l'opposizione canta bella ciao alla camera

LA RESA DEI “CANTI” SUL 25 APRILE – A MONTECITORIO VA IN SCENA L'ENNESIMO TEATRINO SULLA FESTA DELLA LIBERAZIONE: L'OPPOSIZIONE APRE LA SEDUTA CANTANDO “BELLA CIAO”, I MELONIANI BIGNAMI E MONTARULI REPLICANO INTONANDO L’INNO DI MAMELI, PENSANDO CHE IL CENTROSINISTRA NON AVREBBE PARTECIPATO AL CORO – INVECE TUTTI IN PIEDI E A CANTARE, TRANNE I LEGHISTI SALVINI, PIANTEDOSI E MOLTENI, SEGUITI DAGLI ALTRI – POI SALVINI LA BUTTA IN CACIARA: “SIAM QUA PER IL DECRETO SICUREZZA, NON È UN FESTIVAL CANORO. RISPETTO L’INNO NAZIONALE MA CANTARE BELLA CIAO MI SEMBRA UNA MANCANZA DI RISPETTO…”

1 - L’OPPOSIZIONE INTONA “BELLA CIAO” POI PARTE L’INNO E TACCIONO I LEGHISTI

Estratto dell’articolo di Giovanna Vitale per “la Repubblica”

l'opposizione canta bella ciao alla camera 1

 

Accade tutto in una manciata di minuti: è la disfida degli inni, la lotta mai doma fra chi a sinistra festeggia e chi a destra ignora, o peggio, dileggia la Liberazione. Nel cuore delle istituzioni, santuario della Repubblica, alla vigilia della sua ricorrenza fondativa.

 

[…] Nell’aula della Camera convocata per il via libera finale al quarto decreto sicurezza, i vertici del gruppo meloniano partoriscono un’idea geniale. Rispondere a Bella Ciao, il canto dei partigiani intonato in apertura dalle opposizioni per celebrare il 25 Aprile e la Costituzione violata dalla maggioranza, con l’Inno d’Italia. […]

 

l'opposizione canta bella ciao alla camera 2

Convinti, Galeazzo Bignami e la vice Augusta Montaruli, d’aver escogitato un bel trappolone: il centrosinistra non avrebbe certo partecipato al coro, si sarebbe sfilato, come il centrodestra aveva fatto mezz’ora prima sul brano della Resistenza, accolto solo da fischi e brusii; avrebbe cioè esibito in diretta tv le sue antipatriottiche divisioni. E invece.

 

Non appena parte l’incipit di Mameli, i deputati del Pd scattano in piedi: voce stentorea, postura solenne. “Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio, s’è cinta la testa”, seguiti a ruota dagli alleati. Fra i banchi dell’esecutivo, i sei presenti si scambiano sguardi spaesati: che fare?

 

Il primo ad alzarsi è il neo-sottosegretario Gian Marco Mazzi, impresario di fiducia della premier. I colleghi forzisti Siracusano e Ferrante si voltano e capiscono: eccoli sull’attenti, la mano sul cuore. Restano seduti, immobili e muti, gli altri tre: tutti leghisti. I due Matteo, Salvini e Piantedosi, uno immerso in una risma di carte, l’altro con gli occhi bassi. Gli stessi di Nicola Molteni.

 

MATTEO PIANTEDOSI MATTEO SALVINI

Specchio fedele di quel che sta succedendo lì davanti, fra gli scranni del Carroccio: i soldati semplici se ne stanno zitti, sprofondati nei seggiolini. Come se il canto degli italiani non li riguardasse. Ci prova il verde Angelo Bonelli a scuoterli: urla, si sbraccia, «drizzatevi» esorta. Niente da fare. I lumbàrd sono tetragoni, come il capo.

