donald trump vladimir putin petrolio

LA GUERRA NEL GOLFO È UNA MANNA DAL CIELO PER PUTIN – DOPO AVER ATTACCATO L’IRAN, TRUMP HA SOSPESO LE SANZIONI ALL’ACQUISTO DEL PETROLIO RUSSO. COSÌ LE ENTRATE DI MOSCA NELLE ULTIME DUE SETTIMANE SONO AUMENTATE DI CIRCA 2,4 MILIARDI DI DOLLARI – FUBINI: “ALL’INIZIO DEI COMBATTIMENTI NEL GOLFO, 150 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO RUSSO ERANO BLOCCATI IN MARE SU PETROLIERE DELLA FLOTTA-OMBRA. IL QUADRO È CAMBIATO CON LA CHIUSURA DI HORMUZ. LA (RELATIVA) SCARSITÀ DI PETROLIO SUL MERCATO E L’IMPENNATA DEI PREZZI HANNO SUBITO RESO PIÙ ATTRAENTE L’OFFERTA RUSSA. INDIANI E CINESI HANNO RIPRESO A COMPRARE MASSICCIAMENTE E GLI ORDINI ESECUTIVI DI TRUMP NON HANNO FATTO CHE FORMALIZZARE QUANTO STAVA GIÀ ACCADENDO. LA DURATA DELLA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ DIVENTERÀ IL FATTORE DECISIVO: PIÙ SI PROLUNGA, PIÙ LA RUSSIA AVRÀ RISORSE PER LA DEVASTAZIONE DELL’UCRAINA…” 

Estratto dell’articolo di Federico Fubini per www.corriere.it

 

petrolio russo

Durante la settimana che ha portato all’attacco degli Stati Uniti e di Israele all’Iran sabato 28 febbraio, il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov ha detto qualcosa che in altri momenti gli sarebbe forse costato il licenziamento. O peggio. Siluanov ha spiegato che il governo doveva cambiare qualcosa, perché nel bilancio di Mosca mancano le risorse.

 

Le entrate da petrolio e gas a gennaio, all’equivalente di 5,1 miliardi di dollari, erano dimezzate rispetto allo stesso mese del 2025; febbraio prometteva di finire nello stesso modo e la Russia rischiava di esaurire in poco più di un anno le risorse del Fondo sovrano nazionale, chiamate a compensare per le esigenze di spesa non coperte. La sostenibilità della guerra all’Ucraina era sempre di più in dubbio.

 

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

[...] da allora la storia ha voltato pagina. Prima Donald Trump ha lanciato la terza guerra del Golfo e poi, con due ordini esecutivi, ha progressivamente sospeso le sanzioni all’acquisto del petrolio russo. Per il bilancio di Mosca, questa successione di azioni comporta che le entrate nelle ultime due settimane siano già di circa 2,4 miliardi di dollari superiori a quanto sarebbero state altrimenti, pari a un miliardo di euro in più a settimana.

 

[...]

 

costo del petrolio e guerra in medio oriente

All’inizio dei combattimenti nel Golfo, due settimane fa, petrolio russo per circa 150 milioni di barili si trovava bloccato in mare su decine di petroliere non autorizzate della flotta-ombra.

 

Di fatto erano riserve in eccesso, invendute e immagazzinate in mare. Ai prezzi del petrolio russo di quel momento (circa 39 dollari al barile) si sarebbero potute vendere per qualcosa meno di sei miliardi di dollari. Tuttavia gli abituali acquirenti, certe raffinerie indiane e russe, esitavano: l’eccesso di offerta e il conseguente calo dei prezzi rendeva conveniente per loro comprare barili in regola, senza il rischio di ritorsioni americane.

 

PETROLIERE RUSSE CHE AGGIRANO LE SANZIONI SUL PETROLIO

Il quadro è cambiato con la guerra nel Golfo e la chiusura di Hormuz. La (relativa) scarsità di greggio fisico sul mercato e l’impennata dei prezzi hanno subito reso più attraente l’offerta russa, bloccata da settimane nei tanker in mezzo al mare.

 

Indiani e cinesi hanno ripreso a comprare massicciamente e gli ordini esecutivi di Donald Trump non hanno fatto che formalizzare, legalizzandolo, quanto stava già accadendo. Il 6 marzo il presidente degli Stati Uniti aveva sospeso pro-tempore il divieto per l’India (la quale in realtà stava già comprando 30 milioni di barili russi); da oggi la sospensione è generalizzata per un mese per tutti i Paesi sul petrolio russo che risultava “in transito” giovedì.

 

navi in attesa di poter passare per lo stretto di hormuz

Secondo Sergey Vakulenko, senior fellow del Carnegie Eurasia Center ed ex alto dirigente di GazpromNeft (la divisione petrolio di Gazprom) tutto questo cambia poco nella sostanza. «È solo un modo per Trump di cercare di calmare il nervosismo dei mercati e contenere i prezzi», dice. Ma gli ordini esecutivi della Casa Bianca di fatto confermano gli acquisti di greggio russo che cinesi e indiani avevano già ripreso ad effettuare. [...]

 

Ciò che cambia per il Cremlino, e molto, è la guerra in sé e la chiusura dello stretto di Hormuz. L’improvviso taglio delle forniture dal Golfo ha un doppio effetto benefico per il petrolio russo: non solo sale il prezzo della materia prima il genere, ma il greggio russo è più ricercato e dunque la sua quotazione si avvicina a quella del Brent.

 

vladimir putin donald trump anchorage alaska 1 foto lapresse

La varietà di Mosca era venduta a 25 dollari al barile meno cara rispetto al Brent (dunque sotto i 35 dollari, in certi momenti) ma ora questo scarto si è ridotto a 13 dollari.

 

È qui l’effetto benefico per le casse del Cremlino e per la capacità di Vladimir Putin di proseguire l’aggressione all’Ucraina. Il bilancio di Mosca non si finanzia sulle quantità vendute di greggio, bensì da una tassa (proporzionale al prezzo corrente) sulle quantità estratte.

 

Ogni aumento di dieci dollari a barile del prezzo porta 2,8 miliardi di dollari in più al sistema-Russia e 1,6 miliardi di dollari al bilancio pubblico ogni mese. Visti i rincari medi di queste ultime due settimane, Putin ora ha dunque circa 2,4 miliardi di dollari in più da spendere della sua guerra: utile al Cremlino anche se, per ora, non determinante.

 

PETROLIERE RUSSE CHE AGGIRANO LE SANZIONI SUL PETROLIO

Se questa situazione di protraesse per un anno, si tratterebbe di circa 60 miliardi di dollari in più. Potrebbero cambiare il corso della guerra in Ucraina. Per questo la durata della chiusura di Hormuz diventerà il fattore decisivo: più si prolunga, più la Russia avrà risorse per la devastazione del Paese che ha aggredito. 

SANZIONI PETROLIO RUSSIAla nave mayuree naree colpita dalle mine iraniane 2MEME SUL CARO BENZINA

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