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IN CAMPANIA FINISCE IL REGNO DI DE LUCA E DAL PD SUSSURRANO: “I SUOI VOTI? NON DECISIVI” – ELLY SCHLEIN DICE CHE BISOGNA RINGRAZIARE DE LUCA PER LA VITTORIA DI ROBERTO FICO, LEI CHE AVEVA SOLENNEMENTE PROMESSO DI CACCIARLO. INTANTO IL FIGLIO DI CLEMENTE MASTELLA, PELLEGRINO, CE L’HA FATTA: SARÀ CONSIGLIERE REGIONALE – NEL PD CREDONO CHE FICO AVREBBE VINTO ANCHE "SENZA DON VINCENZO" MA NON SI SONO ACCORTI CHE IN CONSIGLIO REGIONALE SONO STATI ELETTI 10 FEDELISSIMI DI DE LUCA (E IN LINEA TEORICA POTREBBERO SABOTARE PROVVEDIMENTI, "AGGUATI" PER FAR MANCARE IL NUMERO LEGALE O ADDIRITTURA SALTARE LA MAGGIORANZA...)

Fabrizio Roncone per il "Corriere della Sera" - Estratti

 

Dategli un pizzicotto. Don Vincenzo, guardate che è finita. Don Vincenzo, che dite, non fate così (esplosivo e sentimentale, brutale e pieno di tenerezza, comincia allora a raccontare che lui, cinque anni fa, vinse con il 70% dei voti, ed era pure solo, perché i grillini se n’erano andati per conto loro).

 

vincenzo de luca

Ma lui è a Salerno, a casa, e qui c’è invece Roberto Fico, che si è ormai preso la Campania. L’ha strappata appunto a Vincenzo De Luca e pure a Edmondo Cirielli: le prime proiezioni sono subito una sentenza, la forbice con il candidato del centrodestra è larga, larghissima, di dimensioni inattese, e così, adesso, nei corridoi di questo comitato elettorale, la Fabbrica dell’Innovazione, un posto moderno e illuminato bene, tutti capiscono che è inutile essere scaramantici.

 

Vanno a prendere due casse di prosecco, c’è una ragazza che ha portato la pastiera della nonna, mentre arriva la notizia che Giuseppe Conte ed Elly Schlein sono sulla tangenziale, bloccati nel traffico e sotto la pioggia, perché piove a vento, e il cielo è basso, e ci sono fulmini e tuoni nella biblica serata napoletana che è un packaging impeccabile per mischiare il trionfo di un campo largo «locale ma perfetto» e la fine di un’epoca («Don Vincenzo, calmo, dovete starvene calmo: la vostra lista è andata comunque benino e quello, Robertino nostro, sempre qualcosa dovrà riconoscervi, è giusto, o no?»).

 

VINCENZO DE LUCA CON ELLY SCHLEIN

Nessuno, intanto, che osi chiedersi: che governatore sarà Fico? Danno per scontato che farà bene perché è furbo.

 

Ma sostenere che è furbo sembra un po’ generico. In attesa che arrivi, la memoria è indaffarata a cercare vecchi file. Ne riaffiora uno contenente un altro arrivo. Era la mattina di fine marzo del 2018. E lui, Fico, da poche ore eletto presidente della Camera, scende dal treno alla Stazione Termini.

 

La voce cantilenante, lo stesso sorriso fisso, solo la barba più nera. Viene avanti, dice di voler prendere un taxi, poi ha un guizzo dei suoi, ci nasci, è un dono di natura, e allora devia, prosegue deciso verso la fermata del bus, sale sull’85. «A Montecitorio — spiega — ci voglio arrivare come un cittadino qualunque».

 

Questi grillini ne hanno fatte di tutti i colori. Uno vale uno, nessun privilegio: poi però anche Fico scoprirà l’auto blu, i sedili in pelle, i vetri oscurati e così pure lui — nascosto dietro le note ragioni di sicurezza — arriverà con i lampeggianti, la scorta, che qui a Napoli veniva a dormire in albergo, persino quello a 5 stelle, a spese nostre.

fico schlein conte

 

Chiuso questo file, rovistando nella memoria ne trovo un secondo. Titolo: il meraviglioso illusionista di Posillipo. Con lui, sempre Fico intendo, che — bloccato dal limite dei tre mandati, poi da Conte opportunamente abolito — trascorre tre anni a gironzolare per la Campania in attesa dell’occasione giusta: e intanto parla e straparla contro Vincenzo De Luca, lo accusa, lo sgrassa per bene appena può, e resta così nella parte del grillino duro e, abbastanza, puro (fondò nel Golfo uno dei primi meet up Amici di Beppe Grillo e la prima volta che provò a candidarsi fu proprio nelle Regionali del 2010, bagno memorabile).

