ivano fossati

“QUANDO AVEVO 16 ANNI LA PIÙ GRANDE PREOCCUPAZIONE ERA SCEGLIERE TRA I BEATLES E I ROLLING STONES. ORA A 16 ANNI VANNO IN ANALISI..." - IVANO FOSSATI SI CONFESSA AL “CORRIERE”: "HO FINITO LE PAROLE, SCRIVO SOLO MUSICA. SMETTERE DI FARE DISCHI DOPO QUELLO CON MINA FU LA SCELTA GIUSTA. MOLTI MIEI COLLEGHI, SCESI DAL PALCO, SI SAREBBERO PERSI. IO NO. OGGI PREVALE LA SUPERFICIALITA', I SUCCESSI DURANO SOLO UNA SETTIMANA” – L’AUTOTUNE (“HANNO TUTTI LA STESSA VOCE CIBERNETICA”) E GAZA: “NEI PROSSIMI DECENNI, LA PIOGGIA DELLE IMMAGINI DI QUESTO GENOCIDIO RICADRÀ SU ISRAELE..." – VIDEO

 

Walter Veltroni per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

 

 

L’ ultima volta che sono entrato nella casa genovese di Ivano Fossati e di sua moglie Mercedes era il 2019.

ivano fossati 2

 

Non c’era stato ancora il Covid che risuona, nel tempo recente che abbiamo tutti vissuto, come uno spartiacque. Ma il mondo di Fossati sembra essersi freezato in quell’anno. È del 2019 il suo ultimo album, bellissimo, con Mina.

 

 

 

Cosa hai fatto Ivano, in questi sei anni: «Sei andato a dormire presto», come nell’incipit della Recherche di Proust?

«Anche. Ma soprattutto ho consolidato la decisione di allontanarmi del tutto dal mio mestiere, quello che facevo prima, prima del 2019, quando componevo canzoni. 

(...) Quell’album insieme a Mina è stato un momento perfettamente equilibrato, davvero felice. È stato un anno di lavoro esemplare ed entusiasmante. Un giorno mi è capitato di riascoltarlo, quel disco. Cosa che non faccio mai.

ivano fossati 1

 

 

Questa non è una buona notizia per chi, e siamo in tanti, ama la tua musica.

«La musica è sempre con me, anche se in una forma nuova. Mi dedico a composizioni per pianoforte che sono musica tematica. 

 

(...)

 

E saranno ascoltabili queste composizioni per piano, prima o poi?

«La musica si fa sempre per gli altri, non solo per sé stessi. Farne un segreto mi sembrerebbe poco sensato e persino presuntuoso.Prima o poi può essere che le pubblicherò. Ho avuto un’offerta per eseguirle anche dal vivo, chissà. Non lo farò subito, forse fra un anno o due.

 

ivano fossati

Magari ne farò un disco o mi serviranno per una colonna sonora. Non intendo questa nuova fase come una dimensione intima, esclusiva. Semplicemente non ho più l’assillo del tempo.

 

Posso procrastinare quanto voglio, prendermi tutto il tempo che voglio finché non sono convinto. Sono libero, non ho vincoli, neanche contrattuali. Io sono il mio committente e quindi mi diverto a farlo, farmi, aspettare quanto è necessario. Mi farò vivo con me stesso quando sarò soddisfatto del mio lavoro».

 

 

 

ivano fossati

Quindi hai espulso le parole dalla tua creatività, solo musica?

«Quello che potevo dire l’ho detto, in tanti anni. Non so se c’è bisogno, da parte mia, di aggiungere altro. E poi ci troviamo in un’altra fase, dal punto di vista musicale, e non solo.

 

Ci troviamo davvero in un altro tempo storico e persino psicologico... E io non so nemmeno se saprei descriverlo. Oppure lo descriverei a modo mio, ma il modo mio non è quello di oggi» .

 

 

 

Le parole sono state a loro volta espulse dalla musica contemporanea?

«La musica è stata svuotata di contenuti, di senso. Mettere significati profondi nella musica, in fondo, non è difficile. È una questione di sintesi. Quando diventi un po’ esperto, con la sintesi riesci a dire cose abbastanza profonde in tre minuti. Ce la fai, non hai bisogno di scrivere un libro. Oggi prevale la superficialità, non si vuole più nemmeno fare lo sforzo della sintesi, non c’è neanche più lo studio per cercare di dire qualcosa di sensato. Le cose, per essere pubblicate, devono avere una ragione.

 

ivano fossati poco prima del concerto all'auditorium comunale di trento nel 2006

È addirittura una banalità. Purtroppo io una ragione non la trovo più, in questa massa informe di suoni che esce dai cellulari e che anche i ragazzi consumano distrattamente, più per dovere generazionale che per passione.

 

I successi, tra virgolette, di oggi, durano una settimana. La musica è cambiata, è stata girata una pagina. È una cosa che va presa con serenità, con consapevolezza. Non è un problema».

