matteo piantedosi claudia conte

L’ITALIA È UN PAESE DAVVERO FANTASTICO: CLAUDIA CONTE SI SENTE UNA MAITRE-A-PENSER E HA RICOMINCIATO A VERGARE EDITORIALI PER IL QUOTIDIANO “L’OPINIONE” – DOPO AVER CONFESSATO DI ESSERE L’AMANTE DEL MINISTRO DELL’INTERNO, MATTEO PIANTEDOSI, LA PREZZEMOLONA CIOCIARA AVEVA SCELTO UN BASSO PROFILO. MA DOPO UN MESE DI "PURGATORIO", È PRONTA A TORNARE IN PISTA: IN DUE GIORNI HA FIRMATO DUE ARTICOLI, UNO SU LILIANA SEGRE E L’ALTRO CONTRO SIGFRIDO RANUCCI – I VIDEO DALLA CAMERETTA, COME UNA MINI-INFLUENCER QUALUNQUE, STRUCCATA E CON GOLFINO CASTIGATO, E LA TRASMISSIONE SU RADIO1, CHE NON SI È MAI INTERROTTA...

 

IL CASO RANUCCI-NORDIO E LA PROVA DEL METODO

Estratto dell'articolo di Claudia Conte per “l’Opinione”, articolo uscito il 1 maggio 2026

 

il video di claudia conte sulla brigata ebraica 25 aprile 5

A Cartabianca, una testimonianza non verificata riapre il tema centrale del giornalismo: distinguere tra ciò che si crede di sapere e ciò che si deve dimostrare

 

Il caso che ha coinvolto Sigfrido Ranucci durante la trasmissione È sempre Cartabianca condotta da Bianca Berlinguer su Rete4 non è una semplice parentesi televisiva né una polemica destinata a esaurirsi nel ciclo mediatico. È un episodio che mette a nudo, in modo evidente, la fragilità del metodo giornalistico quando la verifica viene subordinata alla narrazione.

 

Ranucci, autorizzato dalla Rai a partecipare alla trasmissione per la presentazione di un libro, ha fatto riferimento a una testimonianza raccolta − e da lui stesso non indicata come verificata − secondo la quale il Ministro della Giustizia Carlo Nordio sarebbe stato ospite in Uruguay presso il ranch di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti.

 

claudia conte con carlo nordio

La reazione del Guardasigilli è stata immediata e senza margini interpretativi: intervento telefonico in diretta, smentita totale e annuncio della valutazione di possibili azioni legali. Un passaggio che segna un punto fermo: quando informazioni non verificate entrano nello spazio pubblico come fatti impliciti, il danno non è solo comunicativo, ma potenzialmente reputazionale e istituzionale.

 

A seguito dell’episodio, la Rai ha richiamato il giornalista, ribadendo principi che non dovrebbero mai essere negoziabili: verifica delle fonti, correttezza dell’informazione, tutela delle persone coinvolte. Non si tratta di raccomandazioni etiche, ma di obblighi professionali basilari.

 

La distinzione tra servizio pubblico e televisione privata non cambia il punto centrale: il giornalismo risponde ovunque alle stesse regole. Ma proprio per questo, quando quelle regole vengono aggirate o indebolite, il contesto non attenua la responsabilità, anzi la amplifica.

 

CLAUDIA CONTE - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

Il problema non è la presenza di una testimonianza, ma la sua gestione. Una dichiarazione non verificata, se esposta in diretta senza una chiara e inequivocabile qualificazione, non resta un’ipotesi: diventa percezione pubblica. E una volta entrata nel circuito mediatico, la percezione non si corregge con la stessa velocità con cui si genera.

 

Qui non si tratta di sfumature, ma di metodo. Il giornalismo vero non vive di ciò che viene raccontato, ma di ciò che viene verificato. Quando questo passaggio salta, non si è più nel campo dell’informazione ma in quello della diffusione incontrollata di contenuti non accertati.

 

Come è noto, i giornalisti, nello svolgimento del loro nobile compito di informare, raccontare e commentare, devono rispondere non solo al proprio editore, ma soprattutto alla propria coscienza. Quest’ultima, tuttavia, non può ridursi a una dimensione puramente soggettiva, fatta di percezioni personali o interpretazioni arbitrarie delle notizie. Deve invece confrontarsi con un riferimento oggettivo e imprescindibile: il codice deontologico stabilito dall’Ordine dei Giornalisti.

