mario draghi riceve il premio carlo magno ad aquisgrana mario draghi

MARIO DRAGHI DICE CHE L’EUROPA È SOLA. HA RAGIONE, MA LUI È ANCOR PIÙ SOLO – L’ENNESIMO APPELLO NEL VUOTO DELL’UOMO CHE HA SALVATO L’EURO: COME UN DISCO ROTTO, RIPETE ALLO SFINIMENTO CHE BISOGNA SUPERARE IL METODO DELL’UNANIMITÀ. MA PER SUPERARLO, CI VUOLE L’UNANIMITÀ (UN "INCUL" DE SAC) -  STEFANO FOLLI: “QUELLA DI DRAGHI NON È UNA CANDIDATURA, FORSE NEMMENO ADOMBRATA, AL QUIRINALE. DEL RESTO, IL RICORDO DEL 2022 CONSIGLIA LA PRUDENZA. TUTTAVIA È UNA CARTA ULTERIORE MESSA SUL TAVOLO…”

 

IL CORAGGIO CHE SERVE ALL’UNIONE

Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”

 

ursula von der leyen mario draghi

Ancora una volta tocca a Mario Draghi […] dare la sveglia all’Europa sulla gravità della situazione che la riguarda. E sottolineare che le regole interne dell’Unione erano state pensate in un momento in cui lo scenario mondiale era completamente diverso, e vanno cambiate.

 

Un solo esempio per tutti: si poteva contare sull’appoggio degli Stati Uniti che adesso è praticamente venuto meno. Senza che si possa ipotizzare di sostituirlo con quello della Cina, alleata con i nostri nemici, come la Russia.

 

L’appello di Draghi, autore già un anno e mezzo fa di un rapporto sull’Europa rimasto purtroppo lettera morta, è a contare di più su noi stessi.

 

mario draghi riceve il premio carlo magno ad aquisgrana 1

[…] Draghi sottolinea che finché non sarà rimesso in discussione il metodo dell’unanimità, sarà difficile prendere decisioni significative. Ma si sa: ci vuole l’unanimità dei Paesi membri per cambiare l’unanimità. E così il discorso si ferma.

 

Tornando alla Difesa […], Draghi pensa che un’Unione in grado di organizzarsi in questo campo autonomamente […] non debba necessariamente farlo in modo conflittuale con l’America, ma con l’obiettivo di riconquistare autorevolezza ai suoi occhi.

 

MARIO DRAGHI E SERGIO MATTARELLA A COIMBRA

Riaffermando anche il meccanismo dell’articolo 42 che prevede la difesa comune di un Paese minacciato (attivata una sola volta per la Francia e per il terrorismo islamico).

 

A rileggere il testo dell’intervento di Draghi, balza subito agli occhi la familiarità e la passione che l’ex presidente del consiglio ha conservato con i temi europei. Chissà che […] nel suo futuro non ci sia la possibilità di un ritorno a Bruxelles. Magari come successore di Von der Leyen, alle prese, stavolta, più che con il salvataggio dell’euro (il “whatever it takes” rimasto nella storia), con quello dell’Europa in preda alla sua crisi più difficile.

 

mario draghi riceve il premio carlo magno ad aquisgrana 2

MA DRAGHI PARLA ANCHE ALL'ITALIA

Estratto dell’articolo di Stefano Folli per “la Repubblica”

 

[…] Mario Draghi […] ha stimolato l'Europa ad affrontare le proprie responsabilità in un mondo tormentato. L'Europa e anche l'Italia, ovviamente.

 

Esiste infatti una chiave domestica per interpretare l'intervento dell'ex presidente del Consiglio: destinatari sono i politici di entrambi gli schieramenti, chiamati […] a misurarsi con una visione di politica estera su cui potrebbe e magari dovrebbe realizzarsi una forma di convergenza tra maggioranza e opposizione.

 

giorgia meloni mario draghi

Nel ricevere il premio Carlo Magno ad Aquisgrana, senza dubbio Draghi pensava solo a incoraggiare il lavoro comune di un'Europa in cerca d'identità, dopo che il "trumpismo" ha reciso molti dei fili storici che collegavano le due sponde dell'Atlantico.

 

Ma il senso del suo discorso potrebbe tornare in mente a qualcuno dei parlamentari che alla fine del 2028 dovranno riunirsi per dare un successore al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

 

[…] quella di Draghi non è una candidatura, forse nemmeno adombrata, al Quirinale. Del resto, il ricordo del 2022 consiglia la prudenza. Tuttavia è una carta ulteriore messa sul tavolo, in attesa che si definiscano i rapporti di forza tra destra e sinistra nelle Camere che saranno elette attraverso una legge elettorale ancora da mettere a punto.

