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MELONI RISCRIVE LE REGOLE DEL GIOCO PER MANDARE IN TILT L’OPPOSIZIONE – IL BLITZ DEL CENTRODESTRA: PRESENTA IN COMMISSIONE ALLA CAMERA IL TESTO MODIFICATO DELLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE, CHE PREVEDE UN PREMIO DI MAGGIORANZA A CHI SUPERA IL 42% DEI VOTI (E NON PIÙ IL40%), CON UN MASSIMO DI 220 SEGGI ALLA CAMERA E 113 AL SENATO E SOPPRESSIONE DEI BALLOTTAGGI. MA LA NOVITÀ PRINCIPALE È L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER, UN’ARMA PER SPACCARE PD E M5S – IL CENTROSINISTRA INSORGE: “SENZA RISPETTO PER IL PARLAMENTO” – RESTA IL NODO DELLE PREFERENZE, AL MOMENTO ASSENTI NELLA LEGGE: LA BASE DI FDI VUOLE REINTRODURLE, TAJANI È CONTRARISSIMO

1. BLITZ SULLA LEGGE ELETTORALE L’INDICAZIONE DEL PREMIER RIACCENDE LO SCONTRO

Estratto dell’articolo di Francesco Grignetti per “La Stampa”

 

giorgia meloni all assemblea di confindustria foto lapresse4

Poche mosse per cambiare lo schema della partita. Il centrodestra ha tirato fuori ieri sera le nuove carte con le modifiche alla modifica della legge elettorale: alcune attese, altre no. Una è davvero inaspettata, per reintrodurre dalla finestra quell'indicazione del candidato premier che era uscita dalla porta (perché investe le prerogative del capo dello Stato).

 

Recita infatti il nuovo testo: «La mancata indicazione della persona da proporre quale candidato premier implica l'inammissibilità delle liste. Lo stesso vale anche per la mancata presentazione del programma elettorale».

 

È evidente che escludere le liste «che non abbiano dichiarato il nome e cognome della persona da indicare come proposta per l'incarico di Presidente del Consiglio dei ministri» equivale di fatto ad introdurre un obbligo.

 

elly schlein parla di giorgia meloni a tagada foto lapresse

Non c'è solo questa novità, però. La nuova legge elettorale, a giudicare dal testo ritoccato ieri, prevede una soglia del 42% dei voti (in origine era il 40%) per far scattare il premio di maggioranza.

 

Quest'ultimo è leggermente inferiore a quanto previsto: resta un premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, ma è stato abbassato da 230 a 220 per i deputati e da 114 a 113 per i senatori il tetto massimo ottenibile. In buona sostanza, chi si aggiudicherà il premio avrà una maggioranza parlamentare che rasenterà il 55% dei seggi totali sommando quelli eventualmente ottenuti in Estero, Trentino-Alto Adige e Valle d'Aosta (dove si assegnano complessivamente 27 seggi) e che è la linea rossa della Corte costituzionale.

 

STEFANO CECCANTI

Ulteriori modifiche: è stato soppresso il ballottaggio; si rivedranno le modalità per il voto degli Italiani all'Estero; è stato introdotto un sistema di coordinamento tra Camera e Senato affinché il premio venga assegnato solo nel caso in cui può essere assegnato allo stesso soggetto in entrambe le Camere, vale a dire che in entrambe le Camere abbia superato il 42 per cento dei voti validi.

 

[...] 

 

In ogni caso non ci saranno le preferenze. «Resta il doppio listino bloccato di partito per la competizione proporzionale e di coalizione per il premio», segnala il costituzionalista Stefano Ceccanti.

 

Su questa nuova base di discussione - su cui incombe la scadenza del 26 giugno, quando se ne discuterà nell'Aula della Camera - è ripartita immediatamente la polemica.

 

GIORGIA MELONI GIOVANNI DONZELLI

Dice Simona Bonafé, Pd: «Non è pensabile che la maggioranza costruisca una legge elettorale cucita sulle proprie esigenze elettorali, per paura di perdere le elezioni, con questa accelerazione e forzature.

 

Il testo è stato presentato inizialmente con un impianto oggetto di forti rilievi di costituzionalità, poi modificato in corsa non per accogliere le proposte delle opposizioni, ma per correggere profili destinati con ogni evidenza a essere bocciati dalla Corte». E Federico Fornaro: «È un testo completamente diverso. Chiediamo il tempo necessario per studiarlo. C'è anche l'innovazione della normativa sugli Italiani all'Estero che va a toccare una legge diversa».

 

Dice Riccardo Ricciardi, M5S: «Non c'è fine al peggio di questo centrodestra in termini di mancato rispetto del Parlamento. Un metodo che non possiamo accettare». «Il loro obiettivo è contingentare i tempi a luglio evitando un esame completo e approfondito», accusa Riccardo Magi, +Europa. [...]

 

2. FDI FORZA ANCORA SULLA LEGGE ELETTORALE

Estratto dell’articolo di Giulia Merlo per “Domani”

 

GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

[…] Dopo la maretta dei giorni scorsi, quando è apparso chiaro che il centrodestra avrebbe presentato un testo bis per la legge elettorale, ieri è arrivata la tempesta in commissione Affari costituzionali alla Camera. Giornata lunga e scandita da scontri a mezzo agenzie […]

 

[...] il testo che è già stato ribattezzato Bignami-bis: premio di maggioranza a chi supera il 42 per cento ma in entrambe le Camere con un inedito sistema di coordinamento; premio abbassato a un tetto massimo di 220 seggi complessivi alla Camera e 113 al Senato; soppressione dei ballottaggi; modifica del voto per gli italiani all’estero con un nuovo regolamento.

 

INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI

«Si tratta di un testo completamente diverso», ha detto il dem Federico Fornaro, chiedendo «tempo per studiarlo» e «di rivedere completamente il calendario dei lavori», riferendosi all’arrivo in aula a fine giugno. «Non è inemendabile», ha messo le mani avanti Donzelli, ma per il Pd il metodo della maggioranza «umilia il parlamento».

 

L’effetto è stato quello di unire nello sdegno le opposizioni, che hanno firmato una nota congiunta che non lascia margine di equivoci su come si stia procedendo.

 

 «La maggioranza si arrampica sugli specchi per giustificare una scelta gravissima: approvare da sola una nuova legge elettorale, piegando le regole democratiche a un interesse di parte. Vogliono scrivere da soli le regole del gioco, convinti solo così di poter vincere le prossime elezioni» scrivono i capigruppo di Pd, Avs, M5S, Italia Viva e Più Europa, parlando di «inaccettabile accelerazione» […]

 

antonio tajani e giorgia meloni alla camera foto lapresse

Ora la linea del campo progressista è netta: ostruzionsimo per quanto possibile, pretendendo che l’esame del parlamento non venga strozzato e richiesta di «un nuovo ciclo di audizioni sulle nuove parti».

 

Eppure qualcuno ad essersi accorto che questa forzatura rischia di essere un boomerang, almeno comunicativo, c’è. Il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha risposto freddamente a chi gli chiedeva della legge elettorale: «La priorità del governo è l'economia. Serve la riduzione della pressione fiscale e aiutare famiglie e imprese». Il vicepremier ha voluto tenersi ben distante, lasciando a Fratelli d’Italia l’onere di gestire i passaggi. Con un unico mantra per gli azzurri: no alle preferenze.

 

Proprio questo rimane il nodo fin qui inevaso: il testo prevede le liste bloccate, ma FdI ha annunciato emendamenti e anche Maurizio Lupi di Noi Moderati le ha definite «centrali».[…]

 

SOGLIA E PREMIER, CHE COSA CAMBIA

Estratto dell’articolo di Paola Di Caro per il “Corriere della Sera”

 

RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE

La nuova ipotesi di legge elettorale — perché dovrà pur sempre essere votata alla Camera dal 26 giugno e al Senato con ogni probabilità entro fine agosto — non differisce come impianto dal primo testo già presentato dal centrodestra, ma praticamente stravolge il sistema elettorale per come lo abbiamo visto finora.

 

Rendendolo, almeno dal punto di vista simbolico, un premierato, visto che è prevista esplicitamente l’indicazione del candidato presidente del Consiglio alla presentazione delle liste (in assenza non vengono ammesse). Vediamo dunque i punti salienti.

 

La novità più sostanziale, già presente nel primo testo, consiste in un impianto proporzionale che sostituisce il sistema misto attuale del Rosatellum , mix di maggioritario e di proporzionale.

 

PROTESTE DEL M5S CONTRO IL ROSATELLUM

Scompaiono insomma i collegi e si passa ad una sfida tra coalizioni o anche singoli partiti che presenteranno liste di candidati in ogni circoscrizione senza (al momento) possibilità di indicare le preferenze. In più, a parte, verrà presentata una lista di nomi (massimo 70 per la Camera e massimo 35 per il Senato) che sono i candidati che entreranno in Parlamento nel caso in cui una delle coalizioni o dei partiti superassero il 42% dei consensi.

 

È appunto il premio di maggioranza, che porterebbe chi vince ad ottenere al massimo il 55% dei seggi, 220 deputati e 113 senatori. Le modifiche Nel nuovo testo ci sono tre cambiamenti non indifferenti. Il primo è che il premio scatterebbe solo se superata la soglia del 42% dei consensi, non più del 40.

 

giorgia meloni antonio tajani foto lapresse

Il secondo è che, per ottenerlo, bisognerà raggiungere quel risultato sia alla Camera che al Senato. Il terzo è l’eliminazione del ballottaggio tra le prime due coalizioni o partiti nel caso in cui nessuno raggiunga la soglia. In quest’ultimo caso, i seggi verrebbero distribuiti totalmente con il sistema proporzionale, come nella Prima Repubblica.

 

Le liste che potranno partecipare alla distribuzione dovranno superare la soglia del 3%, ma in caso di coalizioni rientrerebbe anche il primo dei partiti sotto il 3%.

 

Altro punto fondamentale è l’indicazione obbligatoria di un candidato premier (unico se è della coalizione) al momento della presentazione delle liste e del programma, finora mai prevista. Il nome, ovviamente, non sarà sulla scheda perché resta prerogativa del capo dello Stato nominare il presidente del Consiglio.

 

LEGGE ELETTORALE

L’obbligo di indicare il nome del premier non è un problema per il centrodestra ad oggi, mentre sicuramente, se la legge passerà, lo sarà per il Campo largo che sarà costretto a non posticipare la scelta.

 

Ancora aperto il tema delle preferenze. Nel nuovo testo non sono previste, ma FdI le vorrebbe, come Noi Moderati. Ignazio La Russa ieri lo ha ribadito: «Le chiesi da solo anni fa, oggi lo rifarei». È quindi uno dei punti su cui si discuterà, visto che la maggioranza non ha trovato ancora una quadra interna [...]

 

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