 

Che poi lo rivendicherà pure: «Siam qua per il decreto sicurezza, non è un festival canoro», taglia corto Salvini prima di riunire i suoi parlamentari nel cortile di Montecitorio per una foto di gruppo che immortali il momento. […] «rispetto l’inno nazionale ma cantare Bella Ciao mi sembra una mancanza di rispetto». […]

 

CUPERLO CETTO LAQUALUNQUE

E dire che hanno dovuto insistere, le opposizioni, per ricordare la Liberazione in aula, prima del voto finale. La maggioranza voleva sbrigare la pratica in coda, sapendo bene che di venerdì a quell’ora sarebbero rimasti in pochi. Ottenuto l’ok, in fondo a una seduta fiume proseguita sino alle 7 del mattino — 106 interventi notturni, oltre metà del Pd, incluso Gianni Cuperlo nei panni di un esilarante Cetto La Qualunque (esprit del populismo sovranista al governo) — la disfida si accende.

 

Il capogruppo 5S Riccardo Ricciardi apre con un «buon 25 Aprile» a tutti, evocando «ora e sempre Resistenza». La dem Chiara Braga, fazzoletto dell’Anpi al collo, attacca: «Dobbiamo difendere la Costituzione e la nostra democrazia anche da una parte della destra che ancora non riesce a dichiararsi antifascista».

CHIARA BRAGA ELLY SCHLEIN

 

L’atmosfera si scalda, ma tocca a Gianfranco Rotondi, l’ex dc folgorato sulla via dei Fratelli, arroventarla: «Se al posto di Togliatti ci fossero stati i mozzaorecchi della sinistra di oggi, difficilmente questo Paese avrebbe avuto 80 anni di libertà e pace», provoca.

 

Durissima la replica di Nicola Fratoianni: «I mozzaorecchi della sinistra di oggi vengono da una lunga storia. Quella di chi ha dato il sangue per liberare l’Italia. Di chi è morto per consentire anche a voi, a chi ha nel simbolo del partito la fiamma tricolore, di poter parlare nell’aula della Camera». Il riferimento a Giacomo Matteotti per nulla casuale. […]

 

2 - L’OPPOSIZIONE CANTA «BELLA CIAO», IL CENTRODESTRA L’INNO DI MAMELI E NELLA SFIDA DEI CORI LA LEGA TACE. SALVINI: NON SIAMO A UN FESTIVAL

Estratto dell’articolo di Paola Di Caro per il “Corriere della Sera”

MATTEO PIANTEDOSI MATTEO SALVINI

 

Alla fine non si capiva chi stava con chi, e su che. Perché a giudicare dai cori intonati prima dall’opposizione in apertura di seduta — un Bella ciao cantato alla vigilia del 25 Aprile ha scandito il senso della battaglia «per difendere la Costituzione» — e poi dal centrodestra, in chiusura — l’Inno di Mameli — quello che è stato chiaro è solo che la Lega si è chiamata fuori.

 

La Lega, sì, il partito che più ha voluto che il decreto Sicurezza fosse approvato senza se e senza ma, come poi è successo dopo una seduta fiume terminata alle sette del mattino sotto la presidenza di un incrollabile Fabio Rampelli, FdI, c[…] quando è partito il coro Bella ciao .

 

La Lega dunque, presente con il leader Salvini seduto a fianco del ministro Piantedosi, il sottosegretario Molteni.

 

[…] E mentre l’Aula […] cantava tutta insieme, i leghisti sono rimasti immobili come statue. Tutti, ministri compresi (mentre Mazzi e la sottosegretaria azzurra Siracusano si sono alzati e uniti al coro).

salvini

 

Una sfida nella sfida, come se non fosse stata proprio una deputata leghista, Laura Cavandoli, nel lungo dibattito, a esaltare il 25 Aprile «festa di tutti, dell’Italia liberata, delle staffette partigiane» lasciando gelidi gli alleati di FdI. I leghisti piuttosto si sono fatti un selfie con Salvini trionfante: «Ora lo mandiamo a Bonelli!». Solo dopo il vicepremier ha spiegato: «Siamo qua per il decreto Sicurezza, non è un festival canoro. Rispetto l’inno nazionale ma quelli cantano Bella ciao ... Mi sembra una mancanza di rispetto».

