlete ben preparate. Anche prima che tornasse sugli sci ero convinta che Federica sarebbe stata la più forte, ma attenzione a Shiffrin e Scheib».

 

 Franzoni è il Kristian Ghedina di questa epoca?

«Eh sì, è bravo, coraggioso, e adesso ha fatto un po' di esperienza, migliorerà ancora. Ha davanti belle stagioni, secondo me diventerà ancora più forte. Però dietro ha una bella squadra, come tra le donne ci sono oltre a Federica, Sofia Goggia, Elena Curtoni, Marta Bassino che tornerà, e intanto arrivano nuove leve come Giada D'Antonio, che non bisogna pressare, però aspettiamola nei prossimi anni».

 

 

 

E l'Italia come se la caverà, sarà promossa come sede olimpica?

deborah compagnoni alberto tomba

«La novità di queste Olimpiadi è l'ampio territorio che le ospita, su cui la logistica non sarà semplice. Ci sono stati tanti interventi, alcuni conclusi, altri che saranno completati più avanti, ma sono convinta che i Giochi lasceranno qualcosa per i giovani. Non solo dal punto di vista del turismo, ma di un futuro sostenibile in funzione dell'ambiente. Anche a livello economico ci saranno meno spese di un'Olimpiade tradizionale: costerà tutto meno. Eppoi metteremo in mostra i nostri bellissimi territori, compresa la mia Valtellina».

 

 

 

Cosa significa arrivare a un'Olimpiade da atleta?

«Posso dire che prima di Albertville '92 non volevo nemmeno partire. Non volevo avere questo peso, ero molto attesa dopo la prima vittoria in Coppa. Poi mi hanno convinta, ho vinto il superG olimpico che mi ha cambiato la vita, e il giorno dopo ho avuto un brutto infortunio.

 

deborah compagnoni

Ma è stato anche un grande insegnamento per quel che è venuto dopo: la bellissima Lillehammer, col suo mood olimpico, il pubblico corretto, la tradizione norvegese. La lontanissima Nagano, dove ero a fine carriera e ho vinto un oro e un argento: in Giappone ho sentito meno la pressione e sono stata lucida. L'Olimpiade è questo: non lasciarsi travolgere da ciò che ti circonda, perché le gare poi sono simili a quelle di Coppa».

 

Quando lei si fece male ai Giochi di Albertville Alberto Tomba la chiamò e le disse: "Deborah che combini? Fra due mesi andiamo a sciare insieme".

«Alberto è stato un'ispirazione per tantissimi, anche per me, perché ha cambiato il modello dello sciatore classico. Allora veniva in mente lo stile di Gustavo Thoeni, il montanaro tranquillo, Alberto invece era il cittadino che riusciva a vincere tantissimo in Coppa del mondo, alle Olimpiadi, ai Mondiali, e ce l'ha fatta per più di dieci anni. Grazie a lui tutti si sono interessati al nostro sport, e anch'io sono stata avvantaggiata».

deborah compagnoni

 

 Ha scoperto chi era davvero?

«Era uno pieno di talento, dal punto di vista tecnico e fisico, ma aveva anche questo suo modo di allenarsi, gestire la gara, il prima e il dopo, che nasceva dal bisogno di allontanare la pressione: secondo me lui la sentiva parecchio».

 

 Quante volte l'ha fatta ridere?

«Mi vengono in mente le Olimpiadi di Torino in cui eravamo entrambi tedofori. Lui è entrato nello stadio mentre tutti lo applaudivano, non ha rispettato i tempi, ha cominciato a rallentare la cerimonia. Quando ho ricevuto la torcia olimpica da Piero Gros mi hanno urlato in cuffia "vai, corri veloce!", e io l'ho fatto, per arrivare da Stefania Belmondo che ha poi acceso il braciere.  Alberto è sempre stato sé stesso, non si è lasciato condizionare più di tanto da quel che gli veniva imposto».

federica brignone

 

 

 

Perché a distanza di trent'anni è impossibile dimenticare l'epoca d'oro di Tomba & Compagnoni?

«Gli anni Novanta dello sci sono indelebili, irripetibili. Non dimentichiamo tutte le vittorie di Isolde Kostner, delle ragazze, di una squadra maschile di discesa molto forte. Ma non è solo una questione di risultati: non c'era la tv on demand. Oggi guardo quello che voglio sul telefonino, ci sono i social che riempiono la testa e il tifoso si perde un po'. Allora c'era meno e l'offerta era molto più focalizzata».

 

 

(…)

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