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GIORGIA DOPPI SERVIZI – L’INCHIESTA SULLA SQUADRA FIORE E SUI “NERI” DI  GIUSEPPE DEL DEO CHIUDE IL CERCHIO DEI VELENI TRA GLI SPIONI DI STATO E IL GOVERNO MELONI, DOPO IL CASO DELL’AUTO DI GIAMBRUNO, I CONTROLLI SUL CAPO DI GABINETTO DELLA PREMIER E LA VERGOGNA DEL SOFTWARE SPIA PARAGON – LA CATENA DI SBAGLI DERIVA DALLA SINDROME DI ACCERCHIAMENTO. UN TRATTO DISTINTIVO DEI VERTICI DI FRATELLI D’ITALIA, QUASI UN’OSSESSIONE: LA DUCETTA HA VOLUTO CIRCONDARSI SOLO DI FEDELISSIMI, AFFIDANDO A MANTOVANO LA DELICATA SUI SERVIZI SEGRETI – “DOMANI”: “NON È UN MISTERO CHE, PRIMA, DEL DEO VANTASSE UN BUON RAPPORTO CON MELONI, ERA TRA I POCHI A POTER PARLARLE DIRETTAMENTE SENZA FARE ANTICAMERA” – “SI TRATTA DI UN GRUPPO AISI”: EQUALIZE, SQUADRA FIORE E LE CHAT SUL CASO GIAMBRUNO

1. COMPLOTTI, INDAGINI E FAIDE: SUI SERVIZI SEGRETI È DISASTRO DI FIAMMA

Estratto dell’articolo di Stefano Iannaccone per “Domani”

 

ALFREDO MANTOVANO E GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Due persone sospette che si avvicinano all’auto dell’allora compagno della premier. I servizi segreti che controllano il capo di gabinetto della presidente del Consiglio. Un software-spia nella disponibilità della nostra intelligence per controllare attivisti, finito anche nel telefonino di alcuni giornalisti.

 

[…]

 

A questo si aggiunge la catena di sbagli, derivata dalla sindrome di accerchiamento: un tratto distintivo dei vertici di Fratelli d’Italia, quasi un’ossessione. Gli errori sono stati commessi sempre nel pieno clima di sospetti e scontri.

 

giuseppe del deo

La fiamma nei servizi ha bruciato molti ponti, soprattutto nell’Aisi, l’agenzia per la sicurezza interna, e nel Dis, il dipartimento che fa da trait d’union delle diverse agenzie. Lasciando intorno un po’ di macerie, che hanno poi richiesto la successiva ricostruzione: da circa un anno il clima negli apparati di intelligence ha ritrovato armonia grazie a scelte precise del sottosegretario Alfredo Mantovano.

 

L’inchiesta sulla “squadra Fiore”, sui “neri di Del Deo”, è solo la coda di un’epoca di veleni, lo scoperchiamento del modus operandi di una stagione che riporta all’ex potentissimo vicedirettore dei servizi segreti interne, Giuseppe Del Deo, una vita passata ad amministrare fondi riservati all’interno dell’Agenzia.

 

CROSETTO MANTOVANO

E molti nel deep state non sono sorpresi: l’ex numero due dell’intelligence è uscito con modalità atipiche dall’apparato dei servizi (era stato spostato al Dis alla fine dell’incarico all’Aisi) con un pensionamento anticipato sostanzialmente ad personam (e lauto scivolo economico). Segnali di un rapporto incrinato.

 

Una soluzione che da Palazzo Chigi consente di dire: «Noi lo abbiamo cacciato». La formula è auto-assolutoria. Non è un mistero che, prima, Del Deo vantasse un buon rapporto con Meloni, era tra i pochi a poter parlarle direttamente senza fare anticamera.

 

gaetano caputi

E nel governo, c’era chi lo stimava ancora di più – il ministro della Difesa, Guido Crosetto – che lo avrebbe voluto a capo dell’Aisi, quando Mario Parente era in scadenza di mandato. Opzione che, inizialmente, non dispiaceva nemmeno alla premier.

