gerry scotti corona le letterine 3

"LE MIE RELAZIONI CON OLTRE 30 LETTERINE? SOLO FALSITA’, MI SOPRAVVALUTANO” – GERRY SCOTTI, QUASI 70ENNE, SENZA MAI NOMINARE QUEL CANTASTORIE DI FABRIZIO CORONA, LIQUIDA LE AFFERMAZIONI DI “FURBIZIO” COME “MENZOGNE DETTE PER RAGIONI DI LUCRO” CHE “GENERANO UNA FORMA DI ODIO E DI CATTIVERIA INACCETTABILE”: “L’AMAREZZA CHE PROVO NON È SOLO PER ME, NESSUNO HA PENSATO ALLE RAGAZZE. IN QUESTO TRITACARNE MEDIATICO NESSUNO HA PENSATO CHE NON SONO BAMBOLE DI PEZZA. NON SE LO MERITANO. OGGI HANNO LE LORO PROFESSIONI, LE LORO FAMIGLIE, FIGLI MAGARI ADOLESCENTI CHE DEVONO SENTIRE FALSITÀ IMBARAZZANTI. SENZA RISPETTO, SENZA UN MINIMO DI SENSIBILITÀ” – “IO E STEFANO DE MARTINO? SIAMO COME SINNER E ALCARAZ"

 

Alessandra Arachi per corriere.it - Estratti

 

(…) Quando arrivano i settanta?

«L’estate prossima».

Quindi cosa pensa di fare?

GERRY SCOTTI LE LETTERINE

«Voglio trovare il coraggio e andare nella Terra del Fuoco. Mi faccio ispirare da uno dei miti della mia giovinezza: Che Guevara. Lui con la sua Poderosa, la motocicletta, ha fatto il giro dell’Argentina e del Cile. Il libro che racconta questo viaggio mi ha molto segnato, non soltanto nella mia giovinezza. A sessant’anni ho preso un Harley Davidson a Chicago e ho percorso tutta la Route 66 fino al molo di Los Angeles».

 

Oltre quarant’anni di televisione e non è mai sceso dalla cresta dell’onda.

«Comincio ad essere oggetto di studio».

Aiutiamo gli analisti.

«La considerazione più semplice per non scendere da quella cresta è comprendere la necessità di evolvere il proprio ruolo e anche il linguaggio. Commette un errore chi si ancora terribilmente alla sua epoca, e pensa che la sua epoca sia un’epopea, e non vuole sganciarsi».

 

GERRY SCOTTI LE LETTERINE 3

Da quando ha cominciato a fare televisione non ha mai lasciato Mediaset nemmeno per mezzo dei suoi innumerevoli programmi. In questi giorni Fabrizio Corona sta usando i social per gettare molto fango sulla sua televisione.

«Ho una discreta dimestichezza nell’uso dei social e in questi anni ho potuto constatare di persona che le buone notizie o le verità vengono accolte tiepidamente. A volte passano inosservate, mentre le fake news hanno un riscontro ben più rilevante. Ancora di più lo hanno le menzogne dette per ragioni di lucro. In aggiunta generano una forma di odio e di cattiveria inaccettabile».

 

Ci sono dichiarazioni che la coinvolgono personalmente.

GERRY SCOTTI CORONA LE LETTERINE 3

«Sono presunte rivelazioni che riguardano un periodo di venticinque anni fa della mia vita professionale. Sono semplicemente false. Mi sopravvalutano ad attribuirmi relazioni con più di trenta ragazze che in un intervallo della loro vita professionale hanno ricoperto il ruolo di “letterina”. Basterebbe sentire le dirette interessate, chiedere a loro e sono sicuro che all’unanimità direbbero che le dichiarazioni che sono circolate sono false. L’amarezza che provo non è solo per me, nessuno ha pensato alle ragazze».

 

Cosa l’amareggia in particolare?