 

mario draghi riceve il premio carlo magno ad aquisgrana 3

Ecco perché il richiamo all'Europa è anche un messaggio all'Italia, bisognosa di darsi una politica internazionale adeguata ai tempi. Se davvero siamo in un momento storico, dato che "per la prima volta dal 1949 (fondazione della Nato, ndr) gli europei devono far fronte alla possibilità che gli Stati Uniti non garantiscano più la nostra sicurezza nei termini che davamo per scontati", occorre porsi gli interrogativi che le forze politiche tendono a eludere. Tutte le forze, ma soprattutto quelle di opposizione, che sulla politica estera non hanno una linea comune.

 

La destra di governo, bene o male, le sue scelte sul piano internazionale le ha fatte. Giorgia Meloni ha tenuto a bada il Salvini russofilo e si è sforzata […] di riportare l'eccentrico Trump dentro la cornice di un atlantismo tradizionale.

 

sergio mattarella mario draghi

Semmai la destra, con l'eccezione di Forza Italia, ha faticato a nascondere il suo euro-scetticismo. Ed è la ragione per cui oggi le posizioni di Draghi, ispirate a un classico europeismo, non piacciono ai leghisti e non entusiasmano Fratelli d'Italia.

 

Viceversa il "campo largo" non ha ancora maturato una proposta in grado di unire. I 5S e l'estrema sinistra di Avs sono contrari al riarmo in funzione anti-Putin, ma devono spiegare come potrà l'Europa ovviare alla propria solitudine se non avrà i mezzi per difendersi.

 

A sua volta, il Pd di Elly Schlein sa di dover far convivere diverse anime al suo interno; e non basterà appellarsi a Obama, personaggio che rappresenta il passato e non il domani di un'America in cerca di una via per andare oltre Trump. Al momento la politica internazionale è un palcoscenico dove si proietta la rivalità Schlein-Conte, nel segno dell'alternativa fra primarie sì e primarie no. Eppure le questioni sono altre e più serie. Non solo Draghi, ma la stessa realtà impone una riflessione sui passi da compiere.

mario draghi riceve il premio carlo magno ad aquisgrana 4NICOLA FRATOIANNI - ELLY SCHLEIN - ANGELO BONELLI - SCIOPERO PER LA PALESTINA - FOTO LAPRESSEmario draghi e giorgia meloni a palazzo chigi

 

Ultimi Dagoreport

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…

francesco guccini con angela signorini e la figlia teresa

DAGOREPORT - E’ ACCADUTO RARAMENTE CHE FRANCESCO GUCCINI ABBIA CANTATO LA SUA VITA SENTIMENTALE MA QUANDO È ACCADUTO, HA DATO VITA A UNA DEI BRANI PIÙ INTENSI E STRAZIANTI DELLA STORIA DELLA CANZONE ITALIANA - ACCADDE NEL 1996, CON “QUATTRO STRACCI”, IN CUI IL RISERVATISSIMO GUCCINI DI COLPO LASCIA TUTTI BASITI METTENDO DAVVERO IN PIAZZA GLI STRACCI DELLA SUA LUNGA STORIA CON ANGELA SIGNORINI, DA CUI EBBE NEL 1978 L'UNICA FIGLIA, TERESA - DOPO AVERLA INCHIODATA COME UNA SIGNORA "CASTA CHE SOGNA D'ESSER PUTTANA / QUANDO SEI DENTRO VUOI ESSER FUORI / CERCANDO SEMPRE I PASSATI AMORI / ED HAI ANNULLATO TUTTI FUORI CHE TE”, IL DOLORE DI GUCCINI PER L'ABBANDONO DEFLAGRA IN RABBIA SPREZZANTE: "OGNUNO VADA DOVE VUOL ANDARE, OGNUNO INVECCHI COME GLI PARE, MA NON RACCONTARE A ME COS'È LA LIBERTÀ. LA LIBERTÀ DELLE TUE POSIZIONI YOGA, DI ERBE, DI PSICHE E DI OMEOPATIA; DI MANUALI CONTRO LE FRUSTRAZIONI, LE INIBIZIONI CHE PROVAVI QUI A CASA MIA…’’ - VIDEO

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO