L’ULTIMA “CENA” – IL WRESTLER JOHN CENA DICE ADDIO ALLA WWE: È STATO UNO DEGLI ATLETI PIÙ POPOLARI DELLA DISCIPLINA, SIMBOLO DI UN’AMERICA OTTIMISTA, ALTRUISTA E RESILIENTE ORMAI OSCURATA DALLE MATTANE DI TRUMP - IL 48ENNE ERA IL BRAND AMBASSADOR PERFETTO DELLA WWE, UN “BUONO” CHE INCARNAVA I VALORI PATRIOTTICI DEGLI STATI UNITI: È STATO ADDIRITTURA LA PRIMA PERSONA AD ANNUNCIARE LA MORTE DI BIN LADEN (VIDEO STRACULT!) – IL WRESTLING, POPOLARISSIMO NELL’AMERICA PROFONDA TRUMPIANA, HA DOVUTO VOLTARE PAGINA PER RISPECCHIARE MEGLIO IL CLIMA POLITICO E SOCIALE DI OGGI… - VIDEO

Estratto dell’articolo di Vincenzo Corrado per “Domani”

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Domani, alla Capital One Arena di Washington DC, John Cena chiuderà la sua carriera in uno show chiamato “Saturday Night’s Main Event”. Il suo avversario sarà, in fin dei conti, un dettaglio.

 La vera notizia non è chi lo sconfiggerà in questo match predeterminato, ma l’addio stesso: quando Cena si toglierà i polsini per l’ultima volta, saluterà l’ultimo eroe rimasto di un’America che, politicamente e culturalmente, ha voltato pagina in modo definitivo.

 

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Per comprendere la portata dell’evento, è necessario inquadrare il wrestling per ciò che è, uno sport-spettacolo con esiti predeterminati. […] Se un wrestler vince è perché la compagnia, una multinazionale con un fatturato miliardario, ha scelto deliberatamente di promuovere un ideale, una narrativa precisa. Per circa due decenni, i valori che la Wwe ha scelto di promuovere sono stati incarnati da John Cena.

 

PATRIOTTISMO E OTTIMISMO

Il ragazzone nato a West Newbury, nel Massachusetts, è stato la rappresentazione vivente di un modello statunitense molto specifico: l’uomo pulito, duro, che non molla mai, incrollabile nel suo patriottismo e nel suo ottimismo. La sua ascesa è inseparabile dal successo commerciale della Wwe nell’era moderna. Dopo la controversa “Attitude Era”, tra il 2008 e il 2017, la compagnia entrò nella “PG Era”, ripulendo i contenuti più adulti per attrarre sponsor e famiglie.

 

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John Cena era il brand ambassador perfetto. Il suo successo non si misurava in forza fisica, ma in profitti di merchandise che hanno generato centinaia di milioni di dollari di ricavi. Per anni ha monopolizzato il tifo della fascia di pubblico più giovane, […] ma anche degli adulti che volevano assistere a uno spettacolo in cui alla fine il bene trionfava sempre sul male, spesso rappresentato dall’invasore straniero o comunque da lottatori che rappresentavano una qualsiasi devianza della versione più pura del sogno americano.

 

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[…] Non è un caso se il pubblico che segue assiduamente il wrestling – e che quindi ha venerato Cena – è storicamente identificato come l’America profonda, quella lontana dalle metropoli liberali e multiculturali: milioni di persone che hanno appoggiato l’ascesa politica di Donald Trump.

 

Il wrestling in questo senso è un terzo spazio politico non ufficiale, dove i valori dell’elettorato di base vengono celebrati senza la mediazione dei talk show. L’attuale presidente degli Usa, membro della Wwe Hall of Fame e apparso più volte negli show televisivi della compagnia, è la prova fisica di questa alleanza.

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LA FINE DELL’UTOPIA MORALE

Il modello di valori portato avanti dal personaggio di Cena, tuttavia, da diversi anni si scontra con la realtà politica e sociale degli Stati Uniti. L’elezione di Trump nel 2016 e la sua successiva rielezione dopo il mandato di Joe Biden ha premiato un personaggio polarizzante e lontano dai canoni morali tradizionali repubblicani. Il trionfo della realtà ambigua sull’utopia morale era evidente in tutto il panorama culturale della nazione e dell’Occidente.

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Da metà anni Dieci, anche la Wwe ha attraversato una crisi degli “eroi del popolo”: i lottatori proposti come face (i buoni) venivano regolarmente fischiati, perché il pubblico non credeva più nella loro semplicità virtuosa.

 

Cena era l’unica eccezione – anche se persino lui era malvisto da una parte dei fan – ma il suo status era ormai quello di una reliquia, […] complice l’inizio della carriera da attore a Hollywood.

 

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La Wwe, consapevole di questo slittamento culturale, ha tentato un’operazione rischiosa: provare a trasformare Cena in un cattivo (heel). L’idea aveva una sua logica, ma l’esperimento, avvenuto solo pochi mesi fa, è fallito miseramente. Il pubblico, pur accogliendo l’oscurità delle nuove superstar, ha respinto l’idea di vederlo tradire i suoi valori. Gli sceneggiatori sono stati costretti a tornare sui loro passi. […]

 

Il fallimento di questa trasformazione è la prova più forte della sua unicità: John Cena non può essere un cattivo perché rappresenta un'epoca conclusa, l'ultimo baluardo di una narrazione monolitica.

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CINISMO E AUTOCRAZIA

Oggi gli Stati Uniti preferiscono le ombre del samoano Roman Reigns, il "Capo tribale" spietato e tirannico, la cui lunga e indiscussa dominazione è il risultato di una sceneggiatura che premia il potere autocratico e il cinismo. Reigns è la proiezione del desiderio di un ordine imposto che si addice meglio a un’epoca di profonda incertezza politica in cui la figura di Trump è allo stesso tempo polarizzante e accentratrice.

 

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La carriera di John Cena si traduce in numeri impressionanti, facendo di lui un serio candidato al ruolo di wrestler più influente della storia, insieme ad Hulk Hogan e The Rock. Il suo debutto televisivo nel lontano 2002, quando rispose alla sfida di Kurt Angle, fu l'inizio di un dominio durato quasi due decenni. I record lo elevano al mito: ha eguagliato e poi superato il leggendario Ric Flair, vincendo la cintura mondiale per ben 17 volte. Ha anche conquistato cinque volte il titolo degli Stati Uniti.

 

Il suo impatto si riflette nel valore azionario della WWE: l'azienda ha vissuto sotto il suo regno una fase di espansione costante, culminata in accordi televisivi miliardari e l'apertura a partnership globali. […]

 

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Cena è un'istituzione anche fuori dal ring: ha esaudito oltre 650 desideri per la fondazione Make-A-Wish, più di qualsiasi altra celebrità al mondo, un dato che cementa la sua immagine pubblica come eroe etico. L'ormai ex wrestler, che ha origini italiane da parte di padre, ha costruito la sua carriera sulla ripetizione quasi liturgica della formula del "bene che trionfa". Il 13 dicembre questa liturgia viene interrotta, lasciando campo libero a una narrazione più oscura e onesta dell'America contemporanea. […]

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