 

CLAUDIA CONTE E MATTEO PIANTEDOSI INSIEME AL SENATO PER UN CONVEGNO SU ALDO MORO - 11 MAGGIO 2023

Tale codice rappresenta un vero e proprio documento normativo che definisce principi etici e doveri professionali.[...] Il codice deontologico [...] è il limite minimo sotto il quale il mestiere perde credibilità. E stabilisce una cosa semplice, ma spesso disattesa: il diritto di cronaca non autorizza la trasformazione di ipotesi non verificate in fatti narrativamente compiuti.

 

[...] E questo è il punto finale, senza attenuanti: un’informazione che non distingue più tra fatto e ipotesi non è un’informazione più libera. È semplicemente un’informazione che ha smesso di essere credibile.

 

Non è il giornalista che dà l’informazione a renderla credibile, ma il metodo che si utilizza per verificarla; questo è il giornalismo, il resto non so cosa sia.

claudia conte 6

 

“ABBIAMO RICORDATO TUTTO, NON ABBIAMO IMPARATO NULLA”

Claudia Conte per "l'Opinione", articolo uscito il 30 aprile 2026

 

[...] Liliana Segre non è solo una vittima. È la prova vivente di dove può arrivare l’odio quando non viene fermato. È una bambina espulsa dalla scuola, una ragazza deportata, una donna sopravvissuta che ha trasformato il proprio dolore in memoria per tutti. E oggi, a 96 anni, deve ancora leggere parole che le negano il diritto stesso di esistere.

 

C’è qualcosa che dovrebbe spezzarsi dentro di noi, di fronte a questo. Qualcosa di profondo, di non negoziabile. E invece troppo spesso non accade. Ci indigniamo per un attimo, scuotiamo la testa, poi andiamo avanti. Come se fosse rumore. Come se fosse inevitabile. Non lo è.

 

Perché quelle parole [...] nascono [...] da un clima che le rende possibili. Da un linguaggio che si è progressivamente brutalizzato. Da una soglia morale che si è abbassata giorno dopo giorno, parola dopo parola, silenzio dopo silenzio. Nascono da una società che ha iniziato a tollerare troppo.

CLAUDIA CONTE.

 

[...]

 

La verità è che abbiamo sopravvalutato la forza della memoria. Abbiamo creduto che bastasse ricordare per essere al sicuro. Che bastasse ascoltare testimonianze come quella di Segre per immunizzarci. Ma la memoria, se non diventa responsabilità quotidiana, si svuota. Diventa rito. Diventa calendario. E mentre noi celebriamo, qualcosa sottotraccia ricomincia a crescere.

 

E allora le parole di Segre - “non me lo aspettavo” - diventano un colpo durissimo. Perché dentro quella frase c’è una fiducia tradita. C’è l’idea che tutto ciò che è stato raccontato, spiegato, condiviso, avrebbe dovuto impedire questo ritorno. E invece non è bastato. E questa è la parte più difficile da accettare. Non per lei, ma per noi.

 

Perché se una donna che ha visto l’orrore deve ancora difendersi dall’odio, significa che l’orrore non è davvero finito. Ha solo cambiato forma. Ha trovato nuovi canali, nuove parole, nuove giustificazioni. Ma è lì. E aspetta solo di essere ignorato abbastanza a lungo.

 

Non possiamo più permetterci il lusso di pensare che siano “casi isolati”. Non possiamo più nasconderci dietro l’idea che “sono solo parole”. Le parole sono sempre l’inizio. Sempre.

SERVIZIO LE IENE SUL CASO CLAUDIA CONTE

 

Questo non è un episodio. È un segnale. Forte, chiaro, inequivocabile.

E se anche questa volta scegliamo di non ascoltarlo fino in fondo, allora il problema non sarà più capire come sia potuto accadere. Il problema sarà spiegare perché non abbiamo fatto nulla mentre accadeva.

claudia conte 3il video di claudia conte sulla brigata ebraica 25 aprile 3claudia conte - amerigo vespucci roberto vannacci claudia conte 4claudia conte documentario l onda maledetta raiplay 4ANDREA DELMASTRO - PIETRO SENALDI - CLAUDIA CONTE claudia conte con papa francesco claudia conte con nicola carlone CLAUDIA CONTE - 2023, l'onda maledetta: vittime ed eroiCLAUDIA CONTE PIANTEDOSI TEMPTATION ISLANDcarlo nordio claudia conteclaudia conte con carlo nordio carlo nordio claudia conte (2)l incarico dell associazione remind a claudia conte

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