 

L’idea si è infranta contro l’ostilità dell’autorità delegata Mantovano che ha formato l’inedito asse costruito con il leader della Lega, Matteo Salvini. E che ha portato a casa la nomina di Bruno Valensise alla guida dell’agenzia interna con il vice Carlo De Donno.

 

La storia sui “neri di Del Deo” è un pezzo che si aggiunge tra i vari già esistenti e aggrava il quadro, alla ricerca di elementi da congiungere tra le centrali di dossieraggio.

 

GIUSEPPE DEL DEO

Tra le carte dell’inchiesta c’è pure il riferimento a «un prodotto israeliano» usato per raccogliere informazioni. Il pensiero va subito al software Graphite della società israeliana Paragon. […]

 

Per avere, infatti, un quadro chiaro della fiamma meloniana alla prova dei servizi, bisogna fare un’operazione-memoria e tornare al 2022. A dopo la vittoria delle elezioni. Fin dai primi passi, l’intento è stato chiaro: affidare la delega ai servizi segreti a un uomo di massima fiducia di Meloni, conoscitore dei meandri del deep state, come Alfredo Mantovano.

 

Per l’assegnazione è stata necessaria una leggina ad hoc, varata in uno dei provvedimenti di inizio legislatura: da sottosegretario alla presidenza, infatti, Mantovano non avrebbe potuto ricevere la delega. La correzione ha sanato la questione. Perché la leader di Fratelli d’Italia non avrebbe fatto mosse diverse. A guardia dell’intelligence voleva una figura legata alla fiamma.

 

GUIDO CROSETTO ALFREDO MANTOVANO

C’è totale diffidenza per chi viene fuori dalla cerchia. È la base della dottrina Fazzolari, il sottosegretario altro dioscuro del melonismo, che indica nella purezza dell’appartenenza una dote necessaria per avere incarichi delicati.

 

Da qui la tendenza alla ricerca del nemico esterno, la caccia al complotto tipica del melonismo. Anche se talvolta ci sono atti che assomigliano all’auto-sabotaggio.

 

Un esempio è quello di Mantovano che, appena insediato, ha creato subito dei malcontenti. La sua proposta di riforma per arrivare all’agenzia unica per le informazioni e la sicurezza ha fatto drizzare le antenne ai mondi dell’intelligence, della politica, ma anche degli apparati militari e di polizia. Si sarebbe messo a repentaglio il pluralismo con un accentramento pericoloso. Una prima mossa avventata, quella del sottosegretario.

 

andrea giambruno foto di bacco (10)

I timori dei contrari alla riforma, alla luce degli scandali e delle inchieste, si sono rivelati fondati. Così la prospettiva della riforma cara al sottosegretario è tramontata. Adesso non c’è spazio e ormai nemmeno il tempo.

 

Ma l’idea di Mantovano era solo un refolo di vento rispetto alla burrasca arrivata qualche mese dopo. Che qualcosa non stesse funzionando negli apparati di intelligence, era emerso sulla vicenda dall’auto di Andrea Giambruno, all’epoca ancora compagno di Meloni.

 

GIUSEPPE DEL DEO

La storia è raccontata da Domani: nella notte tra il 30 novembre e l’1 dicembre 2023, due uomini si avvicinano all’auto del giornalista di Mediaset, nei pressi dell’abitazione di Meloni (all’estero in quelle ore), ma vengono scoperti. Montano dubbi e sospetti sul coinvolgimento di agenti dell’Aisi. Mantovano smentisce e derubrica la vicenda a un banale tentativo di furto.

 

Nei servizi viene però aperta un’inchiesta. La gestione delle indagini è caotica. E le responsabilità a Palazzo Chigi vengono addebitate, nelle segrete stanze governative, proprio a Del Deo, all’epoca numero due dell’Aisi. Ed è solo il primo capitolo della spy story romanesca.

 

SPYWARE PARAGON

Ancora più impattante la storia dei “controlli” fatti dall’Aisi su Gaetano Caputi, capo di gabinetto di Meloni.

