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MA QUALE INFORMAZIONE! GIOCHI A PREMI ED EFFETTO NOSTALGIA: LA GUERRA TRA RAI E MEDIASET È TUTTA QUI – IL 2025 HA RIAPERTO LA COMPETIZIONE TRA I DUE POLI TV, CON PIER SILVIO BERLUSCONI CHE HA ASSESTATO IL COLPO PIÙ DOLOROSO CON “LA RUOTA DELLA FORTUNA”, CHE SISTEMATICAMENTE BATTE IL COSTOSISSIMO DE MARTINO E “AFFARI TUOI” – E PER IL 2026 IL BISCIONE DOVREBBE METTERE IN CAMPO ANCHE LA RIEDIZIONE DI “OK IL PREZZO E GIUSTO” – A VIALE MAZZINI LA PRIORITÀ È RIANIMARE RAIDUE, CON IL TG2 IN CRONICA CRISI DI ASCOLTI – MA ANCHE “PIERDUDI” HA I SUOI GUAI: GLI ESPERIMENTI INFORMATIVI NON FUNZIONANO, BASTA VEDERE “REALPOLITIK” DEL CALABRO-LESO TOMMASO LABATE…

Estratto dell’articolo di Lisa Di Giuseppe per “Domani”

 

giampaolo rossi - foto lapresse

È solo una questione d’immortalità. Lo scorso agosto, al funerale di Pippo Baudo a Militello, non c’erano rappresentanti della Rai. Ufficialmente, perché la famiglia ha preferito limitare l’omaggio professionale alla camera ardente allestita presso il Teatro delle Vittorie. […]

 

Ma tanto, omaggi o no, tutti sanno che il “Pippo nazionale” è immortale. Lo è soprattutto il suo modello di intrattenimento, vivo e vegeto, tanto da diventare tormento – e forse qui c’è un pizzico di karma – di quei dirigenti di viale Mazzini che non hanno avuto il modo o il cuore di salire su un aereo per partecipare alle sue esequie.

 

pier silvio berlusconi-3

Distillato di pippobaudismo sembra scorrere nelle vene di Gerry Scotti che ha devastato la programmazione estiva della Rai: la Ruota della fortuna è stata il simbolo dell’anno in cui si sono riaperte le ostilità tra i due grandi poli televisivi, viale Mazzini e Cologno Monzese.

 

Biscione contro cavallo morente, servizio pubblico contro multinazionale privata. Ma la riedizione del duello che fu non si svolge più nello stesso contesto: intorno ai due protagonisti ci sono altri player che rischiano, nell’anno che verrà, di diventare ancora più rilevanti.

 

gerry scotti samira lui - la ruota della fortuna

Se per ora il colpo più doloroso l’ha assestato Pier Silvio Berlusconi, con un programma che sistematicamente batte il costosissimo e celebratissimo Stefano De Martino, viale Mazzini ha dato il via libera alla richiesta della Lega di prendere a bordo di Ballando con le stelle Barbara D’Urso, su cui pendeva il veto del Biscione.

 

Fa storia a parte Maria De Filippi che, nel suo libero ducato all’interno del regno di Mediaset, invita chi vuole e accetta anche ospitate dalla sua amica Francesca Fagnani su Rai 2. Il resto sono frecciatine: Pier Silvio si indigna di fronte ai “pacchi”, un gioco per cui non serve studiare? L’ad della Rai, Giampaolo Rossi, risponde spiegando che invece di comprare serie turche preferisce investire sulle fiction made in Italy.

 

Usato sicuro

giampaolo rossi

La sfida nel 2026 potrà riservarci nuovi scontri diretti. Il primo appuntamento da tenere d’occhio è senz’altro Sanremo: negli anni passati Mediaset ha totalmente rinunciato alla controprogrammazione, ma la riapertura delle ostilità potrebbe offrire l’occasione per proporre un’alternativa che possa insidiare Carlo Conti.

 

Il suo festival nell’anno 1 d.A., dopo Amadeus (il cui ritorno da figliol prodigo è sempre nell’aria, anche se i ben informati prevedono che Rossi possa accoglierlo solo se dovesse accettare di cospargersi ampiamente il capo di cenere), è stato un successo di ascolti, ma senza guizzi. Ha messo al sicuro l’incoronazione ad amministratore delegato di Rossi, ma non ha coperto del tutto le sbavature del resto dell’anno.

 

Ad assistere l’intellettuale meloniano nel difficile compito di rinvigorire una televisione sempre più anziana non sono però arrivate idee nuove, bensì eterni ritorni. Da Roberto Benigni, che con il suo racconto di san Pietro ha restituito buoni ascolti (non comparabili con altre sue prime serate) al reboot di Sandokan, passando per la cronaca nera, ormai onnipresente e garanzia di ascolti […], fino a giochi già ampiamente testati.

 

affari tuoi - stefano de martino

La ruota della fortuna è un format di decenni fa. Così come Ok il prezzo è giusto, oggetto di una faida tra i due poli tv, che presto dovrebbe arrivare presto sui canali Mediaset. Su Canale 5, negli ultimi mesi, alcuni giorni hanno visto addirittura andare in onda il trittico Caduta libera-Ruota-Chi vuol essere milionario, con il Tg5 che è precipitato in questa sfilza di game show quasi per caso. Insomma, sia a viale Mazzini, sia a Cologno Monzese, l’unico business veramente redditizio sembra essere quello della nostalgia.

