IL DESTINO DELL’EUROPA: “COMPETERE O SPARIRE” – MARIO DRAGHI A GIORNALI UNIFICATI: QUASI TUTTI I QUOTIDIANI, INCLUSO L’EURO-SCETTICO “LA VERITÀ”, PUBBLICANO PAGINATE DI ESTRATTI DAL LIBRO CHE RACCOGLIE I DISCORSI DI “MARIOPIO” – “L'AGIRE INSIEME È DIVENUTO CONDIZIONE NECESSARIA PER AFFRONTARE LA COMPETIZIONE CON LE ALTRE GRANDI POTENZE DEL MONDO, MA ANCHE PER SOPRAVVIVERE CON QUEI VALORI CHE NEL CORSO DEGLI ANNI SONO VENUTI A DEFINIRE QUESTA IDENTITÀ COMUNE” – “ALL’ESTERNO ABBIAMO COSTRUITO LA PIÙ APERTA DELLE GRANDI ECONOMIE MONDIALI. AL NOSTRO INTERNO, PERÒ, NON ABBIAMO MAI MESSO IN PRATICA PIENAMENTE L'APERTURA CHE PREDICAVAMO” – IL MEA CULPA SUGLI STIPENDI: “DOPO LA CRISI DEL DEBITO SOVRANO ABBIAMO PERSEGUITO UNA STRATEGIA VOLTA A RIDURRE IN OGNI PAESE I SALARI, RISPETTO A QUELLI ALTRUI. L’EFFETTO È STATO SOLO DI INDEBOLIRE LA NOSTRA DOMANDA INTERNA E MINARE IL NOSTRO MODELLO SOCIALE…”
DRAGHI, 'L'URGENZA DI UNA NUOVA EUROPA PER I GIOVANI'
MARIO DRAGHI RICEVE IL PREMIO CARLO MAGNO AD AQUISGRANA
(ANSA) - "L'Unione Europea è un esperimento con pochi precedenti nella storia dell'umanità. Un continente segnato per secoli da divisioni e guerre ha intrapreso un percorso di unità e pace per garantire prosperità e benessere ai suoi cittadini.
L'Europa è oggi un insieme di democrazie, ciascuna con la propria identità nazionale, ma tutte impegnate perché questo insieme abbia esso stesso un'identità, quella europea".
Lo scrive, in un intervento a sua firma su Il Messaggero, l'ex premier Mario Draghi. "L'agire insieme - aggiunge - è divenuto condizione necessaria per affrontare la competizione con le altre grandi potenze del mondo, ma anche per sopravvivere con quei valori che nel corso degli anni sono venuti a definire questa identità comune.
pagina del corriere della sera sul libro di mario draghi
La sfida per le istituzioni governi, Commissione europea, parlamenti è assicurarsi che questo modello rimanga sostenibile e capace di evolvere insieme alle nostre società. L'Europa deve ritrovare la capacità di crescere".
Il rapporto 'Il futuro della competitività europea', consegnato alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, scrive ancora, "e i discorsi che lo hanno accompagnato nascono, prima di tutto, da questa urgenza".
"Riuscire a competere con il resto del mondo - prosegue Draghi - vuol dire assicurarsi che i giovani europei e gli europei che non sono ancora nati abbiano gli stessi diritti, le stesse tutele, le stesse opportunità che hanno definito il nostro modello in questi decenni.
È una questione di giustizia sociale, di valori collettivi, di identità europea. Ma vuol dire anche poter difendere i nostri confini e la nostra indipendenza politica, la nostra libertà".
il sole 24 ore prefazione di martin wolf al libro di mario draghi
"Le sfide che l'Europa ha davanti a sé - scrive ancora - tecnologiche, demografiche, geopolitiche sono straordinarie. Ma altrettanto straordinaria è l'ambizione che ha sempre caratterizzato il progetto europeo. La sua ideazione ha messo da parte secoli di stragi e di conflitti.
La sua realizzazione ha superato enormi ostacoli politici, economici, sociali. Oggi c'è ancora molto da fare per rendere l'Europa in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini. La domanda che dobbiamo porci è se condividiamo ancora la stessa ambizione del recente passato" conclude Draghi.
MARIO DRAGHI URSULA VON DER LEYEN
DRAGHI, PER GLI STATI EUROPEI AGIRE INSIEME È CONDIZIONE NECESSARIA
(ANSA) - Per le democrazie della Unione Europea "l'agire insieme è divenuto condizione necessaria per affrontare la competizione con le altre grandi potenze del mondo, ma anche per sopravvivere con quei valori che nel corso degli anni sono venuti a definire questa identità comune".