 

(...) oggi si canta dentro all’autotune e hanno tutti la stessa voce metallica, cibernetica. Pensa a quella di Dalla o di Battisti. Erano uniche, riconoscibili tra mille. Ma hai ragione: non possiamo ragionare come i nostri vecchi quando ascoltavano le prime canzoni dei Rolling Stones. Non voglio diventare così, voglio capire. Però capire e comprendere è una cosa, farmela piacere per forza è un’altra».

 

 

(...)

Molti miei colleghi, scesi dal palco, rischierebbero di perdersi. Io invece, quando cantavo, ho difeso i miei spazi, sono stato gelosissimo della mia vita privata, ho coltivato le mie curiosità e tante cose da cercare ancora. Per questo non ho avuto paura di salire su quella zattera e solcare un mare sconosciuto».

 

 

 

i delirium (ivano fossati e' il penultimo a destra)

(...)

 

 

 

IVANO FOSSATI E MINA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(...) Io non parlo come parlavo quaranta anni fa, non penso come pensavo venti anni fa. Sono una persona diversa, non mi aspetto più di aprire bocca e che la gente mi dia ragione. Anzi, se qualcuno ha qualcosa da insegnarmi sono più propenso oggi a essere aperto alle idee degli altri di quanto lo fossi in passato. Nulla di più controvento, di più inattuale, quasi blasfemo in questo tempo».

 

 

 

A proposito di tempo, è inevitabile parlare della tua e della mia canzone preferita. Come nacque «C’è tempo»?

«È una domanda difficilissima, perché non lo so. Mi ricordo che non piacque a nessuno.Ecco, questa è la cosa che mi è rimasta più impressa. La feci ascoltare per primi ai miei musicisti. Eravamo tutti insieme e, mentre la ascoltavamo, loro si distraevano e ognuno parlava d’altro. E allora ho pensato: “Accidenti, a me piaceva, mi sembrava una buona canzone, forse mi sto sbagliando”. Forse la canzone era giusta, ma il momento no. Capita».

 

 

 

A proposito di autotune, questa società sta smarrendo la differenza tra la realtà e la manipolazione, tra il vero e il falso?

ivano fossati

«È la regola di oggi. Per esempio negare l’evidenza, negare la verità, sovvertire la verità è diventata la regola alla quale bisogna, con tutte le forze che abbiamo, non assuefarci.

 

Perché se caschiamo in questa rete è veramente la fine della coscienza, è la fine del pensiero.

E poi, a cascata, diventa la fine del diritto e l’inizio di tutti gli orrori che vediamo. La manipolazione sta prendendo il sopravvento su tutto. Non è un caso che i grandi potentati o i super miliardari si dedichino a quel settore, perché probabilmente è quello che paga di più. Paga non solo in denaro. È un progetto di cambiamento della società. È l’intelligenza artificiale del pensiero».

 

 

 

Esistono anticorpi?

ivano fossati

«Anche qui ci vuole il fisico per resistere.  Ma la gente ce l’ha. In questi giorni di piazze piene mi sono reso conto che la gente ce l’ha, il fisico. Questo discernimento, questa forza, questa rottura del silenzio, questa capacità di prendere decisioni che quelli che sarebbero preposti non prendono, mi ha emozionato.

 

La lucidità c’è, c’è tutta la lucidità del mondo. È ancora lì. Io per un periodo lunghissimo mi sono convinto che fossimo tutti anestetizzati e che non ci sarebbe stata più speranza di vedere reazione nelle persone. E invece, finalmente, mi è sembrato di respirare. La gente c’è, il pensiero c’è.

 

“E pensare che c’era il pensiero”, diceva Gaber. C’è ancora, limpido, e si è trasferito in questi ragazzi. Io e mia moglie Mercedes siamo andati a portare un carico di aiuti per la Palestina a Music for Peace, qui a Genova. E lì ho cominciato a rendermi conto, a sorridere… Quando ho visto le signore anziane con la sportina che avevano fatto una spesa magari di pochi euro, ma erano in fila, con l’allegria di chi fa del bene. E i ragazzi che raccoglievano e organizzavano i pacchi... In quel momento ho detto sono loro, sono loro, quelli che vincono».

 

ivano fossati

 

 

Sei stato alla grande manifestazione di Genova?

«Sì, non si vedeva nulla di simile da tempo.  Quando ho sentito i portuali parlare in quel modo e ho visto le facce di chi c’era, facce normali di persone normali, mi sono detto: ma allora non è tutto perduto, allora ci siamo, ci siamo ancora…

 

In quello che sta accadendo c’è una sostanza umana che non ha neanche più molto di politico. È solo umanità. Quello che pensavamo di aver perduto.

 

È qualcosa di sganciato dalle logiche fredde, spesso ciniche, della politica, dei partiti. La gente quando deve dimostrare che ha capito una cosa te lo manifesta con una forza che ti potrebbe sopraffare. Non è un pensiero che rinasce. Perché non rinasce, c’è sempre stato. Ma aveva paura di esserci e ora si libera. È la coscienza, più che pensiero. È la coscienza che esce allo scoperto.

