donald trump giorgia meloni - temptation island - 50 sfumature di cattiveria

FA BENE GIORGIA MELONI A DIRE CHE LA “POLITICA ESTERA È COMPLESSA” E NON VA TRATTATA COME FOSSE “TEMPTATION ISLAND”. ALLORA CI DOVREBBE SPIEGARE COME MAI HA ASSECONDATO, SCODINZOLANTE, I DELIRI DEL PRINCIPALE RESPONSABILE DELLA BANALIZZAZIONE E DEL DEGRADO DELL’ORDINE MONDIALE, CIOÈ DONALD TRUMP – È STATO IL TYCOON AD AVER SEMPLIFICATO ALL’OSSO LA POLITICA ESTERA, TRASFORMANDOLA IN UN GIOCO DI POTERE E CAPRICCIO, IGNORANDO DIPLOMAZIA, DIRITTO INTERNAZIONALE, MEDIAZIONI E COMPLESSITA' - TRUMP SI E' MOSSO COME SE FOSSE ANCORA GIUDICE A "THE APPRENTICE", IN CUI LICENZIAVA E PREMIAVA I CONCORRENTI IN BASE AI SUOI UMORI DA PAZZARIELLO...

 

DAGONOTA

MELONI TRUMP TEMPTATION ISLAND MEME 34

Giorgia Meloni ha ragione da vendere quando dice che “la politica estera è complessa” e non va trattata come fosse “Temptation Island”.

 

Allora la Statista della Sgarbatella dovrebbe spiegarci come mai, per un anno e mezzo, ha assecondato i deliri del principale responsabile del degrado e della banalizzazione dell’ordine mondiale, cioè Donald Trump.

 

È il Demente della Casa Bianca, con cui fino a qualche settimana fa la Ducetta andava a braccetto, ad aver semplificato all’osso la politica estera, riducendo la “complessità” della diplomazia, della geopolitica e delle relazioni internazionali a una politica di potenza dove è lui a decidere, di volta in volta, chi è buono e chi è cattivo, chi va premiato e chi va punito, chi è fedele e chi ha tradito, come un falò del reality di Maria De Filippi.

 

Giorgia Meloni - Il Giorno de La Verita - foto lapresse

Perché Giorgia Meloni, per mesi, a differenza dei suoi colleghi europei, è andata dietro al Caligola di Mar-a-Lago, salvo poi frignare e prendersela con i suoi critici, dopo che quello l’ha sfanculata in diretta mondiale?

 

MELONI: "IO COLPITA DA TRUMP LA POLITICA ESTERA È COMPLESSA NON SIAMO A TEMPTATION ISLAND"

Estratto dell’articolo di Francesco Bei per “la Repubblica”

 

Il messaggio politico, o almeno la speranza, è che tutto torni come prima. «Non intendo continuare ad alimentare questo confronto. Penso che il nostro lavoro bilaterale con gli Stati Uniti debba tornare alla sua normalità».

 

emmanuel macron giorgia meloni g7 evian foto lapresse

Giorgia Meloni, dopo il video pubblicato a caldo sui social per rispondere alla legnata ricevuta da Trump, si sottopone per la prima volta a un'intervista sulla crisi diplomatica con gli Usa più grave dai tempi di Sigonella.

 

Alla festa de La Verità, intervistata da Maurizio Belpietro, prova a gettare sabbia sull'incendio scatenato dall'ex amico della Casa Bianca: «Italia e Usa hanno rapporti che non iniziano e finiscono in base a chi governa, parliamo di politica estera come fosse Temptation Island ma è più complessa».

 

DONALD TRUMP GIORGIA MELONI - TEMPTATION ISLAND - 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

In questo bagno di realismo, dove trova spazio l'auspicio che i rapporti commerciali non vengano intaccati da altre mattane del presidente americano - «non vedo rischi di contraccolpi» - e l'incoraggiamento ai ministri a rispettare l'invito per la festa del 2 luglio a villa Taverna, la premier non rinuncia ad alimentare un retroscena malizioso sulle reali motivazioni che hanno spinto Trump sul sentiero di guerra contro un alleato europeo: «Io sono rimasta sinceramente colpita, ho letto le varie ricostruzioni su presunti video virali, in cui il mio atteggiamento poteva sembrare un po' assertivo, piuttosto che le ricostruzioni che racconterebbero di un tentativo di distogliere l'attenzione dall'andamento dei negoziati con l'Iran per cui riportare l'attenzione sulle difficoltà in ambito Nato. Non so dire se queste ricostruzioni possano essere vere...».

 

costa merz starmer trump macron carney meloni takaichi von der leyen g7 evian foto lapresse

[…] Purtroppo nessuno, né Washington né Teheran, ha chiesto un aiuto agli europei, ma Meloni annuncia che discuterà comunque con Macron della situazione in Libano, un Paese che sta a cuore a entrambi per ragioni strategiche.

 

Sulla legge elettorale, avanti tutta: «Sarebbe devastante tornare indietro. Oggi noi siamo visti come un'ancora di stabilità in un'Europa instabile», spiega citando il caso inglese, un tempo nazione simbolo dei governi di legislatura.

 

Il Melonellum, insiste, «non dà un vantaggio a nessuno, chi prende più voti governa, ma dà a chi prende più voti la facoltà di avere una maggioranza per governare cinque anni». Purtroppo non le viene chiesto come mai, anche con il sistema vigente e senza bisogno di inventarsi una specie di legge Acerbo, il governo sia comunque arrivato a un passo dal record di durata.

 

Donald Trump Giorgia Meloni5

Ma ora è il momento di un altro passaggio complicato, quello sul generale Vannacci.

«La sinistra ne parla molto perché, non potendo parlare della loro coalizione, cercano disperatamente di dire che ha problemi la nostra».

 

Lei, invece, sembra contare sul voto utile che, alla stretta finale, spinge gli elettori a non disperdersi su chi sta fuori dai poli: «Quando arriveranno le elezioni, fra un anno, quando sarà, lì varrà solamente: al governo ci vuoi il centrodestra o il centrosinistra?

 

meloni vannacci

E si vedrà anche chi sta da una parte e chi sta dall'altra. Aspetto quel momento, è il momento che decide».

 

Ai leader dell'opposizione non dedica che un passaggio, peraltro senza citarli mai per nome: «Se noi siamo scarsi, allora loro erano scarsissimi». Con una sola eccezione, che sembra diventata un'ossessione: Matteo Renzi. «Mi chiama Lady tax? Sempre efficace nelle battute, ma noi le tasse le abbiamo diminuite. A meno che a Renzi non dispiaccia che le tasse le abbiamo aumentate a banche, assicurazioni e società energetiche.

 

Quando governava lui, ha usato i soldi per aiutare le banche, e noi invece aiutiamo chi è in difficoltà».

 

Giorgia Meloni e maurizio belpietro - Il Giorno de La Verita - foto lapresse

E ancora, sulla presunta liaison con il leader di Futuro nazionale: «Renzi era così occupato a lanciare la volata a Vannacci che non si è accorto che non l'avevano neanche convocato alla riunione dei leader del centrosinistra».

 

Il tempo è finito, l'ultima domanda è sulle amate sigarette Vogue: «Prima o poi dovevo farlo. Ho smesso il primo maggio e mi sto tenendo».

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