E' quanto scrive l'ex premier e già presidente della Bce Mario Draghi nel prologo al suo libro "Competere o sparire. Per un nuovo paesaggio europeo" che raccoglie i discorsi tenuti dal 2023 e al 2025. Il volume, edito da Rizzoli, analizza l'attuale situazione politico economica e propone un concreto piano d'azione partendo dal rapporto Il futuro della competitività europea, presentato nel settembre 2024
pagina della stampa sul libro di mario draghi
DRAGHI, L'EUROPA RITROVI LA CRESCITA PER DIFENDERE LIBERTÀ E CONFINI
(ANSA) - "L'Europa deve ritrovare la capacità di crescere" per "una questione di giustizia sociale, di valori collettivi, di identità europea" ma anche per "poter difendere i nostri confini e la nostra indipendenza politica, la nostra libertà".
Lo scrive l'ex premier e già presidente della Bce Mario Draghi nel prologo al suo libro "Competere o sparire. Per un nuovo paesaggio europeo" che raccoglie i discorsi tenuti dal 2023 e al 2025. Draghi ricorda come il suo rapporto "Il futuro della competitività europea", consegnato alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e i discorsi che lo hanno accompagnato nascono, prima di tutto, da questa urgenza.
Riuscire a competere con il resto del mondo vuol dire assicurarsi che i giovani europei - e gli europei che non sono ancora nati - abbiano gli stessi diritti, le stesse tutele, le stesse opportunità che hanno definito il nostro modello in questi decenni."
MARIO DRAGHI OLAF SCHOLZ URSULA VON DER LEYEN METTE FREDERIKSEN
DRAGHI: "L'EUROPA CRESCA PER DIFENDERE IL SUO SOGNO"
Estratto dell’articolo di Francesco Manacorda per “la Repubblica”
C'è un modo forse poco ortodosso ma utile per avvicinarsi a questo "Competere o sparire", il volume — ultimativo fin dal titolo — che raccoglie gli interventi pubblici di Mario Draghi degli ultimi tre anni. Bisogna partire dall'ultima pagina, quella dell'indice, per scandire attraverso i titoli dei suoi interventi quanto sia aumentata l'urgenza che l'ex presidente della Bce […] attribuisce a una riforma radicale dell'Unione europea […] . Da titoli sostanzialmente anodini si passa ad esortazioni nette come "Fate qualcosa!", a spunti quasi polemici come "Tante regole, poca crescita". Fino appunto a riproporre, con "Scegliere cosa vogliamo essere" […].
mario draghi regala un mazzo di fiori ad angela merkel
[…] L'eccezionalità dell'Ue […] non può più essere considerata acquisita. «L'agire insieme è divenuto condizione necessaria», avverte Draghi, per reggere la competizione con le grandi potenze e per «sopravvivere con quei valori» che definiscono l'identità comune.
Competere, infatti, nella visione di Draghi, non significa solo sottostare alle regole dei mercati, ma preservare proprio il modello europeo, ossia un sistema «capace di coniugare equità, solidarietà, rispetto dell'ambiente» e una rete di protezione che va «dalla sanità all'istruzione alla previdenza».
URSULA VON DER LEYEN MARIO DRAGHI
Orgoglio, ma anche costo, dell'Europa. Perché quel modello resta in piedi solo se si torna ad avere crescita, innovazione, risorse fiscali, capacità industriale, difesa, autonomia energetica: «L'Europa deve ritrovare la capacità di crescere».
[…] E l'alternativa? Sparire non vuol dire scomparire dalle mappe, ma è invece il rischio di diventare un grande mercato regolato da altri, un continente ricco ma dipendente, un soggetto capace di scrivere norme e incapace di imporre condizioni. Draghi chiede all'Europa di uscire da questa condizione di minorità: completare il mercato unico, mobilitare i risparmi europei, ridurre le dipendenze strategiche, costruire industria, tecnologia, energia e difesa come politiche continentali. […]
«AGIRE COME UN UNICO STATO» DRAGHI E IL FUTURO DELL’EUROPA
Estratto dell'articolo di Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”
SEI BELLA COME IL Whatever it takes di mario draghi
È diventato Picconatore per necessità. Anzi, «per urgenza» come scrive Mario Draghi nel suo libro. Insomma, è una scelta dettata dal principio di realtà. E secondo l’ex premier l’Europa deve decidere al più presto se accettare la sfida del nuovo mondo o condannarsi all’irrilevanza, alla perdita del ruolo e soprattutto dei valori che hanno caratterizzato la sua storia. In gioco è l’idea dell’Unione con la quale il Vecchio Continente «ha messo da parte secoli di conflitti» e ha saputo superare «enormi ostacoli politici, economici, sociali».