«In questo tritacarne mediatico nessuno ha pensato che queste ragazze non sono pupazzi, bambole di pezza. Sono donne che meritano rispetto oggi come allora e come nel futuro. Non è giusto marchiare la loro esperienza professionale con il termine “letterina”, come fosse uno stigma . Non se lo meritano. Oggi hanno le loro professioni, le loro famiglie, figli magari adolescenti che devono sentire falsità imbarazzanti. Senza rispetto, senza un minimo di sensibilità».

 

GERRY SCOTTI SILVIA TOFFANIN

Le fake news comunque non fermano la Ruota. Gli ultimi dati segnalano ancora che più di uno spettatore su quattro si sintonizza su Canale 5, davanti al tabellone aspettando l’acquisto di una vocale.

«Quando apro l’ultima busta al tabellone finale a volte il picco arriva anche al 35% di share. Che vuol dire più di uno spettatore su tre che segue il programma».

 

Praticamente quasi sempre in vantaggio sui pacchi di «Affari tuoi» di Stefano De Martino. Vi conoscete con lui?

«Certo».

E vi parlate?

«Ci scriviamo messaggi».

Cosa vi scrivete?

«L’ultima volta Stefano mi ha scritto: “Ammazza Gerry abbiamo fatto undici milioni con i nostri due programmi”. Ecco: i Pacchi e la Ruota sommati fanno come Italia-Argentina».

 

Ma non dovreste essere in competizione?

«Si certo, ma non si può stare lì tutti i giorni a guardare i numeri dell’Auditel. Se lo fai dai fuori di matto. Chi segue questi numeri ingaggiando lotte televisive come fossero scontri all’ultimo sangue dovrebbe tenere ben presente il mondo dello sport. Bisogna avere un enorme rispetto l’uno dell’altro. Perché noi esistiamo perché esiste anche l’altro e dobbiamo sempre riconoscere la qualità dell’avversario. Con Stefano abbiamo una competizione leale, sana. Mi piacerebbe dire che siamo come Sinner e Alcaraz».

 

GERRY SCOTTI CORONA LE LETTERINE

La Ruota della Fortuna non è certo un programma nuovo, per usare un eufemismo. Quarant’anni fa ha cominciato Mike Bongiorno a far girare la ruota. Lei è tornato dopo quattordici anni di assenza.

«Sì, e sono stato ingaggiato con la speranza di arrivare al 18%. Dati statistici alla mano quello share avrebbe garantito le esigenze del nostro mercato pubblicitario».

 

 

Quello share viene abbondantemente superato tutte le sere. Come sono possibili questi numeri? In quarant’anni la televisione è cambiata, anche i gusti del pubblico sono cambiati. O no?

«I gusti del pubblico non sono poi diventati così diversi. Però devo dire che io ho dalla mia tutto il background della carriera. Che non parte dalla tv, ma da Radio DJ television. Probabilmente è allora che mi sono conquistato un pubblico giovane che mi porto dietro ed è cresciuto insieme con me. Sono diventati giovanotti, padri di famiglia. Poi c’è una buona fetta di pubblico che sono le persone anziane. Usano la Ruota come test medico».

 

Test medico?

«Sì, le persone anziane fanno la gara con il concorrente per misurare la loro capacità cognitiva. Per capire se sono ancora giovani di testa. Mia suocera fa così, tutte le sere. Ha 92 anni. Inoltre nel pubblico ci sono anche gli insospettabili».

SAMIRA LUI - GERRY SCOTTI - MARCELLA BELLA - LA RUOTA DEI CAMPIONI

 

(...)

 

Adesso è tornato in tv pure con «Chi vuol essere milionario».

«Anche per questo programma mi do un merito. Ho studiato modifiche, era necessario aggiornarlo. L’avvento dei telefonini ha un po’ spuntato la formula del programma. Non stai più lì mezz’ora davanti al video ad aspettare la risposta giusta, vai subito a vederla su Internet. Sono andate in onda otto puntate, con successo. E così dal primo febbraio verranno messe in onda altre otto».

