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LE TRATTATIVE TRA TRUMP E PUTIN CERTIFICANO CHE L’EUROPA È DIVENTATA IRRILEVANTE – L’AMBASCIATORE SEQUI: “I NEGOZIATI TRA STATI UNITI E RUSSIA SULL'UCRAINA STANNO RIDISEGNANDO L'ORDINE INTERNAZIONALE. SAREBBE LA PRIMA PACE POST-OCCIDENTALE, NEGOZIATA A WASHINGTON E MOSCA, CONDIZIONATA DA PECHINO, ACCETTATA DA DELHI E SUBÌTA DALL'EUROPA. IN QUESTA FASE DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI SOPRAVVIVE NON CHI HA RAGIONE, MA CHI HA POTERE…”

Estratto dell’articolo di Ettore Sequi per “la Stampa”

 

vladimir putin riceve al cremlino STEVE WITKOFF E JARED KUSHNER

I negoziati tra Stati Uniti e Russia sull'Ucraina stanno ridisegnando l'ordine internazionale: il confronto reale è bilaterale, mentre l'Europa, l'attore più esposto agli esiti della guerra e della pace, resta senza capacità di incidere.

 

Il confronto è asimmetrico. Per l'Europa l'obiettivo è una "pace giusta"; Washington punta invece a una pace "gestibile", cioè una pace sporca, a danno dell'Ucraina: congelare la guerra e scaricare sull'Unione europea la sicurezza del continente. Mosca, sostenuta dal logoramento ucraino e dalle divisioni occidentali, mira a una pace draconiana e impone condizioni severissime, mentre i progressi russi a Pokrovsk alimentano la narrativa di una vittoria inevitabile.

 

ettore francesco sequi foto di bacco (1)

Questa asimmetria rivela la logica americana. L'Ucraina non è un dossier autonomo, ma un segmento, e neanche il più importante, dei rapporti con Mosca, che passano attraverso l'energia, le relazioni con l'Iran, gli affari, l'Artico e, soprattutto, i rapporti con la Cina.

 

Per Washington l'Ucraina non è una questione esistenziale, come per gli europei, ma una variabile di un equilibrio più ampio, in cui contano di stabilizzare il fronte russo e concentrare risorse nell'Indo-Pacifico, per la vera sfida strategica con Pechino. E quindi, sacrificabile.

 

Il negoziato incontra ancora tre ostacoli strutturali irrisolti. Uno. I territori: il Donbass è irrinunciabile per Mosca; per Kiev cederlo è per ora inaccettabile; per l'Ue significherebbe legittimare la forza.

 

vladimir putin donald trump anchorage alaska 2 foto lapresse

Due. La sicurezza: Mosca vuole un'Ucraina debole, Kiev garanzie vincolanti. Tre. Gli asset russi congelati: per la Ue e Kiev sono una leva; Washington valuta una restituzione parziale, tecnicamente possibile, politicamente destabilizzante. […]

 

L'Europa è doppiamente vulnerabile: è il soggetto più esposto ma resta fuori dal negoziato, definito bilateralmente da Usa e Russia.

I tentativi europei di modificarlo sono stati respinti da Mosca. Inoltre, è divisa.

 

Per Polonia, Baltici e Scandinavi la Russia è una minaccia esistenziale; per altri membri dell'Unione è una sfida da bilanciare con altre priorità, incluse quelle di politica interna e dei rapporti tra governi e opinioni pubbliche.

 

VOLODYMYR ZELENSKY INCONTRA DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA - 17 OTTOBRE 2025 - FOTO LAPRESSE

Tre tensioni strutturali paralizzano dunque l'Europa. Primo: principi contro paura. Nessuno vuole legittimare l'annessione attraverso la forza, ma molti temono una guerra lunga e socialmente devastante. Secondo: tensione transatlantica. Washington discute con Mosca ma tiene fuori l'Europa. Terzo: tensione intraeuropea, su sanzioni, approvvigionamenti energetici dalla Russia, sostegno all'Ucraina.

 

Nel mentre, la missione di Putin in India mostra che la Russia è isolata dall'Occidente, non dal mondo. L'India compra petrolio russo, pur riducendo i volumi a causa delle nuove sanzioni, e offre canali finanziari alternativi. Energia e triangolazioni valutarie garantiscono a Mosca una resilienza che l'Europa non può contrastare.

 

donald trump vladimir putin anchorage, alaska. foto lapresse

[…]  Putin ha inviato alcuni messaggi politici. Innanzitutto, vuole trattare solo con gli Stati Uniti, da pari a pari, e separare progressivamente Washington dall'Europa. Inoltre, l'Europa deve restare fuori dal negoziato, come mostrano gli avvertimenti sulla questione degli asset congelati, usati per dividere ulteriormente il fronte europeo. […]

 

La missione di Macron in Cina è altrettanto rivelatrice. Il presidente francese ha chiesto a Xi di intervenire su Mosca per arrivare a una pace. La risposta è stata fredda: la Cina sostiene genericamente "gli sforzi di pace", ma rifiuta qualsiasi responsabilità nella crisi e non pensa di esercitare pressioni reali su Putin.

 

VERTICE ALLA CASA BIANCA CON DONALD TRUMP VOLODYMYR ZELENSKY E I VOLENTEROSI

Per Pechino, una Russia indebolita ma non sconfitta è l'asset ideale: blocca l'Occidente, limita la proiezione europea, distrae gli Usa dal Pacifico e accresce la dipendenza russa. Macron non ha trovato un mediatore, ma il regista silenzioso della competizione sistemica.

 

Mosca è ormai un partner subordinato sul piano economico e tecnologico. Questo inquieta l'India, che teme un asse troppo saldo e usa il multi-allineamento con Washington, Mosca, Pechino e l'Ue come leva di equilibrio.

 

Su questo sfondo, India polmone energetico e finanziario; Cina garante esterno, fornitore e acquirente; Europa spettatrice, il negoziato resta bilaterale. Washington e Mosca discutono, mentre gli altri attori condizionano i rapporti di forza pur senza sedere al tavolo.

 

STEVE WITKOFF - JARED KUSHNER - VLADIMIR PUTIN - KIRILL DMITRIEV - YURI USHAKOV

Il rischio per l'Europa è serio: non perde solo la gestione della guerra, ma la definizione della pace. Se un accordo nascerà da un'intesa Usa-Russia con il tacito assenso di Pechino, l'Ue dovrà ratificare un ordine di sicurezza deciso altrove, certificando la propria irrilevanza strategica.

 

Senza una posizione unitaria, capacità di deterrenza e visione geopolitica comune, la guerra diventerà la prima pace post-occidentale, negoziata a Washington e Mosca, condizionata da Pechino, accettata da Delhi e subita dall'Europa. Soprattutto in questa fase delle relazioni internazionali sopravvive non chi ha ragione, ma chi ha potere.

 

VERTICE ALLA CASA BIANCA CON DONALD TRUMP VOLODYMYR ZELENSKY E I VOLENTEROSI MELONI MERZ MACRON STARMERtrump zelensky casa bianca

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