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L’ACCORDO TRA USA E IRAN “SARÀ FINALIZZATO NELLE PROSSIME ORE” – SHEHBAZ SHARIF, IL PREMIER DEL PAKISTAN, PAESE CHE HA GESTITO LA MEDIAZIONE, È SICURO CHE L’INTESA SIA A UN PASSO, MA LA FIRMA SARÀ DIGITALE, E NON AVVERRÀ IN PRESENZA. MA IL REGIME DI TEHERAN SMENTISCE DI NUOVO: "NON SARÀ FIRMATO" – IN IRAN IL REGIME È SPACCATO: I FALCHI ULTRACONSERVATORI GUIDATI DA SAEED JALILI GRIDANO AL TRADIMENTO DELLA “RESISTENZA”, MENTRE IL PRESIDENTE, PEZESHKIAN, IL MINISTRO DEGLI ESTERI, ABBAS ARAGHCHI, E IL CAPO DEL PARLAMENTO, MOHAMMAD GHALIBAF, CERCANO DI AFFRETTARE IL NEGOZIATO PER EVITARE DI ESSERE “BRUCIATI” DAL FUOCO AMICO INTERNO...

shehbaz sharif xi jinping

PAKISTAN, FINALIZZAZIONE DELL'ACCORDO ENTRO 24 ORE, FIRMA SARÀ DIGITALE

(ANSA) - Il premier pachistano Shehbaz Sharif afferma su X che Stati Uniti e Iran sono "più vicini che mai a un accordo di pace" e che "la finalizzazione è prevista nelle prossime 24 ore".  

 

Sharif aggiunge che il Pakistan, che sta mediando i colloqui, si sta "preparando per la firma elettronica dell'accordo di pace subito dopo, seguita da colloqui a livello tecnico la prossima settimana"

 

"Desideriamo ringraziare - afferma Sharif - gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran per il loro costante impegno durante i negoziati ed esprimiamo il nostro sincero apprezzamento ai nostri fratelli nella regione per il loro sostegno. Siamo fiduciosi che questo storico accordo di pace costituirà una solida base per una pace duratura".

 

TEHERAN, L'ACCORDO CON GLI USA NON SARÀ FIRMATO NELLE PROSSIME 24 ORE

(ANSA) -  Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha dichiarato che l'accordo Teheran-Washington non verrà firmato domani. Lo riportano i media statali iraniani. Baghaei ha affermato che l'Iran deve essere cauto nel commentare la data della firma a causa delle esitazioni degli Stati Uniti.

 

TV IRAN, 'CERIMONIE FUNEBRI DI KHAMENEI DAL 4 LUGLIO, SARÀ SEPOLTO IL 9'

JD VANCE CON IL PREMIER PAKISTANO Shehbaz Sharif E IL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO IRANIANO MOHAMMAD GHALIBAF

(ANSA-AFP) - La Guida suprema Ali Khamenei, che ha guidato l'Iran per quasi 37 anni prima di essere ucciso dai raid aerei israeliani-americani il 28 febbraio, sarà sepolto il 9 luglio a Mashhad (nord-est), secondo quanto riportato oggi dalla televisione di stato iraniana.

  

I funerali di Khamenei, inizialmente previsti per marzo ma rinviati a causa della guerra, si svolgeranno nell'arco di sei giorni a partire dal 4 luglio nella capitale Teheran, nonché nelle città sante di Qom (nord) e Mashhad, suo luogo di nascita, ha affermato l'emittente.

 

EMIRATI, 'FALSO CHE SBLOCCHEREMO MILIARDI DI FONDI IRANIANI'

ali khamenei

(ANSA) - Gli Emirati Arabi Uniti hanno categoricamente smentito le notizie diffuse dai media internazionali riguardanti il trasferimento di fondi all'Iran, comprese le accuse relative a 3 miliardi di dollari. Lo scrivono i media emiratini. Il Ministero degli Affari Esteri ha affermato che le notizie riguardanti lo sblocco di fondi iraniani congelati erano false e infondate.    Ieri il sito di Reuters aveva scritto che gli Emirati Arabi Uniti aveva accettato di sbloccare miliardi di dollari per l'Iran

 

QUOTIDIANI IRAN DIVISI, 'TREGUA SOLO PROVVISORIA', 'NO, NEGOZIATI SERVONO'

Mohammad Ghalibaf Shehbaz Sharif

(ANSA) -  Il quotidiano iraniano 'Khorasan', considerato più vicino ai pasdaran, ha affermato che un possibile accordo tra Teheran e Washington non farebbe altro che ritardare quello che ha definito lo scontro finale tra Iran e Stati Uniti, anziché risolvere il conflitto di fondo.