 

La prima edizione storica del programma è del 2000, infatti si chiamava ancora «Chi vuol essere miliardario». Gli ascolti svettavano al 45-50%. Cos’era un momento diverso, un’altra televisione?

«Ma no. Era la rivoluzione. Il muro di Berlino del quiz televisivo. Era esplosivo, erano i Beatles, i Rolling Stones. Non a caso solo da un programma così poteva essere tratto un film che poi ha vinto l’Oscar. Ricordo ancora quando Giorgio Gori arrivò nel mio camerino».

Giorgio Gori allora direttore di Canale 5. Cosa le disse nel camerino?

SAMIRA LUI - GERRY SCOTTI - LA RUOTA DEI CAMPIONI

«Gerry, ho visto un programma che cambierà la storia del quiz e del game in tv. E questo programma lo devi fare tu. Stava parlando di “Who Wants to Be a Millionaire”. Lo abbiamo visto insieme in inglese. Tre giorni dopo eravamo lì a costruire lo studio. Giorgio ha avuto ragione. Ma il programma non ha fatto soltanto la storia dei quiz televisivi».

 

Cos’altro?

«Il modo di fare quiz degli esami all’università, la patente dell’auto, la patente nautica, i concorsi pubblici sembrano tutti fatti come “Chi vuol essere milionario».

Talent show, quiz game, varietà: c’è qualche programma che vorrebbe fare diverso da questi generi?

«Beh il mio cassettino dei sogni l’ho aperto parecchie volte e il destino è stato buono con me. Tutte le cose che ho auspicato, poi le ho fatte. Però un desiderio ce l’ho».

 

Siamo tutt’orecchie.

«Vorrei fare il divulgatore come Alberto Angela. Non dico proprio come lui, ma l’idea di fare finalmente un programma all’aperto dopo essere sempre stato chiuso dentro uno studio mi stuzzica parecchio. Oggi sono invidioso del collega che va, chessò, in moto in Cornovaglia, in barca a vela in cerca dei vasi di un naufragio. O nei pascoli a intervistare le pecore. Sarebbe bello finire la carriera così».

 

gerry scotti letterine

E chi glielo doveva dire che avrebbe avuto una carriera simile proprio in Mediaset poi, dopo lo scetticismo di Silvio Berlusconi. È nota la battuta del Cavaliere quando la vide la prima volta: disse che la sua faccia gli ricordava quella del suo ragioniere della Brianza.

«Berlusconi non voleva sottovalutare la mia normalità. Anzi, sono convinto che volesse segnalarla la mia normalità come un valore aggiunto. Mentre diceva questa frase a Claudio Cecchetto mi ha guardato, quasi ridendo. Con quella smorfia alla Berlusconi. All’inizio ci sono rimasto male, poi però ho visto che continuavano a lasciarmi andare in onda».

 

FABRIZIO CORONA

Claudio Cecchetto. E l’orologio corre e corre indietro. Si ferma in via Massena, la sede di Radio Dj. Una fucina di talenti messi insieme proprio da Cecchetto.

«Già, noi i ragazzi di via Massena».

 

Gerry Scotti, Linus, Fiorello, Jovanotti...

«Amadeus, Kay Rush, Sandy Marton».

 

Quanto vi divertivate?

«Un bel po’. Un’esperienza soprattutto formativa, però. Senza la radio io non avrei potuto fare la televisione che faccio».

Davvero?

«La radio mi ha dato proprietà di linguaggio, l’immediatezza, la velocità di cambiare argomenti. Sei tu da solo con le cuffie e parli guardando un muro ma lo sai che in quel momento stai parlando a migliaia di persone. Chi ha fatto la radio lo riconosci subito quando lo vedi in tv. È stata una delle scuole più importanti della mia vita».

gerry scotti letterinegerry scotti letterine 19

 

(...)

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