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LO SCONTRO CON GLI INDUSTRIALI MANDA IN TILT IL GOVERNO – DOMANI È PREVISTO IL TAVOLO TRA ESECUTIVO E IMPRESE, DOPO CHE IL TESORO HA TAGLIATO IL BONUS TRANSIZIONE 5.0 – IL MINISTRO URSO, CHE SENTE TRABALLARE LA POLTRONA, VUOLE RICUCIRE LO STRAPPO MA GIORGETTI TIENE IL PUNTO: NON CI SONO LE COPERTURE PER LE AGEVOLAZIONI (E BISOGNA RIFINANZIARE IL TAGLIO DELLE ACCISE SUI CARBURANTI) – IN FDI C’È CHI VEDE UN DISEGNO DI GIORGETTI PER METTERE IN DIFFICOLTÀ URSO E PORTARE ZAIA AL MINISTERO DEL MADE IN ITALY – SORGI: “LA RABBIA DEL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA ORSINI È PIÙ CHE MOTIVATA. LA MINACCIA DI VEDERE ALLUNGARSI LA LISTA DELLE CRISI AZIENDALI È CONCRETA. È LECITO CHIEDERSI COSA HANNO IN MENTE DI FARE MELONI E GIORGETTI…”

INCENTIVI, GOVERNO DIVISO CACCIA ALLE COPERTURE L’IRA DEGLI INDUSTRIALI

Estratto dell’articolo di Luca Monticelli per "La Stampa"

 

GIANCARLO GIORGETTI ALLA CAMERA - ESAME DELLA LEGGE DI BILANCIO - FOTO LAPRESSE

Domani è fissato il tavolo tra il governo e le imprese, ma le posizioni restano distanti. I tecnici dei ministeri e di Palazzo Chigi sono al lavoro per tentare di trovare una soluzione dopo lo strappo con Confindustria, tuttavia i soldi per ripristinare il taglio del bonus Transizione non ci sono.

 

[…]

 

L'esecutivo è diviso: Urso e il collega Tommaso Foti nei giorni scorsi si sono schierati dalla parte delle aziende che lamentano un tradimento del patto di fiducia da parte del governo. Con il decreto fiscale approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri, infatti, il bonus di Transizione 5.0 destinato alle aziende "esodate" – che a novembre del 2025 erano rimaste escluse dal rimborso perché l'esecutivo aveva ridotto il plafond – riceveranno solo il 35% dell'agevolazione spettante.

 

GIORGIA MELONI E ADOLFO URSO AL SENATO - FOTO LAPRESSE

Il fondo da 1,3 miliardi stanziato in manovra è stato sforbiciato di 760 milioni, lasciando così alle aziende una dote poco superiore ai 530 milioni di euro.

 

Alle accuse del numero uno di Confindustria Emanuele Orsini, il ministro Giorgetti ha replicato ricordando che la guerra nel Golfo ha cambiato le priorità e il governo deve valutare quali categorie sostenere in questo momento.

 

Secondo quanto riferisce una fonte, c'è la necessità di rinnovare il decreto carburanti in scadenza il 7 aprile visto che la crisi in Medio Oriente è destinata ad andare avanti. Si tratta del provvedimento varato quasi venti giorni fa per abbassare le accise e garantire uno sconto della benzina e del gasolio di 25 centesimi al litro. Replicare quella misura costa almeno 500 milioni, una cifra non indifferente da spendere in questo momento.

 

emanuele orsini - atreju - foto lapresse

Da qui l'esigenza di recuperare i fondi tra le pieghe del bilancio, tra cui, appunto, Transizione 5.0. Fumo negli occhi degli industriali che vedono gli investimenti e i livelli produttivi in pericolo.

 

Confindustria continua il pressing nei confronti della politica, tanto che da Lecce al Veneto fino all'Alto Adriatico, le associazioni locali invocano una mobilitazione per fare sentire con forza le proprie ragioni.

 

All'interno del centrodestra la tensione è sempre più alta. C'è chi dentro Fratelli d'Italia vede addirittura un disegno di Giorgetti per mettere in difficoltà Urso e portare al suo posto al Mimit Luca Zaia. [...]

 

MATTEO SALVINI E GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE

Orsini lancia un appello anche all'Europa: «Fate in fretta, siamo in una situazione di emergenza. L'industria ha bisogno di risposte immediate da parte della Commissione europea e dei governi, altrimenti la deindustrializzazione diventerà presto una realtà concreta».

 

[...]

 

Bisogna ricordare che la dote da 1,3 miliardi inizialmente riservata agli imprenditori "esodati" impatta sul deficit di quest'anno e non su quello del 2025, perché la misura è costruita con le regole del vecchio Transizione 4.0, quindi l'incentivo si conteggia nell'anno in cui è erogato e non in quello in cui è realizzato l'investimento. In sostanza, i soldi tagliati verranno comunque spesi per far fronte alla crisi, non saranno accantonati per tenere basso l'indebitamento.

 

2. UN ERRORE PENALIZZARE LE AZIENDE

Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”

 

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Era tutto previsto fino ai millesimi. Nei calcoli della premier e del ministro dell'Economia, ad aprile l'Italia avrebbe tratto i primi frutti della linea rigorista che aveva ispirato la legge di stabilità [...]

 

Così avrebbe ottenuto la chiusura della procedura d'infrazione da parte di Bruxelles. Subito dopo, rientrando nel gruppo di Paesi con i conti a posto, a parte i benefici sui mercati Internazionali, avrebbe avuto titolo per ottenere dall'Unione nuovi fondi da spendere nell'anno di vigilia elettorale, per rimpiazzare la fine di quelli Pnrr.

 

GIORGIA MELONI EMANUELE ORSINI

Senonché, l'arrivo della guerra in Iran e le conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz, con i conseguenti forti rincari energetici, ha fatto impazzire tutte le previsioni. E il governo (leggi, principalmente Giorgetti) s'è trovato a dover finanziare il taglio delle accise, cancellando in parte gli incentivi già assegnati agli industriali.

 

Il guaio è che molti imprenditori, basandosi proprio sulle promesse governative, avevano già impegnato i fondi in nuovi investimenti che adesso dovranno cancellare, ove possibile, o finanziare di tasca propria, anche in questo caso se ce la fanno.

 

ADOLFO URSO MATTEO SALVINI GIORGIA MELONI

La rabbia del presidente di Confindustria Orsini, reduce tra l'altro da un giro in Europa, è più che motivata. E la minaccia di vedere in breve tempo allungarsi la lista delle crisi aziendali e dei lavoratori che perdono il posto, purtroppo concreta.

 

È lecito chiedersi cosa hanno in mente di fare Meloni e Giorgetti ora che il quadro europeo, non solo italiano, è radicalmente mutato e le autorità di Bruxelles, a partire dalla Presidente della Commissione Von der Leyen, stentano a prendere atto dell'emergenza.

 

Senza un via libero europeo è difficile, quasi impossibile, rimettere mano al budget nazionale, a meno di non riaprire i rubinetti di debito e deficit così faticosamente richiusi.

 

MATTEO SALVINI E GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE

Quanto a Salvini, il fatto che il leader della Lega e vicepresidente del consiglio, in dissenso con il suo ministro dell'Economia, colga l'occasione per dichiarare finita l'epoca del patto di stabilità, è assolutamente ovvio, oltre che sbagliato [...]

 

emanuele orsini - atreju - foto lapresse

 

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