“TROIE”, “VENITE QUI CHE SI PARLA DI FICA”, “ME LO FATE VENIRE DURO”, “SE NON FOSSE LESBICA ME LA SCOPEREI” – LUCA DE FELICE, EX ALLENATORE DI UNA SQUADRA DI CALCIO FEMMINILE DI PRATO, È STATO SQUALIFICATO PER 4 ANNI PER AVER INSULTATO, RIVOLTO FRASI SESSUALMENTE ESPLICITE E ISTIGATO ALLA VIOLENZA LE SUE CALCIATRICI – IN UN’OCCASIONE, L’UOMO AVREBBE CHIESTO AD ALCUNE RAGAZZA DI “ROMPERE UNA GAMBA” A UNA COMPAGNA DI SQUADRA DURANTE GLI ALLENAMENTI, PER INDURLA A LASCIARE IL CLUB - SECONDO LA GIUSTIZIA SPORTIVA, IL TECNICO VOLEVA COLPIRE INDIRETTAMENTE IL PADRE DELLA RAGAZZA, SPONSOR E CONSULENTE DEL CLUB, PERCHE’…
Estratto dell’articolo di Paolo Nencioni per www.iltirreno.it
«Sareste disposte a rompere una gamba a una vostra compagna, durante l’allenamento, con un’entrata di gioco?». Questa la proposta indecente che viene attribuita a Luca De Felice, ex allenatore della squadra di calcio femminile del Coiano Santa Lucia Prato Social Club (campionato di Eccellenza), e che ha portato alla sua squalifica per quattro anni.
L’incredibile vicenda si riferisce alla stagione 2024/25 ma è emersa solo ora in seguito alla pubblicazione della sentenza della Corte federale d’appello, che ha respinto il ricorso dello stesso De Felice, difeso da Federico Bagattini, contro la sentenza di primo grado. […]
[…] Il fattaccio accade, secondo i giudici, nel novembre 2024 durante una cena della squadra a Sesto Fiorentino. Tra una portata e l’altra, raccontano tre calciatrici, il tecnico le prende da parte e chiede loro se sarebbero disposte a fare del male a una loro compagna, peraltro da poco rientrata da un grave infortunio.
Ci sarebbe anche la possibilità di delegare la “punizione” alla calciatrice di un’altra squadra che De Felice aveva allenato in precedenza. Le ragazze prima si stupiscono e poi rifiutano. Nei giorni seguenti, preoccupate, contattano il padre della loro compagna di squadra e raccontano tutto.
Il padre, assistito dall’avvocato Gaetano Mari, si rivolge alla giustizia sportiva per chiedere che vengano presi provvedimenti nei confronti dell’allenatore e la squalifica arriva, insieme a quelle, per sei mesi, per Lorenzo Giorgi, responsabile del settore femminile, e Ilaria Bonaiuti, team manager, mentre Macrì e Carollo vengono prosciolti.
In appello, invece, gli ultimi due sono stati inibiti per sei mesi perché, questa la tesi dei giudici sportivi, non avrebbero vigilato su quello che accadeva negli spogliatoi e durante gli allenamenti. Giorgi e Bonaiuti non hanno fatto ricorso e la loro squalifica sta per terminare. Nel tentativo di discolparsi, l’allenatore aveva citato la testimonianza di una calciatrice che smentiva quella delle sue tre compagne, ma i giudici non l’hanno ritenuta credibile.
Nel frattempo Luca De Felice, come prevedibile, si era dimesso da allenatore del Csl con un messaggio inviato il 17 marzo 2025.
Alla base dell’incredibile comportamento dell’allenatore, si legge nella sentenza, ci sarebbe la volontà di De Felice di far cessare le pressioni del padre della ragazza a cui voleva si rompesse una gamba. Quest’ultimo è anche consulente e sponsor della società e secondo De Felice insisteva perché il tecnico la facesse giocare titolare. […] Anziché respingere la richiesta o magari litigarci, l’allenatore avrebbe deciso di usare le maniere pesanti per interposta persona. Solo in subordine avrebbe chiesto alle tre giocatrici di isolare progressivamente la compagna per indurla a lasciare la squadra.
Ma questa è solo una parte della storia, perché De Felice è anche accusato di aver pronunciato «frasi offensive, irriguardose e lesive della dignità e dell’autostima» all’indirizzo delle sue calciatrici, «nonché contenenti allusioni sessualmente esplicite e di carattere discriminatorio: “non capite un cazzo”, “siete delle imbecilli”, “stupide”, “fate schifo”, “troie”, “venite qui che si parla di fica”, “me lo fate venire duro”, “se non fosse lesbica me la scoperei” e “lesbiche di merda”».
[…] Il presidente Roberto Macrì è dispiaciuto e accetta la squalifica. «Personalmente non ho mai assistito a comportamenti scorretti dell’allenatore – spiega – Mi rimetto a quello che è scritto nella sentenza. Siamo stati noi a segnalare il caso alla giustizia sportiva. Noi credevamo che il genitore della ragazza, in quanto parte attiva della componente femminile del club (anche se non è tesserato, ndr), stesse rappresentando con quell’esposto anche la volontà del Csl Prato Social Club di chiedere di indagare sull’accaduto. Tra l’altro lo stesso genitore ha sempre detto anche in circostanze ufficiali di avere agito per conto della nostra società».