 

La vicenda è rivelata da Domani dopo la denuncia presentata dallo stretto collaboratore della premier a questo giornale in seguito ad alcuni articoli di inchiesta sui suoi affari.

 

La denuncia porta infatti all’apertura di un fascicolo da cui emergono tre diversi “controlli” fatti su Caputi, che nulla avevano a che fare con gli articoli di Domani ma che svelano un monitoraggio da parte di Aisi su Caputi. In questo caso il ruolo di Del Deo è stato attivo, si legge negli atti. Meloni alla richiesta di commento di Domani aveva risposto infastidita, escludendosi dai sospetti mandanti: «Non sono stata io a farlo spiare».

 

francesco cancellato

Tuttavia la precisazione non spiegava nulla: perché nessuno ha mai messo in dubbio la sua estraneità, ma solo un commento sulla vicenda per capire se Chigi era informata di quell’attività. Su questo nessun chiarimento è mai arrivato.

 

 

Ad aggiungersi al puzzle di scandali c’è la vicenda di Paragon con il software spia dell’azienda israeliana, Graphite, inserito dall’Aisi nei telefoni degli attivisti della ong Mediterranea, Beppe Caccia, e Luca Casarini. Resta tuttora un mistero su chi abbia messo sotto controllo il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato.

 

GIORGIA MELONI E ALFREDO MANTOVANO - FOTO LAPRESSE

Non una questione secondaria, tanto che il turbinio di veleni arriva fino in Parlamento, intrecciando la storia del presunto “corvo di Montecitorio”. Con un documento firmato da Paragon che sarebbe finito nel tritacarte degli uffici parlamentari.

 

Di diverso tenore è lo scandalo del rimpatrio di Almasri, il generale libico riaccompagnato in patria con un aereo di Stato. Caos politico che si scarica sull’intelligence.

 

Dopo gli errori, però, sono arrivate delle correzioni di rotta, diventate necessaria per evitare il tracollo di un apparato fondamentale per il paese. Gli approdi di Valensise all’Aisi e di Vittorio Rizzi al posto di Elisabetta Belloni al Dis, la scelta ragionata dei vice delle agenzie, e il pensionamento di Del Deo hanno raddrizzato la rotta e ampliato la frattura con Crosetto sul fronte caldo dell’intelligence.

 

Valensise, Caravelli, Papa Leone, Mantovano, Rizzi

A sancire l’isolamento del ministro della Difesa è arrivata la proroga di due anni di Giovanni Caravelli alla direzione dell’Aise, i servizi segreti esterni. Anche questa mossa rientra nella rotta di pacificazione. È nota la diffidenza di Crosetto nei confronti dell’Aise, manifestata persino davanti ai magistrati e culminata con il suo viaggio di famiglia a Dubai alla vigilia della guerra: i servizi di Caravelli non erano stati informati della gita negli Emirati.

 

Nel corso del suo mandato Caravelli ha portato a casa risultati importanti come la liberazione di Cecilia Sala in Iran e di Alberto Trentini in Venezuela. Ma in tre anni e mezzo il paradosso è evidente: è la fiamma a essersi scottata con i servizi.

 

2. LE CHAT SUL CASO GIAMBRUNO

Estratto dell’articolo di Enrica Riera per “Domani”

 

GIORGIA MELONI PATRIZIA SCURTI ANDREA GIAMBRUNO

«Io sono convinto che si tratta di un gruppo dell’Aisi che fa questo di mestiere». È il 29 aprile del 2024 quando Vincenzo De Marzio risponde a «Sam», all’anagrafe Samuele Nunzio Calamucci, che a sua volta, via Whatsapp, gli aveva inviato un articolo di Dagospia sul Giambruno Gate e cioè sulla misteriosa vicenda di alcuni sconosciuti sorpresi ad armeggiare con la sua automobile. De Marzio, amministratore della Neis Agency, e Calamucci, ex hacker di Equalize, sono stati entrambi destinatari nei giorni scorsi di un decreto di perquisizione dei pm di Milano per lo spionaggio ai danni dell’erede di Luxottica Leonardo Maria Del Vecchio.

