donald trump meme

"DONALD TRUMP È GUIDATO DA TRE FORZE: EGO, DENARO E VENDETTA" - ALAN FRIEDMAN: "È DISPERATO. LA SUA PRESIDENZA È IN CRISI. HA INIZIATO LA GUERRA CONTRO L'IRAN SENZA UNA STRATEGIA E OGGI NON SA COME USCIRNE. TRUMP REAGISCE COME UN ANIMALE FERITO: COLPISCE, SCARICA LA COLPA SUGLI ALTRI, INVENTA NUOVE FOLLIE E PREPARA NUOVI LICENZIAMENTI. È IL SUO METODO DI GOVERNO" - "AFFRONTA LE CRISI CONCENTRANDO IL POTERE, ESIGENDO FEDELTÀ E LICENZIANDO CHI NON SI PIEGA. IL RISULTATO È UN GOVERNO INSTABILE E SEMPRE PIÙ SEGNATO DALL'INCOMPETENZA" - "ALLA CASA BIANCA, L'INSTABILITÀ NON È PIÙ UNA CONSEGUENZA. È DIVENTATA IL SISTEMA"

Estratto dell'articolo di Alan Friedman per "la Stampa"

 

ALAN FRIEDMAN DONALD TRUMP

Donald Trump è disperato. La sua presidenza è in crisi. Ha iniziato la guerra contro l'Iran senza una strategia e oggi non sa come uscirne. Lo Stretto di Hormuz è nel caos. Il prezzo del petrolio sale. L'economia mondiale rischia di scivolare in recessione, ma questa volta accompagnata dall'inflazione: cioè dalla stagflazione, il peggiore degli scenari.

 

Benjamin Netanyahu continua a eliminare gli stessi funzionari iraniani con cui JD Vance dovrebbe negoziare. L'Europa, finalmente, comincia a opporsi a Trump. In patria, il consenso del presidente è in caduta libera. I Democratici sembrano sempre più vicini a riconquistare il Congresso a novembre. E lo scandalo Epstein non scompare.

I COLLOQUI DI DONALD TRUMP CON L IRAN - VIGNETTA

 

La disperazione di Trump si è vista con chiarezza questa settimana nella cacciata della procuratrice generale degli Stati Uniti — l'equivalente del nostro ministro della Giustizia — la servile Pam Bondi. Bondi è stata silurata per due ragioni.

 

La prima è semplice: agli occhi di Trump, non era abbastanza aggressiva nel colpire i suoi nemici. Il presidente non voleva una garante dello Stato di diritto, ma un esecutore politico. Qualcuno disposto a trasformare il Dipartimento di Giustizia in uno strumento di vendetta personale. Trump non ha mai nascosto il desiderio di indagare, perseguire, umiliare e, se possibile, distruggere i suoi avversari politici, da Barack Obama a Joe Biden, fino ai procuratori federali e agli agenti dell'Fbi coinvolti nelle indagini che hanno portato alla sua condanna per 34 capi d'accusa.

 

ALAN FRIEDMAN

Bondi ha provato ad accontentarlo. Ma non è bastato. Ha epurato i funzionari migliori del Dipartimento di Giustizia e si è circondata di giovani fedelissimi Maga, spesso inesperti, ideologizzati e giuridicamente deboli, incapaci di produrre incriminazioni credibili o di costruire i processi-spettacolo che Trump pretendeva.

 

La seconda ragione è ancora più grave, e più rivelatrice. Pam Bondi sembra aver gestito male quella che Trump considerava un'operazione di contenimento politico: lo scandalo Epstein. Il problema, per il presidente, non era lo scandalo in sé, ma il fatto che non fosse stato insabbiato meglio. Questo è il punto decisivo. Nell'America di Trump, il fallimento non si misura sul rispetto della legge o delle istituzioni, ma sull'incapacità di proteggere il presidente.