 

«Quelli», intanto, si erano fatti sentire. Con Chiara Braga, capogruppo del Pd, che con il fazzoletto dell’Anpi al collo avvertiva: «Per il Pd difendere il Parlamento, la Costituzione e il rispetto delle regole non è un’opzione, è un dovere». […]

 

E Nicola Fratoianni (Avs) a Rotondi: «I mozzaorecchi della sinistra di oggi vengono dalla storia di chi è morto per consentire anche a voi, a chi ha nel simbolo del partito la fiamma tricolore del Msi come La Russa di poter dire che il 25 Aprile è la festa della Resistenza come dei morti di Salò».

nicola fratoianni

 

E a chiudere è Gianni Cuperlo, Pd, che dice di aver trovato chi ha ispirato il decreto Sicurezza e imitandone la voce cita Cetto La Qualunque: «Quantunquemente lo si intenda giudicare, questo decreto da me ispirato è grandemente emozionante, in quanto perché finalmente lo Stato ragiona come me». E aggiunge, parafrasando Nanni Moretti, che gli «avverbi sono importanti». Eccome.

AUGUSTA MONTARULI nicola fratoianni chiara braga elly schleinMATTEO PIANTEDOSI MATTEO SALVINIGALEAZZO BIGNAMI - FOTO LAPRESSEgianni cuperloGALEAZZO BIGNAMIgaleazzo bignami atreju foto lapressedio patria e famiglia nel bosco - memeaugusta montaruliaugusta montaruli

 

nicola fratoianni foto lapresse.

Ultimi Dagoreport

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…

giorgia meloni donald trump

FLASH! – IL LATO POSITIVO DEGLI INSULTI DI TRUMP A "GIGIORGIA"? POTREBBE TRADURSI IN UN AUMENTO DEI CONSENSI, ESSENDO IL TYCOON ODIATO DA 8 ITALIANI SU 10 - NON A CASO, AL RADUNO DEGLI ALPINI A GEMONA, È STATA ACCOLTA TRA APPLAUSI E STRETTE DI MANO - AL DI LA' DI TRUMP, IL VERO PROBLEMA PER LA DUCETTA RESTA LO SFARINAMENTO DELLA LEGA E LO SBANDAMENTO DI FORZA ITALIA IN VISTA DEL VOTO 2027 - E POI C’È IL BOOM DI VANNACCI A SPESE DEI TRE PARTITI DELLA MAGGIORANZA (E M5S), RICICCIANDO TEMI IDENTITARI CARI ALL'UNDERDOG, ABBONDONATI UNA VOLTA A PALAZZO CHIGI… - VIDEO

giorgia meloni trump cairo

FLASH! - A PALAZZO CHIGI, DOPO LE MAZZATE DI TRUMP CONTRO GIORGIA MELONI, E' INIZIATA LA CACCIA ALLE STREGHE (CON QUALCUNO SI DEVONO SFOGARE) - E CON CHI SE LA SONO PRESA? CON URBANO CAIRO! - IL MOTIVO? A PUBBLICARE IL PRIMO AFFONDO DI TRUMP ("SONO SCIOCCATO, MELONI NON CI VUOLE AIUTARE SULLA GUERRA IN IRAN. PENSAVO AVESSE CORAGGIO") FU IL "CORRIERE DELLA SERA" A FIRMA DI VIVIANA MAZZA - IL SECONDO SFOGO DEL TYCOON ("MELONI MI FA PENA") E' STATO RIPORTATO DAL PROGRAMMA "L'ARIA CHE TIRA"  DA DANIELE COMPATANGELO SU LA7 (ANCORA EDITORE CAIRO!) - PER DARE UN SEGNALE DI "BUONA FEDE", IL "CORRIERE" IERI HA PUBBLICATO UN'INTERVISTA A MARY L. TRUMP, NIPOTE DI "THE DONALD", CHE DESCRIVE LO ZIO COME UN DISTURBATO MENTALE FUORI CONTROLLO...