 

ALFREDO MANTOVANO E GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

«Ma intendi Ciccio & Co?», risponde l’uomo che lavorava nell’agenzia dell’ex presidente della Fondazione Fiera Milano Enrico Pazzali. «Sì, ci sono troppe coincidenze», ribatte De Marzio in una delle loro chat, lette da Domani. Una conversazione che, alla luce delle ultime novità giudiziarie, permette quasi di riunire i pezzi di un puzzle assai opaco.

 

Il «Ciccio» a cui Calamucci si riferisce sarebbe Francesco Rossi, indagato dai pm di Roma nel filone investigativo sulla Squadra Fiore, centrale di dossieraggio con sede a piazza Bologna. Gli inquirenti descrivono Rossi come «stretto collaboratore di Rosario Bonomo (anche lui indagato a Roma, ndr) ed ex dipendente Sisde, che, di fatto investigatore privato, collazionava e retribuiva informatori che vendevano notizie riservate acquisite presso le forze di polizia e presso i servizi di informazioni e sicurezza dello Stato».

 

andrea giambruno giorgia meloni

Sia Calamucci sia De Marzio ipotizzano che l’attività sulla macchina di Giambruno possa avere la sua impronta, quello di «Ciccio» per l’appunto, ai due noto come collegato alla Squadra Fiore, e sembrerebbe pure al «gruppo dell’Aisi». Forse quello stesso gruppo che gli inquirenti hanno sventato e che negli atti è meglio noto come «cricca dei neri di Del Deo (Giuseppe, ex vicedirettore dell’Aisi, oggi indagato, ndr).

 

L’ipotesi dell’ex hacker e dell’investigatore della Neis sembra, dunque, chiara: il “lavoro” sull’ex compagno della premier Giorgia Meloni sarebbe riconducibile alla Squadra Fiore di cui, scrivono in una nota i carabinieri del Ros, lo stesso Del Deo «si avvaleva». A queste parole saranno i pm a dover trovare riscontro. Intanto, sempre il 29 aprile del 2024, De Marzio spiega a Calamucci, che rivela d’essere membro di una chat con alcuni esponenti della Fiore, in cosa consisterebbe il lavoro del «gruppo Aisi».

 

 

GIUSEPPE DEL DEO

«È come la storia Mancini/Tavaroli/Cipriani – scrive De Marzio – facevano risultare di lavorare per lo Stato facendo anche interessi personali, fregando soldi per le fonti e poi lavoravano per privati facendosi pagare profumatamente». Oggi Giuliano Tavaroli è indagato nell’ambito dell’inchiesta romana.

 

I misteri sulla fabbrica di dossieraggio romana non finiscono comunque qui. Per i pm capitolini molte delle informazioni raccolte «abusivamente» dalla Squadra Fiore sarebbero state «nascoste sotto forma di notizie giornalistiche». Finite, alcune, su una serie di siti web e blog. Tra questi, come già raccontato da questo giornale, ci sarebbe Sassate.it del giornalista ed ex militante di Avanguardia Nazionale Guido Paglia.

 

A luglio 2024 sempre Calamucci e De Marzio commentano su Whatsapp alcuni articoli del blog Sassate. L’articolo parla anche di un ristorante frequentato da politici ed esponenti dei servizi, nonché di alcuni affari riguardanti Aisi e Aise. Perché la notizia risulta di interesse ai due spioni? Non è chiaro.

 

andrea giambruno giorgia meloni

Come poco chiaro è anche il tipo di rapporto intercorso tra le due omologhe centrali di dossieraggio. Da un lato Equalize, dall’altro la Fiore. Dagli atti emerge un’intercettazione che riguarda una ex dipendente dei servizi, M.M.. La donna racconterà al telefono di aver visto «Carmine Gallo che andava a trovare Del Deo». Perché il proprietario della società Equalize sarebbe andato dall’allora vicedirettore dell’Aisi? Agli atti dell’inchiesta romana, apprende Domani, ci sono copie di biglietti dei treni riconducibili a Calamucci e allo stesso Gallo. Un giallo che si infittisce.

andrea giambruno foto di bacco (3)

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