Draghi si chiede se quell’idea sia ancora «condivisa», se sia rimasta intatta «l’ambizione del recente passato». La risposta è dirimente: la «dobbiamo ai padri fondatori dell’Europa, a noi stessi, a chi verrà dopo di noi».
la verita anticipazione del libro di mario draghi
[…] Se Draghi diventa Picconatore non è […] per distruggere, ma per liberare dalle macerie e ricostruire, dato che niente è rimasto in piedi […] «L’agire insieme — scrive Draghi — è divenuta condizione necessaria per affrontare la competizione con le altre grandi potenze, ma anche per sopravvivere con quei valori che nel corso degli anni sono venuti a definire questa identità comune». Il problema non è la mancanza di risorse o di competenze ma la frammentazione nelle decisioni.
«Bisogna agire come fossimo un unico Stato». La scelta è politica ovviamente «e non voglio fingere che sia facile». Va superata una stratificazione millenaria di identità nazionali, che pure provengono da una radice comune. Il passo si impone: «Per la prima volta a memoria d’uomo siamo davvero soli insieme». Soli ma «insieme».
GLI USA CI MOLLANO, LA CINA È LONTANA NOI EUROPEI SIAMO SOLI, MA INSIEME
Estratto da “Competere o sparire”, di Mario Draghi, ed. Rizzoli, pubblicato da “La Stampa”
Non voglio fingere che ciò che attende l'Europa sia facile. La tensione cui è sottoposto il nostro continente è profonda e si fa più pesante di mese in mese. Ma quello attuale non è solo un momento di pericolo. È anche un momento di rivelazione. Perché le forze che oggi mettono alla prova l'Europa stanno compiendo qualcosa che decenni di pace e prosperità non sono riusciti a fare: stanno spingendo gli europei a riconoscere, ancora una volta, ciò che hanno in comune e ciò che sono disposti a costruire insieme.
Questo dovrebbe darci fiducia. Dovrebbe anche renderci più consapevoli della portata del compito che ci attende.
Dal 2020, gli shock esterni si sono susseguiti uno dopo l'altro, ciascuno aggravando il precedente e restringendo sempre più lo spazio per qualsiasi esitazione. Stiamo ancora assorbendo i dazi da parte del nostro principale partner commerciale, a livelli senza precedenti da un secolo a questa parte. Da ultimo, la guerra in Medio Oriente ha riportato l'inflazione nelle nostre economie e l'ansia nelle nostre famiglie. Anche quando lo stretto di Hormuz riaprirà, le interruzioni alle catene di approvvigionamento potrebbero perdurare per mesi o anni.
antonio costa e mario draghi al vertice ue di alden biesel
Questi shock sarebbero difficili da gestire in qualsiasi circostanza. Ma arrivano proprio nel momento in cui il bisogno di investimenti dell'Europa è diventato enorme.
La precedente stima di circa 800 miliardi di euro l'anno di spesa strategica aggiuntiva è salita, con gli impegni in materia di difesa degli ultimi anni, a quasi 1200 miliardi di euro l'anno in media.
La crescita è quindi la precondizione per tutto ciò che l'Europa dice oggi di dover fare: finanziare la transizione energetica, difendere il proprio continente, costruire le industrie dell'era digitale e sostenere società che invecchiano. Intanto, il mondo che un tempo aiutava l'Europa a generare prosperità non esiste più. È diventato più duro, più frammentato e più mercantilista.
pagina di repubblica sul libro di mario draghi
[…] Dopo le catastrofi della prima metà del Novecento, gli europei stabilirono che nessuno Stato membro avrebbe dominato sugli altri. Crearono invece un modello di governance diverso, condiviso e diffuso.
[…] Laddove occorreva trovare accordi tra i governi, la governance europea li avvolgeva in strati di procedura che li privavano della loro carica politica. Decisioni che in un altro contesto sarebbero state divisive hanno finito per apparire amministrative. I risultati di quel sistema sono stati straordinari. La pace in un continente un tempo caratterizzato dalla guerra.
