giorgia meloni legge elettorale

LA STRAORDINARIA GIRAVOLTA ELETTORALE DELLA MELONI –  NEL 2014 LA DUCETTA STREPITAVA: “CHIEDIAMO UNA SOLA COSA PER LA LEGGE ELETTORALE: LE PREFERENZE. BASTA LA VERGOGNA DI TRE PERSONE CHE DECIDONO I RAPPRESENTANTI DEGLI ITALIANI IN PARLAMENTO”. INDOVINATE UN PO’? LO STABULICUM NON PREVEDA AFFATTO LE PREFERENZE – MESSA DI FRONTE ALLE SUE CONTRADDIZIONI, “IO SO’ GIORGIA” ANNUNCIA UN EMENDAMENTO PER CORREGGERE LA LEGGE E PERMETTERE GLI SCEGLIERE CHI ELEGGERE E SI APPELLA ALLL'OPPOSIZIONE. UN MODO PARACULO PER SCARICARE SUL PARLAMENTO LE RESPONSABILITÀ SULL'IMPOSSIBILITÀ DI UN ACCORDO,… – VIDEO

come al solito.

Nel 2014 urlava di volere le preferenze. Oggi fa una legge elettorale che non dá ai cittadini il potere di scegliere i propri rappresentanti pic.twitter.com/Vr76P111zN

 

— Matteo Renzi (@matteorenzi) February 27, 2026

 

Estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per “La Stampa”

 

GIORGIA MELONI GIOVANNI DONZELLI

Matteo Renzi se la ricorda benissimo Giorgia Meloni contestarlo su un punto, quando lui era a Palazzo Chigi e lottava per ottenere per l'approvazione dell'Italicum: «Noi siamo disposti a votare qualsiasi legge elettorale – sosteneva l'allora semplice presidente di Fratelli d'Italia – ma chiediamo una sola cosa: le preferenze. Basta la vergogna di tre persone che decidono in nome degli italiani i loro rappresentanti in Parlamento».

 

L'ex premier e leader di Italia Viva ha subito dato mandato di rilanciare ovunque, via social, quelle immagini. E lo stesso stanno facendo altri partiti di opposizione. Era il 2014. Da allora Meloni non si è mai spostata da questa convinzione. Fino alla notte tra mercoledì e giovedì, quando il centrodestra ha licenziato il testo della riforma senza le preferenze (a differenza dell'Italicum che le prevedeva, anche se con sistema misto e capilista bloccati).

 

matteo renzi - assemblea di italia viva

[...]  nello stesso istante in cui ha visto la luce la legge che la maggioranza ha volutamente battezzato Stabilicum, in nome della stabilità delle future maggioranze di governo, la premier ha dato l'ordine di annunciare che FdI presenterà un emendamento in Parlamento per l'introduzione delle preferenze.

 

Sa che, se fallirà, per uscirne dovrà fare in modo di condividere le responsabilità dell'insuccesso. O almeno questo è il suo obiettivo: difendersi dall'accusa di opportunismo e di essere inciampata in un'ennesima giravolta.

 

GIORGIA MELONI - FOTO di Luca Santese e Marco P.Valli - Cesura

L'occasione per potere – almeno teoricamente – correggere la rotta gliela sta offrendo l'opposizione, come spiega a La Stampa Giovanni Donzelli, responsabile nazionale dell'organizzazione di FdI: «Siamo da sempre favorevoli e non abbiamo cambiato idea: abbiamo già assicurato che presenteremo un emendamento. Siccome le sinistre ci accusano di non volere le preferenze, presto avranno l'opportunità di votarle con noi».

 

[...]  L'impressione, condivisa da diverse fonti del centrodestra, è che si voglia scaricare sul Parlamento l'impossibilità di un accordo, già certificata nelle discussioni tra i partiti di governo che hanno partorito la bozza di riforma.

 

La Lega è contraria e non ne ha mai fatto mistero. Forza Italia ha una linea più sfumata, anche perché nella sua storia ha saputo sfruttare, specie al Sud, la forza dei portatori di voti ben radicati nel territorio: «Non c'è una posizione ideologica sulle preferenze – dice il portavoce nazionale Raffaele Nevi –. Certo, possono avvicinare l'eletto all'elettore, ma sappiamo anche che in alcune realtà territoriali, dove esistono vulnerabilità e presenze della criminalità organizzata, possono diventare uno strumento delicato».

 

SIMULAZIONE BY YOUTREND DELLA RIPARTIZIONE DEI SEGGI CON LA NUOVA LEGGE ELETTORALE STABILICUM

In realtà, leghisti e azzurri fanno anche esercizio di malizia e pensano che alla fine nessuno si immolerà in nome delle preferenze, tanto meno Giorgia Meloni che ha fondato un partito sul principio di assoluta fedeltà al leader. Sbloccare le liste vorrebbe dire aprire le forze politiche a una maggiore contendibilità.

 

Anche la segretaria dei dem Elly Schlein si pone lo stesso interrogativo sul timore di perdere il controllo del Pd. E su questo gioco di specchi e dissimulazioni si misureranno le reali le intenzioni di cambiamento.

 

Gli alleati di governo si dicono certi che sarà difficile trovare una formula di compromesso migliore di questa. E Donzelli elenca quelle che a suo dire sono «bufale già preconfezionate» contro la legge. Per esempio sul premio di maggioranza, che a destra preferiscono chiamare «di governabilità»: «Ho letto definirlo abnorme, e invece è inferiore a quanto ipotizzato dalle diverse sentenze della Corte costituzionale», circa il 15 per cento in più dei voti ottenuti.

 

SIMULAZIONE BY NOTO DELLA RIPARTIZIONE DEI SEGGI CON LA NUOVA LEGGE ELETTORALE STABILICUM

E a riprova di questa convinzione, FdI sta facendo girare l'analisi del direttore di YouTrend Lorenzo Pregliasco. Secondo i suoi calcoli con la nuova legge elettorale il centrodestra prenderebbe il 57% dei seggi, contro il 60% attuale, ottenuto con il Rosatellum: «Non ci saranno super-maggioranze», in grado di conquistare gli organi di garanzia costituzionale, a partire dal Presidente della Repubblica, vera posta in gioco della prossima legislatura.

 

[...]

 

Resta da capire, tra gli altri punti, se verrà rispettato il principio di rappresentanza. L'assenza delle preferenze e contemporaneamente l'addio ai collegi uninominali pone più di un dubbio in questo senso, e potrebbe alimentare il mostro dell'astensionismo.

Forza Italia non esclude che sarà aumentato il numero dei collegi, FdI pensa possano restare gli stessi, facendo salire fino a sei i nomi sulla scheda.

 

ELEZIONI - LEGGE ELETTORALE

C'è una domanda, infine, che tutti si fanno in queste ore. La legge elettorale sarà incardinata a giorni alla Camera. Meloni vuole la prima lettura entro l'estate e ha chiesto che venga calendarizzata con precedenza. Così sarà, in commissione Affari Costituzionali, dove da mesi giace dimenticata la riforma del premierato. L'iter di quest'ultima, una norma costituzionale, sarà ancora ritardato. E a un anno dal voto, che fine farà?

LEGGE ELETTORALE

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