 

In questo momento vedere i palestinesi festeggiare il cessate il fuoco, sia pure con le molte incognite, fa bene al cuore. Tutti speriamo che in nessun modo vengano delusi un’altra volta».

 

ivano fossati 3

Ci circonda l’orrore, il 7 ottobre e la mattanza di Gaza con ventimila bambini morti. Sembra un tunnel senza uscite.

«Il giorno che quei capi militari israeliani dissero “adesso apriremo le porte dell’inferno” ho pensato che quella fosse non solo una dichiarazione di inaudita malvagità, ma anche di grande ottusità. Perché le porte dell’inferno le hanno aperte per i palestinesi, ma, in fondo, le hanno aperte anche per loro.

 

Nei prossimi decenni, la pioggia delle immagini di questo genocidio ricadrà su Israele. La condanna che Netanyahu ha imposto al popolo di Israele, il popolo che ha sofferto l’orrore indicibile della Shoah, è quella all’isolamento morale. E quel tipo di isolamento morale durerà. Li attendono cent’anni di solitudine. E quello l’hanno provocato loro. Hanno condannato il loro stesso Paese».

 

«L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa» diceva Roosevelt.

IVANO FOSSATI 4

«Io penso spesso, magari con un po’ di superficialità e ora di vergogna, che quando avevo 16 anni le più grandi preoccupazioni erano quelle di scegliere tra i Beatles e i Rolling Stones.

 

Ora gli adolescenti a 16 anni vanno in analisi. Ne conosciamo anche personalmente, figli di nostri amici. Hanno bisogno di aiuto psicologico perché sono pieni di paure.

 

Molte reali, altre indotte dall’universo solitario del cellulare. Ma questi ragazzi sono passati dentro a troppi tunnel: prima il Covid e poi queste guerre atroci di cui non avevano sentito parlare. Noi almeno avevamo un ricordo che ci era stato passato dai genitori. Io la guerra non l’ho vista, ma i miei e mia mamma me l’hanno descritta così bene, che mi sembrava di esserci stato. E l’orrore c’era anche lì. Eccome se c’era.

 

Questi ragazzi, che sono nati dopo, hanno vissuto in pace e in libertà. Ma poi sono stati sopraffatti da un mondo difficilissimo, dove molte certezze si vanno sgretolando».

 

 

 

Cosa ti sembra che stiamo perdendo più velocemente?

ivano fossati mia martini

«Il senso del diritto. Quello che era stato costruito in millenni da Atene, o dall’antica Roma.

 

Ci sono voluti duemila anni per costruire quel tipo di diritto, diritto delle Nazioni, dei singoli, diritto internazionale. In fondo cosa è la politica di Trump verso gli immigrati o l’assalto alla Flotilla in acque internazionali, se non la spietata dimostrazione che ora non conta nulla se non la volontà del potente di turno?

 

Non il diritto, la forza. Non il pensiero, le armi. Noi ci siamo appoggiati e ci siamo fidati del diritto per decenni e decenni della nostra vita, dandolo per scontato. Ora invece sembra normale eliminare quello che non ti piace. Quello che non voglio vedermi davanti agli occhi va rimosso. In barba al diritto, la nostra legge comune, quello che ci tiene insieme».

 

Quando ci siamo visti nel 2019, tu mi hai parlato a lungo di tua madre.

«Mia mamma se ne è andata nel 2022. C’era ancora il Covid. Quando è morta non me l’hanno lasciata vedere. L’hanno portata di urgenza in un pronto soccorso e poi ci hanno mandati via. Ho un peso sulla coscienza gigantesco perché penso avrei dovuto fare l’impossibile per rimanere con lei e invece mi hanno mandato via con tutte le forze.

 

ivano fossati fabrizio de andre

C’era Mercedes, c’era mio figlio Claudio, eravamo tutti lì con lei e lei stava morendo. Ci hanno mandati via e poi al mattino alle otto ci hanno telefonato per dire che non c’era più.

 

Mia madre è con me praticamente ogni giorno. Mi dice come vanno fatte le cose o come le farebbe lei. È stata una grandissima guida per me e per mio figlio e in pratica non ci ha mai lasciati. È stata una grande sofferenza. Ho imparato che non esiste un momento e non esiste un’età giusta per il dolore».

 

 

ivano fossati 3

 

Quindi per noi, orfani delle tue canzoni, non c’è speranza?

«Ogni tanto mi contattano degli artisti, chiedendomi una canzone e io rispondo sempre: ce ne sono a decine, di canzoni mie, rimaste in ombra, brani che pochi conoscono. La garanzia che le conoscano in pochi è perché le ho cantate io. E quindi potete prendervi quelle. Non serve che io scriva altro. È un materiale infinito, che potete reinterpretare a vostro piacimento e farne quel che volete».

IVANO FOSSATI 3IVANO FOSSATI 2Ivano Fossati walter veltroniIvano Fossati nancy brilli ivano fossati

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