 

Un altro quotidiano del Paese invece, il conservatore 'Javan', ha criticato i falchi che rifiutano qualsiasi negoziato con gli Stati Uniti, affermando che i colloqui possono essere parte dello stesso confronto, anziché una ritirata da esso. Entrambe le notizie sono riportate da Iran International.

 

KHAMENEI E Pezeshkian

In un commento, il 'Khorasan' scrive che qualsiasi accordo in questa fase dovrebbe essere considerato un'intesa per porre fine alla guerra in corso, non una soluzione alle controversie principali tra Teheran e Washington.

 

"Le questioni tra Iran e America, e soprattutto tra Iran e Israele, hanno raggiunto il livello di una battaglia esistenziale che, in pratica, si concluderà solo con la vittoria decisiva di una delle due parti", ha scritto Khorasan. Secondo la testata la funzione principale di un accordo non sarebbe il riconoscimento del controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz, il rilascio dei beni iraniani bloccati o qualsiasi altro reale vantaggio previsto dal testo, bensì "il rinvio della battaglia finale" e il dare a entrambe le parti il tempo di ricostruirsi.

araghchi e galibaf in qatar

  

Al contrario, il 'Javan', considerato un giornale conservatore, ha affermato che alcuni critici "non accettano alcuna discussione o negoziazione" e non riescono a comprendere che la diplomazia può funzionare come la guerra o come sua continuazione.

 

'Javan' ha affermato che molti critici dei colloqui non possiedono conoscenze militari e paragonano erroneamente il conflitto attuale alla guerra Iran-Iraq del 1980-88, che, come ha sottolineato, non si concluse senza negoziati.

 

Trump e gli Stati Uniti rimangono ostili, ma "negoziare non significa scendere a compromessi, perdere garanzie o essere ingannati da una parte prepotente e che viola i giuramenti", ha scritto Javan, aggiungendo che i governi possono combattere e negoziare allo stesso tempo. Il quotidiano ha affermato che gli iraniani dovrebbero avere fiducia nella leadership e nei negoziatori descrivendo la negoziazione come un modo per gestire il nemico

saeed jalili 2

 

SCONTRO NEL REGIME GLI ULTRÀ CONSERVATORI CONTESTANO L’INTESA: «FIRMARE È UN DANNO»

Estratto dell’articolo di Greta Privitera per il “Corriere della Sera”

 

Qualcuno ha scritto che capisci che un accordo è vicino quando la banda di Saeed Jalili entra in azione per farlo saltare. È esattamente quello che sta accadendo ora.

Da una parte ci sono Abbas Araghchi, ministro degli Esteri e negoziatore, Masoud Pezeshkian, il presidente «riformista», e Mohammad Bagher Ghalibaf, capo del Parlamento e capo della delegazione iraniana. Dall’altra c’è il piccolo ma rumoroso fronte degli ultrà di Jalili, il diplomatico ultraconservatore, e del partito Paydari: tutti decisi a far deragliare l’intesa.

saeed jalili 1

 

Araghchi, logorato da mesi di guerra e pseudo-tregua, con un post-preghiera, ha chiesto ai media di fermarsi, di non pubblicare bozze e indiscrezioni che fanno saltare i fragili nervi di Trump.

 

È intervenuto dopo che Mehr, l’agenzia semi-ufficiale vicina alla estrema destra religiosa, ha diffuso un testo presentato come il contenuto dell’accordo con gli Stati Uniti, con le mere promesse di revoca delle sanzioni trasformate in prova di resa del regime. Pezeshkian, pochi giorni prima, aveva già attaccato Irib, la tv di Stato, accusandola di alimentare paure e bugie e di vendere ogni compromesso con Donald Trump come capitolazione.

mohammad baqer ghalibaf 2

 

Ieri, ci si è messo anche Entekhab, sito vicino ai riformisti, nella lotto contro i falchi. Hanno scritto: «Trattasi di campagna di disinformazione» contro la linea negoziale, con studi televisivi trasformati in passerelle per i collaboratori di Jalili.

 

[...]

 

Attorno a Jalili si muove una costellazione di quadri che hanno fatto dell’intransigenza il proprio marchio. Per loro il problema non è solo che cosa si negozia, ma il fatto stesso di sedersi al tavolo. Sono in minoranza, ma sanno trasformare ogni passo avanti in un inferno politico.

 

È in questo paesaggio che Araghchi, Pezeshkian e Ghalibaf provano a tenere la rotta.

Hanno poco tempo per convincere Trump che Teheran è in grado di rispettare un impegno scritto e dimostrare a casa propria di non aver svenduto la «Resistenza». La domanda è se i tre riusciranno a portare l’accordo fino alla firma nonostante il fuoco amico. Perché stavolta il rischio è che il documento si consumi prima nei palazzi di Teheran che in quelli di Ginevra.

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