gino paoli

GINO PAOLI, UNO CHE AVEVA UNA PESSIMA MIRA! – IL CANTAUTORE HA VISSUTO 63 ANNI CON UN PROIETTILE NEL PETTO DOPO ESSERSI SPARATO AL CUORE – LE IPOTESI SUL TENTATO SUICIDIO E LA VERSIONE DEFINITIVA DI PAOLI: “CREDO SOLO DI AVER DETTO FRA ME E ME: “HAI TUTTO, MOLTO DI PIÙ DI QUELLO CHE TI SERVE. HAI VISTO TUTTO, NON TI RESTA PIÙ NIENTE DA GUARDARE. PERCHÉ NON TE NE VAI A VEDERE CHE COSA C’È DALL’ALTRA PARTE? CHE TI FREGA” -  PRIMA PROVO’ CON I BARBITURICI (“LI ANNAFFIAI CON DELL’ALCOOL, QUALCHE BICCHIERE DI CALVADOS. NIENTE. UNA ROTTURA DI COGLIONI INFINITA”) POI PENSO’  A BUTTARSI DALLA FINESTRA (“MA NON AVREI SOPPORTATO L’IMMAGINE DI MIA MADRE CHE MI VEDE SFRACELLATO SUL CEMENTO DELLA STRADA”). E ALLORA SI RICORDO’ DI…

Da open.online - Estratti

gino paoli 2

 

La foto qui sopra è datata 25 maggio 1962 ed è stata scattata a Ostia. Solo un anno dopo, l’11 luglio del 1963, Gino Paoli sparò quel proiettile che poi, per i restanti 63 anni, gli è rimasto accanto al cuore, come un promemoria di quell’abisso davanti al quale il cantautore genovese si era trovato quella notte in via Byron, nella sua Genova.

 

Un abisso che aveva già conosciuto abbastanza da vicino: «Io di amici che si sono tolti la vita ne ho avuti tanti – aveva raccontato nel suo libro Cosa farò da grande -: Luigi Tenco. Enzo Trapani. Sergio Sandrini. Il saxofonista De Angelis, che ha riempito di sangue una stanza d’albergo a Londra. Marianna, la sorella del mio amico del cuore Giulio Frezza, che tornava dall’università con il suo bel 30 e lode, ha messo la testa nel forno e buonanotte. E poi ci sono anche io, che un giorno mi sono puntato la pistola al cuore».

 

 

gino paoli tentato suicidio 1963

Paoli ha parlato spesso di quel giorno e di quel gesto, forse anche per mettere a tacere le voci che per anni si sono rincorse. Questioni di donne, diceva qualcuno, visto che il cantautore aveva una vita sentimentale complicata: era sposato con la moglie Anna, aveva una storia con Ornella Vanoni e ne aveva da poco iniziata una con l’attrice Stefania Sandrelli.

 

No, colpa di un libro dal titolo Io, lei e il delitto che stava leggendo proprio in quei giorni di luglio, e che fu trovato aperto sul suo comodino. E ancora: no, colpa di quello che accadde il 20 settembre dell’anno prima, sosteneva Arnaldo Bagnasco, giornalista e amico di Paoli.

 

GINO PAOLI A PARIGI NEGLI ANNI SESSANTA

Ma cosa accadde quel 20 settembre? Gino Paoli, insieme a Bagnasco e ad altri tre amici, parte alle 23 in auto da Genova. Il programma è arrivare a Vicenza entro la mattina per accompagnare Giulio Frezza (uno del gruppo) in caserma. La macchina guidata da Paoli attraversa Milano e in via Palmanova si trova davanti un camion. Paoli decide di sorpassare. Ma dalla corsia opposta arriva un’altra auto. Nell’incidente morirà Victor Van der Faber (per gli amici Pitt), un amico di Paoli che aveva lavorato con lui a qualche canzone.

 

 

Come ha raccontato nel libro edito da Bompiani, Gino Paoli spiega diversamente le cause di quel gesto: «Io, in quel momento, avevo tutto. Successo. Soldi. La casa più bella di Genova, Villa Paradisetto, un nome che è tutto un programma. Le due donne più belle d’Italia erano innamorate di me.

 

Sapore di sale, uscita da poco, era in tutte le classifiche. In garage una Porsche, una Flaminia Touring e una Ferrari Scaglietti. Ripensandoci, forse troppo per un ragazzo di nemmeno trent’anni. Avevo tutto, sì. Ma non sentivo più niente». Ricordando quello che avvenne quella notte nella casa di Genova – dove si trovava da solo perché la moglie Anna era uscita – Paoli dice ancora:

 

gino paoli 1 (2)

«Credo solo di aver detto fra me e me: “Hai tutto, molto di più di quello che ti serve. Hai visto tutto, non ti resta più niente da guardare. Perché non te ne vai a vedere che cosa c’è dall’altra parte? Che ti frega.”». Davanti a un pensiero del genere, il cantautore inizia a pensare a come togliersi la vita: prova con i barbiturici, li annaffia «con dell’alcool, qualche bicchiere di calvados. Niente. Una rottura di coglioni infinita».

 

Poi pensa a buttarsi dalla finestra «ma non sopporto l’immagine di mia madre che mi vede sfracellato sul cemento della strada», racconta ancora nel libro. È allora che si ricorda di avere due pistole.

 

luigi tenco morte

«Mi dico: ho due pistole. Adesso mi sparo – racconta nel libro -. Le carico entrambe e le provo su un libro spesso, un grosso vocabolario, per vedere quale delle due arriva più in profondità. La Derringer calibro 5. Ha la canna lunga, più sostenuta. Per sicurezza, prima esplodo un altro colpo sul materasso. È quella giusta. Mi stendo, me la punto al cuore. Faccio un respiro. Premo il grilletto. Sento un dolore pazzesco, come se una montagna mi fosse precipitata sul petto, e poi più niente».

 

Paoli viene portato in ospedale, a Genova, dove gli salvano la vita. Poi, il padre decide di portarlo Torino, da uno dei luminari della cardiologia dell’epoca: è lui che gli spiega che la pallottola si è andata a infilare in un punto che renderebbe troppo rischioso un un intervento chirurgico. Meglio lasciarla lì dov’è. E lì è rimasta per tutto il resto della vita del cantautore.

luigi tenco morte 2gino paoli 4gino paoli cosa faro da grande ed 2025gino paoli 3

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