MEME SU DONALD TRUMP E L IRAN

 

La caduta di Bondi conta non solo per ciò che dice di lei, ma per ciò che rivela di lui. Lo stesso istinto che porta Trump a pretendere fedeltà personale dal suo ministro della Giustizia ha segnato anche il suo rapporto con le forze armate.

 

Non a caso, l'ex capo degli Stati maggiori riuniti, Mark Milley, aveva lanciato un avvertimento senza precedenti: «Non giuriamo fedeltà a un re, né a un tiranno o a un dittatore. E non giuriamo fedeltà a un aspirante dittatore». Non era una lezione di educazione civica. Era un monito.

DONALD TRUMP - VIGNETTA BY MANNELLI

 

Trump ha sempre avuto la tendenza a personalizzare il potere, a trattare le istituzioni non come organismi autonomi dello Stato, ma come strumenti della propria volontà. Il suo ex capo di gabinetto, il generale dei Marines a quattro stelle John Kelly, lo ha detto in modo ancora più netto: Trump «preferisce un approccio dittatoriale al governo» e rientra nella «definizione generale di fascista».

 

Una volta compresa questa logica, la domanda diventa inevitabile: chi sarà il prossimo? Con l'aumentare della pressione, Trump reagisce come un animale ferito: colpisce, scarica la colpa sugli altri, inventa nuove follie e prepara nuovi licenziamenti. È il suo metodo di governo.

DONALD TRUMP PAM BONDI

 

Il nome oggi più esposto è quello di Kash Patel, il discusso direttore dell'Fbi in salsa MAGA. Secondo Reuters, sono in corso discussioni anche su possibili uscite del segretario dell'Esercito Daniel Driscoll e della ministra del Lavoro Lori Chavez-DeRemer.

 

Anche Tulsi Gabbard, la controversa responsabile delle 17 agenzie di intelligence, inclusa la Cia, appare vulnerabile. Trump ha detto pubblicamente che è «più morbida» di lui sull'Iran, una posizione pericolosa in questa Casa Bianca. La filorussa Gabbard occupa da tempo un posto ambiguo nella politica americana, spesso indulgente verso narrative favorevoli a Mosca, alla Siria di Assad o all'Iran.

 

alan friedman su twitter da' della escort a melania trump 2

Ma il punto più delicato resta il Pentagono. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth, ex volto di Fox News, ha affrontato la guerra con una miscela di zelo ideologico e incompetenza.

 

Sotto la sua guida, il Pentagono è diventato il teatro di epurazioni improvvise ai vertici. Questa settimana ha rimosso il capo di stato maggiore dell'Esercito, il generale Randy George, insieme al generale David Hodne e al generale William Green, responsabile del corpo dei cappellani. Il Pentagono non ha fornito alcuna spiegazione. [...]

 

L'amministrazione rifiuta di chiarire se le truppe di terra americane possano essere trascinate in un conflitto più ampio con l'Iran. In altre parole, il massimo responsabile dell'Esercito è stato rimosso non in tempo di pace, ma nel pieno di un'escalation militare ancora dai contorni incerti.

 

Perché George è stato licenziato? Non esiste una risposta ufficiale. Ma una possibilità non può essere esclusa: che siano emerse tensioni tra il potere politico e i vertici militari su opzioni considerate troppo rischiose, potenzialmente illegali o strategicamente disastrose. Prima dell'attacco, Trump era stato informato dai vertici militari, incluso il generale Dan Caine, capo degli Stati maggiori, che si trattava di un'operazione «ad alto rischio», con la concreta possibilità di gravi perdite americane. [...]

PETE HEGSETH RECITA UN SALMO AI GIORNALISTI

 

Ed è qui che il metodo Trump diventa davvero pericoloso. Non affronta le crisi costruendo consenso o rafforzando le istituzioni. Reagisce concentrando il potere, esigendo fedeltà e licenziando chi non si piega. Il risultato è un governo instabile, pervaso dalla paranoia e sempre più segnato dall'incompetenza.

