xi jinping donald trump vladimir putin

“IL MONDO NON È ANCORA DIVENTATO CINESE, MA SEMPRE PIÙ CRISI GLOBALI PASSANO DA PECHINO” – LE VISITE DI TRUMP E PUTIN DA XI JINPING CONFERMANO CHE L’ORDINE UNIPOLARE È SVANITO – L’AMBASCIATORE ETTORE SEQUI: “PER TRENT'ANNI IL SISTEMA INTERNAZIONALE HA RUOTATO ATTORNO ALLA SUPERIORITÀ AMERICANA: MILITARE, FINANZIARIA, MONETARIA, TECNOLOGICA. MA OGGI NESSUNA POTENZA POSSIEDE PIÙ UNA CAPACITÀ EGEMONICA TOTALE. NELLA TRADIZIONE TAOISTA IL WU WEI (IL "NON AGIRE") NON SIGNIFICA PASSIVITÀ, SIGNIFICA VINCERE RESTANDO IMMOBILI MENTRE GLI ALTRI SONO COSTRETTI A MUOVERSI”

Estratto dell’articolo di Ettore Sequi per “La Stampa”

 

xi jinping donald trump vladimir putin

La scena di Trump e Putin che, a pochi giorni di distanza, attraversano la Grande Sala del Popolo racconta che il mondo non è ancora diventato cinese, ma sempre più crisi globali passano ormai da Pechino.

 

La sequenza Trump-Putin può essere letta attraverso quattro aspetti principali: la geopolitica del protocollo cinese; il nuovo equilibrio tra Pechino, Usa e Russia; le vulnerabilità strategiche della Cina; la transizione verso un ordine internazionale privo di un egemone stabile.

 

[…]  In Cina il cerimoniale non è forma, ma gerarchia politica. Nella tradizione confuciana il "li" – il rito – rende visibile l'ordine del potere. Nulla è casuale.

 

xi jinping e vladimir putin a pechino - foto lapresse

Trump è stato accolto dal vicepresidente Han Zheng e ricevuto a Zhongnanhai, cuore del potere cinese. Putin da Wang Yi, ministro degli Esteri ma, soprattutto, uomo chiave della diplomazia del Partito. Massimo riconoscimento protocollare agli Usa; rapporto più consolidato e strategico con Mosca.

 

Trump ha soggiornato al Four Seasons: business globale e interdipendenza commerciale. Putin ancora una volta nella Diaoyutai State Guesthouse, la residenza riservata dal Partito-Stato ai rapporti strategici più consolidati. Qui il protocollo significa continuità politica, familiarità e consuetudine di potere.

 

ETTORE SEQUI

Il secondo punto riguarda i rapporti di forza. Con Washington, Pechino gestisce una competizione ancora sostanzialmente simmetrica. Gli Usa restano superiori militarmente e dominano dollaro, finanza globale e sistema delle alleanze.

 

Ma anche Washington dipende ormai dalla Cina. Terre rare, supply chain, commercio globale, Iran e Taiwan passano sempre più per Pechino.

 

Con Mosca il rapporto è invece sempre più asimmetrico. La Russia conserva deterrenza nucleare e profondità strategica, ma dipende ormai dalla Cina per export energetico, tecnologia, finanza. Power of Siberia 2 riassume questo squilibrio.

 

xi jinping donald trump foto lapresse

Per Putin il gasdotto è una necessità strategica dopo il collasso del mercato europeo; per Xi una leva geopolitica. Pechino può attendere, imporre condizioni migliori e sfruttare la crescente dipendenza della Russia.

 

Mosca resta per Pechino una retrovia strategica decisiva: fornitore energetico relativamente sicuro, retroterra eurasiatico e partner antioccidentale. La Cina vuole una Russia abbastanza forte da logorare l'Occidente, ma abbastanza dipendente da rafforzare la centralità cinese.

 

xi jinping e vladimir putin a pechino - foto lapresse

In terzo luogo, le vulnerabilità della Cina. La crisi di Hormuz ha reso evidente la principale debolezza strategica cinese: la dipendenza energetica dalle rotte marittime. Da anni Pechino teme il cosiddetto "Malacca dilemma", la possibilità che la superiorità navale americana possa strangolare gli approvvigionamenti energetici cinesi controllando gli stretti asiatici.

 

 Hormuz ha trasformato quel rischio teorico in minaccia concreta. Per questo la Cina accelera la "continentalizzazione" della propria sicurezza energetica.

 

xi jinping donald trump foto lapresse

Pipeline terrestri, Eurasia e forniture russe diventano infrastrutture strategiche della sicurezza cinese e risposta geopolitica alla vulnerabilità marittima della Repubblica Popolare. La sua crescita continua a dipendere soprattutto da export, domanda estera e commercio globale. Guerre prolungate, frammentazione commerciale e crisi sistemiche colpiscono direttamente il cuore del modello cinese.

 

Infine, la trasformazione dell'ordine globale. Per trent'anni il sistema internazionale ha ruotato attorno alla superiorità americana: militare, finanziaria, monetaria, tecnologica. Ma oggi nessuna potenza possiede più una capacità egemonica totale.

 

[…]

xi jinping e vladimir putin a pechino - foto lapresse

 

La Cina è il principale centro industriale del pianeta e il grande sfidante sistemico degli Usa, ma teme rallentamento interno, vulnerabilità energetiche e accerchiamento strategico.

 

Pechino è stretta dentro due trappole simultanee. La prima è la "trappola del medio reddito": il rischio di non riuscire a trasformare la propria potenza industriale in leadership tecnologica e finanziaria dominante.

 

La seconda è la "trappola di Tucidide": tensione crescente tra una potenza emergente e la potenza dominante. Ma il vero paradosso è che Cina e Usa restano insieme rivali strategici e potenze interdipendenti. Pechino compete contro l'ordine americano, ma continua a dipendere dalla stabilità economica costruita dall'egemonia Usa.

 

VLADIMIR PUTIN XI JINPING - PARATA MILITARE IN PIAZZA TIENANMEN A PECHINO

Le visite di Trump e Putin non certificano ancora un secolo cinese. Confermano però la fine del mondo unipolare e chiariscono la vera forza della strategia di Xi. Nella tradizione taoista il Wu Wei – il "non agire" – non significa passività. Significa vincere restando immobili mentre gli altri sono costretti a muoversi. La Cina non domina ancora il sistema internazionale. Ma sempre più crisi globali passano per Pechino.

la mappa del mondo diviso tra vladimir putin donald trump e xi jinping di Kirill Dmitriev

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