[…] Ma si basava su due assunti fondamentali. Il primo era che l'Europa avesse costruito un'economia davvero aperta in cui lo Stato non avesse bisogno di dirigere la crescita: libero scambio al suo interno attraverso il mercato unico, e libero scambio all'esterno attraverso un ordine internazionale basato sulle regole.
Il secondo era che l'Europa non avrebbe mai più dovuto affrontare le questioni più difficili in tema di difesa e sicurezza, perché sarebbero state risolte per noi. Entrambi gli assunti si sono rivelati fallaci. E via via che questi assunti vengono meno, le questioni politiche che l'Europa aveva cercato di attenuare stanno tornando al cuore del progetto europeo.
MARIO DRAGHI URSULA VON DER LEYEN MEME
Nulla rende tutto questo più visibile delle contraddizioni del modello economico europeo. All'esterno, abbiamo smantellato le barriere commerciali, accolto le catene di approvvigionamento globali e costruito la più aperta delle grandi economie mondiali.
Al nostro interno, però, non abbiamo mai messo in pratica pienamente l'apertura che predicavamo: abbiamo lasciato incompiuto il mercato unico, frammentati i mercati dei capitali, i sistemi energetici insufficientemente connessi e ampie parti della nostra economia avviluppate in strati di regolamentazione.
mario draghi e giorgia meloni a palazzo chigi
C'è un paradosso in tutto questo. L'Europa si è affidata ai mercati per svolgere un compito che l'autorità politica comune non era stata messa in condizione di eseguire. A quegli stessi mercati, però, abbiamo negato la scala continentale di cui avevano bisogno per prosperare. Il risultato è stato non una vera economia di mercato, ma un'economia asimmetrica. E da questa asimmetria derivano molte delle vulnerabilità che l'Europa si trova oggi ad affrontare.
IL MEA CULPA DI DRAGHI SUGLI STIPENDI «LI ABBIAMO TAGLIATI FACENDO DANNI»
Estratto da “Competere o sparire”, di Mario Draghi, ed. Rizzoli, pubblicato da “La Verità”
MARIO DRAGHI FIRMA LA NUOVA BANCONOTA DA 5 EURO
La competitività è stata per molto tempo una questione controversa per l’Europa. Nel 1994, il futuro premio Nobel per l’economia Paul Krugman definì l’attenzione alla competitività una «pericolosa ossessione».
Nella sua tesi, la crescita a lungo termine deriva dall’aumento della produttività, che avvantaggia tutti, anziché dal tentativo di migliorare la propria posizione relativa rispetto agli altri e acquisire la loro quota di crescita.
L’approccio adottato nei confronti della competitività in Europa dopo la crisi del debito sovrano sembrava comprovare la sua tesi. Abbiamo perseguito una strategia volta a ridurre in ogni Paese i salari, rispetto a quelli altrui.
L’effetto, combinato con una politica fiscale prociclica, è stato solo di indebolire la nostra domanda interna e minare il nostro modello sociale.
mario draghi ursula von der leyen
Ma la questione fondamentale non è che la competitività sia un concetto errato in sé. Il punto è che l’Europa ha guardato nella direzione sbagliata. Ci siamo rivolti verso l’interno, individuando tra di noi i nostri concorrenti, anche in settori come la difesa e l’energia, in cui abbiamo in realtà interessi comuni profondi.
Allo stesso tempo, non abbiamo guardato abbastanza verso l’esterno: con una bilancia commerciale positiva, non abbiamo considerato il nostro livello di competitività esterna come un’importante questione politica. In un contesto internazionale favorevole, abbiamo confidato nella parità di condizioni e in un ordine internazionale basato su regole, aspettandoci che gli altri facessero lo stesso. Ma il mondo sta cambiando rapidamente, e siamo stati colti di sorpresa.
Soprattutto, altre regioni non si attengono più alle regole e vanno attivamente elaborando politiche volte a migliorare la loro posizione competitiva.
Nella migliore delle ipotesi, si tratta di politiche progettate perché gli investimenti siano reindirizzati verso le loro economie a scapito delle nostre; nel peggiore dei casi, l’obiettivo è renderci permanentemente dipendenti da loro. […]
mario draghi saluta biden consiglio europeo
mario draghi incontra i vertici dell industria europea a milano
il presidente dell eurogruppo juncker a destra in una rara foto con mario draghi e mario monti aspx