 

Telereferendum

Anche se soddisfazioni arrivano pure dal racconto della cronaca nera. In Rai le punte di diamante sono senz’altro Lo stato delle cose di Massimo Giletti e Ore 14 di Milo Infante diventata, nelle ultime settimane, la tribuna ideale per il ministro della Difesa, Guido Crosetto, per lanciare un endorsement al Sì in vista del referendum sulla separazione delle carriere.

 

gerry scotti e Samira Lui - la ruota della fortuna

[…] Nel frattempo, gli approfondimenti e i temi legati alla lotta alla mafia – argomento che pure, come ripetuto in ogni occasione da Giorgia Meloni, è il motivo che l’ha spinta a impegnarsi in politica – sono migrati su La7, senza nessuno che li trattenesse.

 

Ma, considerato il fatto che Nicola Gratteri con la sua presa di posizione anti riforma della giustizia è diventato un avversario, è meglio, tutto sommato, che le sue Lezioni di mafia vadano in onda in quelli che Meloni, in passato, ha definito i «salotti radical chic».

 

Anche perché ormai l’occupazione della Rai sembra essere diventata un fatto accettato: non più la dirigenza meloniana che prova a comandare truppe recalcitranti, ma una televisione che ha dato un volto mainstream allo spostamento a destra del paese.

 

pier silvio berlusconi

La cartina di tornasole è stata, come ogni anno, Atreju, la festa del partito. Passata la stagione dei direttori d’area (che spesso hanno causato più imbarazzi che altro e in primavera hanno cambiato qualche poltrona con un nuovo giro di nomine), il programma di quest’anno è stato un trionfo nazionalpopolare.

 

Da Mara Venier a Marco Liorni, passando per Ezio Greggio e Raoul Bova e con la glorificazione di un Carlo Conti perfettamente a suo agio a liquidare il woke in pieno spirito meloniano. Insomma, la manifestazione è stata l’ennesima prova che il melonismo è ben lontano da quell’angolo della vergogna in cui si trovava quando è nato Fratelli d’Italia.

 

Gian Marco Chiocci foto mezzelani gmt 1173

La presidente non ha più bisogno dei suoi referenti alla guida di telegiornali e generi. Forse giusto di uno: a fine agosto, la notizia del passaggio di Gian Marco Chiocci dalla direzione del Tg1 a palazzo Chigi ha scosso la stampa italiana. L’operazione non è poi andata in porto, ma l’aura di un potenziale trasferimento continua ad avvolgere il giornalista anche a fine anno. Per non parlare di chi lo vede già amministratore delegato quando scadrà il mandato di Rossi, nel 2027.

 

Profondo rosso-Rai 2

Nel frattempo, a gennaio c’è da affrontare anche il nodo degli Approfondimenti. Per la prima serata del mercoledì che dovrà risolvere la cronica mancanza di informazione politica al di fuori dei telegiornali nel palinsesto della tv pubblica è prevista una coconduzione che ha un forte sapore di Mediaset.

 

Claudio Brachino e Hoara Borselli sarebbero gli ennesimi volti esterni a cercare di soddisfare le ambizioni dei dirigenti della Rai, sempre alla ricerca di un “Formigli di destra” o di un “Report di destra”. La sfida resta enorme, soprattutto considerata la collocazione su una rete morente come Rai 2. L’ambizione di rilanciarla assieme a Rai 3, portata avanti soprattutto dai consiglieri d’amministrazione vicini ai partiti d’opposizione sembra caduta nel vuoto.

 

tommaso labate realpolitik 2

Agli atti restano programmazioni infarcite di volti tutt’altro che riconoscibili per quel pubblico (Edoardo Sylos Labini con la sua sempiterna provincia, per dirne uno, o Luca Barbareschi), che di conseguenza non esita a far uso del telecomando-scettro e girare altrove.

 

Rai 2, poi, deve fare i conti con un’ulteriore zavorra, il Tg2. Il secondo notiziario della Rai si avvia verso il cinquantesimo anniversario dalla fondazione in uno stato di salute pessima: nei giorni scorsi l’edizione serale è scesa addirittura sotto il 3 per cento di share, penalizzando Tg2 Post e prima serata successiva. Un compleanno che rischia di finire per essere un funerale.

 

Se Atene piange, Sparta non ride. Anche gli esperimenti di Cologno Monzese in direzione di un’informazione “meno retequattrista”, con l’introduzione di Tommaso Labate su Rete4 con il suo Realpolitik, non hanno dato i risultati sperati.

 

Insieme al fallimento di Myrta Merlino come erede di Barbara D’Urso a Pomeriggio 5, tornato ormai alla cronaca nera con un Gianluigi Nuzzi che però non riesce a scalfire la Vita in diretta di Rai 1, è la certificazione del fatto che quel genere di programmi non funzionano per il pubblico di Mediaset.

 

BARBARA DURSO - BALLANDO CON LE STELLE

[…]  Nel frattempo, si consumano scaramucce sui finanziamenti alla Rai – la Lega ha ottenuto un piccolo decurtamento nella nuova legge di Bilancio – ma, soprattutto, Forza Italia si spende per un intervento del governo contro l’ingresso sul mercato di Theo Kyriakou, l’imprenditore greco alla guida di Antenna interessato all’acquisto del gruppo Gedi ma, si dice, anche a investire nella televisione italiana. Una prospettiva che a Cologno Monzese ha fatto suonare l’allarme rosso.

 

affari tuoi - stefano de martino

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