andrea giambruno giorgia meloni renato de angelis

SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA SENTIMENTALE – BARBARA COSTA: “MI SONO SORBITA LA NUOVA EDIZIONE DI ‘IO SONO GIORGIA’ E…CHE DELUSIONE! ZERO RIFERIMENTI ALLO ‘SCANDALO THREESOME’, E ZERO VITA SENTIMENTALE. COME SE A GIAMBRUNO SI FOSSE ARRIVATI INTATTI, SENZA EX, PASSIONI E GELOSIE, MA ANDIAMO, SIGNORA PRESIDENTE! COME È POSSIBILE? E INFATTI NON È VERO. MELONI HA AVUTO I SUOI AMORI, AI QUALI NEL SUO LIBRO NON DESTINA MEZZA RIGA” – CHI È ALESSANDRO GIOMBINI DETTO MANOLO, GIÀ MILITANTE DI CASA POUND? PERCHÉ NON RICORDARE LA RELAZIONE CON RENATO DE ANGELIS, CON AMOREGGIAMENTI IN GOMMONE A PONZA? – L’INCONTRO CON GIAMBRUNO, “BELLO COME IL SOLE”: “È STATA LEI A RIMEDIARE IL NUMERO E A..."

frocinema carocci rocca gualtieri

DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE PARALLELE” E IL “GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA”, PRIMA O POI, DOVEVA CAPITARE DI TROVARSI DAVANTI A NUOVA MACHIAVELLICA DIAVOLERIA: BENVENUTI AL CINEMA “FASCIO E MARTELLO” - IL COMUNE DI ROMA GUIDATO DA ROBERTO GUALTIERI (PD) E LA REGIONE LAZIO CAPITANATA DA FRANCESCO ROCCA (FDI) SI SONO INASPETTATAMENTE ALLACCIATI IN UN TANGO CHE LI HA TRASCINATI ALL’ORGASMO DI STANZIARE UN DOVIZIOSO FINANZIAMENTO DI 250.000 EURO (IL CAMPIDOGLIO) E 300.000 EURO (LA REGIONE), AMBEDUE EROGATI SENZA UNO STRACCIO DI GARA E DESTINATI – FIATE ALLE TROMBETTE! RULLO DI TAMBURI! - AL PROGETTO ‘’FROCINEMA” DELLA ‘’FONDAZIONE PICCOLO AMERICA’’, CAPITANATA DAL MITOLOGICO ‘’PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, VALERIO CAROCCI – E' SUCCESSO CHE QUANDO IL COMUNE E LA REGIONE HANNO APPROVATO LA RICONVERSIONE DEL METROPOLITAN, L'EX CINEMA DI VIA DEL CORSO CHIUSO DAL 2010, IN UN MEGA-STORE, IL DIABOLICO CAROCCI HA CAPITO CHE CON UNA FAVA POTEVA PRENDERE DUE PICCIONI: OLTRE AL COMUNE DE SINISTRA ANCHE LA REGIONE DE DESTRA CHE, UNA VOLTA IN MANO A FDI AVEVA CHIUSO IL RUBINETTO DEI FINANZIAMENTI - AL GRIDO: “SALVARE IL METROPOLITAN! FERMARE QUESTO NUOVO SACCO DI ROMA!’’ IL COCCO DI ZINGARETTI HA MONTATO UN PANDEMONIO MEDIATICO, ACCOMPAGNATO DA UNA BATTAGLIA LEGALE, FINO A QUANDO ROCCA HA SMOLLATO ED ORA I CAMERATI D’ITALIA POTRANNO GODERSI “FROCINEMA”…