 

In ultima analisi, il presidente degli Stati Uniti è guidato da tre forze: ego, denaro e vendetta. E queste non sono le qualità necessarie in un momento di crisi geopolitica. Le figure esperte che un tempo fungevano da argine non ci sono più. Resta una presidenza sempre più dominata dall'impulso e dall'ira. Alla Casa Bianca, l'instabilità non è più una conseguenza. È diventata il sistema.

PETE HEGSETH RECITA UN SALMO AI GIORNALISTI

Ultimi Dagoreport

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI - LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…

giorgia meloni donald trump

FLASH! – IL LATO POSITIVO DEGLI INSULTI DI TRUMP A "GIGIORGIA"? POTREBBE TRADURSI IN UN AUMENTO DEI CONSENSI, ESSENDO IL TYCOON ODIATO DA 8 ITALIANI SU 10 - NON A CASO, AL RADUNO DEGLI ALPINI A GEMONA, È STATA ACCOLTA TRA APPLAUSI E STRETTE DI MANO - AL DI LA' DI TRUMP, IL VERO PROBLEMA PER LA DUCETTA RESTA LO SFARINAMENTO DELLA LEGA E LO SBANDAMENTO DI FORZA ITALIA IN VISTA DEL VOTO 2027 - E POI C’È IL BOOM DI VANNACCI A SPESE DEI TRE PARTITI DELLA MAGGIORANZA (E M5S), RICICCIANDO TEMI IDENTITARI CARI ALL'UNDERDOG, ABBONDONATI UNA VOLTA A PALAZZO CHIGI… - VIDEO

giorgia meloni trump cairo

FLASH! - A PALAZZO CHIGI, DOPO LE MAZZATE DI TRUMP CONTRO GIORGIA MELONI, E' INIZIATA LA CACCIA ALLE STREGHE (CON QUALCUNO SI DEVONO SFOGARE) - E CON CHI SE LA SONO PRESA? CON URBANO CAIRO! - IL MOTIVO? A PUBBLICARE IL PRIMO AFFONDO DI TRUMP ("SONO SCIOCCATO, MELONI NON CI VUOLE AIUTARE SULLA GUERRA IN IRAN. PENSAVO AVESSE CORAGGIO") FU IL "CORRIERE DELLA SERA" A FIRMA DI VIVIANA MAZZA - IL SECONDO SFOGO DEL TYCOON ("MELONI MI FA PENA") E' STATO RIPORTATO DAL PROGRAMMA "L'ARIA CHE TIRA"  DA DANIELE COMPATANGELO SU LA7 (ANCORA EDITORE CAIRO!) - PER DARE UN SEGNALE DI "BUONA FEDE", IL "CORRIERE" IERI HA PUBBLICATO UN'INTERVISTA A MARY L. TRUMP, NIPOTE DI "THE DONALD", CHE DESCRIVE LO ZIO COME UN DISTURBATO MENTALE FUORI CONTROLLO...

andrea giambruno giorgia meloni renato de angelis

SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA SENTIMENTALE – BARBARA COSTA: “MI SONO SORBITA LA NUOVA EDIZIONE DI ‘IO SONO GIORGIA’ E…CHE DELUSIONE! ZERO RIFERIMENTI ALLO ‘SCANDALO THREESOME’, E ZERO VITA SENTIMENTALE. COME SE A GIAMBRUNO SI FOSSE ARRIVATI INTATTI, SENZA EX, PASSIONI E GELOSIE, MA ANDIAMO, SIGNORA PRESIDENTE! COME È POSSIBILE? E INFATTI NON È VERO. MELONI HA AVUTO I SUOI AMORI, AI QUALI NEL SUO LIBRO NON DESTINA MEZZA RIGA” – CHI È ALESSANDRO GIOMBINI DETTO MANOLO, GIÀ MILITANTE DI CASA POUND? PERCHÉ NON RICORDARE LA RELAZIONE CON RENATO DE ANGELIS, CON AMOREGGIAMENTI IN GOMMONE A PONZA? – L’INCONTRO CON GIAMBRUNO, “BELLO COME IL SOLE”: “È STATA LEI A RIMEDIARE IL NUMERO E A..."