 

Fico è docente di pazienza. Sa che in politica si può stare fermi un giro. Devi saper aspettare i tempi del destino. E una telefonata di Gaetano Manfredi, il sindaco di Napoli. Che, infatti, lo convoca e gli dice: «Vorremmo mettere in piedi una bella operazione da vero campo largo e candidarti governatore: ti piace l’idea?». Fico annuisce, sogghigna. E, subito, capisce. Cosa?

 

ELLY SCHLEIN - ROBERTO FICO - GIUSEPPE CONTE

Che i voti di De Luca possono rivelarsi fondamentali, per vincere (ma poi nemmeno troppo, come scopriremo). Così, senza indugi, china la testa. Proprio la china. E accetta tutto. Di promettere a don Vincenzo la possibilità d’indicare il presidente del Consiglio regionale e anche l’assessore alla Sanità. E di rinunciare subito all’idea d’un codice etico con cui gestire le candidature (ha imbarcato, quasi, chiunque).

 

Soprattutto, però, trova la forza di andare in giro in una fantasmagorica campagna elettorale a dire che «è fondamentale non disperdere l’ottimo lavoro di De Luca». Qualcuno, ascoltandolo, sospetta che sullo stomaco possa avere un tappeto persiano (in realtà, come già scritto, li commerciava: prima di diventare manager nel catering e mettersi a dirigere un tour operator). Elly Schlein, comunque, fa di più: dice proprio che bisogna ringraziarlo, De Luca. Lei che aveva solennemente promesso di cacciarlo.

 

ELLY SCHLEIN

Dall’altra parte, nel centrodestra, la (quasi) certezza di una sconfitta è stata tale che, per mesi, almeno quindici possibili candidati hanno preso parte a una imbarazzante tarantella. Poi è stato deciso di accontentare Cirielli: «Sono l’uomo vincente!».

Serissimo, s’era convinto che una rimonta fosse possibile.

 

Così, tutto lo stato maggiore governativo è sceso al Palapartenope. Salvini perfino allusivo: «Ho dato un’occhiata a certi sondaggi e mi sa che...» (vabbé). Dalla platea s’è alzato il coro: «Chi/ non salta/ comunista è!». La Meloni, allora, ha cominciato a saltellare.

 

giorgia meloni saltella al comizio di napoli con maurizio lupi e antonio tajani

E Tajani ha creduto opportuno andarle dietro (tipo canguro Macropus), con video subito virale in rete. Virale pure il vortice delle promesse: 100 euro di aumento alle pensioni minime e riapertura dei condoni edilizi (in una regione dove l’abusivismo è strutturale, e qualcuno ci muore). Davvero: per tentare una rimonta, le hanno provate tutte; niente al confronto di Achille Lauro, non il cantante, ma il leggendario armatore, che in cambio del voto prometteva la scarpa destra dopo aver regalato la sinistra (ed era di parola, tra l’altro).

 

Comunque ora è arrivato Fico ed ecco anche Conte (vestito da candidato premier, con la pochette d’ordinanza) e Schlein (che se ne accorge, ma fa finta di niente). Laggiù c’è il sindaco Manfredi (maglione a collo alto, però pure lui con qualche pensiero per Palazzo Chigi, va). Spuntano Bonelli&Fratoianni. Fotografi scatenati, microfoni, luci, grida di evviva, telecamere, interviste, euforia diffusa. Quelli del Pd, primo partito, soffiano che Fico «avrebbe vinto anche senza don Vincenzo». E che comunque, adesso, don Vincenzo potrà essere meno influente.

 

Bisogna vedere. Ci sarà tempo. Intanto è sicuro che Pellegrino Mastella, figlio di Clemente, ce l’ha fatta, e sarà consigliere. 

 

NICOLA FRATOIANNI - ELLY SCHLEIN - ROBERTO FICO - GIUSEPPE CONTE - ANGELO BONELLI giorgia meloni saltella al comizio di napoli con antonio tajani

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